Natalie Dessay in concerto a Roma

L’Istituzione Universitaria dei Concerti presenterà, sabato 15 aprile alle ore 17.30 in Aula Magna, la tappa romana della tournée di addio alle scene liriche di una vera diva internazionale: Natalie Dessay, tra le più grandi soprano lirico leggero degli ultimi trent’anni, affascinante interprete di tante eroine del belcanto, ma anche di ruoli maledetti come Manon o inquietanti come la Regina della Notte. Già lontana dalle produzioni operistiche, la soprano francese dà ora il suo addio definitivo al canto in generale (preferendo dedicarsi al teatro di parola, in cui si è già cimentata più volte) con il recital significativamente intitolato Paroles de femmes accompagnata al pianoforte da Philippe Cassard. Un percorso vocale che pone al centro il testo poetico, tra Lieder di compositrici come Fanny Mendelssohn, Clara Schumann e Alma Mahler, il monodramma Le Dame de Monte-Carlo di Francis Poulenc (su testo di Cocteau) e arie da Le Cid di Massenet, Faust di Gounod, Pelléas et Mélisande di Debussy e The Rake’s Progress di Stravinskij. 

Internazionalmente apprezzata, Natalie Dessay ha iniziato la propria carriera artistica come soprano di coloratura ( La Regina della Notte, Lakmé, Zerbinetta, Olimpia) . Progressivamente l’artista ha ampliato gli orizzonti del proprio repertorio con l’idea di avvicinarsi alle eroine del bel canto, continuando tuttavia a difendere e proporre il repertorio francese. L’artista ha interpretato la sua prima Lucia all’Opera di Chicago, la Sonnambula al Metropolitan Opera di New York. Ha cantato Ofelia al Teatro du Capitole di Tolosa e in questo ruolo ha debuttato alla Royal Opera House Covent Garden e al Teatro di Barcellona. Riprende il ruolo di Lucia di Lammermoor all’Opera di Parigi e al Metropolitan con immenso successo. Dopo essere stata Giulietta al Met e Maria ( Figlia del Reggimento) in una indimenticabile produzione a Londra, Vienna e New York, Natalie Dessay affronta Mélisande a Vienna. E’ Violetta in Traviata in una tournée in Giappone con il Teatro Regio di Torino, al Festival di Aix –en Provence, alla Staatsoper di Vienna e al Metropolitan di New York con enorme successo. Il suo incontro con Emmanuelle Haim la avvicina alle opere di Haendel. E’ Cleopatra ( Giulio Cesare) all’Opera di Parigi. Natalie Dessay collabora regolarmente con Michel Legrand in Europa e nell’America del Sud registrando due album: “ Fra lei e lui” per l’Erato e “Fra ieri e domani” per Sony. Con Philippe Cassard, suo pianista nei recital a partire dal 2012, ha dato una sessantina di concerti nelle sale da concerto più prestigiose del mondo: Carnagie Hall, Jordan Hall a Boston, Barbican a Londra, Suntory Hall a Tokyo, Sala Tchaikovsky a Mosca, Teatro des Champes Elysées a Parigi e prossimamente alla Staatsoper di Vienna. Questa collaborazione ha portato alla pubblicazione di 3 CD: Debussy con Erato, Fiençailles pour rire sempre con Erato e Schubert con Sony. Prima artista francese ad essere stata nominata Kammersängerin all’Opera di Stato di Vienna. Natalie Dessay ha completamente reinventato il “recital di canto” trasformandolo in un momento di espressione, di incarnazione, di libertà e di condivisione assolutamente unico. Philippe Cassard, che ha collaborato anche con la mitica Christa Ludwig nel 1985, utilizza un range di colori i più appropriati per servire la voce della Signora Dessay. 

Solista e camerista, Philippe Cassard è stato finalista al Concorso Clara Haskil nel 1988 e ha ottenuto il primo premio al Concorso di Dublino nel 1988. Ha collaborato con la London Philarmonic Orchestra, la City of Birmingham Symphony, la BBC Philarmonic, l’Orchestra National de France, la Hungarian State Opera Orchestra. Ha lavorato con direttori quali Sir Neville Marriner, Jeffrey Tate, Sir Roger Norrington, Yan Pascal Tortelier, Charled Dutoit, Armin Jordan, Marek Janowski, Vladimir Fedoesseiv. La sua performance dell’opera pianistica di Debussy, proposta integralmente in 4 recital in due giorni a Londra, Dublino, Parigi, Lisbona, Sidney, Vancouver, Singapore e Tokyo, ha ricevuto entusiastici consensi dalla stampa e dal pubblico.  L’inteprete si esibisce regolarmente  anche in Cina, Australia, Sud America e Canada . Nell’ambito della musica da camera, Philippe suona con artisti quali Wolfgang Holzmair, Stéphanie d’Oustrac, Karine Deshayes, Donna Brown, Paul Meyer, Jörg Widmann, Matt Haimovitz, Isabelle Faust, i Quartetti d’archi  Ebène, Takacs, Vanbrugh, Danish, Chilingirian ed Hermès. Dal 2012 il pianista collabora continuativamente con il soprano Natalie Dessay. Assieme,  si sono esibiti in Francia, Inghilterra, Irlanda, Giappone, Russia, Austria, Canada e USA. Philippe Cassard è stato direttore artistico del Festival “Notti Romantiche del Lago di Bourget” dal 1999 al 2008 e dal 2005 ha presentato per France Musique Radio, oltre 600 trasmissioni settimanali dal vivo dedicate all’interpretazione pianistica in generale, premiate con il Prix SCAM nel 2007 come miglior programma radiofonico. I suoi due  ultimi Cd sono dedicati ai Trii di Beethoven con il violinista David Grimal e Anne Gastinel , premiati con il Diapason D’Or e Choc di Classica, e la registrazione della Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione per due pianoforti  di Liszt con Cédric Pescia. 

Negli spazi di “H.UNICA”in mostra le opere di Luciana Dos Santos Pretta, Caterina Vitellozzi e Luca Theodoli

La materia conta. Nella storia dell’arte si è spesso trasformata da superficie, bozzolo e medium a vera ossessione. Basti pensare al rapporto di Michelangelo Buonarroti per il marmo, una battaglia titanica ed erotica insieme; oppure, cinque secoli più tardi, alla predilezione del land artist inglese Richard Long per il fango lasciato dalle maree del fiume Avon nel porto di Bristol, dove è nato, una sorta di fluido cordone ombelicale reimpiegato in una frenesia neo-espressionista astratta. Entrambi gli artisti hanno usato altre tecniche, l’affresco per Michelangelo, i cerchi di pietra per Long, solo per citare gli esempi più noti. Ma il sentimento, pur nei capolavori che sono venuti, si percepisce diverso.

Per alcuni artisti, la materia è prima. Gli oggetti raccolti da Robert Rauschenberg a New York hanno il sentore delle strade della metropoli. Il celotex alla fiamma di Alberto Burri ha un odore “concettuale” (e i sacchi, naturalmente, e i cretti). I fili tessuti di Maria Lai trascinano millenni di lavoro femminile. I sassi raccolti e tagliati come forme di pane dall’ucraina Zhanna Kadyrova durante la fuga da Kyiv nella prima fase dell’invasione russa passano da esperienza vissuta a messaggio universale (chiuso nella bottiglia dell’arte), così come i suoi vestiti di piastrelle mimetizzati su pareti di uguali piastrelle paiono evocare, dalla materia, ombre e orme umane. A volte, la materia è traslata in maniera quasi atroce, si può ricordare il quarto di bue scuoiato, sanguinante e marcescente, tenuto nel suo piccolo studio per giorni dall’artista Chaim Soutine. Ne dipinse quattro versioni. I vicini chiamarono la polizia per il cattivo odore, si racconta.

A volte però, l’ossessione è ludica, come succede alle materie plasmate in opere d’arte da Luciana Dos Santos Pretta, Caterina Vitellozzi e Luca Theodoli che espongono fianco a fianco, o meglio, stanza a stanza, negli spazi di Hunica, a Roma. Luciana Dos Santos è nata e ha passato l’infanzia in un Brasile lontano dal mare e vicino al deserto. Metafisico, come tutti i deserti. Che però, durante la stagione delle piogge si trasforma in una prateria. Così i suoi oggetti recuperati e intrisi di colori forti e cantanti paiono voler segnare e rigenerare il vuoto in ritmi di pigmenti e recuperare i giochi d’infanzia quando ogni oggetto si trasforma in un giocattolo: scatole di cartone, confezioni per uova o tele materiche come lenzuoli o mantelli cangianti che aprono lo sguardo a geografie dell’emozione. Le sue opere hanno un tocco teatrale – le grandi tele ruvide come sipari interiori – e intimo insieme – le scatole aperte e vibranti di colore come un ricordo svelato. Caterina Vitellozzi, romana con fughe a Londra e in Cina, è una rarità: una delle poche donne a lavorare il mosaico. E lo fa in maniera insolita. Rendendo visibile la materia, anziché nasconderla nel disegno (come accade nei micromosaici, per esempio). Di più: la rende organica, inserendo nelle grosse tessere sbozzate, canne di bambù e rami di alberi. Come a far respirare la pietra dei pannelli. I suoi vulcani sembrano voler eruttare colore. I suoi tasselli di mosaico fanno pensare a pelli di animali estinti e fantastici. La materia invece diventa un caleidoscopio minuzioso nei ritratti e nelle scritte composte con lattine di metallo dal romano Luca Thedoli. Il rifiuto urbano diventa il ritratto iconico della diva, la musa di Hitchcock e principessa di Monaco, Grace Kelly. Si fa linguaggio e pensiero nella scritta dove si rimescolano ironia e protesta come in uno dei migliori slogan delle prime proteste sessantottine. Diventa anche flusso e riflusso, dai cestini, dai sorsi distratti, dai vuoti buttati all’opera ritornata. Come l’eco di un mare. Non a caso, erano di fronte al mare nella caverna di Blombos, nell’attuale Sudafrica, i primi artisti di cui si ha traccia. Sulle sponde del mare hanno preso conchiglie per fare gioielli, con l’ocra rossa del terreno hanno tracciato linee (il segno del tris, l’hashtag, vecchio di centomila anni) sulle pareti delle caverne, sui loro corpi. Hanno trovato la materia, ne è uscita arte. Un linguaggio. Nella loro lingua defunta e irrintracciabile forse hanno esclamato come il greco Archimede ere più tardi: “Eureka!”. Ho trovato.
(Fabio Sindici)

Caterina Vitellozzi
Luca Theodoli
Luciana Dos Santos

HUNICA #5
a cura di Pamela Fiacconi

fino al 16 giugno 2023

H.UNICA – VIALE LIEGI, 54 – ROMA

Foto di Ottorino Giardino

La Principessa Irma Capace Minutolo

Grace di Monaco

Irma Capece Minutolo con la giornalista Federica Pansadoro, durante il vernissage

Moda a Castel Sant’Angelo: inaugura “The Sweet Sixties”

La Swinging London, la minigonna di Mary Quant, le visioni da indossare di Ossie Clark, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l’eredità associata all’immaginario estetico degli anni Sessanta costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Età violentemente rivoluzionaria soltanto nel suo epilogo, lo scenario degli anni Sessanta agisce in realtà come nume tutelare delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda. Di qui la volontà di indagare il lato straordinariamente dolce della decade “fluttuante” – così il settimanale Time definiva Londra nel 1966 – attraverso un’antologia fatta di atmosfere e citazioni raffinatamente sixties. Dopo i capitoli Robotizzati – Esperimenti di Moda (Palazzo Wegil 2020), Favole di Moda (Teatro Torlonia 2022) e Roma è di Moda – Via Veneto edition ( Via Veneto 2022), e dopo un’accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, Stefano Dominella – curatore della performance insieme a Guillermo Mariotto – attinge nuovamente alla moda presentando The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma. “Non è la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle più interessanti manifestazioni della nostra creatività, la Moda, con la sua capacità di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni. Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni Sessanta attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi più densi di innovazione e trasgressione della nostra storia più recente, di coglierne l’entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l’esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.” (Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo). Ecco allora cinquanta look che attraverso l’upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialità creativa di Ken Scott, definito “il giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courrèges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un’intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori – tutto ciò che, in una parola, costituisce lifestyle – diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni. «Questa è la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta» racconta Stefano Dominella. «Una dimensione fortemente borghese, all’improvviso, si è trovata a fare i conti con l’effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella» conclude Dominella. Sono gli anni in cui nasce l’industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearità tagliente del caschetto, in cui l’alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d’onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni e i brani Uno dei Mods (1965) e Vi saluto amici Mods (1966), entrambi scritti da Franco Migliacci. Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte più leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme. Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell’ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra. Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall’altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci. Si arriva così alla terza sala, realtà in cui sono le atmosfere lunari di Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo’ di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di lì a poco vedrà un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi è la volta dei colori e dei ricami con cui l’alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni – le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d’archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Schön e Carosa. Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull’accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. In questa spazio è stato anche posizionato il pannello di Olympia Dotti, una creazione 1 x 1,50 m, Black & White, che l’artista romana ha dedicato ” a nove donne, nove eroine iconiche rese POP dall’arte sfacciatamente colorata, utilizzando la tecnica del Collage.” Si finisce con il celebrare l’arte – si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l’operato dei Pittori maledetti di Roma – e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come sistema d’indagine e di ricerca dai contorni mobili e sfumati per rileggere un’epoca sospesa tra mille possibilità. Bella, dolce e moderna come allora. “Una mostra-performance che restituisce potentissima – afferma il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni – una delle innate capacità della moda: fare cultura. Il lavoro di selezione dei look e il percorso dei cinque filoni narrativi riescono perfettamente nell’obiettivo di rappresentare tutta la carica creativa di un decennio che ha segnato la storia e la cui voce è in grado di risuonare ancora oggi. Sa infatti mescolarsi alle voci della contemporaneità e agganciare tendenze che interpretano nuove consapevolezze, come ad esempio quelle legate agli acquisti “vintage” e al rispetto per l’ambiente, ambito nel quale la moda italiana sta già lavorando da tempo con risultati d’eccellenza a livello internazionale. Al Ministero stiamo lavorando perché la moda sia sempre più valorizzata proprio in quanto cultura e affinché abbia gli strumenti per vincere le sfide del futuro. Per favorire la sostenibilità delle imprese culturali e creative – tra cui appunto le imprese della moda – e incoraggiare l’approccio verde lungo tutta la filiera, nonché un comportamento più responsabile nei confronti dell’ambiente e del clima, abbiamo deciso di destinare i fondi del Pnrr (pubblicheremo bandi per un importo complessivo pari a 30 milioni di euro) per accompagnare la transizione green del settore”. Una conclusione quella della senatrice Borgonzoni che fa sperare in un futuro promettente e concreto per la Moda nella contemporaneità.

Festival del Carciofo Romanesco: dal 28 al 31 marzo a Roma la seconda edizione.

Cuore Capitale per il Festival del Carciofo Romanesco: nel centro di Roma 4 giorni all’insegna dell’ortaggio simbolo della tavola romana

“Semo romani, ma romaneschi di più” è lo slogan che certifica il carciofo come punto di riferimento del territorio. Obiettivo un rilancio del turismo di qualità attraverso la valorizzazione del territorio e delle tradizioni culinarie locali, a partire dai carciofi nelle note versioni alla romana e alla giudia.

Si parte martedì 28 marzo alle 11 a via del Portico d’Ottavia e si andrà avanti fino a venerdì 31: il cuore di Roma s’infiamma tra tradizione e storia, competizione e sapienza antica delle ricette delle nonne, tramandate di generazione in generazione. Va in scena la seconda edizione del Festival del Carciofo Romanesco. Cuore della manifestazione sarà come lo scorso anno sempre il quartiere ebraico, ma la novità di quest’anno è l’allargamento anche ad altri quartieri e rioni storici come Campo de’ Fiori e Piazza Navona. Saranno 18 i ristoranti che aderiscono all’iniziativa, con menù a base di carciofo da proporre a romani e turisti, gourmet e appassionati tra ricette tradizionali e rivisitazioni moderne. Dalle fettuccine tradizionali, ai bombolotti, sino alla pasta fresca ripiena, per passare poi a gustose frittatine e ai secondi a base di abbacchio, pietanze di carne accompagnate da ricchi piatti di carciofi nelle varianti alla romana e alla giudìa. L’innovazione anche nei dessert proposti a base di gelati rivisitati al carciofo. Gli stand di Coldiretti e del CAR – Centro Agroalimentare Romano daranno il benvenuto ai visitatori all’ingresso di Largo 16 ottobre. Nei giorni del Festival, inoltre, all’indomani della giornata europea del gelato che cade il 24 marzo, sarà presente anche una delegazione dell’Associazione Italiana Gelatieri con maestri e professionisti autentici ambasciatori del gelato made in Italy, guidati dal campione del mondo Eugenio Morrone, che proporranno delle degustazioni personalizzate.

IL CARCIOFO ROMANESCO – “Semo romani, ma romaneschi di più” è lo slogan, mutuato dai versi del cantautore romano Lando Fiorini, che identifica il carciofo come punto di riferimento del territorio romano. La manifestazione presenta diversi significati legati a questa icona gastronomica: il carciofo infatti è un prodotto del territorio laziale, che viene così valorizzato e riscoperto, ma è anche un ingrediente fondamentale della tradizione culinaria romana e giudaico-romanesca, che ne hanno declinato l’uso in numerose ricette, famose in tutto il mondo. Ma il carciofo è anche un alimento cardine della dieta mediterranea, base di un corretto stile di vita per preservare la nostra salute partendo dalla prevenzione. A distinguere l’iniziativa da altre fiere o sagre sarà proprio il luogo dove partirà e dove si terrà la maggior parte dell’evento, l’ex ghetto al centro di Roma, dove il carciofo ha trovato le sue prime ricette, per poi diventare orgoglio per i romani e attrattiva per i turisti. L’iniziativa è ideata da Confesercenti e promossa da Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Centro Agroalimentare Roma, Azienda speciale Agro Camera (Camera di Commercio di Roma), Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – ISMEA.

Da parte di Confesercenti Roma e Lazio esprimo grande orgoglio per questa manifestazione – sottolinea il Presidente di Confesercenti Roma e Lazio, Valter Giammaria Un processo virtuoso nel turismo e nella ristorazione si può innescare solo attraverso una valorizzazione delle eccellenze del territorio, proponendo ai consumatori prodotti di qualità insieme alla professionalità degli operatori. Il carciofo romanesco è un prodotto che fa parte della cultura culinaria di Roma e del Lazio ed è giusto che noi, come Associazioni, attraverso questi eventi, facciamo conoscere ai nostri concittadini e ai turisti le materie prime che la nostra regione offre, la loro importanza a livello nutrizionale e il lavoro che gli chef e tutti gli operatori della filiera svolgono ogni giorno per far arrivare sulle nostre tavole queste prelibatezze”.

Riscoprire le nostre tradizioni culinarie, le ricette e i prodotti del territorio, anche riproponendole in chiave moderna e innovativa, è un’opportunità che gli imprenditori devono cogliere per rilanciare le attività di ristorazione, che è anche cultura e storia antica di generazioni, soprattutto in seguito a quanto vissuto a causa della pandemia – evidenzia Claudio Pica, Presidente FIEPET – Il Festival del Carciofo Romanesco vuole dunque ribadire l’importanza delle tradizioni e del territorio con uno dei prodotti di eccellenza della nostra tradizione gastronomica, che segna il forte legame che esiste tra cibo e cultura identitaria di un popolo; il tutto con lo sfondo d’eccezione offerto dal centro di Roma e in particolare dal complesso del Portico d’Ottavia”.

Questo festival si distingue da altre fiere legate all’ortaggio in quanto si svolge all’insegna della degustazione nelle diverse varianti in cui il carciofo può essere proposto – commenta Angelo Di Porto, Presidente Assoturismo Roma – Il valore aggiunto di questo festival è nel luogo stesso dove si svolge, il quartiere ebraico nel cuore di Roma, laddove le ricette del carciofo alla romana e alla giudia sono nate e si conservano attraverso tradizioni secolari tramandate di generazione in generazione. In particolare, nei ristoranti che propongono la cucina giudaico-romanesca, si valorizza un patrimonio storico-culturale che affonda le sue radici nella cucina povera dei secoli del ghetto, quando gli ebrei furono costretti a fare di necessità virtù e a trarre il meglio da ciascuna situazione, a partire dall’alimentazione, dal consumo del pesce povero e delle verdure”.

Al taglio del nastro fissato per il 28 marzo alle 11 sono attesi Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, e Mara Venier, entusiasta sostenitrice della manifestazione vivendo da tanti anni nel quartiere ebraico.

Festa della donna. #No anche alla violenza psicologica.

Un omaggio alle donne che hanno il coraggio di amare, ma che spesso non sono ricambiate rimanendo incastrate in relazioni che possono causare sofferenze psicologiche gravi quanto le violenze fisiche. E dietro il comportamento dell’uomo, apparentemente freddo, manipolatore e maltrattante, c’è sempre un disturbo della personalità. È questa la tesi del libro appena uscito ”Fantasmi. Ma chi l’ha detto che devi baciare un rospo per trovare un principe”, pensato per fornire uno strumento di interpretazione dei segnali che dovrebbero far scattare un campanello di allarme. A presentarlo presso la Galleria d’arte KOU Gallery di Roma l’Associazione “Donne al Centro”, impegnata da anni nella difesa della donna, che per celebrare la commemorazione dell’8 marzo ha scelto di parlare de “Gli amori sbagliati”. Non solo quelli che arrivano alla ribalta della cronaca, penalmente perseguibili o attribuibili a patologie psichiatriche conclamate. Anche quelli della nostra quotidianità, dove la mancanza di rispetto per gli autori del libro è già una forma di violenza. Riconoscerla precocemente significa amarsi, individuare le reali responsabilità e forse evitare le degenerazioni in netto aumento.

La violenza psicologica nelle relazioni d’amore può essere distruttiva quanto la violenza fisica e spesso ne è il preludio. Ho voluto scrivere un libro di racconti, ispirati a storie vere di amiche, di donne incontrate lungo il mio cammino professionale e privato, di sconosciute sull’autobus, per offrire uno strumento utile a riconoscere sin dalle prime avvisaglie un amore malato, potersi difendere facendosi consigliare e allontanandosene  afferma la giornalista Cristina Calzecchi Onesti parlando della sua opera -. Se una relazione provoca malessere è probabile che non dipenda da me, ma dal fatto che il mio partner soffra di un vero e proprio disturbo della personalità. Non è certo facile liberarsi di un amore malato, bisogna innanzitutto poterlo riconoscere e per questo motivo bisogna accendere il riflettore sul tema, parlarne il più possibile, prendere coscienza del fatto che non si tratta di atteggiamenti riconducibili alla semplice maleducazione o all’egoismo maschile, ma alla sfera delle malattie mentali. Sta agli esperti della psiche e del comportamento umano impegnarsi a dare loro una mano”.

C’è anche una componente genetica – prosegue il dottor Fabio Norcia, coautore del libro – che predispone gli uomini ad avere un disturbo di personalità. La composizione genetica dell’uomo, fatta del cromosoma x e del cromosoma y, rende più fragile la struttura mentale dell’uomo e, dunque, più incline ad ammalarsi. E proprio per questa fragilità, sotto stress l’uomo tende a rispondere con una risposta più immediata: o la fuga o l’attacco, il dominio sull’altro. La donna con la struttura xx è molto più protetta e in equilibrio tanto da essere più disponibile soprattutto ad affrontare l’altro in termini di dialogo. Ovviamente molte volte la problematica è molto molto limitata e non si configura come una malattia vera e propria, altre invece diventa malattia. Per mezzo di questo libro le donne dovrebbero imparare a difendersi, ma io vorrei che fosse letto anche dagli uomini, affinché comincino a confrontarsi con queste storie, valutino il proprio grado di equilibrio e le proprie difficoltà a rapportarsi con le donne. Purtroppo, gli uomini tendono a non dare importanza ai propri disturbi, a dire non sono io quello “malato”, che devo andare dal dottore”.

Ospiti d’onore dell’incontro gli attori Valentina Corti e Adelmo Togliani, che hanno letto i racconti “L’Orco” e “Cybersex” tratti dal libro.

Il libro Fantasmi. Ma chi l’ha detto che devi baciare un rospo per trovare un principe?”, edito dalla casa editrice Porto Seguro, è disponibile sulle principali piattaforme di e-commerce e ordinabile in tutte le librerie.

Profili degli autori

Cristina Calzecchi Onesti è giornalista ed esperta di comunicazione strategica. Ha lavorato per la tv, Rai e Mediaset, anche come autrice, scritto per mensili e quotidiani on line. Ha diretto un giornale sui diritti umani e attualmente è giornalista presso La Discussione. Si è sempre occupata di politica, ambiente e sociale. Per quasi dieci anni è stata spin doctor di parlamentari di Camera e Senato.

Fabio Norcia si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976 e si è successivamente specializzato in Pediatria. Fa parte della categoria dei neurofilosofi, che studiano la mente partendo dalle scoperte delle neuroscienze. È membro della International Neuro-Psychoanalysis Society e ha fondato l’Associazione Culturale “Anima la tua Anima”. È autore di saggi sulla struttura e sul funzionamento della mente e sul benessere psicofisico.

QUARTA DI COPERTINA:

Il primo amore, che non si scorda mai, l’amore conosciuto su internet, l’amore che in realtà è solo desiderio. Le donne affidano all’autrice le loro storie, le emozioni, le disillusioni, ma soprattutto i tanti interrogativi, cui cerca di dare una spiegazione lo psicoterapista. Un libro nuovo, a metà tra un’opera narrativa e un saggio, un excursus variegato di comportamenti comuni alla maggior parte degli uomini nella coppia. Sono esempi dei tanti disturbi di personalità, che rendono l’uomo non solo “fragile”, ma spesso anche egoista e aggressivo. Le donne devono impegnarsi a conoscerli. Non solo per difendersi, ma anche per mettere in atto strategie capaci di aiutare gli uomini, che sono l’altra metà del cielo, a ritrovare la saggezza perduta. Sta agli esperti della psiche e del comportamento umano impegnarsi a dare loro una mano.

AGE & SCARPELLI ENSEMBLE le belle colonne sonore nell’album in uscita

AGE&SCARPELLI SUITE sta per uscire: un progetto discografico fatto di grandi film e delle “sue” colonne sonore. Nasce dall’evoluzione del noto FELIX TRIO formato da Matteo Scarpelli (violoncello), Catia Capua (Pianoforte) e Riccardo Bonaccini (violino), Amedeo Ariano alla batteria e Diego Di Paolo al contrabbasso, Prodotto da Gianluca di Furia (Glider/Believe). Un disco che unisce i tre musicisti classici ai due musicisti jazz in onore dei grandi sceneggiatori cinematografici AGE&SCARPELLI. L’album sarà disponibile su tutti i portali digitali dal 10 marzo e si potrà ascoltare al seguente link: https://bfan.link/age-scarpelli-suite

Vi vogliamo proporre una recente recensione: “13 corde, 88 tasti e due bacchette li portano loro, una poltrona, un po’ di tempo ed un paio di occhi chiusi  con due orecchie ben aperte è il necessario per lo spettatore. Eh si non solo un ascoltatore ma uno spettatore pronto a vedere tanti film del grande cinema passeggiando sulle 7 note. Sceneggiature da ascoltare, quelle proposte da “Age&Scarpelli Suite” un ep composto da 4 Suite stuzzichevolmente arrangiate da Fabrizio Siciliano e adorabilmente eseguite dai musicisti Matteo Scarpelli, Catia Capua, Riccardo Bonaccini, Amedeo Ariano e Diego Di Paolo.  Le più belle musiche dei film della Commedia all’Italiana che abbiano le sceneggiature scritte da due dei più grandi sceneggiatori di cinema, Age&Scarpelli, sono pronte per darvi il ciak. La leggerezza, la forza, la gioia, l’ironia sono solo alcune delle emozioni che evocano le Suite di questi musicisti che trasformano il tocco ai loro strumenti in fotogrammi evocativi” (Sara Lauricella)

Nasce nel 2019 per mani di un figlio in occasione del centenario della nascita del padre, lo sceneggiatore Furio Scarpelli, l’idea di realizzare un disco che avesse ad oggetto la rilettura delle musiche delle colonne sonore dei film scritti dalla coppia di sceneggiatori più significativi e rispettati del cinema italiano e della Commedia all’Italiana, Furio Scarpelli, per l’appunto, ed Agenore Incrocci (noti come AGE&SCARPELLI).  Nella formazione AGE&SCARPELLI ENSEMBLE suona Matteo Scarpelli, figlio di Furio, che con la pianista Catia Capua ha dato vita ad un progetto unico nel suo genere che non celebrasse (come è sempre accaduto) un compositore od un regista in particolare o un genere cinematografico o magari un periodo del nostro cinema, ma hanno pensato ad un lavoro che fosse incentrato esclusivamente sulla musica delle colonne sonore tratte dai film sceneggiati dalla coppia AGE&SCARPELLI. Un modo per sottolineare e dare il giusto riconoscimento all’ importanza del ruolo degli sceneggiatori nel cinema. L’unicità del progetto sta in questa scelta, ma anche nel tipo di formazione che unisce musicisti e strumenti di estrazione classica, a strumenti ed esecutori provenienti dal mondo del Jazz: un Trio classico con contrabbasso e batteria. Fabrizio Siciliano, arrangiatore delle quattro Suites, spiega quali siano state le ragioni che lo hanno portato a scegliere, tra le tantissime a disposizione, la tracklist definitiva dell’album:

“La prima condizione che ho dovuto tenere presente nella scelta era che la colonna sonora, nata per accompagnare immagini, potesse essere trasformata in musica da suonare in concerto (non tutte le colonne sonore, seppur bellissime sono adatte a questo). Altra condizione necessaria era che la musica mi desse la possibilità di sviluppare i temi, i ritmi, le atmosfere in modo virtuosistico e accattivante, mettendo in evidenza l’abilità degli strumentisti, l’espressione di ciascuno strumento e allo stesso tempo il suono collettivo dell’ensemble. Ho poi preferito scegliere film le cui colonne sonore fossero scritte da compositori importanti e vari, selezionando le stesse colonne sonore aventi stile e carattere musicale diversi tra loro (Classico, swing, popolare, Latinoamericano). Ovviamente la scelta è stata poi condizionata dagli strumenti a disposizione, mentre la successione dei brani in scaletta è basata sul criterio di posizionare vicini tra loro almeno 2-3 film dello stesso periodo, alternando il più possibile brani particolarmente espressivi a brani brillanti e ritmici, cercando di creare continuamente contrasti.” “La grande guerra”, “Sedotta e abbandonata”, “C’eravamo tanto amati”, “Riusciranno i nostri eroi…”, “Signore e Signori”, “I soliti ignoti”, “La banda degli onesti”, “Il Postino”: sono solo alcuni dei film firmati in sceneggiatura da Age&Scarpelli, accompagnati da altrettanto celebri note di grandi compositori quali Nino Rota, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Alessandro Cicognini, Luis Bacalov. Pellicole e musiche che ripercorrono un notevole spaccato di storia del cinema e della musica italiana.”

L’album è diviso in 4 suites.

SUITE 1 SIGNORE E SIGNORI – CARLO RUSTICHELLI SEDOTTA E ABBANDONATA – CARLO RUSTICHELLI IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO – ENNIO MORRICONE SEDOTTA E ABBANDONATA – CARLO RUSTICHELLI C’ERAVAMO TANTO AMATI – ARMANDO TROVAJOLI LA BANDA DEGLI ONESTI – ALESSANDRO CICOGNINI

SUITE 2 LA GRANDE GUERRA : NINO ROTA IL MAESTRO DI VIGEVANO: NINO ROTA LA FAMIGLIA: ARMANDO TROVAJOLI RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A RITROVARE L’AMICO MISTERIOSAMENTE SCOMPARSO IN AFRICA? : ARMANDO TROVAJOLI BRAVISSIMO : ANGELO FRANCESCO LAVAGNINO

SUITE 3 IL POSTINO : LUIS BACALOV

SUITE 4 L’AUDACE COLPO DEI SOLITI IGNOTI : PIERO UMILIANI I SOLITI IGNOTI : PIERO UMILIANI L’ARMATA BRANCALEONE : CARLO RUSTICHELLI I MOSTRI : ARMANDO TROVAJOLI PADRI E FIGLI : ALESSANDRO CICOGNINI TUTTI A CASA : ANGELO FRANCESCO LAVAGNINO TERESA LA LADRA : RIZ ORTOLANI DRAMMA DELLA GELOSIA : ARMANDO TROVAJOLI

Al Petrolini la divertente commedia ” Stasera Pizza e Psicologo? “

Stasera Pizza e Psicologo? - Commedia al Teatro Petrolini

Dal 10 Marzo 2023 Teatro Petrolini, Via Rubattino 5, Testaccio, Roma|

Diretto da Felice Corticchia.
Scritto da Daniele Costantino Tore

Con Fabio Telesca, Sabrina Tutone, Marco Capogna, Maurizio Di Meo.

Scenografia di Antonello Russo

Daniele è un giovane Speedy Pizza. Un giorno ha un’idea geniale, si inventa insieme al capo: lo Speedy Pizza-Psicologo!
Che c’è di meglio di qualcuno che ti porta una pizza fumante e ti aiuta a superare le angosce?

In scena una coppia di sposini, un giovane che ha paura di affrontare il futuro, un single… e i consigli scanzonati di un finto psicologo.

Una commedia tutta da ridere, gustosa e terapeutica ideata e scritta da Daniele Costantino Tore e diretta da Felice Corticchia, sul palco del Teatro Petrolini dal 10 al 12 Marzo.

Vi aspettiamo:

Venerdì 10 Marzo 2023 alle 20.30 (Prezzo biglietto 13€ + 2€ di tessera associativa del teatro)
Sabato 11 Marzo 2023 alle 20:30 (Giornata di raccolta fondi in sostegno dell’associazione “Salviamo la Mente”, prezzo biglietto 18€ + 2€)
Domenica 12 Marzo 2023 alle 18.00 (Prezzo biglietto 13€ + 2€) INFO PRENOTAZIONI
What’s app prenotazioni : 333 9678446
Prenotazioni: 065757488
Dal sito del Teatro Petrolini

KESLA&SOCIO aprono il 2023 con il nuovo singolo CHI SONG

CHI SONG è il secondo singolo di Kesla&Socio un brano più intimo e melanconico, fuori su tutte le piattaforme digitali il 20 gennaio 2023. Un altro modo di sentire la musica per i due giovanissimi rappers che hanno già ottenuto un buon riscontro con Guardame, il brano d’esordio con cui hanno superato i 15.000 streams. Chi Song è la ricerca, quella di se stessi, l’interrogativo di due giovanissimi che vivono le loro prime esperienze importanti e vanno alla ricerca della loro dimensione. Per presentare il loro brano semplicemente dicono:

“Io sono anche questo”, dice Kesla,  e la risposta di Socio “Io non so più chi sono, e tu?”

MultiLink: https://lnk.to/ChiSong

Chi Song (Chi Sono) è una domanda che non ci si smette mai di farsi ed a cui non si smette mai di rispondere. Ad una domanda però possiamo rispondere: questi due ragazzi hanno tanto da raccontare al mondo della musica. Un po’ come cantano nel loro brano “Quant’ nuttate passat scrivennu sutt ‘e cupert”.

Kesla&Socio hanno esordito ad ottobre 2022 con il singolo GUARDAME che gli ha già dato delle prime soddisfazioni, e si preparano a far sentire i loro brani nei prossimi live. Un piccolo fenomeno che sta scaldando gli animi di Frattamaggiore, cittadina dei due rappers, ambiente non sempre facile e che porta i  ragazzi a maturare presto.

Anche questo brano esce con l’etichetta LaLa LABEL, e con la preziosa collaborazione di due producer d’eccezione: MiCam & Coletti (aka Francesco Coletti), che hanno scritto per Chi Song un beat ipnotico e melanconico.

Biografia artisti

Kesla&Socio è un duo di diciassettenni di Frattamaggiore, in provincia di Napoli. I due ragazzi si sono presentati al pubblico con Guardame, con cui hanno ottenuto i primi 15.000 streams, e si approcciano alla musica come uno sfogo e come una necessità. Il duo si è già esibito in delle serate in freestyle nel sud Italia, raccogliendo i consensi dei coetanei e vincendo dei riconoscimenti. In questi primi passi nel mondo della discografia Kesla&Socio si presentano in tutta la loro.

Produzione artistica: MiCam & Coletti 

Mastering: Andrea “Bernie” De Bernardi by Eleven Mastering Studio

Etichetta: LaLa LABEL

Promozione: Italian Music News

ArtWork:  Simone Pardi Design

Distribuzione digitale: Artist First

Kesla&Socio su IG: https://www.instagram.com/kesla_e_socio/

Per info e contatti italianmusicnews@gmail.com

Ius Femina 2023: Al Crowe Plaza Roma la nuova edizione

L’attesissimo lunario giuridico antiviolenza, Ius Femina 2023, ideato dall’avv. Antonella Sotira presidente dell’Ass.ne Ius Gustando, verrà presentato il 09.01.2023 alla Camera dei Deputati con il sigillo del Presidente della Commissione Cultura VII “Cultura, Scienza e Istruzione” della Camera dei Deputati On. Federico Mollicone.

Un’ importante traguardo per la 13ma edizione dell’evento, che unisce avvocati, magistrati e cittadini, nell’impegno calendarizzato per 365 giorni contro ogni forma di violenza.

Matilde Brandi è la testimonial dell’associazione, insieme a tanti professionisti che sono stati ritratti, senza  rinunciare a dolcezza, leziosità e vanità, con un  filo di lana rossa, a simboleggiare la necessità di tessere e rinsaldare reti di impegno civico fra uomini e donne di valore, a sostegno della raccolta fondi per le cure mediche di Maria Antonietta Rositani, miracolosamente sopravvissuta all’agguato dell’ex marito che nel marzo 2019 l’ha stata cosparsa di benzina.

Gli scatti del fotografo Domenico Chiriano, con la direzione artistica  di Giò Di Sarno, sono stati realizzati nella magnifica library hall di un albergo della capitale, nella giornata mondiale della lotta alla violenza.

Oltre al patrocinio morale di tante associazioni ed istituzioni giuridiche, questa edizione è stata sostenuta da CISAL Servizi  e Grafiche Romano.

Dopo la conferenza stampa alla Camera dei Deputati, alle 19:00 nella Sala Fori Imperiali del Crowne Plaza Rome St.Peter’s, verrà proiettata l’anteprima del nuovo format TV “Salotto Ius Arte &Ius Femina” con le interviste e le testimonianze di chi “ha messo la faccia” per sostenere le battaglie di civiltà ed educazione alla legalità con il brindisi augurale per un nuovo anno di giustizia e solidarietà sociale. 

LAVORI IN CORSO la commedia di D’Alterio al Teatro Furio Camillo

AL TEATRO FURIO CAMILLO DI ROMA, DEBUTTA IN PRIMA NAZIONALE

LA DIVERTENTISSIMA E IMPREVEDIBILE COMMEDIA

“LAVORI IN CORSO”

SCRITTA E DIRETTA DA CRISTIANO D’ALTERIO


Angela, un’attrice un po’ sconclusionata vuole prendere in gestione un vecchio teatro per evitare che lo chiudano per sempre e cerca di convincere Cristiano, suo amico e collega, a darle una mano, senza però metterlo a conoscenza della specifica garanzia che ha dovuto dare al proprietario del teatro per assicurarsene la gestione..
All’appello dei due, si presenteranno personaggi bizzarri ed artisti improbabili e tra malintesi, situazioni surreali, luoghi comuni da esorcizzare, dinamiche divertenti e spunti di riflessione, – afferma il regista Cristiano D’Alterio – si tenterà di salvaguardare quel luogo magico dove
«tutto è finto ma niente è falso»
.

Produzione

MiLo produzioni e Ass.cult. Senz’arte nè parte

Scritto e diretto da
Cristiano D’Alterio

Con
Cristiano D’Alterio, Angela D’Onofrio, Fabrizio Pallotta, Noemi Gherrero,
Sharon Alessandri, Roberto Pesaresi.

Assistente alla regia
Chiara Pasella

Tecnico audio e luci
Ettore Bianco

Grafiche
Alessio Moroni

Ufficio stampa
Spettacolo Isabella Giannone 3337000725 mail isagia@alice.it – Compagnia Roberta Nardi

Dal 13 al 22 Gennaio

spettacoli dal Venerdì alla Domenica

Orario spettacoli:

Venerdì e Sabato ore 21:00 – Domenica ore 17:30

TEATRO FURIO CAMILLO

Via Camilla, 44, 00181 Roma RM – Roma

(5 minuti a piedi dalla fermata F. Camillo – linea A)

Info e prenotazioni:

cell 3335655089

info.lavoriincorsospettacolo@gmail.com

Biglietti:

intero 15 euro / ridotto 12 euro (over 65 / under 16 )