Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il sorriso della Sfinge. Le sculture di Federica Zuccheri

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia Galleria Vittoria di Roma presentano la mostra Il sorriso della Sfinge, personale di Federica Zuccheri, aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026.

Il percorso espositivo, curato da Tiziano M. Todi, si sviluppa attraverso 10 opere scultoree, selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine.

Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture di Federica Zuccheri trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca.


«Accogliere una mostra di arte contemporanea negli spazi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia significa assumersi una responsabilità e, insieme, riaffermare una visione, quella di un museo che non si limita alla conservazione, ma si riconosce come spazio dinamico di confronto tra epoche, linguaggi e sensibilità», dichiara Luana TonioloDirettrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e continua «Il sorriso della Sfinge di Federica Zuccheri si inserisce in questa prospettiva non come intervento episodico, né come semplice innesto formale, ma come occasione per interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo».


Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la mostra restituisce il carattere preciso della ricerca di Federica Zuccheri, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico.

In questo contesto, l’emiciclo affrescato non si limita a fare da cornice, ma partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza visiva. La sua architettura avvolgente, insieme ai pergolati, alle grottesche e alla costruzione illusionistica dello spazio, genera una vera macchina dello sguardo, un luogo in cui l’arte contemporanea può inserirsi non per sovrapposizione ma per risonanza.

La “selva” degli affreschi entra in dialogo con l’universo figurativo di Zuccheri, creando una continuità inattesa tra memoria decorativa e immaginazione contemporanea. Le sculture non si mimetizzano nello spazio, lo attraversano. Lo abitano come presenze vigili, capaci di instaurare con l’architettura e con il visitatore un rapporto diretto, mai pacificato.

Le opere sono sostenute da basi cromatiche blu, pensate come elemento di lettura e orientamento visivo, una scelta che dichiara con chiarezza la presenza del contemporaneo e rende più leggibile il confronto tra epoche, materiali e sistemi simbolici differenti.

Il progetto espositivo è firmato da Francesca Borelli, il coordinamento è affidato a Flavia Borelli, in un lavoro che ha tradotto la visione curatoriale in una configurazione spaziale capace di valorizzare l’identità delle sculture e, insieme, la complessità dell’emiciclo.
«Il sorriso della Sfinge è una forma di conoscenza che non si consegna subito», dichiara il curatore Tiziano M. Todi. «Non è un invito rassicurante, ma una soglia. In un luogo come l’emiciclo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, progettato per costruire una relazione attiva con lo sguardo, le opere di Federica Zuccheri non cercano un’ambientazione, ma un confronto reale con l’architettura, con la memoria iconografica del luogo e soprattutto con chi guarda. La bellezza, qui, non addolcisce l’enigma, lo rende più netto, invitando il visitatore a sostare in quella zona in cui il visibile non coincide ancora con il dicibile».

Le opere di Zuccheri si distinguono anche per l’attenzione alla materia e alla superficie. Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da TWM Edizioni, concepito come un volume di pregio e come estensione naturale del progetto curatoriale. Attraverso testi e immagini, il volume restituisce la qualità delle opere, la ricchezza dei materiali e la specificità del dialogo instaurato con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, offrendo uno strumento di approfondimento capace di accompagnare e prolungare l’esperienza della mostra. Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato da Galleria Vittoria di Roma, realtà che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.

Allora…no volevo di alloro!!!

Laura Megna

Il nome tecnico è Laurus Nobilis è una pianta aromatica sempreverde appartenente alla famiglia delle lauraceae. Come molti di voi sapranno si usa in cucina per aromatizzare i piatti, ma è riduttivo dire che è solo questo. Ha anche proprietà terapeutiche antinfiammatorie ed ossidanti, antibatteriche e antifungine. Viene usata in agricoltura biologica per scacciare gli insetti da altre piante per poter evitare di usare prodotti chimici, è un repellente naturale degli afidi e delle mosche e altri parassiti. Pure usato secco è utilissimo per evitare che gli insetti possono attaccare i cibi. Io lo uso nella dispensa. Viene usato per i suoi oli essenziali e per il Feng Shui dona protezione e abbondanza si usa anche mettere una foglia del portafoglio, come porta fortuna.
Ma veniamo al significato che gli è stato sempre attribuito per questo motivo e per i suoi effetti non soltanto benefici.
Nella nostra storia è utilizzato moltissimo, possiamo ricordare nella Roma degli Imperatori che una corona d’alloro cingeva la testa e il capo dell’imperatore. Nella mitologia Apollo e Dafne. Tale rappresentazione oltre che nelle figure mitologiche è stata disegnata e portata agli occhi dello spettatore da grandissimi artisti come Giotto, Mantegna, Botticelli, Bernini, Poussin e numerosi altri.

Approfondiamo la storia di Apollo. Qui siamo nella rappresentazione iconografica del mito. La storia del mito parte dall’invidia di Eros che scagliò due frecce “fatate”, una al cuore di Apollo per fare innamorare e l’altra al cuore di Dafne per far respingere. Dafne era una Ninfa, fa parte delle naiadi, figlia del fiume, acqua in movimento, anche lei in parte divina, protegge la natura di cui era parte. Ricordiamo per questo le rappresentazioni delle naiadi in numerosissime Fontane sparse in molte città europee, alla Reggia di Caserta oltre che a Roma a Piazza Esedra, oggi Piazza della Repubblica e numerose altre1.
Ma ritorniamo a Dafne che, per sfuggire alla passione di Apollo, invocando l’aiuto divino, fu trasformata in una pianta di alloro.

Dettaglio di Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma. Fotografia: Laura Megna

Una delle figure che tutti ricordiamo per la meraviglia e lo stupore e l’esaltazione di questa trasformazione è la statua, in marmo di Carrara, di Gian Lorenzo Bernini realizzata tra il 1620 e il 1625, quando Bernini aveva circa 22-27 anni. Il pathos con cui viene trasformata Dafne e quello dell’ardore con cui Apollo tenta di catturarla e brama la sua figura, protagonista di un’evoluzione, di una trasformazione, in cui Dafne ha i piedi nella madre terra e le braccia verso l’alto a toccare il cielo, in un solo istante la terra la protegge e la nutre, i sentimenti e le passioni bruciano per trasformarla e l’aria l’accoglie cingendone le linee sinuose. Dafne si immola per seguire i suoi principi e la castità nella via della verità, pur di non cedere ad Apollo. Dalla dura pietra si vedono le linee della ninfa che scorrono verso l’alto in un turbine di impeto e potenza, sprigionate grazie alla maestria di Bernini e alla leggiadria di una trasformazione immortale.

Dettaglio di Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma. Fotografia: Laura Megna

Apollo contrito dagli eventi, capendo il suo gesto, anche se spinto dall’invidia e dal rancore di Eros, prende un ramo di alloro della sua amata persa e si cinge il suo capo, come monito di castità e incorruttibilità e per seguire la luce di cui è portatore, consentendo tramite quella corona di alloro di ricordare a tutti la strada da perseguire. Da questo gesto Apollo verrà raffigurato con la corona di alloro sul capo.

Apollo era il dio greco della luce, della musica, della poesia, della profezia e della medicina. Era anche associato al sole e considerato il protettore delle arti e della bellezza.
L’apposizione della corona di alloro è la speranza come sigillo della vittoria dell’intelletto sulle passioni, che bruciano per trasformare gli istinti in Sapienza.

L’alloro, simbolo e auspicio di castità e incorruttibilità viene posto sul capo dei vincitori e di coloro che, come simbolo, speranza e monito, hanno l’onore di guida di un popolo sul capo degli imperatori romani e dei re.
Ritroviamo la corona di alloro sul capo dei sommi poeti come ad esempio Dante, questo perché Apollo era il dio della poesia, ma anche della luce quella luce che colpendo coloro che aprono il loro intelletto alla Sapienza ne cingono il capo come simbolo di luce, di guida quindi di speranza per perseguire la giusta via della giustizia e della Sapienza.
Allora…no volevo dire alloro…più di una pianta e la sublimazione della Sapienza nell’amore della canoscenza sugli istinti.
Altra nota erbacea, l’alloro si può cucinare, si può usare, si può bruciare, ma non si può mangiare, è velenoso2, così come la canoscenza e l’esperienza se usate male o non usate, la luce come simbolo di Apollo, il caos delle passioni che solo la luce e l’esperienza sublimata dal fuoco può perseguire le virtù dell’uomo e della Sapienza.

“Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”

Fotografie: Laura Megna

  1. Fontana delle Naiadi di Firenze al Giardino di Boboli, Fontana delle Naiadi al parco di Monza, Fontana delle Naiadi a Lione, Fontana delle Naiadi a Venezia giardini della Biennale, Fontana delle Naiadi a Napoli giardino comunale e ovviamente tutte le fontane in cui viene associata una figura femminile come una divinità acquatica simile alle Naiadi potrebbe essere elencate. ↩︎
  2. Alcune tipologie di alloro contengono acido cianidrico. In generale non fa bene l’ingestione dell’alloro, può avere numerosi effetti collaterali. ↩︎

Una mostra fotografica per festeggiare i 25 anni di Amorim Cork Italia

La Mostra “Il passo del viandante”, dal 05 ottobre 2024 al 03 novembre 2024 nella suggestiva cornice della Sala del Novecento, a Palazzo Sarcinelli, Coneglianoraccontale Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene attraverso l’obiettivo fotografico di Arcangelo Piai in un percorso iconografico, letterario e multimediale nel quale i visitatori sono invitati a soffermarsi sulla bellezza e la fragilità di un territorio, al contempo antico e attuale. Una sensibilità di occhio esperto del paesaggio: i visitatori possono apprezzare la profondità e la ricchezza di uno scenario che, attraverso l’arte, rivela la sua anima più autentica e suggestiva. La Mostra trova poi espressione nel volume omonimo, “Il passo del viandante”, che si articola in quattro sezioni, ognuna dedicata a un diverso momento della giornata: alba, mattino, pomeriggio e sera. Le foto sono accompagnate da un racconto di Alberto Ceschin che segue le riflessioni di un misterioso viandante in cammino attraverso le Colline del Prosecco. Il testo, diviso nelle quattro fasi del giorno, abbina ad esse i quattro momenti fondamentali del passo.

Prima attraverso gli investimenti nell’ampliamento aziendale presso la sede di Conegliano (TV), ora con l’esposizione, Amorim Cork Italia ha deciso così di festeggiare questi 25 anni ringraziando il territorio per l’accoglienza, fertile per i tanti progetti portati avanti negli anni a livello nazionale. Una scelta che si dimostra coerente, anche, con gli investimenti nella sostenibilità portati avanti negli anni dall’azienda, tra le prime in Italia a credere e implementare una economia circolare. I quattro pilastri su cui l’ha fondata sono la sostenibilità ambientale con un prodotto e una filiera totalmente naturali, fino al recupero dei tappi usati, quella sociale con il progetto Etico che offre finanziamenti e dignità a decine di onlus in tutta Italia, quella economica con la realizzazione di Suber, arredamento di alto livello ottenuto dai tappi in sughero riciclati e, infine, appunto, culturale con la realizzazione di questa mostra, dopo quella del 2022 “SUG_HERO – Metaforme – Le mille vite di uno straordinario dono della natura, il sughero”, nata per valorizzare e testimoniare i valori che animano l’azienda.

«La Mostra “Il passo del viandante” è una scelta in linea con tante iniziative portate avanti negli anni da Amorim Cork Italia – afferma l’a.d. Carlos Veloso dos Santos – tra cui proprio la valorizzazione dell’arte e degli artisti locali. Abbiamo voluto dare rilievo al patrimonio naturale offrendo non solo un’opportunità culturale, ma anche un messaggio di rispetto e amore per la terra, unendo arte e sostenibilità in un connubio perfetto.».

La Mostra “Il passo del viandante” rimane aperta dal 05 ottobre 2024 al 03 novembre 2024 nella suggestiva cornice della Sala del Novecento, a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV), nei seguenti giorni e orari:

da martedì a venerdì dalle ore 15:00 alle ore 19:00,

sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:00.

Tutte le mattine infrasettimanali a richiesta per gruppi, info e prenotazioni: 0438 394971

Il Gruppo Amorim è la prima azienda al mondo nella produzione di tappi in sughero, in grado di coprire da sola nel 2023 il 45% del mercato mondiale di questo comparto e il 28% del mercato globale di chiusure per vino; conta un totale di 56 filiali di cui 22 distribuite nei principali Paesi produttori di vino. Il Gruppo Amorim esporta in più di 100 Paesi e ha le sue aziende in 28 Paesi nei cinque continenti.

Amorim Cork Italia, con sede a Conegliano (Treviso), filiale italiana del Gruppo Amorim, si è confermata nel 2023 azienda leader del mercato del Paese. Con i suoi 75 dipendenti, nel 2023 ha registrato oltre 633 milioni di tappi venduti per un fatturato di 77 milioni di euro, pari al +2,5% rispetto all’anno precedente. La leadership di Amorim è dovuta ad una solida rete tecnico-commerciale distribuita su tutto il territorio della penisola, ad un efficace servizio di assistenza pre e post vendita ma anche all’avanguardia dei suoi sistemi produttivi e gestionali e soprattutto del suo reparto Ricerca&Sviluppo, al quale si associa una spiccata sensibilità per la tutela dell’ambiente e in particolare per la salvaguardia delle foreste da sughero. Accento vigoroso anche quello sulle risorse umane, con una serie di iniziative di work-life balance per una migliore armonia tra vita personale e lavorativa della grande famiglia Amorim. Tra gli ultimi grandi traguardi raggiunti, infine, il compimento perfetto dell’economia circolare grazie alla linea SUBER, arredo di design nato dalla granina dei tappi raccolti dalle onlus del progetto ETICO (di Amorim stessa) e riciclati. Un’opera di sostenibilità divenuta anche culturale grazie alla Mostra “SUG_HERO – Metaforme – Le mille vite di uno straordinario dono della natura, il sughero”, esposizione nata per valorizzare e testimoniare i valori che animano l’azienda.

Bajocco Festival Arti Performative 2024

Torna il 6. 7. 8. Settembre ad Albano Laziale

Bajocco Festival Arti Performative 2024

Tredicesima edizione dell’atteso evento nel cuore della città, che celebra l’arte di strada in tutte le sue forme con un ricco cartellone di spettacoli, laboratori, street food ed eventi correlati.

Sfilate di apertura Venerdì 6 ore 18:00 | Sabato 7 ore 18:30 | Domenica 8 ore 16:30

ALBANO LAZIALE (Rm) – 170 Spettacoli gratuiti circensi e musicali, un’installazione itinerante direttamente dal Carnevale di Viareggio, 2 mostre correlate (arte digitale e fotografia), la presentazione di un libro e di un cortometraggio animato, 4 aree street food, laboratori e aree ludiche, un concorso fotografico e tanto, tanto altro ancora.

ph Claudio Monderna

La tredicesima edizione di Bajocco Festival 2024, dal 6 all’8 settembre 2024 ad Albano Laziale (RM), si preannuncia come la più ricca fin qui realizzata. Bajocco è diventato nel tempo un festival sempre più artistico– sottolinea Gianluca Pelle, Presidente dell’Associazione XV Miglio ETS, ideatrice e organizzatrice dell’evento – dove il cartellone delle proposte/spettacoli assume, ogni anno che passa, maggiore consapevolezza della propria responsabilità culturale“.

Tra i principali festival di artisti di strada in Italia, punto di riferimento artistico e culturale del territorio, il festival è promosso da Ministero della Cultura, Regione Lazio, Città metropolitana di Roma Capitale, Città di Albano Laziale, Parco dei Castelli Romani, Meraviglia Italiana, il circuito United for Busking, ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Albano Laziale.

Una manifestazione nata piccola, con numeri oggi da grande evento: 190mila presenze in tre giorni nel 2023. Decine di artisti circensi e musicali, dall’Italia e dall’Estero sono pronti ad esibirsi nel grande palcoscenico a cielo aperto del centro storico di Albano Laziale in un’atmosfera incantata che stupirà grandi e piccini.

L’IMMAGINE UFFICIALE BAJOCCO 2024 FIRMATA DA PIERO SCHIRINZI. Creatività a tutto tondo, dunque, con gli elementi del festival che trovano la loro sintesi narrativa nell’immagine ufficiale 2024 creata e curata dall’illustratore digitale Piero Schirinzi. Omaggio all’artista francese Marcel Marceau e al suo personaggio “Bip il clown”, attraverso il quale ha ricordato sempre l’importanza dell’arte soprattutto nelle avversità.

ph Simone Ferrazza

EVENTI CORRELATI – LE PROPOSTE CULTURALI PRESSO IL MUSEO CIVICO DI ALBANO. Per quanti desiderano vivere l’evento in modo diverso, tra gli Eventi Correlati in linea con questa edizione, spiccano le proposte presso il Museo Civico Mario Antonacci di Albano Laziale:

  • Mostra fotografica “La strada di un Artista” del fotografo Marco Flores, direttamente dalla casa museo di Alda Merini dove è stata allestita lo scorso marzo, arriva l’esposizione che racconta la street art, frutto di un progetto fotografico di street photography dedicato ai buskers di Milano. (Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
  • Mostra personale “L’arte digitale” di Piero Schirinzi, in cui l’illustratore grafico leccese, presenterà una selezione di lavori che raccontano il suo percorso, i temi pittorici, la tecnica da lui utilizzata. (Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
  • Proiezione del cortometraggio animato “Addhumare”, una fiaba d’amore salentina. Realizzato nel 2023 da Hermes Mangialardo, su musica dei Khaossia-Ethno ensemble salentina, con le illustrazioni di Piero Schirinzi, il corto ha vinto 11 Premi in diversi Festival Internazionali del Cinema.La proiezione introdurrà la mostra di Arte Digitale di Piero Schirinzi. (Proiezione Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
  • Presentazione del libro “Patapum” e incontro con l’autrice Sofia Schito. In un libro la straordinaria storia di Marcel Marceau e di come attraverso l’arte, il coraggio e la resilienza si sono potuti salvare tanti bambini ebrei. (Sabato 7 settembre ore 19:00).

“UN MONDO DA SALVARE”, INSTALLAZIONE MOBILE DI LORENZO PAOLI. Suggestiva esibizione itinerante progettata e realizzata dall’architetto e artista toscano Lorenzo Paoli, direttamente dal Carnevale di Viareggio 2024. Un bambino dalla pelle scura e dai grandi occhi azzurri, unione ideale delle diverse etnie del pianeta, cammina tra la folla stringendo il suo orsacchiotto; nello zaino alle sue spalle tiene stretto il Mondo da salvare, perché solo l’anima pura e innocente di un bambino può portarlo sulla giusta strada, alla ricerca di un futuro di felicità.

LABORATORIO DI PITTURA FONDAZIONE LENE THUN. Un laboratorio di pittura con soggetti ceramici THUN, aperto a grandi e piccini, uno spazio di raccolta fondi per i laboratori di ceramico-terapia nelle oncologie pediatriche italiane. La Fondazione Lene Thun, infatti, nasce nel 2006 e dal 2014 offre all’interno degli ospedali italiani ed europei, principalmente nelle oncoematologie pediatriche, un servizio gratuito e permanente di terapia ricreativa attraverso la modellazione dell’argilla. (Via Cavour – domenica 18:00 – 22:00)

BAJOCCO VOICE. Una delle novità di questa tredicesima edizione è lo spazio interviste, in diretta Social dalla postazione di Piazza Mazzini, dedicato ai protagonisti del festival e alle loro storie. Un modo per conoscere Bajocco Festival in modo più appassionante.    

STREET FOOD. Godere di Bajocco Festival, gustando sfiziose proposte street food nelle 4 aree gastronomiche all’interno dell’anello della manifestazione: Piazza Pia, Viale Risorgimento-Area Museo, Piazza Gramsci, Piazza Anna Maria Teresa Maggiori.

CONCORSO FOTOGRAFICO “BAJOCCO CLICK”. Una sfida tra amanti della fotografia, professionisti e non, nel catturare i momenti più belli e suggestivi del festival. (Iscrizioni nei giorni dell’evento presso il Punto dell’Associazione XV Miglio in Corso Matteotti, 117).

LOTTERIA BAJOCCO FESTIVAL. L’Associazione XV Miglio ETS ha indetto una lotteria di autofinanziamento. Acquistano un biglietto al di 4 euro si partecipare all’estrazione di 12 premi, tra cui un soggiorno per due persone in un Villaggio Futura Club del valore di 1.100 euro. I fondi raccolti consentiranno di organizzare tutte le attività di Bajocco Festival. (Biglietti in vendita nei tre giorni dell’evento presso il Punto Info dell’Associazione XV Miglio in Corso Matteotti, 117).

Sostiene Bajocco Festival, la Fondazione Marta Czok che ha donato un’opera grafica tra i premi della lotteria di autofinanziamento.

INFORMAZIONI

Quando: 6. 7. 8. Settembre 2024

Dove: Centro Storico Albano Laziale (RM)

Sito web: www.bajoccofestival.com

Programma completo delle esibizioni circensi e musicali, e degli eventi correlati: https://issuu.com/associazionexvmiglio/docs/pieghevole_web_bajocco_festival_2024_copia_di_agos

Video-promo edizione 2024: www.youtube.com/@associazioneculturalexvmig7314

L’Associazione XV Miglio ETS è:

Socio fondatore ANAP – Associazione Nazionale Arti Performative.

Socio fondatore UFB – United for Busking, rete organizzatori festival di arti di strada.

Paesaggi e Natura, la nuova collettiva di Galleria Studio Cico

Domenica 14 gennaio 2024, è stata inaugurata la mostra collettiva “Paesaggi e Natura“, a cura di Cinzia Cotellessa, presso la Galleria Studio Cico, in via Gallese 8, Roma.
Il critico d’arte Piero Zanetov e la stessa Cotellessa, hanno selezionato per questo evento i seguenti artisti: Bacci, Capuano, Castellari D’Orazio, Di Mario, Gandini, Garzillo, Gudenko, Iannone, Luciani Fulbright, Mengoni, Stronati, Tufano, Uber, Valdinoci, Veneziani e Versace.
«Con Paesaggi e Natura – ha dichiarato la curatrice – si è voluto indicare una linea per creare all’interno dell’esposizione un percorso omogeneo e discorsivo dove l’artista può spaziare sul tema in un caleidoscopio di forme e colori».
Nell’ideare la collettiva, la Galleria Studio Cico si unisce a una lunga tradizione di artisti che hanno plasmato il concetto di paesaggio e natura attraverso il loro genio creativo. In tutte le epoche, infatti, il paesaggio è stato presente nelle opere d’arte; come sfondo dei ritratti o delle opere sacre, o per simboleggiare la complicata e mutevole condizione umana. La natura sarà interpretata in qualsiasi stagione, in qualsiasi forma, reale o fantastica. Una goccia di rugiada che scivola lenta su un vetro o un fuoco che scoppietta in un camino o un animale che contempla il tramonto. Astratta e concreta.
«Ho dipinto la natura per tutta la mia vita, spesso cercando di coglierne l’anima e la
vitalità. Ogni paesaggio è un’emozione fissa sulla tela» diceva il pittore Claude Monet.
Mentre, per Vincent van Gogh è la natura il modello: «Preferisco dipingere esterni. È lì che si trova l’ispirazione, e la pace della campagna mi aiuta a lavorare meglio».
Il pensiero dei maestri passati guidano lo spettatore attraverso il percorso della mostra “Paesaggi e Natura”, offrendo un contesto prezioso e stimolante per l’esplorazione delle opere degli artisti contemporanei coinvolti nella mostra.
«La realizzazione di questa collettiva lancia un messaggio profondo – conclude Cinzia Cotellessa -. La rappresentazione del mondo circostante sarà quella che vedono gli occhi degli artisti. Un mondo che l’uomo distrugge, tra inconsapevolezza e colpa, in nome di sviluppo e progresso».
L’esposizione avrà una durata di 15 giorni con personale di vendita dalle ore 12 alle 19.30 (escluso festivi), e terminerà il 28 gennaio 2024.

Moda e Reportage: le fotografie di Stefano Massimo

VERNISSAGE Spazio all’Arte di Capitolum Art giovedì 16 novembre dalle 18:30

Tredici gli scatti selezionati, accompagnati nel Catalogo da un commento critico di Adriana Soares pubblicato da Il Giornale OFF. Alcune, come “Coprifuoco, Gaza, 1988”, esiti di reportage di tragica attualità. Scrive Willy Zuco nell’introduzione al Catalogo: “Oscillando dalla leggerezza della moda alla drammaticità del reportage, con uno sguardo anche rivolto alla delicata sensualità femminile, le foto di Stefano Massimo hanno la capacità di mettere chi le guarda a contatto con le emozioni di tutte queste contrapposizioni”.

Capitolium Art Roma Spazio all’Arte

Via delle Mantellate 14/b-00165 Roma

e-mail: roma@capitoliumart.it tel. 06.84017189

web: capitoliumart.it

Stefano Massimo in primis lavora con la composizione, come racconta in una delle sue interviste lo stesso Fotografo. La sua ricerca di bellezza va nella direzione dell’armonia e dell’equilibrio, oltre che dell’andare oltre, verso il senso, al di là della resa superficiale della foto. Il secondo obiettivo è quello dell’emozione, ricercarla in quello che guarda per poi restituirla all’osservatore. Concorrono a definire i suoi scatti l’amore per la vita di campagna e la cultura genuina ereditata da suo padre insieme al suo gusto per le cose raffinate e ad uno sguardo aperto anche verso la molteplicità di culture altre con cui era entrato in contatto durante la sua vita. Tutto questo influenza il suo linguaggio fotografico, che necessariamente fa i conti anche con la rivoluzione digitale che ha fortemente impattato il mondo della fotografia, ma per quanto possibile nell’alveo della tradizione. Ad esempio, con il rifiuto di ogni manipolazione delle immagini quale oggi possibile. Gli paiono tecniche capaci infine di svilire il valore del fotografo-artista, la sua stessa immaginazione e quella di chi guarda le sue foto. Sembra scontato, ma è poi centrale il contatto visivo, che per Massimo si traduce nell’utilizzo di obbiettivi corti, come il 58mm, o il 28mm per il reportage, più difficili da usare, ma le cui performances davvero gli hanno permesso di inserire tutto un mondo in uno scatto, donando alla foto importanza e voce.

Inaugura” Oriente”, la nuova collettiva della Galleria CiCo

Lunedì 29 maggio 2023, dalle ore 18.00, la Galleria Studio CiCo, in Via Gallese 8 | 10 | 12, inaugura la Mostra collettiva di Arte Contemporanea “ORIENTE”

La mostra, curata da Cinzia Cotellessa e Francesca Romana Lobianco, presentata dal critico d’arte Piero Zanetov e dal giornalista Domenico Briguglio, intende ripercorrere la profonda fascinazione che l’ Oriente ha da sempre esercitato sulla cultura occidentale e sul nostro immaginario. 

L’Oriente, percepito come un “mondo di sogni” ricco di una storia millenaria, di terre esotiche e misteriose, nonostante la corsa alla modernizzazione e alle evoluzioni tecnologiche, custodisce una ricchezza di modalità espressive profondamente diverse da quelle cui siamo abituati, in grado di farci sognare e viaggiare. 

Il solo termine “Oriente” è in grado di evocare magia, sogno, evasione, così come le opere degli artisti presenti a questa esposizione. 

Gli Artisti: Alberti, Annaluna, Angelucci, Aulicino, Badini, Bisozzi, Bolognesi, Cerutti, Cibulova, Cotellessa, Coppi, Corsi, D’Ascia, Di Curzio, Faina, Fanfani, Garzillo, Gatti, Maresti, Mastropino, Ogliari, Pellacani, Pennacchia, Pio, Romagnoli, Tanino, Tancioni, Uber, Valdinoci, Viglietti, che attraverso dipinti, stampe, oggetti d’arredo, sculture e oggetti d’ arte applicata, hanno rappresentato una personale visione dell’ Oriente. 

La mostra sarà aperta dal lunedì al sabato dalle ore 12.00 alle ore 19.00 fino al 12 giugno 2023. 

Si ringraziano 

Casale del Giglio, Ferratese Parfums 

La personale di Maurizio Cannavacciuolo al Visionarea ArtSpace

La pittura di uno dei più originali, ironici e complessi artisti italiani postmoderni, arriva a Visionarea ArtSpace di Roma in due inediti cicli di opere che sembrano voler raffigurare la convivenza di culture, credenze, religioni, miti, icone del consumo, del nostro tempo e della storia dell’Uomo attraverso i secoli e nelle pieghe della modernità. Si tratta di Don’t Worry Don’t Worry Don’t Worry Be Happy Be Happy Be Happy, mostra personale di Maurizio Cannavacciuolo – dal 18 aprile al 18 maggio, a cura di Marco Tonelli – che, per l’occasione, presenta un ciclo di 11 dipinti rigorosamente in bianco e nero, realizzati tra 2021 e 2022, sui temi eclettici, esotici, polisegnici, ricchi di riferimenti a culture e popoli della storia contemporanea e antica, orientali e occidentali, a lingue e iconografie sacre e profane allo stesso tempo.

Don’t Worry Don’t Worry Don’t Worry Be Happy Be Happy Be Happy, mostra personale di Maurizio Cannavacciuolo a cura di Marco Tonelli, è organizzata con il supporto della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele.

Il personale melting pot globale del pittore diventa in queste opere un contenitore di simboli, storie, pattern geometrici arabeggianti e optical che invitano ad essere letti, interpretati, scoperti, come se l’osservatore dovesse mentalmente unire le figure nei loro intrecci nascosti e nelle loro molteplici relazioni, in un caleidoscopio ermeneutico senza fine. Maurizio Cannavacciuolo, infatti, è da sempre concentrato nella sua pittura in una ricerca che indaga simboli e immagini del presente, icone pop e citazioni colte annegate in un intreccio di decori e sovrapposizioni di immagini, fino ad annullare ogni intento narrativo in un approccio essenzialmente ironico.

La serie di 6 grandi dipinti dal titolo Metempsychosis, Circle Song 1-6, unisce quindi, nel classico stile di Cannavacciuolo, l’alto e il basso, il triviale e il colto, la storia e il camp, la pubblicità e il sacro, intrecciando immagini che vanno dai tatuaggi della gang salvadoregna Mara Salvatrucha a divinità indù come Ganesh e Khali, da raffigurazioni di pipistrelli e disegni tecnici di automobili  ai chitarristi Jimi Hendrix, Robert Fripp o Andrés Segovia, da simboli della cultura Yoruba, del Candomblè e della Santeria a pozioni magiche o terapeutiche come la polvere di Iboga, da demoni benigni come il Saci-Pererê a Ermete Trismegisto. Senza contare una varietà sconfinata di motivi decorativi tratti da culture varie, dai tessuti giapponesi e sovietici ai reticoli a ghirlanda ornamentali islamici fino a pentagrammi musicali.  

In un ciclo di 5 opere più piccole in mostra, realizzate tutte nel 2022 e caratterizzate dal marchio VS (nel senso di Versus o scontro), Cannavacciuolo riprende a sua volta una serie storie e dialoghi di dipinti realizzati alla fine degli anni Novanta a Cuba, ai quali dà ora titoli che sembrano incomprensibili giochi di parole o scioglilingua in vari idiomi, dallo spagnolo Hombre de negocio VS Chulito Lindo allo svedese Kakelmannen VS De tre aständiga männen all’inglese Gimme Five VS The Partially Invisible Breeze.

Commenta il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale: «La ricerca iconografica di Maurizio Cannavacciuolo è intrisa di quel certo humor tipico del teatro dell’assurdo ed è caratterizzata da una figurazione che indugia tra il fumetto, la citazione delle pubblicità di un tempo e un vasto substrato di simbologie sacre e profane. Si tratta di una visione ironica dell’arte che tuttavia, supportata da uno stile pittorico intriso della tradizione mediterranea ma con influenze medio-orientali, arriva alle radici della nostra cultura (e dell’incontro con altre culture) inducendoci alla riflessione. Cannavacciuolo stesso definisce i propri lavori come “machine à penser”, in quanto il suo scopo dichiarato è indurre lo spettatore a rallentare la percezione e a godere della narrazione, esaminando ogni singolo dettaglio dell’opera senza il condizionamento di concetti predeterminati. Il tutto, sorretto da un accurato stile pittorico e dall’utilizzo di una tecnica classica qual è l’olio su tela.».

Maurizio Cannavacciuolo (nato a Napoli nel 1954, vive e lavora Roma) a metà degli anni ’70 abbandona gli studi di architettura e avvia la sua attività artistica con la Galleria Lucio Amelio di Napoli. Tra le sue mostre personali da segnalare quelle presso il Museum Puri Lukisan, Ubud-Bali nel 1989; la Galleria Gian Enzo Sperone a Roma nel 1993 e nel 1997; Studio Guenzani a Milano nel 1993 e nel 1998; Sperone Westwater a New York nel 1997 e la Fundacion Ludwig de Cuba a La Havana nel 1997; Asprey-Jacques a Londra nel 1999; la Galleria Cardi a Milano nel 2000; il Museo de Arte Contemporaneo Franco Noero a Torino e Francesca Kaufmann a Milano nel 2001; il Museu da Republica Rio de Janeiro nel 2002; Santiago de Chile e Sprovieri a Londra nel 2003 (e poi 2006 e nel 2009); l’Isabella Stewart Gardner Museum a Boston nel 2004 e nel 2016; il Baltic Center for Contemporary Art di Gateshead nel 2005; la Galleria Pack e la Galleria Giovanni Bonelli a Milano nel 2019; Palazzo Collicola a Spoleto nel 2021. Nel 2013 le sue opere figurano ad Art Rio 2013 presso la galleria Progetti di Rio de Janeiro, mente nel 2016 è presente alla collettiva Avanscena presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia e nel 2019 è invitato alla XIII Biennale de L’Havana, Matanzas. Ha inoltre esposto in numerosi altri contesti internazionali tra cui Osaka, Londra, Bruxelles, Budapest, Sarajevo, Francoforte. Alcune sue opere sono conservate presso le collezioni della Farnesina e nella Camera dei Deputati di Roma e nella stazione “Cilea – Quattro giornate” della metropolitana di Napoli.

Negli spazi di “H.UNICA”in mostra le opere di Luciana Dos Santos Pretta, Caterina Vitellozzi e Luca Theodoli

La materia conta. Nella storia dell’arte si è spesso trasformata da superficie, bozzolo e medium a vera ossessione. Basti pensare al rapporto di Michelangelo Buonarroti per il marmo, una battaglia titanica ed erotica insieme; oppure, cinque secoli più tardi, alla predilezione del land artist inglese Richard Long per il fango lasciato dalle maree del fiume Avon nel porto di Bristol, dove è nato, una sorta di fluido cordone ombelicale reimpiegato in una frenesia neo-espressionista astratta. Entrambi gli artisti hanno usato altre tecniche, l’affresco per Michelangelo, i cerchi di pietra per Long, solo per citare gli esempi più noti. Ma il sentimento, pur nei capolavori che sono venuti, si percepisce diverso.

Per alcuni artisti, la materia è prima. Gli oggetti raccolti da Robert Rauschenberg a New York hanno il sentore delle strade della metropoli. Il celotex alla fiamma di Alberto Burri ha un odore “concettuale” (e i sacchi, naturalmente, e i cretti). I fili tessuti di Maria Lai trascinano millenni di lavoro femminile. I sassi raccolti e tagliati come forme di pane dall’ucraina Zhanna Kadyrova durante la fuga da Kyiv nella prima fase dell’invasione russa passano da esperienza vissuta a messaggio universale (chiuso nella bottiglia dell’arte), così come i suoi vestiti di piastrelle mimetizzati su pareti di uguali piastrelle paiono evocare, dalla materia, ombre e orme umane. A volte, la materia è traslata in maniera quasi atroce, si può ricordare il quarto di bue scuoiato, sanguinante e marcescente, tenuto nel suo piccolo studio per giorni dall’artista Chaim Soutine. Ne dipinse quattro versioni. I vicini chiamarono la polizia per il cattivo odore, si racconta.

A volte però, l’ossessione è ludica, come succede alle materie plasmate in opere d’arte da Luciana Dos Santos Pretta, Caterina Vitellozzi e Luca Theodoli che espongono fianco a fianco, o meglio, stanza a stanza, negli spazi di Hunica, a Roma. Luciana Dos Santos è nata e ha passato l’infanzia in un Brasile lontano dal mare e vicino al deserto. Metafisico, come tutti i deserti. Che però, durante la stagione delle piogge si trasforma in una prateria. Così i suoi oggetti recuperati e intrisi di colori forti e cantanti paiono voler segnare e rigenerare il vuoto in ritmi di pigmenti e recuperare i giochi d’infanzia quando ogni oggetto si trasforma in un giocattolo: scatole di cartone, confezioni per uova o tele materiche come lenzuoli o mantelli cangianti che aprono lo sguardo a geografie dell’emozione. Le sue opere hanno un tocco teatrale – le grandi tele ruvide come sipari interiori – e intimo insieme – le scatole aperte e vibranti di colore come un ricordo svelato. Caterina Vitellozzi, romana con fughe a Londra e in Cina, è una rarità: una delle poche donne a lavorare il mosaico. E lo fa in maniera insolita. Rendendo visibile la materia, anziché nasconderla nel disegno (come accade nei micromosaici, per esempio). Di più: la rende organica, inserendo nelle grosse tessere sbozzate, canne di bambù e rami di alberi. Come a far respirare la pietra dei pannelli. I suoi vulcani sembrano voler eruttare colore. I suoi tasselli di mosaico fanno pensare a pelli di animali estinti e fantastici. La materia invece diventa un caleidoscopio minuzioso nei ritratti e nelle scritte composte con lattine di metallo dal romano Luca Thedoli. Il rifiuto urbano diventa il ritratto iconico della diva, la musa di Hitchcock e principessa di Monaco, Grace Kelly. Si fa linguaggio e pensiero nella scritta dove si rimescolano ironia e protesta come in uno dei migliori slogan delle prime proteste sessantottine. Diventa anche flusso e riflusso, dai cestini, dai sorsi distratti, dai vuoti buttati all’opera ritornata. Come l’eco di un mare. Non a caso, erano di fronte al mare nella caverna di Blombos, nell’attuale Sudafrica, i primi artisti di cui si ha traccia. Sulle sponde del mare hanno preso conchiglie per fare gioielli, con l’ocra rossa del terreno hanno tracciato linee (il segno del tris, l’hashtag, vecchio di centomila anni) sulle pareti delle caverne, sui loro corpi. Hanno trovato la materia, ne è uscita arte. Un linguaggio. Nella loro lingua defunta e irrintracciabile forse hanno esclamato come il greco Archimede ere più tardi: “Eureka!”. Ho trovato.
(Fabio Sindici)

Caterina Vitellozzi
Luca Theodoli
Luciana Dos Santos

HUNICA #5
a cura di Pamela Fiacconi

fino al 16 giugno 2023

H.UNICA – VIALE LIEGI, 54 – ROMA

Foto di Ottorino Giardino

La Principessa Irma Capace Minutolo

Grace di Monaco

Irma Capece Minutolo con la giornalista Federica Pansadoro, durante il vernissage

“Vogia de carnoval”, la nuova esposizione della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti

Protagonista di “Vogia de carnoval” è la scrittrice iraniana Azar Nafisi, autrice del bestseller Leggere Lolita a Teheran (Adelphi), con un’intervista in esclusiva girata all’interno di rhinoceros e ambientata in una preziosa scenografia di San Marco a Venezia. Nell’intervista, che il pubblico può ascoltare all’interno del percorso espositivo, Azar Nafisi parla del suo rapporto privilegiato con Venezia, soffermandosi su un quadro di Tintoretto: L’Annunciazione. La scrittrice pensa alla Vergine come vittima di uno stupro, portando all’interno della mostra il tema delle proteste in Iran. Azar Nafisi e Alda Fendi: protagoniste del femminile contro ogni violenza.

“Vogia de carnoval” è un viaggio multimediale nella seduzione e negli incanti di Venezia, in equilibrio tra pittura antica e innovazione tecnologica: a rhinoceros si incontrano, in nome di un inusitato carnevale fuori stagione, il DAW della Presentazione al tempio di Giovanni Bellini (arriva per la prima volta a Roma questa originale e avanzata modalità di concepire l’opera d’arte, che attualizza l’originale creando al contempo una nuova opera originale digitale), le commedie di Goldoni riviste con sguardo felliniano, il Mose che salva la città lagunare dall’acqua alta e una riflessione sulla negritudine e sul dramma degli sbarchi dei migranti con l’action intitolata Black Venice e firmata da Raffaele Curi.

Un esperimento espositivo intrigante e originale, completamente gratuito, nel segno del mecenatismo ventennale della Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.

VOGIA DE CARNOVAL

IN MOSTRA A ROMA

NELLA RHINOCEROS GALLERY DI RHINOCEROS

IL PALAZZO IDEATO DA ALDA FENDI E PROGETTATO DA JEAN NOUVEL

in via del Velabro 9A

Roma, 15 dicembre 2022 – 30 aprile 2023