Dal 10 al 26 luglio 2026, presso il Castello Angioino di Gaeta, prestigiosa sede
dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, si terrà la mostra collettiva
Crossing shift, organizzata e sostenuta dall’Associazione Cultura è Libertà, con sede a
Filignano, con il patrocinio dell’Ateneo di Cassino e la collaborazione del Comune di
Viticuso e del Museo Pop Art Paolozzi.
L’esposizione, curata da Gina Ingrassia e Deirdre MacKenna, mette in dialogo le opere di
Eduardo Paolozzi, tra i protagonisti della Pop Art britannica, con Gian Mario Conti,
Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt. Quasi cinquanta opere, quattro artisti e un luogo
simbolo della storia italiana per un progetto espositivo site specific che pone al centro della
riflessione i temi della trasformazione, della memoria e della libertà.
L’iniziativa rientra nel più ampio quadro di azioni di public engagement e valorizzazione del
patrimonio culturale e dei linguaggi dell’arte contemporanea promosse dalla Delega alla
Diffusione della Cultura e della Conoscenza-SCIRE, rappresentata dalla Prof.ssa Ivana
Bruno. Essa conferma il Castello Angioino quale luogo privilegiato di produzione culturale,
di dialogo interdisciplinare e di relazione tra arte, ricerca e comunità.
La mostra è ospitata nella Cappella San Teodoro, antica struttura del X secolo situata
all’interno del complesso monumentale. Qui il dialogo tra architettura, memoria e arte
contemporanea genera un percorso che invita il visitatore ad attraversare simbolicamente
il passaggio dalla costrizione alla rinascita, dalla chiusura all’apertura, dalla memoria alla
possibilità di un nuovo sguardo sul presente.
Per decenni il Castello ha rappresentato uno spazio di reclusione e controllo; oggi,
restituito alla collettività, si trasforma in luogo di incontro, conoscenza e libertà di
espressione, “un luogo dalla straordinaria stratificazione storica che, grazie a un percorso
di valorizzazione e di apertura alla collettività, è progressivamente divenuto uno spazio
accademico di incontro, ricerca, produzione culturale e partecipazione”, scrive nel suo
saluto in catalogo Marco dell’Isola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di
Cassino e del Lazio Meridionale.
Ed è proprio questa metamorfosi a costituire il cuore del progetto curatoriale.
Figura centrale della mostra è Eduardo Paolozzi, artista la cui vicenda personale risuona
profondamente con il luogo e i temi affrontati dal progetto. Figlio di emigrati italiani in
Scozia, durante la Seconda guerra mondiale subì l’esperienza dell’internamento. Nella sua
opera il trauma della guerra, della perdita e dello sradicamento si traduce in una continua
tensione tra frammentazione e ricostruzione, tra memoria e futuro. “Nelle sue immagini e
sculture, Paolozzi ci diceva che il fascino della superficialità può mascherare e celare la
follia di un mondo plasmato da lavoro intenso, consumismo, mass media e conflitti”, scrive
Deirdre MacKenna, co-curatrice della mostra.
Ed è proprio a questo che rivolge lo sguardo Gian Mario Conti sviluppando una riflessione
sulla condizione dell’uomo contemporaneo, spesso intrappolato in dinamiche sociali,
lavorative e psicologiche che limitano la libertà individuale e la autentica espressione di sé.
Nelle sue opere emerge però potente la possibilità della trasformazione: il seme, la crescita e la rinascita diventano metafore di una riconquista dell’identità e del pensiero libero.
Elaine Shemilt affronta il tema della memoria attraverso opere che custodiscono le tracce
invisibili lasciate dalla storia sui corpi e sui luoghi. La sua ricerca restituisce voce a
esperienze individuali e collettive spesso dimenticate, trasformando il ricordo in materia
viva.
Le sculture di Roberto Franchitti introducono infine il tema della rigenerazione attraverso
l’espediente della materia. Attraverso materiali di recupero e forme simboliche, l’artista
costruisce opere che raccontano la possibilità di una nuova vita, suggerendo una
continuità ideale con la trasformazione stessa del Castello.
Anche l’allestimento, con strutture espositive in tubi zincati, contribuisce alla narrazione
della mostra: “concepite come parte integrante del progetto, scrive, Gina Ingrassia co-
curatrice dell’esposizione, evocando l’immaginario della fabbrica e del cantiere,
richiamano i temi del lavoro, dell’emigrazione, della modernizzazione e delle
trasformazioni sociali del Novecento. Inserite negli spazi del Castello Angioino-Aragonese,
queste strutture instaurano un significativo dialogo tra la solidità della pietra medievale e
l’essenzialità industriale del metallo, tra memoria, trasformazione e cambiamento.
In quest’ottica, Crossing Shift non è soltanto una mostra d’arte contemporanea, ma un
progetto che utilizza il linguaggio artistico per rileggere la storia di un luogo e interrogarne
il significato nel presente. In un’epoca segnata da nuove forme di conflitto, isolamento e
pressione sociale, il Castello Angioino diventa il simbolo di una possibile trasformazione:
da luogo della reclusione a spazio aperto al dialogo, alla cultura e alla libertà.
La mostra invita il pubblico a riflettere sul valore della memoria e sulla capacità dell’arte di
generare nuove possibilità di comprensione, relazione e cambiamento. Una prospettiva
che, nelle parole di Igor Todisco, Vice Sindaco di Viticuso e responsabile del Museo
Pop Art Paolozzi, dimostra “che anche le storie nate ai margini possono contribuire, con
forza e autonomia, alla costruzione di una visione condivisa del mondo”.
È proprio in questa capacità di creare connessioni che risiede, secondo Antonio Buono,
Presidente di Cultura è Libertà, il valore più attuale dell’esperienza artistica: “in un
tempo caratterizzato da cambiamenti rapidi e da relazioni spesso frammentate, l’arte
continua a offrirci spazi di incontro autentico, capaci di favorire il confronto, la
partecipazione e la condivisione”.
Categoria: ARTE
Centenario della Gam: si celebrano Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi
In una tiepida serata di metà giugno, nel cuore di Roma, la storia di tre artiste del Novecento — Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi — è stata raccontata con grazia e profondità dalla voce della storica dell’arte, curatrice Gina Ingrassia, coadiuvata dal tappeto sonoro dell’artista musicista Gian Mario Conti.
L’evento si è svolto nel suggestivo chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale (GAM), in via Crispi, il museo comunale che quest’anno festeggia il secolo dalla sua fondazione.
La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui un’incantata Eva Cela e una riflessiva Emanuela Schiavetto, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa .
Nel reading di Gina Ingrassia è emersa con forza l’indipendenza di queste tre donne, da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate. Eppure, dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso.
Benedetta Cappa, figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento.
Antonietta Raphaël, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour.
E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna.
“Le Eretiche, Sante e Profetesse”: il nuovo progetto artistico di Nora Lux
Il prossimo 20 giugno alle ore 17.00, presso il Palazzo di Giustizia di Piazza Cavour nel quartiere romano Prati, si svolgerà l’evento inaugurale del progetto “Le Eretiche, Sante e Profetesse” dell’artista Nora Lux. Lo spettacolo si pone come un’urgenza ontologica nel panorama della cultura contemporanea, un atto di risignificazione che trasforma la performance in un’interpellanza radicale verso i fondamenti della giustizia universale. Non si tratta di una mera rievocazione, ma di un intervento site-specific di portata internazionale, che sfida secoli di storiografia maschile proprio nel tempio della legge codificata. La scelta del Solstizio d’Estate e del Palazzo di Giustizia di Roma non è puramente estetica, bensì una mossa strategica di comunicazione simbolica: nel momento di massima luce solare, l’azione rituale penetra l’oscurità delle sentenze storiche per rivendicare la libertà di pensiero e l’autodeterminazione dell’essere.
La nota artista visuale e transmediale Nora Lux presenterà in questa occasione la tappa inaugurale del suo nuovo ciclo monumentale, intitolata “LE ERETICHE”. L’azione avrà quindi luogo nella cornice ieratica di Piazza Cavour, dinanzi al Palazzo di Giustizia, in perfetta coincidenza con il Solstizio d’Estate, e, attraverso un linguaggio che fonde corpo, rito e installazione, la performance interrogherà l’istituzione giudiziaria sulla natura del “diritto alla scelta”, riaprendo un processo poetico e filosofico che lega l’attualità della libertà individuale alla profondità millenaria della ricerca di Nora Lux.
Il baricentro speculativo del progetto risiede nella riscoperta del termine greco hairetikos, ovvero “colui che sceglie”. Nora Lux opera una trasformazione filosofica decisiva: l’eresia smette di essere un marchio d’infamia per divenire un manifesto di autodeterminazione spirituale. In un ribaltamento sistematico della storiografia tradizionale, che ha storicamente silenziato il dissenso femminile, il progetto si configura come un viaggio visivo ed emotivo attraverso sette figure femminili di cui le prime tre hanno osato deviare dal dogma. Questa azione non celebra la vittima, ma la potenza del pensiero non allineato, materializzando a Roma un nuovo paradigma dove l’atto di scegliere è l’unica vera forma di conoscenza sacra.
L’utilizzo del Palazzo di Giustizia come scenario metafisico crea una frizione feconda tra l’ortodossia del potere e la fluidità del rito. L’imponente architettura giudiziaria diventa il fondale per un’azione dedicata a chi è stato condannato per non essersi piegato alla legge dell’uomo. I giardini di Piazza Cavour si trasformeranno così in uno spazio di connessione tra il “Corpo Terra Acqua” e l’ideale di giustizia intesa come equilibrio cosmico.
La performance “LE ERETICHE” di Nora Lux, oltre alla protagonista, vede in scena figure centrali, corrispondenti a tre eretiche medievali che hanno pagato con la vita il proprio diritto alla scelta, Margherita Porete, Giovanna d’Arco e Guglielma di Milano, interpretate rispettivamente da Stefania Morra, Alberta Perini e Ottavia Dominici. Queste attrici daranno corpo e voce a queste figure, agendo come veicoli di una memoria mai sopita. Sotto la luce del fuoco solstiziale, Nora Lux presenterà simboli inediti che fungeranno da archetipi di trasformazione, facendo diventare la performance un rito di sintonizzazione collettiva.
L’originalità di Nora Lux risiede nella sua capacità di far convergere la ricerca accademica – attingendo agli studi di Carl Gustav Jung sugli archetipi, di Marija Gimbutas sul matriarcato e di Erich Neumann – con una pratica alchemica e sciamanica vissuta sulla pelle. L’opera non è solo visuale, ma transmediale, integrando video, installazione e sonorità ancestrali.
I segni creati dall’artista richiamano le miniature circolari di Ildegarda di Bingen, dove la geometria medievale esprimeva l’ordine del cosmo. Questi “segni di trasformazione” agiscono come ponti teologici tra il microcosmo umano e il macrocosmo universale. La narrazione si snoda attraverso le cinque fasi della trasmutazione alchemica: nero, verde, bianco, oro e rosso. Questo percorso non è solo dell’artista, ma dello spettatore, invitato a subire una metamorfosi interiore attraverso la visione. Infine, il cosmo è rappresentato come una serie di cerchi concentrici (fuoco, aria, acqua, terra, etere), elementi che Nora Lux manipola per restituire una percezione sacra del femminile.

Al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il sorriso della Sfinge. Le sculture di Federica Zuccheri
Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e Galleria Vittoria di Roma presentano la mostra Il sorriso della Sfinge, personale di Federica Zuccheri, aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026.
Il percorso espositivo, curato da Tiziano M. Todi, si sviluppa attraverso 10 opere scultoree, selezionate per costruire un percorso concentrato e coerente. Le opere, realizzate con materiali di grande pregio come bronzo, argento, innesti lapidei e dettagli preziosi, non cercano mai l’effetto ornamentale. Al contrario, costruiscono presenze dense, figure seducenti e perturbanti, capaci di oscillare tra grazia e dolore, luce e tenebra, attrazione e inquietudine.
Nel lavoro di Zuccheri il mito non è una citazione né un rifugio nostalgico, ma uno strumento per riattivare domande sul presente. Le sculture di Federica Zuccheri trattano temi legati al desiderio, alla metamorfosi, alla vulnerabilità, alla seduzione e al potere, e li trasformano in immagini che non si esauriscono nella prima visione. La forma elegante, raffinata e spesso luminosa, non attenua mai la tensione interna dell’opera, ma la rende ancora più evidente. Proprio in questa coesistenza tra bellezza e inquietudine si riconosce uno dei tratti più autentici della sua ricerca.
«Accogliere una mostra di arte contemporanea negli spazi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia significa assumersi una responsabilità e, insieme, riaffermare una visione, quella di un museo che non si limita alla conservazione, ma si riconosce come spazio dinamico di confronto tra epoche, linguaggi e sensibilità», dichiara Luana Toniolo, Direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e continua «Il sorriso della Sfinge di Federica Zuccheri si inserisce in questa prospettiva non come intervento episodico, né come semplice innesto formale, ma come occasione per interrogare il rapporto profondo tra l’antico e il contemporaneo».
Allestita sotto l’emiciclo affrescato di Villa Giulia, uno degli ambienti più suggestivi del complesso rinascimentale costruito per volere di papa Giulio III fra il 1551 e il 1553, su progetto di Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, la mostra restituisce il carattere preciso della ricerca di Federica Zuccheri, in cui la scultura si afferma come linguaggio complesso, narrativo e simbolico.
In questo contesto, l’emiciclo affrescato non si limita a fare da cornice, ma partecipa attivamente alla costruzione dell’esperienza visiva. La sua architettura avvolgente, insieme ai pergolati, alle grottesche e alla costruzione illusionistica dello spazio, genera una vera macchina dello sguardo, un luogo in cui l’arte contemporanea può inserirsi non per sovrapposizione ma per risonanza.
La “selva” degli affreschi entra in dialogo con l’universo figurativo di Zuccheri, creando una continuità inattesa tra memoria decorativa e immaginazione contemporanea. Le sculture non si mimetizzano nello spazio, lo attraversano. Lo abitano come presenze vigili, capaci di instaurare con l’architettura e con il visitatore un rapporto diretto, mai pacificato.
Le opere sono sostenute da basi cromatiche blu, pensate come elemento di lettura e orientamento visivo, una scelta che dichiara con chiarezza la presenza del contemporaneo e rende più leggibile il confronto tra epoche, materiali e sistemi simbolici differenti.
Il progetto espositivo è firmato da Francesca Borelli, il coordinamento è affidato a Flavia Borelli, in un lavoro che ha tradotto la visione curatoriale in una configurazione spaziale capace di valorizzare l’identità delle sculture e, insieme, la complessità dell’emiciclo.
«Il sorriso della Sfinge è una forma di conoscenza che non si consegna subito», dichiara il curatore Tiziano M. Todi. «Non è un invito rassicurante, ma una soglia. In un luogo come l’emiciclo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, progettato per costruire una relazione attiva con lo sguardo, le opere di Federica Zuccheri non cercano un’ambientazione, ma un confronto reale con l’architettura, con la memoria iconografica del luogo e soprattutto con chi guarda. La bellezza, qui, non addolcisce l’enigma, lo rende più netto, invitando il visitatore a sostare in quella zona in cui il visibile non coincide ancora con il dicibile».
Le opere di Zuccheri si distinguono anche per l’attenzione alla materia e alla superficie. Il bronzo e l’argento, insieme agli innesti e ai dettagli preziosi, partecipano pienamente alla costruzione del senso, trasformando la luce in presenza e facendo emergere una qualità mobile e cangiante della visione. La produzione delle opere vede la collaborazione della Bottega Mortet, storica attività romana, in un dialogo tra competenza artigianale e progettualità contemporanea che restituisce alle sculture una qualità tecnica e materica di straordinaria intensità.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da TWM Edizioni, concepito come un volume di pregio e come estensione naturale del progetto curatoriale. Attraverso testi e immagini, il volume restituisce la qualità delle opere, la ricchezza dei materiali e la specificità del dialogo instaurato con il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, offrendo uno strumento di approfondimento capace di accompagnare e prolungare l’esperienza della mostra. Il progetto nasce da un dialogo condiviso tra ricerca artistica, visione curatoriale e realizzazione espositiva, ed è realizzato da Galleria Vittoria di Roma, realtà che da anni accompagna il percorso dell’artista e contribuisce a dare continuità a una riflessione sul rapporto tra linguaggio classico e sensibilità contemporanea.


Allora…no volevo di alloro!!!
Laura Megna
Il nome tecnico è Laurus Nobilis è una pianta aromatica sempreverde appartenente alla famiglia delle lauraceae. Come molti di voi sapranno si usa in cucina per aromatizzare i piatti, ma è riduttivo dire che è solo questo. Ha anche proprietà terapeutiche antinfiammatorie ed ossidanti, antibatteriche e antifungine. Viene usata in agricoltura biologica per scacciare gli insetti da altre piante per poter evitare di usare prodotti chimici, è un repellente naturale degli afidi e delle mosche e altri parassiti. Pure usato secco è utilissimo per evitare che gli insetti possono attaccare i cibi. Io lo uso nella dispensa. Viene usato per i suoi oli essenziali e per il Feng Shui dona protezione e abbondanza si usa anche mettere una foglia del portafoglio, come porta fortuna.
Ma veniamo al significato che gli è stato sempre attribuito per questo motivo e per i suoi effetti non soltanto benefici.
Nella nostra storia è utilizzato moltissimo, possiamo ricordare nella Roma degli Imperatori che una corona d’alloro cingeva la testa e il capo dell’imperatore. Nella mitologia Apollo e Dafne. Tale rappresentazione oltre che nelle figure mitologiche è stata disegnata e portata agli occhi dello spettatore da grandissimi artisti come Giotto, Mantegna, Botticelli, Bernini, Poussin e numerosi altri.
Approfondiamo la storia di Apollo. Qui siamo nella rappresentazione iconografica del mito. La storia del mito parte dall’invidia di Eros che scagliò due frecce “fatate”, una al cuore di Apollo per fare innamorare e l’altra al cuore di Dafne per far respingere. Dafne era una Ninfa, fa parte delle naiadi, figlia del fiume, acqua in movimento, anche lei in parte divina, protegge la natura di cui era parte. Ricordiamo per questo le rappresentazioni delle naiadi in numerosissime Fontane sparse in molte città europee, alla Reggia di Caserta oltre che a Roma a Piazza Esedra, oggi Piazza della Repubblica e numerose altre1.
Ma ritorniamo a Dafne che, per sfuggire alla passione di Apollo, invocando l’aiuto divino, fu trasformata in una pianta di alloro.

Una delle figure che tutti ricordiamo per la meraviglia e lo stupore e l’esaltazione di questa trasformazione è la statua, in marmo di Carrara, di Gian Lorenzo Bernini realizzata tra il 1620 e il 1625, quando Bernini aveva circa 22-27 anni. Il pathos con cui viene trasformata Dafne e quello dell’ardore con cui Apollo tenta di catturarla e brama la sua figura, protagonista di un’evoluzione, di una trasformazione, in cui Dafne ha i piedi nella madre terra e le braccia verso l’alto a toccare il cielo, in un solo istante la terra la protegge e la nutre, i sentimenti e le passioni bruciano per trasformarla e l’aria l’accoglie cingendone le linee sinuose. Dafne si immola per seguire i suoi principi e la castità nella via della verità, pur di non cedere ad Apollo. Dalla dura pietra si vedono le linee della ninfa che scorrono verso l’alto in un turbine di impeto e potenza, sprigionate grazie alla maestria di Bernini e alla leggiadria di una trasformazione immortale.

Apollo contrito dagli eventi, capendo il suo gesto, anche se spinto dall’invidia e dal rancore di Eros, prende un ramo di alloro della sua amata persa e si cinge il suo capo, come monito di castità e incorruttibilità e per seguire la luce di cui è portatore, consentendo tramite quella corona di alloro di ricordare a tutti la strada da perseguire. Da questo gesto Apollo verrà raffigurato con la corona di alloro sul capo.
Apollo era il dio greco della luce, della musica, della poesia, della profezia e della medicina. Era anche associato al sole e considerato il protettore delle arti e della bellezza.
L’apposizione della corona di alloro è la speranza come sigillo della vittoria dell’intelletto sulle passioni, che bruciano per trasformare gli istinti in Sapienza.
L’alloro, simbolo e auspicio di castità e incorruttibilità viene posto sul capo dei vincitori e di coloro che, come simbolo, speranza e monito, hanno l’onore di guida di un popolo sul capo degli imperatori romani e dei re.
Ritroviamo la corona di alloro sul capo dei sommi poeti come ad esempio Dante, questo perché Apollo era il dio della poesia, ma anche della luce quella luce che colpendo coloro che aprono il loro intelletto alla Sapienza ne cingono il capo come simbolo di luce, di guida quindi di speranza per perseguire la giusta via della giustizia e della Sapienza.
Allora…no volevo dire alloro…più di una pianta e la sublimazione della Sapienza nell’amore della canoscenza sugli istinti.
Altra nota erbacea, l’alloro si può cucinare, si può usare, si può bruciare, ma non si può mangiare, è velenoso2, così come la canoscenza e l’esperienza se usate male o non usate, la luce come simbolo di Apollo, il caos delle passioni che solo la luce e l’esperienza sublimata dal fuoco può perseguire le virtù dell’uomo e della Sapienza.
“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”
Fotografie: Laura Megna
- Fontana delle Naiadi di Firenze al Giardino di Boboli, Fontana delle Naiadi al parco di Monza, Fontana delle Naiadi a Lione, Fontana delle Naiadi a Venezia giardini della Biennale, Fontana delle Naiadi a Napoli giardino comunale e ovviamente tutte le fontane in cui viene associata una figura femminile come una divinità acquatica simile alle Naiadi potrebbe essere elencate. ↩︎
- Alcune tipologie di alloro contengono acido cianidrico. In generale non fa bene l’ingestione dell’alloro, può avere numerosi effetti collaterali. ↩︎
Una mostra fotografica per festeggiare i 25 anni di Amorim Cork Italia
La Mostra “Il passo del viandante”, dal 05 ottobre 2024 al 03 novembre 2024 nella suggestiva cornice della Sala del Novecento, a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, raccontale Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene attraverso l’obiettivo fotografico di Arcangelo Piai in un percorso iconografico, letterario e multimediale nel quale i visitatori sono invitati a soffermarsi sulla bellezza e la fragilità di un territorio, al contempo antico e attuale. Una sensibilità di occhio esperto del paesaggio: i visitatori possono apprezzare la profondità e la ricchezza di uno scenario che, attraverso l’arte, rivela la sua anima più autentica e suggestiva. La Mostra trova poi espressione nel volume omonimo, “Il passo del viandante”, che si articola in quattro sezioni, ognuna dedicata a un diverso momento della giornata: alba, mattino, pomeriggio e sera. Le foto sono accompagnate da un racconto di Alberto Ceschin che segue le riflessioni di un misterioso viandante in cammino attraverso le Colline del Prosecco. Il testo, diviso nelle quattro fasi del giorno, abbina ad esse i quattro momenti fondamentali del passo.
Prima attraverso gli investimenti nell’ampliamento aziendale presso la sede di Conegliano (TV), ora con l’esposizione, Amorim Cork Italia ha deciso così di festeggiare questi 25 anni ringraziando il territorio per l’accoglienza, fertile per i tanti progetti portati avanti negli anni a livello nazionale. Una scelta che si dimostra coerente, anche, con gli investimenti nella sostenibilità portati avanti negli anni dall’azienda, tra le prime in Italia a credere e implementare una economia circolare. I quattro pilastri su cui l’ha fondata sono la sostenibilità ambientale con un prodotto e una filiera totalmente naturali, fino al recupero dei tappi usati, quella sociale con il progetto Etico che offre finanziamenti e dignità a decine di onlus in tutta Italia, quella economica con la realizzazione di Suber, arredamento di alto livello ottenuto dai tappi in sughero riciclati e, infine, appunto, culturale con la realizzazione di questa mostra, dopo quella del 2022 “SUG_HERO – Metaforme – Le mille vite di uno straordinario dono della natura, il sughero”, nata per valorizzare e testimoniare i valori che animano l’azienda.
«La Mostra “Il passo del viandante” è una scelta in linea con tante iniziative portate avanti negli anni da Amorim Cork Italia – afferma l’a.d. Carlos Veloso dos Santos – tra cui proprio la valorizzazione dell’arte e degli artisti locali. Abbiamo voluto dare rilievo al patrimonio naturale offrendo non solo un’opportunità culturale, ma anche un messaggio di rispetto e amore per la terra, unendo arte e sostenibilità in un connubio perfetto.».

La Mostra “Il passo del viandante” rimane aperta dal 05 ottobre 2024 al 03 novembre 2024 nella suggestiva cornice della Sala del Novecento, a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (TV), nei seguenti giorni e orari:
da martedì a venerdì dalle ore 15:00 alle ore 19:00,
sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 19:00.
Tutte le mattine infrasettimanali a richiesta per gruppi, info e prenotazioni: 0438 394971
Il Gruppo Amorim è la prima azienda al mondo nella produzione di tappi in sughero, in grado di coprire da sola nel 2023 il 45% del mercato mondiale di questo comparto e il 28% del mercato globale di chiusure per vino; conta un totale di 56 filiali di cui 22 distribuite nei principali Paesi produttori di vino. Il Gruppo Amorim esporta in più di 100 Paesi e ha le sue aziende in 28 Paesi nei cinque continenti.
Amorim Cork Italia, con sede a Conegliano (Treviso), filiale italiana del Gruppo Amorim, si è confermata nel 2023 azienda leader del mercato del Paese. Con i suoi 75 dipendenti, nel 2023 ha registrato oltre 633 milioni di tappi venduti per un fatturato di 77 milioni di euro, pari al +2,5% rispetto all’anno precedente. La leadership di Amorim è dovuta ad una solida rete tecnico-commerciale distribuita su tutto il territorio della penisola, ad un efficace servizio di assistenza pre e post vendita ma anche all’avanguardia dei suoi sistemi produttivi e gestionali e soprattutto del suo reparto Ricerca&Sviluppo, al quale si associa una spiccata sensibilità per la tutela dell’ambiente e in particolare per la salvaguardia delle foreste da sughero. Accento vigoroso anche quello sulle risorse umane, con una serie di iniziative di work-life balance per una migliore armonia tra vita personale e lavorativa della grande famiglia Amorim. Tra gli ultimi grandi traguardi raggiunti, infine, il compimento perfetto dell’economia circolare grazie alla linea SUBER, arredo di design nato dalla granina dei tappi raccolti dalle onlus del progetto ETICO (di Amorim stessa) e riciclati. Un’opera di sostenibilità divenuta anche culturale grazie alla Mostra “SUG_HERO – Metaforme – Le mille vite di uno straordinario dono della natura, il sughero”, esposizione nata per valorizzare e testimoniare i valori che animano l’azienda.

Bajocco Festival Arti Performative 2024

Torna il 6. 7. 8. Settembre ad Albano Laziale
Bajocco Festival Arti Performative 2024
Tredicesima edizione dell’atteso evento nel cuore della città, che celebra l’arte di strada in tutte le sue forme con un ricco cartellone di spettacoli, laboratori, street food ed eventi correlati.
Sfilate di apertura Venerdì 6 ore 18:00 | Sabato 7 ore 18:30 | Domenica 8 ore 16:30
ALBANO LAZIALE (Rm) – 170 Spettacoli gratuiti circensi e musicali, un’installazione itinerante direttamente dal Carnevale di Viareggio, 2 mostre correlate (arte digitale e fotografia), la presentazione di un libro e di un cortometraggio animato, 4 aree street food, laboratori e aree ludiche, un concorso fotografico e tanto, tanto altro ancora.

ph Claudio Monderna
La tredicesima edizione di Bajocco Festival 2024, dal 6 all’8 settembre 2024 ad Albano Laziale (RM), si preannuncia come la più ricca fin qui realizzata. “Bajocco è diventato nel tempo un festival sempre più artistico, – sottolinea Gianluca Pelle, Presidente dell’Associazione XV Miglio ETS, ideatrice e organizzatrice dell’evento – dove il cartellone delle proposte/spettacoli assume, ogni anno che passa, maggiore consapevolezza della propria responsabilità culturale“.
Tra i principali festival di artisti di strada in Italia, punto di riferimento artistico e culturale del territorio, il festival è promosso da Ministero della Cultura, Regione Lazio, Città metropolitana di Roma Capitale, Città di Albano Laziale, Parco dei Castelli Romani, Meraviglia Italiana, il circuito United for Busking, ed è realizzato in collaborazione con il Comune di Albano Laziale.
Una manifestazione nata piccola, con numeri oggi da grande evento: 190mila presenze in tre giorni nel 2023. Decine di artisti circensi e musicali, dall’Italia e dall’Estero sono pronti ad esibirsi nel grande palcoscenico a cielo aperto del centro storico di Albano Laziale in un’atmosfera incantata che stupirà grandi e piccini.
L’IMMAGINE UFFICIALE BAJOCCO 2024 FIRMATA DA PIERO SCHIRINZI. Creatività a tutto tondo, dunque, con gli elementi del festival che trovano la loro sintesi narrativa nell’immagine ufficiale 2024 creata e curata dall’illustratore digitale Piero Schirinzi. Omaggio all’artista francese Marcel Marceau e al suo personaggio “Bip il clown”, attraverso il quale ha ricordato sempre l’importanza dell’arte soprattutto nelle avversità.

ph Simone Ferrazza
EVENTI CORRELATI – LE PROPOSTE CULTURALI PRESSO IL MUSEO CIVICO DI ALBANO. Per quanti desiderano vivere l’evento in modo diverso, tra gli Eventi Correlati in linea con questa edizione, spiccano le proposte presso il Museo Civico Mario Antonacci di Albano Laziale:
- Mostra fotografica “La strada di un Artista” del fotografo Marco Flores, direttamente dalla casa museo di Alda Merini dove è stata allestita lo scorso marzo, arriva l’esposizione che racconta la street art, frutto di un progetto fotografico di street photography dedicato ai buskers di Milano. (Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
- Mostra personale “L’arte digitale” di Piero Schirinzi, in cui l’illustratore grafico leccese, presenterà una selezione di lavori che raccontano il suo percorso, i temi pittorici, la tecnica da lui utilizzata. (Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
- Proiezione del cortometraggio animato “Addhumare”, una fiaba d’amore salentina. Realizzato nel 2023 da Hermes Mangialardo, su musica dei Khaossia-Ethno ensemble salentina, con le illustrazioni di Piero Schirinzi, il corto ha vinto 11 Premi in diversi Festival Internazionali del Cinema.La proiezione introdurrà la mostra di Arte Digitale di Piero Schirinzi. (Proiezione Venerdì 6 e Sabato 7 settembre 2024 dalle 20:00 alle 24.00 | Domenica 8 settembre dalle 18:00 alle 22:00).
- Presentazione del libro “Patapum” e incontro con l’autrice Sofia Schito. In un libro la straordinaria storia di Marcel Marceau e di come attraverso l’arte, il coraggio e la resilienza si sono potuti salvare tanti bambini ebrei. (Sabato 7 settembre ore 19:00).
“UN MONDO DA SALVARE”, INSTALLAZIONE MOBILE DI LORENZO PAOLI. Suggestiva esibizione itinerante progettata e realizzata dall’architetto e artista toscano Lorenzo Paoli, direttamente dal Carnevale di Viareggio 2024. Un bambino dalla pelle scura e dai grandi occhi azzurri, unione ideale delle diverse etnie del pianeta, cammina tra la folla stringendo il suo orsacchiotto; nello zaino alle sue spalle tiene stretto il Mondo da salvare, perché solo l’anima pura e innocente di un bambino può portarlo sulla giusta strada, alla ricerca di un futuro di felicità.
LABORATORIO DI PITTURA FONDAZIONE LENE THUN. Un laboratorio di pittura con soggetti ceramici THUN, aperto a grandi e piccini, uno spazio di raccolta fondi per i laboratori di ceramico-terapia nelle oncologie pediatriche italiane. La Fondazione Lene Thun, infatti, nasce nel 2006 e dal 2014 offre all’interno degli ospedali italiani ed europei, principalmente nelle oncoematologie pediatriche, un servizio gratuito e permanente di terapia ricreativa attraverso la modellazione dell’argilla. (Via Cavour – domenica 18:00 – 22:00)
BAJOCCO VOICE. Una delle novità di questa tredicesima edizione è lo spazio interviste, in diretta Social dalla postazione di Piazza Mazzini, dedicato ai protagonisti del festival e alle loro storie. Un modo per conoscere Bajocco Festival in modo più appassionante.
STREET FOOD. Godere di Bajocco Festival, gustando sfiziose proposte street food nelle 4 aree gastronomiche all’interno dell’anello della manifestazione: Piazza Pia, Viale Risorgimento-Area Museo, Piazza Gramsci, Piazza Anna Maria Teresa Maggiori.
CONCORSO FOTOGRAFICO “BAJOCCO CLICK”. Una sfida tra amanti della fotografia, professionisti e non, nel catturare i momenti più belli e suggestivi del festival. (Iscrizioni nei giorni dell’evento presso il Punto dell’Associazione XV Miglio in Corso Matteotti, 117).
LOTTERIA BAJOCCO FESTIVAL. L’Associazione XV Miglio ETS ha indetto una lotteria di autofinanziamento. Acquistano un biglietto al di 4 euro si partecipare all’estrazione di 12 premi, tra cui un soggiorno per due persone in un Villaggio Futura Club del valore di 1.100 euro. I fondi raccolti consentiranno di organizzare tutte le attività di Bajocco Festival. (Biglietti in vendita nei tre giorni dell’evento presso il Punto Info dell’Associazione XV Miglio in Corso Matteotti, 117).
Sostiene Bajocco Festival, la Fondazione Marta Czok che ha donato un’opera grafica tra i premi della lotteria di autofinanziamento.
INFORMAZIONI
Quando: 6. 7. 8. Settembre 2024
Dove: Centro Storico Albano Laziale (RM)
Sito web: www.bajoccofestival.com
Programma completo delle esibizioni circensi e musicali, e degli eventi correlati: https://issuu.com/associazionexvmiglio/docs/pieghevole_web_bajocco_festival_2024_copia_di_agos
Video-promo edizione 2024: www.youtube.com/@associazioneculturalexvmig7314
L’Associazione XV Miglio ETS è:
Socio fondatore ANAP – Associazione Nazionale Arti Performative.
Socio fondatore UFB – United for Busking, rete organizzatori festival di arti di strada.
Paesaggi e Natura, la nuova collettiva di Galleria Studio Cico
Domenica 14 gennaio 2024, è stata inaugurata la mostra collettiva “Paesaggi e Natura“, a cura di Cinzia Cotellessa, presso la Galleria Studio Cico, in via Gallese 8, Roma.
Il critico d’arte Piero Zanetov e la stessa Cotellessa, hanno selezionato per questo evento i seguenti artisti: Bacci, Capuano, Castellari D’Orazio, Di Mario, Gandini, Garzillo, Gudenko, Iannone, Luciani Fulbright, Mengoni, Stronati, Tufano, Uber, Valdinoci, Veneziani e Versace.
«Con Paesaggi e Natura – ha dichiarato la curatrice – si è voluto indicare una linea per creare all’interno dell’esposizione un percorso omogeneo e discorsivo dove l’artista può spaziare sul tema in un caleidoscopio di forme e colori».
Nell’ideare la collettiva, la Galleria Studio Cico si unisce a una lunga tradizione di artisti che hanno plasmato il concetto di paesaggio e natura attraverso il loro genio creativo. In tutte le epoche, infatti, il paesaggio è stato presente nelle opere d’arte; come sfondo dei ritratti o delle opere sacre, o per simboleggiare la complicata e mutevole condizione umana. La natura sarà interpretata in qualsiasi stagione, in qualsiasi forma, reale o fantastica. Una goccia di rugiada che scivola lenta su un vetro o un fuoco che scoppietta in un camino o un animale che contempla il tramonto. Astratta e concreta.
«Ho dipinto la natura per tutta la mia vita, spesso cercando di coglierne l’anima e la
vitalità. Ogni paesaggio è un’emozione fissa sulla tela» diceva il pittore Claude Monet.
Mentre, per Vincent van Gogh è la natura il modello: «Preferisco dipingere esterni. È lì che si trova l’ispirazione, e la pace della campagna mi aiuta a lavorare meglio».
Il pensiero dei maestri passati guidano lo spettatore attraverso il percorso della mostra “Paesaggi e Natura”, offrendo un contesto prezioso e stimolante per l’esplorazione delle opere degli artisti contemporanei coinvolti nella mostra.
«La realizzazione di questa collettiva lancia un messaggio profondo – conclude Cinzia Cotellessa -. La rappresentazione del mondo circostante sarà quella che vedono gli occhi degli artisti. Un mondo che l’uomo distrugge, tra inconsapevolezza e colpa, in nome di sviluppo e progresso».
L’esposizione avrà una durata di 15 giorni con personale di vendita dalle ore 12 alle 19.30 (escluso festivi), e terminerà il 28 gennaio 2024.
Moda e Reportage: le fotografie di Stefano Massimo
VERNISSAGE Spazio all’Arte di Capitolum Art giovedì 16 novembre dalle 18:30
Tredici gli scatti selezionati, accompagnati nel Catalogo da un commento critico di Adriana Soares pubblicato da Il Giornale OFF. Alcune, come “Coprifuoco, Gaza, 1988”, esiti di reportage di tragica attualità. Scrive Willy Zuco nell’introduzione al Catalogo: “Oscillando dalla leggerezza della moda alla drammaticità del reportage, con uno sguardo anche rivolto alla delicata sensualità femminile, le foto di Stefano Massimo hanno la capacità di mettere chi le guarda a contatto con le emozioni di tutte queste contrapposizioni”.
Capitolium Art Roma – Spazio all’Arte
Via delle Mantellate 14/b-00165 Roma
e-mail: roma@capitoliumart.it tel. 06.84017189
web: capitoliumart.it
Stefano Massimo in primis lavora con la composizione, come racconta in una delle sue interviste lo stesso Fotografo. La sua ricerca di bellezza va nella direzione dell’armonia e dell’equilibrio, oltre che dell’andare oltre, verso il senso, al di là della resa superficiale della foto. Il secondo obiettivo è quello dell’emozione, ricercarla in quello che guarda per poi restituirla all’osservatore. Concorrono a definire i suoi scatti l’amore per la vita di campagna e la cultura genuina ereditata da suo padre insieme al suo gusto per le cose raffinate e ad uno sguardo aperto anche verso la molteplicità di culture altre con cui era entrato in contatto durante la sua vita. Tutto questo influenza il suo linguaggio fotografico, che necessariamente fa i conti anche con la rivoluzione digitale che ha fortemente impattato il mondo della fotografia, ma per quanto possibile nell’alveo della tradizione. Ad esempio, con il rifiuto di ogni manipolazione delle immagini quale oggi possibile. Gli paiono tecniche capaci infine di svilire il valore del fotografo-artista, la sua stessa immaginazione e quella di chi guarda le sue foto. Sembra scontato, ma è poi centrale il contatto visivo, che per Massimo si traduce nell’utilizzo di obbiettivi corti, come il 58mm, o il 28mm per il reportage, più difficili da usare, ma le cui performances davvero gli hanno permesso di inserire tutto un mondo in uno scatto, donando alla foto importanza e voce.
Inaugura” Oriente”, la nuova collettiva della Galleria CiCo
Lunedì 29 maggio 2023, dalle ore 18.00, la Galleria Studio CiCo, in Via Gallese 8 | 10 | 12, inaugura la Mostra collettiva di Arte Contemporanea “ORIENTE”.
La mostra, curata da Cinzia Cotellessa e Francesca Romana Lobianco, presentata dal critico d’arte Piero Zanetov e dal giornalista Domenico Briguglio, intende ripercorrere la profonda fascinazione che l’ Oriente ha da sempre esercitato sulla cultura occidentale e sul nostro immaginario.
L’Oriente, percepito come un “mondo di sogni” ricco di una storia millenaria, di terre esotiche e misteriose, nonostante la corsa alla modernizzazione e alle evoluzioni tecnologiche, custodisce una ricchezza di modalità espressive profondamente diverse da quelle cui siamo abituati, in grado di farci sognare e viaggiare.
Il solo termine “Oriente” è in grado di evocare magia, sogno, evasione, così come le opere degli artisti presenti a questa esposizione.
Gli Artisti: Alberti, Annaluna, Angelucci, Aulicino, Badini, Bisozzi, Bolognesi, Cerutti, Cibulova, Cotellessa, Coppi, Corsi, D’Ascia, Di Curzio, Faina, Fanfani, Garzillo, Gatti, Maresti, Mastropino, Ogliari, Pellacani, Pennacchia, Pio, Romagnoli, Tanino, Tancioni, Uber, Valdinoci, Viglietti, che attraverso dipinti, stampe, oggetti d’arredo, sculture e oggetti d’ arte applicata, hanno rappresentato una personale visione dell’ Oriente.
La mostra sarà aperta dal lunedì al sabato dalle ore 12.00 alle ore 19.00 fino al 12 giugno 2023.
Si ringraziano








