Poesia Siciliana” la nuova collezione di Gian Paolo Zuccarello

Sfilerà sulla passerella di Ensemble 2026, il prossimo 11 luglio 2026, nella coreografica
Terrazza del Pincio di Roma, “Poesia Siciliana” la nuova collezione del couturier netino,
ma romano d’adozione, Gian Paolo Zuccarello.
In passerella le creazioni ispirate alla sua Sicilia, alle sue origini che fondono tradizione e
artigianalità locali e le profonde influenze delle dominazioni spagnole arabe e normanne.
Una collezione giocata sui due “non colori” per eccellenza, il bianco e nero, sulle
sovrapposizioni e i volumi, per una donna sensuale, ricercata, fasciata in completi ed abiti
eleganti e sofisticati, dove la silhouette perfettamente a clessidra, diventa il simbolo del più
ricercato e prezioso Made in Italy.
Ad impreziosire le 12 creazioni couture borse e cappelli realizzati da artigiani siciliani,
utilizzando la rivisitazione contemporanea della coffa siciliana ed una collezione personale
dello stesso stilista di antichi camei realizzati da maestri artigiani di Torre Del Greco,
montati da artigiani romani. Ogni pezzo incorpora cristalli naturali e un elemento di colore
che richiama un fiore simbolo della sua terra.
Tutti gli accessori sono stati creati appositamente per i singoli outfit e sono o in perfetto
pendant o in netto contrasto a valorizzare ancor di più il contrasto tra bianco e nero.
Una collezione che trae ispirazione anche dalla celebre poetessa ottocentesca
Mariannina Coffa Caruso detta la “Capinera di Noto” o la “Saffo netina”, con l’intento di
riflettere la sua storia attraverso silhouette pulite e dettagli ricercati.
Un omaggio alla sua Noto, alla Sicilia, ma, soprattutto, ad una eleganza retrò ma nello
stesso tempo, timeless, che dona allure e femminilità a qualsiasi donna indossi una
creazione Gian Paolo Zuccarello Couture.
Accurata la ricerca nei tessuti, lo studio di tagli che esaltano il corpo femminile, tra linee
avvolgenti e sensuali e architettonici giochi di volumi a contrasto, dove nulla viene lasciato
al caso.

Una collezione totalmente nuova pensata specificamente per il fashion show collettivo
capitolino, di cui non possiamo spoilerare altro.

Breve Bio Gian Paolo Zuccarello
Gian Paolo Zuccarello è un celebre stilista di alta moda e maestro sarto. È nato a Noto, in
Sicilia. Ha iniziato a lavorare nel mondo della moda nel 1996 dopo aver studiato presso
l’Istituto Marangoni di Milano. Ha fondato il marchio Gian Paolo Zuccarello Couture a
Roma nel 2001, dove ha aperto il suo atelier. Il suo laboratorio è situato nel centro storico
di Roma, in Via Calabria 25. Lì, i suoi maestri artigiani confezionano capi interamente a
mano. Il suo lavoro unisce la classica tradizione della sartoria italiana a un design
moderno. Il suo stile è molto apprezzato per l’attenzione ai dettagli e la capacità di creare
capi unici che rispettano la personalità di chi li indossa. Nelle sue creazioni, lo stilista trae
spesso ispirazione dalle bellezze artistiche della sua città natale. E’ specializzato in Alta
Moda, abiti da sposa e cerimonia.
Ha sfilato in luoghi iconici della Capitale, da Piazza del Campidoglio, alla Chiesa di San
Paolo entro le Mura e al Circolo Ufficiali dell’Esercito Pio IX.

Riflessi Notturni di Antonio Martino sfilano a Roma

Una nuova visione, una nuova interpretazione di un materiale iconico il PVC, questo sarà il
leitmotiv di “Riflessi Notturni – PVC Couture” la nuova collezione che Antonio Martino
Couture
presenterà il prossimo 11 luglio sulla Terrazza del Pincio, nell’ambito di
Ensemble – Atelier Fashion Show 2026, la sfilata collettiva promossa dall’Assessorato
Grando Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e dall’Assessorato Sviluppo
economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione della Regione Lazio.
Il trench in PVC: una nuova architettura moderna e all’avanguardia Antonio Martino
Couture lo reinterpreta trasformandolo da icona funzionale a manifesto estetico
contemporaneo. La collezione esplora il dialogo tra protezione e vulnerabilità, struttura e
trasparenza, memoria e futuro.
Nato come capo militare e successivamente diventato simbolo di ribellione urbana e
modernità, il trench viene destrutturato e ricostruito attraverso nuovi volumi, tagli scultorei
e proporzioni inaspettate. Il PVC, materiale lucido e riflettente, diventa una seconda pelle
capace di catturare luce, movimento e identità.
Le silhouette si allontanano dalla rigidità classica per aprirsi a forme fluide e
architettoniche: spalle amplificate, maniche oversize, trasparenze stratificate e costruzioni
modulari definiscono un’estetica sofisticata e radicale. Il capo tradizionalmente associato
alla protezione si evolve così in uno strumento di espressione personale e visione
contemporanea.
La collezione unisce artigianalità couture e ricerca sperimentale, mantenendo una forte
attenzione alla costruzione sartoriale. Ogni trench è pensato come un oggetto dinamico, in
cui il materiale plastico dialoga con linee essenziali e dettagli tecnici, creando un equilibrio
tra eleganza e tensione futuristica.
Antonio Martino Couture racconta una femminilità e una mascolinità nuove: fluide, urbane,
consapevoli. Una visione che attraversa il passato del trench per proiettarlo in una

dimensione distopica ma raffinata, dove il lusso incontra innovazione, trasparenza e
trasformazione.
Il PVC non è più soltanto un materiale, ma un linguaggio visivo. Il trench non è più soltanto
un capo, ma un’armatura contemporanea.
Come lo stesso couturier dichiara: “Con Riflessi Notturni ho voluto raccontare la bellezza
di ciò che non si vede immediatamente. Mi affascina il momento in cui la luce incontra una
superficie e si trasforma, creando immagini nuove, inattese, quasi emotive. Il trench in
PVC è diventato il simbolo di questa ricerca: un capo che protegge ma non nasconde, che
riflette il mondo esterno senza perdere la propria identità.
Ho immaginato donne che attraversano la notte dopo la pioggia, avvolte da superfici
trasparenti che catturano i riflessi della città. Donne contemporanee, forti e sensibili,
capaci di trasformare ogni esperienza in luce.
Questa collezione è un invito a osservare ciò che ci circonda con uno sguardo diverso.
Perché spesso la vera bellezza non risiede nella luce stessa, ma nel modo in cui la
sappiamo riflettere.”
Breve Bio Antonio Martino
Antonio Martino è il fondatore e direttore creativo di Antonio Martino Couture, maison italiana che interpreta
l’alta moda attraverso una visione contemporanea, sofisticata e profondamente femminile.
La sua cifra stilistica nasce dall’incontro tra l’eccellenza della sartoria italiana e una costante ricerca sui
materiali, sulle proporzioni e sulla luce. Ogni creazione è pensata per esaltare la forza e l’eleganza della
donna, trasformando il capo in un’esperienza di stile senza tempo.
Dal debutto del brand nel 2008, le sue collezioni hanno conquistato passerelle internazionali e red carpet,
vestendo attrici, artiste e personalità del mondo dello spettacolo. Dalla consacrazione al Festival di Sanremo
nel 2013, alle numerose partecipazioni al Festival del Cinema di Venezia e alla Festa del Cinema di Roma
fino agli Academy Awards di Los Angeles nel 2025, Antonio Martino Couture si è affermato come una delle
realtà  del Made in Italy più riconoscibili nel panorama dell’alta moda contemporanea.
Parallelamente all’attività della maison, Antonio Martino trasmette la propria esperienza alle nuove
generazioni come docente di moda e Direttore artistico dell’Accademia del Lusso di Roma. Dal suo atelier di
Via del Corso  28, nel cuore di Roma, continua a sviluppare collezioni che raccontano un’idea di lusso
autentico: colto, moderno e rigorosamente italiano.
CREDITS:
Fashion Designer: Antonio Martino Couture 
Fotografo: Ziyi Lei
Modella: Mina Pucci 
MUA: Iram Rahman 
Hair stylist: Arthur Qin
Assistenti: Federica Fusco e Nico Meoli

Summer Fashion Art – L’incanto del Rotondismo nella notte total white della Stilista, Fashion Designer, Contessa Eleonora Altamore

Sotto un cielo che sembrava dipinto apposta per l’occasione, la 12ª edizione del Summer Fashion Art ha trasformato la Maison della Stilista Eleonora Altamore in un palcoscenico sospeso tra moda, arte e visione filosofica. Un evento esclusivo, atteso ogni anno dagli ospiti più affezionati, che anche questa volta ha superato ogni aspettativa, avvolgendo i presenti in un’atmosfera di raffinata meraviglia. Avvolti nel candore del dress code total white, gli invitati hanno varcato la soglia della Maison come si entra in un sogno: accolti da una scenografia degna di un grande regista, accompagnati dalle note vellutate del sax e della voce di Pierluigi Celico, immersi in un viaggio sensoriale dove moda e immaginazione si intrecciavano con naturalezza. Il tema dell’edizione di quest’anno, “il Rotondismo”, termine coniato dalla Fashion Designer, ha trovato forma nelle linee morbide e avvolgenti delle creazioni Altamore: abiti che celebrano la perfezione del cerchio, simbolo di vita, infinito e armonia. Le modelle, illuminate da una luce soffusa e curate magistralmente da Sergio Tirletti Lookmaker, hanno sfilato con grazia attorno alla magnifica piscina della Maison, trasformando ogni passo in un gesto poetico sotto la regia di Luigi Galasso. Straordinarie anche le borse, tutti pezzi unici, particolarmente amate dalle donne, che accompagnavano gli abiti. A presentare la “capsule collection”, impeccabili e brillanti, Camilla Nata Pippo Franco. La serata è stata scandita da interventi musicali di grande fascino: la voce jazz di Cinzia Tedesco, la potenza lirica di Marcella Foranna, l’energia scenica di Frank Amore, la voce di Aax Donnel dei Traxs. Tra i momenti più suggestivi, il quadro vivente ispirato ad Adamo ed Eva, curato da Andrea Dandolo (A.R.S. Historia Romana), con gli attori Zeina Kabbani – anche coreografa – e Tiziano Trigone, che hanno dato vita a un tableau teatrale intenso e simbolico. Il buffet, firmato Michele Papillo Eventi, ha offerto un percorso gastronomico ricercato: primi delicati, melone profumato, porchetta e formaggi dell’Antica Norcineria Lattanzi Franco, accompagnati dai vini dell’Azienda Agricola Le 3 Montagne dell’Ing. Luigi De Caprio. A chiudere la serata, una torta scenografica della Pasticceria Adrianense di Anna Proietti, degna di un finale fiabesco. Altro sponsor, Banca Mediolanum con il consulente dell’ area di Albano Laziale Vincenzo Litrico, La notte si è poi sciolta in musica e danze sotto la luna, mentre il cerchio del “Rotondismo” continuava idealmente a girare, avvolgendo tutti in un abbraccio simbolico.

“Il Rotondismo” – La filosofia della forma perfetta

“Il Rotondismo”, visione artistica e culturale della contessa Altamore, nasce dalla contemplazione di tutto ciò che è rotondo: dalla mela di Adamo ed Eva alle cupole delle chiesedai pianeti alle celluledai seni della Dea dei Serpenti all’Occhio di Radai vinili ai cerchi zodiacalifino agli oblò delle navi che scrutano il mondo sommerso.

Una corrente che potrebbe diventare filosofia, introspezione, narrazione dell’essere. Una visione “a tutto tondo” che abbraccia l’atomo, l’uomo, il divino, il cosmo.

La stilista Altamore immagina “il Rotondismo” come una giostra colorata che gira senza fine, ispirata dalle melodie di “Il mondo”“Circle of Life” e “Moon River”, e che trova espressione nella sua capsule collection: iconica, divertente, simbolica, profondamente narrativa.

Foto By Valerio Faccini e Giancarlo Fiori

Gaeta: Al Castello Angioino, l’esposizione Crossing shift

Dal 10 al 26 luglio 2026, presso il Castello Angioino di Gaeta, prestigiosa sede
dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, si terrà la mostra collettiva
Crossing shift, organizzata e sostenuta dall’Associazione Cultura è Libertà, con sede a
Filignano, con il patrocinio dell’Ateneo di Cassino e la collaborazione del Comune di
Viticuso e del Museo Pop Art Paolozzi.
L’esposizione, curata da Gina Ingrassia e Deirdre MacKenna, mette in dialogo le opere di
Eduardo Paolozzi, tra i protagonisti della Pop Art britannica, con Gian Mario Conti,
Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt. Quasi cinquanta opere, quattro artisti e un luogo
simbolo della storia italiana per un progetto espositivo site specific che pone al centro della
riflessione i temi della trasformazione, della memoria e della libertà.
L’iniziativa rientra nel più ampio quadro di azioni di public engagement e valorizzazione del
patrimonio culturale e dei linguaggi dell’arte contemporanea promosse dalla Delega alla
Diffusione della Cultura e della Conoscenza-SCIRE, rappresentata dalla Prof.ssa Ivana
Bruno. Essa conferma il Castello Angioino quale luogo privilegiato di produzione culturale,
di dialogo interdisciplinare e di relazione tra arte, ricerca e comunità.
La mostra è ospitata nella Cappella San Teodoro, antica struttura del X secolo situata
all’interno del complesso monumentale. Qui il dialogo tra architettura, memoria e arte
contemporanea genera un percorso che invita il visitatore ad attraversare simbolicamente
il passaggio dalla costrizione alla rinascita, dalla chiusura all’apertura, dalla memoria alla
possibilità di un nuovo sguardo sul presente.
Per decenni il Castello ha rappresentato uno spazio di reclusione e controllo; oggi,
restituito alla collettività, si trasforma in luogo di incontro, conoscenza e libertà di
espressione, “un luogo dalla straordinaria stratificazione storica che, grazie a un percorso
di valorizzazione e di apertura alla collettività, è progressivamente divenuto uno spazio
accademico di incontro, ricerca, produzione culturale e partecipazione”, scrive nel suo
saluto in catalogo Marco dell’Isola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di
Cassino e del Lazio Meridionale.
Ed è proprio questa metamorfosi a costituire il cuore del progetto curatoriale.
Figura centrale della mostra è Eduardo Paolozzi, artista la cui vicenda personale risuona
profondamente con il luogo e i temi affrontati dal progetto. Figlio di emigrati italiani in
Scozia, durante la Seconda guerra mondiale subì l’esperienza dell’internamento. Nella sua
opera il trauma della guerra, della perdita e dello sradicamento si traduce in una continua
tensione tra frammentazione e ricostruzione, tra memoria e futuro. “Nelle sue immagini e
sculture, Paolozzi ci diceva che il fascino della superficialità può mascherare e celare la
follia di un mondo plasmato da lavoro intenso, consumismo, mass media e conflitti”, scrive
Deirdre MacKenna, co-curatrice della mostra.
Ed è proprio a questo che rivolge lo sguardo Gian Mario Conti sviluppando una riflessione
sulla condizione dell’uomo contemporaneo, spesso intrappolato in dinamiche sociali,
lavorative e psicologiche che limitano la libertà individuale e la autentica espressione di sé.
Nelle sue opere emerge però potente la possibilità della trasformazione: il seme, la crescita e la rinascita diventano metafore di una riconquista dell’identità e del pensiero libero.
Elaine Shemilt affronta il tema della memoria attraverso opere che custodiscono le tracce
invisibili lasciate dalla storia sui corpi e sui luoghi. La sua ricerca restituisce voce a
esperienze individuali e collettive spesso dimenticate, trasformando il ricordo in materia
viva.
Le sculture di Roberto Franchitti introducono infine il tema della rigenerazione attraverso
l’espediente della materia. Attraverso materiali di recupero e forme simboliche, l’artista
costruisce opere che raccontano la possibilità di una nuova vita, suggerendo una
continuità ideale con la trasformazione stessa del Castello.
Anche l’allestimento, con strutture espositive in tubi zincati, contribuisce alla narrazione
della mostra: “concepite come parte integrante del progetto, scrive, Gina Ingrassia co-
curatrice dell’esposizione, evocando l’immaginario della fabbrica e del cantiere,
richiamano i temi del lavoro, dell’emigrazione, della modernizzazione e delle
trasformazioni sociali del Novecento. Inserite negli spazi del Castello Angioino-Aragonese,
queste strutture instaurano un significativo dialogo tra la solidità della pietra medievale e
l’essenzialità industriale del metallo, tra memoria, trasformazione e cambiamento.
In quest’ottica, Crossing Shift non è soltanto una mostra d’arte contemporanea, ma un
progetto che utilizza il linguaggio artistico per rileggere la storia di un luogo e interrogarne
il significato nel presente. In un’epoca segnata da nuove forme di conflitto, isolamento e
pressione sociale, il Castello Angioino diventa il simbolo di una possibile trasformazione:
da luogo della reclusione a spazio aperto al dialogo, alla cultura e alla libertà.
La mostra invita il pubblico a riflettere sul valore della memoria e sulla capacità dell’arte di
generare nuove possibilità di comprensione, relazione e cambiamento. Una prospettiva
che, nelle parole di Igor Todisco, Vice Sindaco di Viticuso e responsabile del Museo
Pop Art Paolozzi, dimostra “che anche le storie nate ai margini possono contribuire, con
forza e autonomia, alla costruzione di una visione condivisa del mondo”.
È proprio in questa capacità di creare connessioni che risiede, secondo Antonio Buono,
Presidente di Cultura è Libertà, il valore più attuale dell’esperienza artistica: “in un
tempo caratterizzato da cambiamenti rapidi e da relazioni spesso frammentate, l’arte
continua a offrirci spazi di incontro autentico, capaci di favorire il confronto, la
partecipazione e la condivisione”.

Fondazione Innovation Bridge: prodotto il nuovo documentario “Made in China”

In Italia solo il 33% delle aziende dichiara di aver implementato soluzioni di AI* e il 76% delle piccole e medie imprese non ha investito né prevede di investire in questa tecnologia avviando solamente nel 7% dei casi percorsi strutturati di formazione dedicati**. Il nostro Paese, dunque, fa ancora fatica a collegare la trasformazione digitale alla capacità competitiva futura. Il risultato è un ritardo nell’adozione delle tecnologie emergenti rispetto al panorama internazionale.

È da queste premesse che nasce “Made in China”, il documentario promosso da Innovation Bridge, la Fondazione guidata da Giancarlo De Leonardo per promuovere la diffusione della cultura tecnologica e dell’innovazione, favorendo la transizione digitale di persone, imprese e istituzioni. Il documentario, realizzato dal regista Fabio Masi e presentato oggi, in anteprima, all’Hotel de Russie di Roma, racconta la missione realizzata dalla Fondazione tra Pechino, Shanghai, Shenzhen e Hong Kong alla scoperta dei principali hub dell’innovazione cinese. Nel corso del viaggio, imprenditori, esperti di intelligenza artificiale, docenti universitari e rappresentanti del mondo economico hanno visitato alcuni dei più avanzati ecosistemi industriali e tecnologici del Paese, tra cui quelli di Xiaomi, Alibaba, BYD e Geely, confrontandosi con un modello di sviluppo che negli ultimi anni ha reso la Cina uno dei principali protagonisti mondiali dell’innovazione. 

Made in China“, che andrà in onda a luglio sui canali Rai, si pone l’obiettivo di stimolare un dibattito sul ruolo che innovazione, ricerca e nuove competenze avranno nella competitività del nostro sistema produttivo, offrendo uno sguardo diretto sui modelli di sviluppo che stanno ridefinendo gli equilibri tecnologici globali. Attraverso il racconto del viaggio e delle esperienze vissute dai partecipanti, il documentario invita imprese e istituzioni a interrogarsi sulla necessità di accelerare la transizione digitale del Paese.

La vera lezione che ci portiamo a casa da questo viaggio è che l’innovazione non è soltanto una questione di tecnologia, ma soprattutto di visione. In Cina abbiamo visto come ricerca, industria, università e istituzioni lavorino insieme per costruire il futuro. Con “Made in China” vogliamo condividere questa esperienza e aprire un dibattito su come anche l’Italia possa affrontare con maggiore coraggio la sfida della trasformazione digitale. La competitività dei prossimi anni dipenderà dalla nostra capacità di investire nelle competenze e nell’innovazione come fattori di crescita economica e sociale“, ha dichiarato Giancarlo De Leonardo, presidente di Innovation Bridge.

“Con questo documentario abbiamo voluto accompagnare lo spettatore in un viaggio lungo la nuova Via della Seta, sulle tracce di Marco Polo, nel cuore della più grande trasformazione culturale del nostro tempo. “Made in China” però non è soltanto la fotografia di una Cina ipertecnologica e proiettata nel futuro: è soprattutto il racconto umano di chi quel futuro lo osserva per la prima volta e ne rimane profondamente trasformato. Sguardi diversi, competenze differenti, sensibilità spesso contrastanti si intrecciano in un confronto continuo con una realtà che mette in discussione certezze economiche e perfino identitarie”, ha dichiarato il regista Fabio Masi.

Officine Farneto: nuovo appuntamento con Pizza Convention

Torna a Roma Pizza Convention: la seconda edizione del congresso di riferimento per l’universo pizza dà appuntamento a tutti gli appassionati e professionisti del settore lunedì 6 e martedì 7 luglio presso Officine Farneto, per una due giorni di show cooking, talk, approfondimenti e contest professionali con una particolare attenzione al ruolo delle donne nel mondo dell’arte bianca e alla valorizzazione professionale del mestiere del pizzaiolo.

L’evento infatti, dopo l’opening ufficiale e i saluti istituzionali, presenterà un programma fitto di appuntamenti, a partire, lunedì 6 luglio alle ore 12.00, dal riconoscimento “Maestra della pizza”, che verrà consegnato a sei grandi professioniste testimoni dell’autorità tecnica delle donne nel settore. A seguire il Talk Show “In Italia le donne pizzaiole sono solo il 2%: non è solo un dato tecnico è un dato culturale” moderato da Laura Mantovano con la partecipazione di Marzia Buzzanca (L’Aquila), Petra Antolini – Settimo Cielo (Pescantina, Verona), Filomena Palmieri – Da Filomena (Castrovillari, Cosenza), Rocco Agrifoglio – Direttore dell’osservatorio socio economico della pizza napoletana, Gabriele Bonci – Pizzarium (Roma)

“Questa edizione punta i riflettori sulla dimensione femminile all’interno del settore – sottolinea Laura Mantovano, giornalista curatrice dell’evento – I dati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, condotta da AVPN, CNR e FIPE, evidenziano che solo il 2% riveste il ruolo di pizzaiolo. Una situazione che merita un approfondimento, esattamente come l’altro grande tema al centro delle due giornate, l’iter normativo che punta al riconoscimento professionale della figura del pizzaiolo. La pizza è ormai al centro di due patrimoni UNESCO: l’arte del pizzaiolo e la cucina italiana. Ma essere un Patrimonio implica responsabilità e la responsabilità si misura con il rigore. Oggi chiunque può definirsi pizzaiolo. Non esiste un percorso minimo condiviso, non esistono standard tecnici obbligatori. Si tratta di tutelare il consumatore e il mestiere”.

La giornata di martedì si aprirà infatti alle ore 12.00 con la presentazione del manifesto programmatico “Pizzaiolo: un mestiere da tutelare”, momento di confronto fondamentale nel percorso che vede come obiettivo quello del riconoscimento professionale della figura del pizzaiolo. Sul palco, con Selena Vacca (Esperta di legislazione agroalimentare) come moderatrice, si alterneranno la Senatrice Gisella Naturale – Vicepresidente 4ª Commissione Permanente Politiche dell’Unione Europea, Antonio Pace – Presidente AVPN, Roberta Esposito – La Contrada (Aversa), Franco Pepe – Pepe In Grani (Caiazzo, Caserta), Corrado Scaglione – Enosteria Lipen (Triuggio, Monza e Brianza) e Renato Bosco – Saporè (Verona).

Nella due giorni spazio anche alla tappa romana del Vera Pizza Napoletana Champion, il campionato nazionale targato AVPN (martedì 7 alle 13.30), al concorso “fritturista” targato Zucchi Professional, linea specializzata dell’oleificio omonimo, a partire dalle ore 10.00 di lunedì 6. Grande attesa per il doppio contest riservato ai pizzaioli under 35 firmato da Sorì, con una giornata dedicato alla pizza tonda (lunedì ore 13.00) e l’altra alla pizza in teglia (martedì, ore 10.00). La storica azienda casearia di Teano, dal 1868 ambasciatrice di una tradizione d’eccellenza fondata sul sapere artigianale, spirito di innovazione e costante ricerca della qualità, dimostra ancora una volta il desiderio e l’impegno di portare avanti il prezioso percorso al fianco dell’arte bianca.

Per il secondo anno consecutivo, quindi, Pizza Convention si pone come un grande contenitore di voci, talenti e contenuti per raccontare uno dei simboli più rappresentativi della cultura gastronomica italiana, un settore che vale più di 15 miliardi di euro l’anno e supera le 50.000 pizzerie, oltre 300.000 addetti e più di 8 milioni di pizze sfornate ogni giorno (dati FIPE). Il tutto avrà luogo a Officine Farneto, una delle location di riferimento per l’organizzazione di eventi nella Capitale, a pochi passi dal Foro Italico.

Pizza Convention si configura come una sorta di stati generali della pizza, rappresentando uno spazio di confronto dinamico tra i principali player del settore su temi fondamentali come l’inclusione, l’innovazione di filiera e l’evoluzione di mercato – spiega Pietro Ciccotti, founder di Excellence e ideatore dell’evento –. Pizza Convention è inoltre l’ambiente ideale per costruire relazioni: accanto ai maestri pizzaioli ci sarà infatti un parterre di accademici, giornalisti del settore, esperti del mondo enologico, imprenditori e professionisti in costante dialogo con il mondo pizza, per numerosi momenti di interazione e confronto sul futuro del settore”.

 “Per Officine Farneto è motivo di grande soddisfazione essere ancora una volta coproduttore di Pizza Convention – ha dichiarato Claudio Compagnucci di Officine Farneto – Crediamo nel valore di una manifestazione che continua a crescere, capace di riunire i migliori professionisti del settore e di promuovere la cultura della pizza. Ospitare questo appuntamento significa contribuire a un progetto che genera confronto, innovazione e nuove opportunità per tutta la filiera.” 

Un confronto vivace e aperto che si svilupperà attraverso show cooking con i migliori pizzaioli di Roma e di tutta Italia, talk e approfondimenti su topping e impasti, abbinamenti, materie prime e approfondimenti sul futuro del settore.

Le due giornate avranno inoltre un intrigante post evento che avrà come teatro la terrazza di Officine Farneto. Con il titolo di “Spicchi di stelle” Lunedì 6 luglio, a partire dalle ore 20.00, Amalia Costantini e Raffaele Bonetta proporranno le loro creazioni. Martedì, sempre con inizio alle ore 20.00, ai forni i talenti di Marzia Buzzanca, Renato Bosco e Corrado Scaglione. In entrambi i casi ad accompagnare le pizze un abbinamento con i vini del territorio. Le due degustazioni sono rigorosamente su invito.

“Le ragazze sono in giro”, il nuovo libro di Niky Marcelli

Il raffinato autore dandy abbandona il noir per raccontare l’adolescenza dorata e tragicomica di cinque sedicenni alle porte di Roma nei primi anni Duemila.
Abiti sartoriali, atmosfere noir e intricate trame gialle: il pubblico è abituato a conoscere Niky Marcelli così. Eppure, l’eclettico scrittore dandy ha deciso di spiazzare i suoi lettori. Con “Le ragazze sono in giro” edizioni Officine Pindariche, Marcelli dimentica le nebbie veneziane e la riviera cesenaticense e cerca di far catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.
Il risultato? Un ironico e travolgente teen dramedy dove la farsa e il dramma si rincorrono senza sosta. Il titolo ricorda un celebre brano di Luciano Ligabue, colonna sonora ideale per le vite di cinque sedicenni nei primi anni Duemila. Al centro della storia c’è Alessandra Bevilacqua, detta “Salamandra” per la sua innata capacità di passare le giornate a rosolarsi al sole a bordo piscina. Intorno a lei ruota una cerchia di amiche inseparabili e decisamente fuori dagli schemi: Chiara e Giorgia, “le gemelle” virtuose della tromba e delle moto; Viviana, alias “Mortiana”, l’immancabile amica dark e figlia del guardiano del cimitero; e Monica, la più dolce del gruppo, costantemente in lotta con la bilancia e con le dinamiche familiari.
A completare questo quadro di un’adolescenza dorata e un po’ folle ci sono un padre scrittore in piena crisi creativa (e appassionato di auto d’epoca), due zie improbabili e una nonna ex attrice decisamente sopra le righe. A rompere la quiete di questa estate perfetta sarà un evento del tutto inaspettato: il ritrovamento fortuito di un affresco di Caravaggio all’interno del Duomo locale. Il borgo verrà improvvisamente invaso dal circo mediatico e dall’arrivo di un’affascinante quanto cinica restauratrice, che si rivelerà essere il primo grande amore del padre di Alessandra. Da quel momento, la vita delle cinque protagoniste si trasforma in un esilarante vaudeville di equivoci e colpi di scena, fino a quando la realtà non deciderà di presentare un conto decisamente salato.
Con “Le ragazze sono in giro”, Niky Marcelli dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di saltare da un genere all’altro con assoluta naturalezza creativa.
Ma non si tratta solo di una storia di formazione: l’autore – che è stato tra i padri fondatori dello storico settimanale satirico La Peste negli anni Novanta – non rinuncia alla sua penna più affilata. Tra le pagine del romanzo emerge infatti una feroce e brillantissima satira sui nostri tempi, capace di far ridere, commuovere e, soprattutto, riflettere.
Dal 29 giugno in prevendita su Amazon e in arrivo dal 6 luglio in libreria e su tutte le principali piattaforme on line.



NIKY MARCELLI – NOTE BIOGRAFICHE
Niky Marcelli, giornalista e scrittore, è nato a Milano ma si è trasferito quasi subito a
New York e successivamente a Roma, dove ha risieduto fino al 2004, prima di
coronare la sua vecchia aspirazione di andare a vivere in campagna.
Cronista investigativo e critico di spettacolo, è stato uno dei «padri fondatori»,
nonché caporedattore, del settimanale satirico e di controinformazione La Peste, per
il quale ha firmato numerose inchieste.
Ha collaborato successivamente con i quotidiani L’Umanità, Il Giornale d’Italia,
L’Avanti, Libero; con i periodici Audrey, Avvenimenti e con molte trasmissioni di
successo della Rai, tra cui Via Teulada 66, Piacere Rai Uno, In Famiglia, Domenica
In.
Come autore ha firmato nel 1993 il primo varietà prodotto e trasmesso dall’allora
Tele Monte Carlo: Specchio delle mie brame – in collaborazione con l’agenzia Elite di
John Casablancas – e, in teatro, la commedia Capolinea, rappresentata con successo
nelle stagioni 1997/98 e 1998/99.
Nel 2003, per i tipi di Maretti, è uscita la sua raccolta di racconti Sotto la pergola del
bar che non c’è più. Ora disponibile anche in e-book.
Dal 2004 al 2007 ha diretto l’agenzia web Lo Sport
Dal 2003 al 2010 ha collaborato con il settimanale di satira politica Veleno.
Nel 2013, per i tipi di TEKE, è uscito il suo giallo L’Ultimo Swing, rieditato a settembre
del 2018 per i tipi di StreetLib.
Nel mese di luglio 2015, sempre per i tipi di TEKE, pubblica il romanzo La Contessa
Rossa.
A maggio 2016, pubblica in e-book, la raccolta di racconti Il senso di Giulio per
Camilla , il manuale di cucina Tegame di scrittore non ancora bollito e la raccolta di
poesie Versi Liberi .
A dicembre 2017, l’e-book Tegame di scrittore non ancora bollito diventa un libro per
i tipi di StreetLib e una rubrica settimanale sul quotidiano on line Dailygreen.it.
A marzo 2018, sempre per i tipi di StreetLib, esce la terza edizione de La Contessa
Rossa e nel giugno dello stesso anno il romanzo I Misteri di Hatria.
Dopo anni di schiavitù è finalmente andato in pensione dalla Rai e ha deciso di vivere
facendo esclusivamente lo scrittore. Attualmente vive tra Roma, Cesenatico e Venezia.

Roma, al Grand Hotel Plaza è Golden Hour Cocktail

C’è un momento, a Roma, in cui la luce diventa magia. È la golden hour, quella sfumatura dorata che accarezza i palazzi e trasforma la città in un quadro. È proprio in quell’istante che LUXURY Files Magazine ha scelto di celebrare l’arrivo dell’estate, il 22 giugno, sulla spettacolare Terrazza degli Ulivi del Grand Hotel Plaza.

Un rooftop sospeso tra cielo e meraviglia, un parterre di ospiti raffinati e un’atmosfera che si accende lentamente, come il tramonto. A dare ritmo alla serata, il dj set di Oara artist, che ha intrecciato vibrazioni vintage e sonorità contemporanee in un flusso musicale elegante e sofisticato.

Il viaggio sensoriale è proseguito attraverso le eccellenze italiane: il caviale Caviar Giaveri®, le bollicine e i vini delle Cantine Silvestri, il cioccolato d’autore Domori. Lo Chef del Grand Hotel Plaza ha trasformato questi ingredienti in un racconto gastronomico: risotto al lemongrass con perle di caviale, tartellette salate, avocado toast croccanti, chicche di melanzana. E un finale dolce che ha celebrato la maestria Domori con mousse, ganache e dragées.

Tra un calice di Silvestri Brut e un sorso di Vermentino, gli ospiti hanno sfogliato in anteprima il numero estivo del magazine, con Anne Hathaway in copertina e la nuova puntata del podcast Luxury Files EMOTIONS con l’attrice Daniela Virgilio.

Una serata che ha unito gusto, bellezza e leggerezza, trasformando la terrazza in un salotto open‑air. 

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“Neanche con una rosa”, a Bari il progetto di ACSI

Si è svolto a Bari un nuovo appuntamento del progetto “Neanche con una rosa”, iniziativa dedicata alla promozione della cultura del rispetto e alla prevenzione di ogni forma di violenza, realizzato da ACSI e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

L’evento, realizzato con il patrocinio del Comune di Bari, ha avuto come sede la Sala Consiliare in Corso Vittorio Emanuele II 84, messa a disposizione dall’Amministrazione comunale, a testimonianza dell’impegno concreto delle istituzioni pubbliche locali nel sostenere percorsi di sensibilizzazione e responsabilità collettiva.

Bari è oggi una delle realtà urbane e culturali più importanti del Mezzogiorno e dell’intero Paese, punto di riferimento per il dialogo sociale, la partecipazione giovanile e le attività culturali. Portare qui il progetto significa dare voce a un territorio dinamico, capace di coinvolgere comunità, istituzioni e nuove generazioni in una riflessione condivisa sui temi del rispetto e della prevenzione. Bari diventa così una tappa simbolica e strategica di un percorso nazionale che intende costruire consapevolezza e responsabilità collettiva.

Neanche con una rosa” intende promuovere una riflessione profonda sul tema della violenza, anche nelle sue forme più sottili e meno riconoscibili, ribadendo con forza che nessuna espressione di sopraffazione può trovare giustificazione, neanche quando si manifesta attraverso gesti apparentemente simbolici o culturalmente accettati.

L’iniziativa, configurata come un momento di incontro e confronto aperto alla cittadinanza, ha come obiettivo, quello di rafforzare la cultura del rispetto, della dignità e della responsabilità condivisa.

La tappa di Bari si inserisce in un percorso nazionale più ampio, che mira a coinvolgere territori diversi, uniti dalla necessità di affrontare con consapevolezza e determinazione i temi legati alla prevenzione della violenza.

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Centenario della Gam: si celebrano Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi

In una tiepida serata di metà giugno, nel cuore di Roma, la storia di tre artiste del Novecento — Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi — è stata raccontata con grazia e profondità dalla voce della storica dell’arte, curatrice Gina Ingrassia, coadiuvata dal tappeto sonoro dell’artista musicista Gian Mario Conti
L’evento si è svolto nel suggestivo chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale (GAM), in via Crispi, il museo comunale che quest’anno festeggia il secolo dalla sua fondazione.
La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui un’incantata Eva Cela e una riflessiva Emanuela Schiavetto, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa .
Nel reading di Gina Ingrassia è emersa con forza l’indipendenza di queste tre donne, da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate. Eppure, dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso.
Benedetta Cappa, figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento.
Antonietta Raphaël, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour.
E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna.