Barbanera 2027: gli spiriti dei mesi. Lucamaleonte illustra i miti e le tradizioni dell’Almanacco più celebre d’Italia

Ogni mese ha uno spirito che lo anima. Lo raccontano i santi e i personaggi del folclore italiano che scandiscono il ritmo dell’anno e delle stagioni ispirando feste, proverbi, riti, cibi e leggende. È a questo patrimonio di storie e immaginari che guarda il Barbanera 2027, l’Almanacco più celebre e longevo d’Italia e dal 2015 “Memoria del mondo” UNESCO, che dal 17 ottobre torna in tutte le edicole e nelle librerie italiane e in rete, portando al centro della sua narrazione “Gli spiriti dei mesi”: una selezione di dodici figure della cultura popolare italiana, che incarnano il carattere di ciascun mese, ne segnano le festività e ne tramandano i significati.

A dare visivamente un volto a questi personaggi, veri e propri archetipi del calendario tradizionale, è Lucamaleonte, pseudonimo dell’artista romano Luca Vollono, tra i protagonisti indiscussi della scena italiana dell’arte urbana, che ha sviluppato negli anni un linguaggio originale e immediatamente riconoscibile nei tanti murales che portano la sua firma presenti in tante città italiane. Il suo segno, vivace e figurativo, capace di intrecciare simboli della cultura metropolitana, animali e soggetti ispirati alla natura, interpreta per il nuovo Almanacco le dodici figure che accompagnano il 2027, e restituisce in chiave contemporanea storie, miti e tradizioni ancora molto sentite nella cultura popolare.

IL TEMA DELL’ANNO

Il tema dell’anno si sviluppa lungo un percorso che attraversa epoche e territori. Le dodici figure scelte per l’Almanacco 2027 non hanno un’origine comune: alcune sono santi della tradizione cristiana, altre sono legate a culti agrari, ricorrenze stagionali o leggende locali. Ci sono personaggi benevoli e presenze più ambigue, figure familiari e concilianti e spiriti misteriosi e persino inquietanti. Insieme compongono un pantheon variegato nel quale convivono sacro e profano, cultura alta e cultura popolare, grandi tradizioni e microstorie locali. A unirli sotto il segno del Barbanera è il rapporto con il tempo: il desiderio di interpretare il succedersi delle stagioni, di scandirlo attraverso riti e feste, di esorcizzare le paure più ancestrali e celebrare il ritorno ciclico della vita. Così, la semplice successione dei mesi si trasforma in un racconto lungo un anno, fatto di tradizioni, gesti rituali e saperi tramandati. Dalle pagine, emerge un passato che non è soltanto memoria, ma anche elemento identitario e chiave per comprendere il presente e guardare al futuro con rinnovato ottimismo.

I VOLTI DEI DODICI MESI DELL’ANNO

Gennaio La Befana. Lo spirito più familiare del Barbanera 2027. Vola nei cieli invernali e fa da ponte tra il vecchio e il nuovo anno, portando doni e felicità a tutti.

Febbraio L’Uomo Cervo. La maschera animalesca delle celebrazioni carnascialesche molisane, in dialogo con le maschere zoomorfe sarde e con i riti di rovesciamento propri del Carnevale.

Marzo La Vecchia Pastora. Figura legata alla leggenda dei Giorni imprestati, i giorni nei quali il freddo torna improvvisamente a interrompere l’avanzare della primavera, in una tradizione diffusa dal Veneto all’Emilia e alla Campania.

Aprile San Giorgio. Il santo cavaliere e agricoltore, protagonista della lotta contro il drago e simbolo della difesa del raccolto e della fertilità della terra.

Maggio Il Re e la Regina di Maggio. Le figure dell’esplosione primaverile, legate ai riti della fertilità e alle celebrazioni della rinascita della natura, dal Calendimaggio di Assisi alle Nozze degli alberi di Accettura.

Giugno San Giovanni Battista. Il santo delle tradizioni del solstizio d’estate, tra acqua, fuochi, erbe e ritualità legate alla notte più luminosa dell’anno.

Luglio Solleone e Canicola. Le personificazioni del caldo torrido, tra antiche credenze, osservazioni del cielo e consigli per affrontare la stagione estiva.

Agosto San Lorenzo. Il santo associato alla notte delle stelle cadenti e ai desideri da esprimere, in uno dei momenti più suggestivi dell’estate.

Settembre Pantasema. L’enorme pupazza che anima una danza rituale delle stagioni in diverse località del Lazio, dell’Abruzzo e della Campania e che viene arsa in piazza alla fine dell’estate.

Ottobre San Francesco. Il santo che più di ogni altro incarna lo spirito dell’autunno, il ritorno all’essenzialità e il rapporto con la natura che si spoglia del superfluo.

Novembre Il Capo con gli occhi. Dalle tradizioni umbre alle Animeddas sarde e alle Lumere friulane, il mese degli antenati che tornano a visitare i propri cari nel periodo più buio dell’anno, attraverso riti che richiamano le radici italiane delle celebrazioni oggi associate ad Halloween.

Dicembre Santa Lucia. La santa legata ai riti del fuoco e all’attesa del ritorno della luce, nel passaggio dall’autunno all’inverno sancito dal solstizio.

LE RUBRICHE DELL’ALMANACCO

Intorno agli spiriti dei mesi si sviluppano le tanto amate rubriche che accompagnano la lettura del Barbanera: il simpatico dialogo tra Barbanera e l’amico Silvano sul senso di ogni mese, le curiosità narrative, le effemeridi, cioè i fenomeni astronomici e le giornate della tradizione, il meteo, gli approfondimenti sui personaggi e sui riti, le previsioni astrologiche e l’interpretazione dei sogni. Non mancano i contenuti dedicati alla vita quotidiana e al rapporto con i ritmi della natura: le lune per l’orto, il giardino e il balcone,  la cantina, il raccolto del mese e quest’anno anche i lavori per l’apicoltura. E poi le ricette stagionali e gli approfondimenti sull’ingrediente del mese, il fai da te per recuperare il piacere di fare e creare con le mani, mentre a chiudere il mese è il calendario lunare, ancora più ricco di consigli per la casa, il benessere e la cura del verde.

LUCAMALEONTE ILLUSTRATORE DELL’ANNO

Lucamaleonte, pseudonimo di Luca Vollono, è un artista e illustratore romano, nato nel 1983. Formatosi all’Istituto Centrale per il Restauro, si avvicina giovanissimo ai graffiti e alla street art, sviluppando un linguaggio personale che dagli stencil si evolve nella pittura murale. Nel 2008 partecipa a Londra al Cans Festival, promosso da Banksy, e si afferma tra i principali interpreti della scena italiana dell’arte urbana. Tra le sue opere pubbliche figurano il murale dedicato ad Alberto Sordi alla Garbatella, e i ritratti a Roma di Francesco Totti, nel quartiere Appio-Latino, e di Gigi Proietti, al Tufello. La sua ricerca si confronta con la natura, i bestiari e le tecniche grafiche tradizionali. La sua ricerca si confronta con la natura, i bestiari e le tecniche grafiche tradizionali, come dimostrato nel suo recente lavoro ‘Mucchio migratorio’ per il Porto Turistico di Roma. Per il Barbanera 2027 ha realizzato le illustrazioni che accompagnano i dodici mesi dell’Almanacco, reinterpretando in chiave contemporanea figure, miti e tradizioni del folclore italiano.

LE EDIZIONI DEL BARBANERA PER IL 2027

L’Almanacco Barbanera 2027, insieme al calendario e all’oroscopo saranno disponibili dal 17 ottobre in tutte le edicole italiane e nelle librerie, singolarmente o abbinati nel tradizionale paccotto. In libreria e in rete, oltre al calendario da parete e da scrivania, l’Almanacco sarà disponibile anche con sovracoperta/poster illustrato da Lucamaleonte. Inoltre, anche quest’anno, dall’8 dicembre il famoso Almanacco Barbanera, con il calendario e l’oroscopo per il 2027, torna in edicola in una curata confezione natalizia pronta da mettere sotto l’albero.

Barbanera, una storia illustrata dell’Italia che cambia

In più di due secoli e mezzo, il Barbanera non si è limitato a raccontare il tempo: lo ha anche rappresentato, seguendo attraverso le sue immagini le trasformazioni della società italiana. Le sue illustrazioni, infatti, riflettono ciò che, in ogni epoca, occupa le giornate e accende l’immaginazione delle persone. A testimoniare questo lungo percorso sono le edizioni custodite nell’archivio storico della Fondazione Barbanera 1762. Sfogliarle significa attraversare una sorprendente storia per immagini del Paese. Resta costante il rapporto con la natura e con le stagioni, ma cambiano i lavori, le abitudini, gli oggetti della vita quotidiana, il modo di vivere il tempo e di pensare il futuro.

Per molto tempo questi cambiamenti procedono lentamente. Gusti, stili e consuetudini durano decenni e, con loro, anche le immagini dell’almanacco rimangono quasi immutate. Poi il passo accelera. Basta seguire, per esempio, l’evoluzione del mese di luglio nelle pagine dei calendari. A metà Ottocento è il cuore operoso dell’estate, con campi assolati, covoni di grano, falci, uomini e donne impegnati nella mietitura. Nel secondo dopoguerra la scena si trasforma. L’Italia scopre le ferie e il turismo di massa. Luglio cambia faccia. Compaiono costumi da bagno, ombrelloni, sci d’acqua, automobili cariche per le vacanze. Lo stesso mese, la stessa estate, ma un Paese ormai diverso. Nelle pagine di Barbanera, l’Italia passa dai campi alla villeggiatura.

È proprio questa capacità di raccontare il tempo, restando fedele alla propria identità e lasciando che ogni epoca la interpreti a modo suo, ad aver decretato la longevità del Barbanera. Una tradizione che oggi si rinnova, affidando ogni anno le illustrazioni a un diverso giovane artista italiano. Con oltre 200 illustrazioni originali, ogni edizione si arricchisce di un tratto contemporaneo e personale, capace di reinterpretare i temi e i simboli della tradizione.

Negli ultimi tre anni, questa scelta ha impresso al Barbanera una decisa svolta grafica, grazie al contributo di tre autori: Gianluca Chiavassa, illustratore e grafico torinese, per il Barbanera 2025; Valeria Biasin, artista veneta, per il 2026; Lucamaleonte, al secolo Luca Vollono, artista urbano e illustratore romano, per il 2027. Sguardi diversi che rinnovano la storia di un almanacco che, mentre osserva il ciclo immutabile delle stagioni, continua a cambiare insieme all’Italia che lo legge.

Chi era davvero Barbanera?

Con la lunga barba nera e lo sguardo curioso rivolto alla natura, Barbanera custodiva segreti e consigli che ancora oggi ci accompagnano. Si dice che osservasse il cielo nelle notti limpide, che conoscesse il linguaggio delle piante e che sapesse leggere il tempo nei segni della natura. E ogni anno, immancabili, i suoi dialoghi con l’amico Silvano, venuto a chiedergli lumi sul futuro, rivelavano profezie, avvertimenti e spunti di saggezza che ancora oggi sembrano incredibilmente attuali. Filosofo, astrologo, eremita e conoscitore di erbe, il leggendario Barbanera a Foligno, nel 1762, diede alle stampe il suo primo lunario. Da quel momento la sua fama non smise di crescere, e Barbanera diventò l’icona degli almanacchi italiani.

“Gli astri, il Sole ed ogni sfera or misura Barbanera, per poter altrui predire tutto quel che ha da venire”.

Barbanera tra cinema e letteratura

Barbanera ha attraversato i secoli ed è entrato nella storia e nel cuore degli italiani. Nei dizionari più autorevoli – lo Zingarelli, il Devoto-Oli, il Treccani il Sabatini Coletti e il De Agostini – basta cercare alla lettera ‘B’: Barbanera è citato come sinonimo di almanacco e di lunario.  La sua eco risuona nella letteratura, dove autori tra i più amati lo hanno menzionato e celebrato. Tra questi Luigi Capuana, Pirandello, Eugenio Montale e D’Annunzio – che lo definì “il fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni”. E ancora Maria Luisa Spaziani, Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Umberto Eco, Vasco Pratolini, Oriana Fallaci e tanti altri contemporanei.  Barbanera ha fatto capolino anche sul grande schermo. I suoi pronostici salvano la vita a Totò in una scena di Due cuori fra le belve, e nel film di Pupi Avati, Il testimone dello sposo, l’almanacco diventa dono di nozze e augurio di prosperità.  In ogni comparsa, Barbanera non è mai un semplice nome, ma il simbolo di una saggezza antica che consiglia, pronostica e porta buonumore.

Fondazione Barbanera 1762: la più grande collezione di almanacchi e memorie popolari del mondo

La Fondazione Barbanera 1762 nasce nel 2002 dal sogno dell’editore Feliciano Campi: dare una casa alla tradizione plurisecolare degli almanacchi, che proprio nel Barbanera trova il suo maggiore erede e continuatore. Oggi la Fondazione è una casa della memoria, che ospita la più ricca collezione di lunari e almanacchi al mondo, tutti liberamente consultabili in rete su www.bibliotecabarbanera.it. E non ci sono

solo almanacchi: gli scaffali raccontano la suggestiva storia dell’editoria popolare attraverso una ricca varietà di libri e libretti, riviste e fogliacci, testi di astronomia e astrologia, botanica e medicina popolare. Oltre 50.000 documenti che custodiscono il sapere e anche la fantasia di secoli, restituendoci il fascino di un genere antico e sorprendentemente attuale.

Sfogliarli significa viaggiare tra le attese e le speranze delle generazioni che ci hanno preceduto, scoprendo come, anno dopo anno, gli almanacchi abbiano tenuto viva la tradizione, senza mai smettere di parlare al presente. E ogni nuova edizione del Barbanera ne è la prova: un filo che lega passato, presente e futuro.

Barbanera “Memoria del mondo” UNESCO

Cos’è che accomuna l’Almanacco Barbanera all’alfabeto fenicio, alla Nona Sinfonia di Beethoven, ai film dei fratelli Lumière, all’archivio di Winston Churchill, al Diario di Anna Frank e alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino. La risposta è arrivata nel 2015 dall’UNESCO, che ha inserito la collezione di almanacchi e lunari Barbanera, custodita presso la Fondazione Barbanera 1762, nel prestigioso registro Memory of the World, accanto ai documenti che rappresentano le radici stesse della civiltà umana. Nella motivazione ufficiale si legge: «La collezione di almanacchi lunari Barbanera, 356 esemplari datati dal 1762 al 1962, è la più completa al mondo. Il suo valore universale deriva dall’essere simbolo di un genere letterario che ha contribuito a creare la cultura e l’identità di intere nazioni, prima dell’avvento delle moderne forme di comunicazione di massa».

Ambientalista da sempre

Da oltre due secoli e mezzo, molto prima che la protezione dell’ambiente diventasse una sfida globale, Barbanera insegna a vivere in armonia con la natura. Nelle sue pagine troviamo consigli che ci invitano a seminare e raccogliere al momento giusto, seguendo il ciclo delle stagioni e i ritmi della Luna. Piccoli gesti quotidiani che diventano semi di felicità, perché prendersi cura della terra significa, in fondo, prendersi cura anche di noi stessi. Questa filosofia ancora oggi si rinnova concretamente in ogni scelta editoriale: dalla carta riciclabile, non trattata con cloro e proveniente da foreste tutelate, agli inchiostri vegetali, ricavati da materie prime sostenibili. Con questo spirito, Barbanera è anche vegetariano: per scelta d’amore verso la natura e i suoi abitanti, le ricette di stagione proposte nell’Almanacco e nel Calendario escludono carne e pesce: un invito a nutrirsi con i frutti che la terra ci dona, in modo semplice, sano e sostenibile.

La casa di Barbanera, l’almanacco vivente nel cuore dell’Umbria

A Spello, in Umbria, c’è un luogo speciale dove la vita è scandita dalle stagioni, dove si semina e si raccoglie seguendo l’influsso della Luna, sotto cieli che parlano a chi sa ascoltare. È la casa di Barbanera, un complesso rurale dove tradizione e natura si intrecciano, sospesi tra passato e futuro. Qui un bachificio del Settecento ospita la redazione che ogni anno dà vita al nuovo Almanacco. E a pochi passi, la Fondazione Barbanera 1762 custodisce la più grande collezione di almanacchi e lunari del mondo. Tutt’intorno, sette ettari di campagna certificata biologica, su cui si sviluppa l’Orto Giardino delle Stagioni, uno scrigno di biodiversità, ma anche un viaggio indietro nel tempo, alla riscoperta di ortaggi rari, fiori della tradizione, erbe officinali e frutti dimenticati che tornano a raccontare la loro storia. In questo luogo la filosofia di Barbanera prende forma concreta: si respira, si raccoglie, si tocca e si mangia. È un progetto che invita a osservare la natura con rispetto, ad accoglierne i ritmi senza forzarli, a riscoprire insegnamenti antichi che parlano ancora al presente. Perché vivere meglio, ci ricorda Barbanera, significa anche saper custodire la terra che ci nutre.

Un successo nato tra fiere e mercati

Da secoli, lunari e almanacchi sono i compagni fedeli delle famiglie italiane, amati per la loro semplicità e utilità. Tra tutti, uno ha saputo conquistare un posto speciale: il Barbanera. Dalla metà del Settecento, con i suoi foglioni da parete e i suoi almanacchi, si è guadagnato il cuore delle famiglie contadine, fino a diventare il vangelo dei ceti rurali. Il suo fascino era così grande che, nell’Ottocento, spuntarono i cosiddetti “Barbanera paralleli”, edizioni concorrenti nate tra vivaci dispute legali tra editori. C’erano persino Barbabianca, Barbaverde e il figlio di Barbanera. Ma che fosse originale o imitato, il Barbanera ha viaggiato instancabile per fiere e mercati, semplificando saperi complessi e tramandando, anno dopo anno, tradizioni e consigli per la vita quotidiana. Non è un caso che, in molte case, fosse l’unico libro presente, e si chiedeva a chi sapeva leggere meglio di farlo ad alta voce, con la famiglia che si radunava ad ascoltare. Già allora il Barbanera era un compagno prezioso fatto di santi, lune, proverbi e previsioni del tempo, un alleato per chi viveva di terra e di stagioni.

Dai cantastorie di ieri al Barbanera di oggi

Quando, nella prima metà del Novecento, la fiaccola del Barbanera passò alla casa editrice Campi di Foligno, questa era già un’officina di idee popolari. Pubblicava libretti da fiere e mercati, e fogli volanti che riportavano fatti di cronaca nera, miracoli e previsioni. Così l’almanacco continuò a viaggiare per tutta la penisola, affidato alle voci dei cantastorie e alle mani dei venditori ambulanti. E mentre il Paese cambiava, la casa editrice cambiava con esso. Nel 1939 diede alle stampe il primo numero del “Canzoniere della Radio”, che riportava i testi delle canzoni più in voga, e che negli anni ‘50 si trasformò nella fortunatissima rivista “TV Sorrisi e Canzoni”. Ma la vera costante rimase il Barbanera, custodito con orgoglio come un bene di famiglia, passato dal nonno al figlio ai nipoti, che continuano a pubblicarlo a Foligno, lì dove nacque 266 anni fa. Il Barbanera ha saputo interpretare i mutamenti della società, eppure è rimasto sempre sé stesso. Oggi è distribuito in più di tre milioni di copie tra almanacchi e calendari, e continua a offrire ai suoi lettori, come promette il suo motto antico, “un anno di felicità”.

Fondazione D’ARC: Radenko Milak presenta PROXIMITY la mostra a cura di Giuliana Benassi

Dal Laocoonte a Jannis Kounellis, da The Young Pope di Paolo Sorrentino alla Venusia del Casanova di Federico Fellini: figure dell’arte antica e contemporanea, personaggi del cinema e immagini della cultura popolare si incontrano e si sovrappongono in un grande montaggio visivo, attraversando epoche, linguaggi e immaginari differenti. È il mondo di Radenko Milak, artista bosniaco che ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale di Venezia, protagonista di Proximity, la sua prima personale in Italia alla Fondazione D’ARC di Roma, dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Con la curatela di Giuliana Benassi, Proximity nasce dalla ricerca condotta dall’artista durante la sua residenza romana del 2026 e che trova ora una dimensione compiuta nell’allestimento, dove la pittura incontra l’architettura e la luce diventa parte integrante dell’opera. Non soltanto immagini da osservare, ma un percorso costruito attraverso apparizioni, trasparenze, inquadrature e accostamenti, nel quale lo spettatore è invitato a muoversi tra frammenti di memoria e nuove possibilità di racconto.

Al centro della mostra, Umbra ante memoriam, grande opera che prende forma da una personale interpretazione della Divina Commedia di Dante Alighieri. La struttura delle tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, si traduce in un monumentale trittico-architettura, le cui finestre diventano altrettante inquadrature attraverso cui sfilano, quasi fossero fantasmi, figure appartenenti al passato e al presente: il Laocoonte, Kounellis, i personaggi di Fellini e Sorrentino convivono all’interno di uno stesso universo visivo, sottratti alle rispettive coordinate temporali e ricomposti in una narrazione che attraversa la storia dell’arte, il cinema e l’immaginario collettivo.

Il riferimento a Dante diventa così una struttura visiva prima ancora che letteraria in cui le tre cantiche non seguono un percorso narrativo lineare, ma si dispongono come frammenti di un tempo sospeso, in cui Inferno, Purgatorio e Paradiso possono essere attraversati senza una direzione prestabilita. Le figure sembrano emergere dal buio, come immagini in negativo di una pellicola osservata in controluce, mentre l’acquerello in bianco e nero, cifra distintiva della ricerca di Milak, accentua il carattere effimero e insieme persistente della memoria. Una grande apparizione che assume una dimensione scenica e cinematografica in dialogo con gli spazi della Fondazione.

La luce assume un ruolo centrale anche nel grande intervento realizzato sulla vetrata monumentale della Fondazione D’ARC, dove alcuni dettagli di Umbra ante memoriam prendono forma attraverso una vetrofania che trasforma la superficie architettonica in una grande immagine attraversata dalla luce. Di giorno, quella naturale fa emergere figure e ambienti; di notte, la luce artificiale restituisce all’opera una dimensione scenografica che richiama il linguaggio cinematografico. La finestra diventa così contemporaneamente opera, cornice e filtro, in un continuo dialogo tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che rimane fuori dall’inquadratura.

È proprio la finestra uno degli elementi ricorrenti dell’intera ricerca. Come un’inquadratura cinematografica, delimita il campo visivo, stabilisce ciò che può essere mostrato e ciò che resta escluso. Guardare ed essere guardati, mostrare e occultare diventano così parte di un medesimo processo. Ciò che rimane fuori dall’immagine contribuisce a costruire il significato di ciò che vediamo, mentre la prossimità tra figure, luoghi e riferimenti apparentemente lontani genera associazioni inattese.

A completare il percorso è Cabinet, una grande composizione di acquerelli che si sviluppa lungo le pareti della Sala M; un’opera che raccoglie scene iconiche del cinema italiano del secondo dopoguerra, riferimenti artistici e immagini scandite da precise coordinate architettoniche, che incorniciano i singoli frammenti come fotogrammi. Disposti in sequenza, quasi a evocare una bobina cinematografica srotolata nello spazio, gli acquerelli costruiscono un racconto per accostamenti liberi, senza un ordine cronologico o una gerarchia prestabilita.

È un meccanismo che richiama il montaggio cinematografico: ogni immagine assume un significato diverso in relazione a quella che la precede o la segue, dando origine a cortocircuiti visivi e nuove connessioni narrative. È in questa tensione che trova significato il titolo Proximity. La prossimità non indica soltanto la vicinanza fisica tra le immagini, ma soprattutto lo spazio invisibile che le separa e, allo stesso tempo, le mette in relazione. Distanze spaziali minime possono contenere distanze temporali immense; immagini apparentemente estranee possono incontrarsi e generare significati nuovi.

Il progetto espositivo restituisce così la ricerca sviluppata da Milak durante la residenza alla Fondazione D’ARC, quando l’artista ha attraversato Roma osservandone le stratificazioni storiche, le architetture, le tracce della cultura popolare e soprattutto l’identità cinematografica. La visita a Cinecittà e l’esplorazione dei luoghi legati alla storia del cinema sono diventate parte di un immaginario nel quale la città non viene semplicemente rappresentata, ma reinterpretata attraverso le immagini che ne hanno costruito la memoria.

Radenko Milak (Travnik, Bosnia-Erzegovina 1980) lavora tra pittura, acquerello, disegno e cinema d’animazione, indagando il rapporto tra immagini, storia e memoria collettiva. Formatasi a partire da fotografie d’archivio, fotogrammi cinematografici, immagini di stampa e paesaggi urbani, la sua ricerca osserva il ruolo dei media visivi nella costruzione della memoria contemporanea. Si è laureato all’Accademia delle Arti di Banja Luka e alla Facoltà di Belle Arti di Belgrado. Ha esposto in numerose mostre e biennali internazionali e ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla Biennale di Venezia con il progetto University of Disaster.

Fondazione D’ARC Via dei Cluniacensi, 128-130 Cap 00159 Roma
Contatti info@fondazionedarc.it Instagram: @fondazionedarc
Orari di visita Lunedì, martedì e mercoledì: 10.30–13.30. Giovedì, venerdì, sabato e domenica: 15.30–19.30
Come arrivare Bus: 163, 211, 309, 448. Metro B: fermata Tiburtina. Auto: disponibilità di ampio parcheggio

Al Chiostro del Bramante, la mostra Food. Il gusto nell’arte

Cinque secoli di arte e più continenti per raccontare uno dei soggetti più universali della storia dell’uomo. Al compimento dei 30 anni di attività e di grandi esposizioni, dal 17 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il Chiostro del Bramante presenta “Food. Il gusto nell’arte”, mostra prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante e curata da Suzanne Landau.

Sono 190 le opere esposte, tra dipinti, sculture, oggetti di arti applicate, documenti, video, installazioni ambientali e sonore, provenienti da musei, istituzioni, collezionisti e artisti. Oltre 60 artisti e artiste, designer, scrittori, creativi, musicisti e registi costruiscono un percorso dal XVI secolo alla contemporaneità, attraverso pittura, scultura, fotografia, video, design, editoria, suono e cinema. Il percorso si articola in sei capitoli – Il cibo attraversa il mondo; Il corpo e il cibo; Giocare con il cibo; Dalla natura morta alla tavola; Il cibo e l’ecologia; Il cibo e i ricordi– che mettono in dialogo opere di epoche diverse, dal XVI secolo alla contemporaneità.

Tra i protagonisti Marina Abramović, David LaChapelle, Sophie Calle, Vanessa Beecroft, Yinka Shonibare, Piero Gilardi, Dieter Roth, Carrie Mae Weems, Sam Taylor-Johnson, Daniel Spoerri, Christian Berentz,  Sigalit Landau, Ernesto Neto, Vik Muniz, Subodh Gupta, Claire Fontaine, Ori Gersht, Mat Collishaw e Superflex. La mostra mette in dialogo l’arte barocca e quella contemporanea, la convivialità e la riflessione politica e sociale, utilizzando il cibo per parlare di identità, corpo, desiderio, relazioni, potere, disuguaglianze, scambi globali e ambiente.

«Gli artisti hanno trasformato l’atto di nutrirsi e il cibo stesso in un vero e proprio linguaggio visivo, riflettendo su identità, politica, status sociale, piaceri e tabù. Il cibo è divenuto allegoria, metafora, atto di ribellione, espressione di amore, fatica, memoria e desiderio», afferma Suzanne Landau, curatrice della mostra.

Il cibo per riflettere sul presente

Nel corso del Novecento e della contemporaneità il cibo smette progressivamente di essere soltanto un soggetto da rappresentare e diventa materia, esperienza e strumento di riflessione sul presente.

In The Onion di Marina Abramović il gesto del mangiare entra direttamente nella performance. Sophie Calle, con Le régime chromatique, intreccia alimentazione, colore e ritualità quotidiana; Vanessa Beecroft porta nel percorso la propria ricerca sul corpo, mentre Sigalit Landau, in DeadSea, pone il corpo dell’artista al centro di una spirale di angurie nelle acque del Mar Morto.

David LaChapelle, con opere come Leonardo DiCaprio: Unspoiled e Death by Hamburger, Beverly Hills porta invece nella mostra il linguaggio spettacolare della fotografia contemporanea e il suo rapporto con l’immaginario del consumo.

Con Claire Fontaine, l’ironia investe direttamente la storia dell’arte: Is it cake? trasforma il celebre orinatoio duchampiano in una scultura che rivela, nella fetta mancante, gli strati di una torta.

Tra tradizione e contemporaneità

Uno dei dialoghi più significativi della mostra è quello tra la grande tradizione della natura morta, ben rappresentata dalle numerose e imponenti opere di Bartolomeo Bimbi e le ricerche contemporanee.

Il confronto attraversa i secoli. Ori Gersht, in Pomegranate, parte da una natura morta seicentesca per costruire un’immagine sospesa tra bellezza e violenza; Sam Taylor-Johnson, in Still Life, accelera attraverso il video la decomposizione della frutta; Mat Collishaw, nella serie Last Meal on Death Row, ricostruisce gli ultimi pasti dei condannati a morte con l’estetica delle nature morte fiamminghe.

La mostra porta così nello stesso spazio opere storiche e contemporanee, mettendo i dipinti di Bartolomeo Bimbi, Christian Berentz, e Cristoforo Munari in relazione con Marina Abramović, Sophie Calle e Vanessa Beecroft.

La mostra si arricchisce di due grandi installazioni che invadono gli spazi del Chiostro del Bramante, trasformando il visitatore da spettatore a protagonista. Sweet Memories di Simone Post e Pasta Shell Grotto di Bompas & Parr, quest’ultima commissionata e prodotta da DART – Chiostro del Bramante grazie al supporto tecnico La Molisana, invitano il pubblico a entrare fisicamente nelle opere, attraversarle e scoprirle dall’interno. Due universi sorprendenti, in cui il cibo diventa architettura, materia e immaginazione, superando i confini tradizionali dell’esposizione e dando vita a un’esperienza che coinvolge il corpo, i sensi e lo sguardo.

Cibo come relazione, conoscenza e partecipazione

La tavola è anche luogo di relazioni e identità. Carrie Mae Weems, nella Kitchen Table Series, trasforma la cucina nel palcoscenico della vita quotidiana; Martha Rosler, con Semiotics of the Kitchen, utilizza invece il linguaggio del programma televisivo di cucina per mettere in discussione stereotipi e ruoli femminili.

Al cibo come fenomeno globale guardano Yinka Shonibare, che con Food Man mette in relazione produzione alimentare, colonialismo e cambiamento climatico, ed Ernesto Neto, che utilizza legumi e materiali organici in una grande installazione sospesa. Superflex, con Flooded McDonald’s, trasforma invece un fast food progressivamente sommerso dall’acqua in una riflessione sul rapporto tra consumo e crisi ambientale.

«Il cibo è materia, gesto, sapere, cura. È nutrimento e salute, ma anche incontro, memoria, condivisione e affetto. FOOD nasce dalla stessa idea che guida il lavoro del Chiostro del Bramante: concepire l’esperienza espositiva non come una semplice successione di opere, ma come uno spazio di relazione, conoscenza e partecipazione», sottolinea la Direzione DART – Chiostro del Bramante. (Natalia de Marco, Direttore artistico DART- Chiostro del Bramante)

Un’esperienza educativa inclusiva e partecipativa

Il Dipartimento educativo del Chiostro del Bramante propone un programma educativo che esplora il rapporto tra arte, alimentazione e sostenibilità. Il progetto comprende visite guidate, laboratori per scuole di ogni ordine e grado, appuntamenti domenicali dedicati alle famiglie e supporti educativi come il Ricettario delle Meraviglie e la pannellistica family per vivere un’esperienza partecipata, divertente e formativa. Particolare attenzione è riservata all’inclusione, attraverso visite in LIS e attività pensate per pubblici con esigenze differenti. Con l’iniziativa Chiostro a scuola, le proposte educative raggiungono anche le classi, favorendo nuove opportunità di apprendimento e confronto. L’obiettivo è trasformare la visita museale in un’esperienza coinvolgente, capace di stimolare curiosità, pensiero critico e partecipazione.

L’audioguida che racconta il “gusto di Roma”

Il gusto di Roma è l’originale racconto di mostra realizzato da Giovanni De Stefano, editorialista di Rolling Stone, Marie Claire, Elle. Il progetto mette otto opere della mostra davanti a otto persone legate alla cultura gastronomica di Roma, dai fruttivendoli alle banchiste, senza trasformarle in critici d’arte: ogni conversazione parte dall’opera, attraversa il mestiere e la biografia dell’ospite e poi torna all’immagine, che a quel punto può essere guardata in modo diverso. Ne nasce una Roma raccontata attraverso chi il cibo lo cucina, lo vende, lo sceglie e lo serve ogni giorno: un modo per svelare dettagli e significati inattesi delle opere in mostra attraverso altri occhi, altre mani e altre memorie.

Il progetto con la Villa Medicea di Poggio a Caiano

Particolare rilievo assume la collaborazione con le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine, Villa medicea di Poggio a Caiano, Museo della Natura Morta, punto di riferimento per lo studio della pittura di natura morta tra Sei e Settecento. Questa ha inoltre reso possibile un importante intervento conservativo sulle cornici intagliate e dorate realizzate da Vittorio Crosten per i dipinti di Bartolomeo Bimbi. Il restauro, condotto da Roberto Buda e Iolanda Larenza e sovvenzionato da DART – Chiostro del Bramante, è stato realizzato attraverso un cantiere aperto al pubblico a partire da luglio 2026 e viene presentato in occasione della mostra.

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: arte, alimentazione e salute

La collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù introduce nel percorso espositivo contenuti scientifici dedicati all’alimentazione e alla nutrizione pediatrica, con approfondimenti accessibili tramite QR code. Il progetto prevede inoltre attività formative e incontri divulgativi e proseguirà, da gennaio 2027, all’interno dell’Ospedale con laboratori, video e iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi ricoverati, portando l’esperienza artistica anche nei luoghi di cura.

Coldiretti: dall’opera alla terra

Partirà a breve la collaborazione con Coldiretti che arricchirà il percorso espositivo raccontando il valore della terra partendo dal quadro. Il cibo sano, le stagioni, la biodiversità e il lavoro degli agricoltori a tutela della salute dei cittadini, passano attraverso le opere d’arte. Un viaggio che dalla tela arriva all’origine del prodotto e ne valorizza le tradizioni agricole, la tutela dell’ambiente e il ruolo delle comunità rurali nella salvaguardia del patrimonio alimentare.

Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, Fondazione Brescia Musei, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Galleria Borghese, Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Roma si prepara a ospitare l’VIII Congresso nazionale di Meritocrazia Italia 16 e 17 ottobre 2026 – “L’Agenda politica del Merito U.T.I.L.E.”

A due giorni dall’apertura dei lavori, cresce l’attesa per l’VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia – “L’Agenda politica del Merito U.T.I.L.E.”, in programma a Roma il 16 e 17 ottobre 2026 tra il Teatro Quirino e il Teatro Rossini.
L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso di elaborazione culturale e propositiva del
Movimento, chiamata ancora una volta a raccogliere Istituzioni, professionisti, rappresentanti del mondo accademico,
economico e sociale in un confronto aperto sui temi che maggiormente incidono sul futuro del Paese.
Non un congresso di appartenenza politica, ma un luogo di incontro tra idee, sensibilità ed esperienze differenti, unite dalla
convinzione che il merito debba diventare il criterio ordinatore delle scelte pubbliche e private, nella prospettiva di una società più giusta, efficiente e inclusiva.
La pluralità delle voci sarà testimonianza attiva della volontà di favorire un dialogo autentico, libero da contrapposizioni
ideologiche e orientato alla ricerca di soluzioni condivise.
Il tema scelto per questa edizione sintetizza le cinque direttrici lungo le quali costruire una nuova agenda di sviluppo:
Uguaglianza, Trasparenza, Istruzione, Lavoro ed Economia. Cinque obiettivi concreti attorno ai quali sviluppare
proposte, individuare priorità e favorire la partecipazione responsabile di tutti gli attori della vita pubblica.
Dalla riflessione sulla cultura politica e sul rapporto tra partecipazione democratica, competenza e rappresentanza, fino alle
sfide poste dalle trasformazioni economiche, energetiche e ambientali, il Congresso intende offrire una visione ampia e
concreta delle opportunità e delle criticità che attendono l’Italia negli anni a venire.
Particolare attenzione sarà rivolta alle nuove generazioni, nel verso di promuovere una cultura della responsabilità e
dell’impegno che consenta di trasformare il talento individuale in valore collettivo.
Nella convinzione che il benessere di una comunità non possa essere misurato esclusivamente attraverso indicatori economici, ma debba fondarsi anche sulla qualità delle relazioni sociali e sull’accesso alle opportunità, Meritocrazia Italia rinnova il proprio impegno a favore di una proposta culturale e politica capace di mettere al centro il cittadino, il lavoro e la responsabilità sociale.
Il Congresso si concluderà con l’approvazione delle mozioni congressuali, frutto del confronto sviluppato all’interno
dell’associazione e della volontà di tradurre valori comuni in proposte operative.
Roma si prepara ad accogliere due giornate di ascolto, riflessione e progettualità condivisa, nella consapevolezza che il futuro non si costruisce attraverso slogan o scorciatoie,ma mediante l’impegno quotidiano, la competenza e il coraggio di immaginare un’Italia più equa, più libera e realmente fondata sul merito.

Ortro, il progetto UrbanArtMixedMedia

Si terrà mercoledì 14 ottobre (dalle ore 18:30 in poi) la prima serata del progetto denominato “UrbartArtMixedMedia” a cura dello Studio Archivio Courtesy Fratelli Emme di Roma, dell’artista visivo Gianfranco Grosso con la partecipazione speciale del giornalista sommelier Tommaso Caporale, autore della guida agli spumanti italiani “Bollizine”.

La prima sezione del progetto, denominata Calabria Vibes, sarà dedicata alla Street Art e alla Visual Art con il coinvolgimento di tre artisti (Ortro, Daniele Spanò e Thomas Bires) e sarà accompagnata dalle bollicine di tre case spumantistiche della Calabria (Casa Comerci, Cantine Campana, Cantina Francesco Malena), con un’etichetta abbinata ad ogni artista.

Durante la prima serata, sarà svelata l’opera dello street artist ORTRO, realizzata per l’occasione su una parete di oltre 5 metri, limitrofa allo spazio. In abbinamento al momento, è stata scelta l’etichetta Non Sense, un metodo ancestrale rosè da vitigno magliocco canino dell’azienda Casa Comerci di Nicotera (Vv).

Per ogni opera, infatti, sarà fatta ascoltare (Metodo Caporale) e degustata una tipologia di bollicina differente, selezionata da Tommaso Caporale, inventore del metodo brevettato di valutazione acustica del perlage degli spumanti, e successivamente costituirà una tiratura esclusiva e limitata dell’etichetta stessa.

Il progetto si inserisce nel calendario degli appuntamenti dello spazio Salotto Bollizine nella corte “Alan Jones” di Circonvallazione Appia n.71 a Roma, già teatro della rassegna “Etichetta d’artista” con gli artisti Tommaso Cascella e Lamberto Pignotti, e punta alla valorizzazione di opere di Street artisti e visual artisti, con una contaminazione iper-sensoriale, dove colori, suoni e gusto si “mixano”, diventando un messaggio unico.

La presentazione degli artisti e delle etichette coinvolte nel progetto è avvenuta in occasione dell’evento Vinòforum lo scorso 8 settembre in Piazza di Siena a Roma.

Il progetto “UrbanArtMixedMedia” gode del patrocinio del Municipio VII di Roma Capitale

A Genova l’artista Gian Mario Conti per Start con GERMINAZIONI Foto

E’ stata inaugurata, mercoledì 2 ottobre 2026 all’interno del circuito di START, la mostra di Gian Mario Conti, curata da Gina Ingrassia, che propone un viaggio ciclico in tre sezioni e un’installazione finale. Venerdì 2 e sabato 3 ottobre l’artista e la curatrice sono state presenti in galleria per un’esclusiva performance sonora dal vivo.

Dal 2 al 24 ottobre 2026 la Galleria La Madeleine di Silvio Oliva e Paola Ghiglione (a Genova centro storico) apre le sue porte al pubblico con la mostra Germinazioni. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gina Ingrassia, celebra e riassume l’universo creativo di Gian Mario Conti, protagonista di un progetto espositivo totale che fonde magistralmente la sua doppia anima di artista visivo e musicista compositore attraverso circa 30 opere e un’inedita sonorizzazione dello spazio.

Il concept: l’universo iconografico di Gian Mario Conti e il risveglio dell’arte
Nelle sale della galleria prende vita, da una parte, il caratteristico universo iconografico di Gian Mario Conti, popolato da api impollinatrici, dai caratteristici “fili” di colore e da una fitta trama di simbolismi, come la presenza ricorrente dei teschi, destinati a ripetersi e a risuonare lungo tutto il percorso. Al contempo, la produzione si distacca progressivamente dalla figurazione: forme, colori e luce diventano l’ultimo e più intimo terreno di indagine dell’artista. Attraverso questa libertà interpretativa e aniconica, Conti riesce a raccontare la sua personale visione del ruolo dell’arte, intesa da sempre, nel suo lavoro, come strumento di analisi critica della società contemporanea e veicolo di risveglio e di profonda consapevolezza.

Il percorso espositivo: un viaggio ciclico in tre sezioni
“Germinazioni” non segue una progressione lineare o cronologica, ma si sviluppa come un vero e proprio viaggio esperienziale strutturato in tre sezioni cicliche. Il percorso evoca il moto perpetuo dell’esistenza – il cerchio continuo di vita, morte e rinascita – esplorato attraverso la profonda interazione tra materia visiva e stimolo sonoro. L’intera esposizione è caratterizzata da una forte carica evocativa, capace di proiettare lo spettatore in una dimensione di pura atemporalità, sospesa in un tempo interiore in cui il passato del ricordo e il futuro della rinascita si fondono nel presente dell’esperienza estetica.

§ Germinazioni: la sezione che dà il titolo alla mostra e che indaga la genesi, la spinta primordiale della vita, l’energia sotterranea che pulsa e cerca un varco per venire alla luce.

§ Fiori di campo: una riflessione sulla bellezza spontanea, sulla fragilità dell’esistere e sulla transitorietà delle cose, dove la fioritura rappresenta il culmine vitale ma anche l’inizio della sua inevitabile decadenza.

§ Echoes: lo spazio della memoria, della persistenza e del ritorno. Ciò che rimane si trasforma in risonanza, preparando il terreno per un nuovo inizio biologico e spirituale.

Il viaggio multisensoriale si chiude e trova la sua sintesi definitiva in una suggestiva installazione, un’opera ambientale in cui gli elementi visivi e i tappeti sonori di Gian Mario Conti si fondono completamente, avvolgendo lo spettatore e invitandolo a sentirsi parte integrante di questo eterno ciclo vitale.

La performance dal vivo: musica, voce e parola
Durante le giornate di inaugurazione, Gian Mario Conti ha eseguito una performance sonora dal vivo: un dialogo magnetico in cui la musica, composta appositamente per il progetto, intrecciata alla voce di Gina Ingrassia, che ha interpretato un testo scritto appositamente per dare una chiave di lettura poetica e filosofica alle opere esposte.

INFORMAZIONI UTILI

Mostra: Germinazioni
Artista (opere visive, musiche e performance): Gian Mario Conti
A cura di: Gina Ingrassia
Sede: Galleria La Madeleine
Indirizzo: Via della Maddalena, 105 Rosso, 16124 Genova
Periodo di apertura: Dal 2 al 24 ottobre 2026

Ingresso: Libero

A Palazzo Montemartini, l’ opera “CINEMA in a GLASS – Incontri Impossibili”.

Cinema in a Glass – Incontri Impossibili è un è una videoinstallazione originale e
indipendente ideata da Luxury files, con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi,
Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Inserita tra le Risonanze della 21ª Festa del
Cinema di Roma, sarà esposta a Palazzo Montemartini Rome dal 13 al 25 ottobre
2026, con ingresso libero.
Alla base del progetto una domanda semplice e immaginifica: “Se potessi bere un
cocktail con un personaggio della storia del cinema, chi sceglieresti e cosa berreste?”. Da
questa suggestione nasce un racconto corale in cui artisti e protagonisti della vita
culturale immaginano il proprio incontro con un personaggio del cinema, tra ricordi,
curiosità, ironia ed emozioni. Una serie di “incontri impossibili” che mette in dialogo
l’immaginario cinematografico con sensibilità e voci contemporanee.
La videoinstallazione costruisce così un mosaico di racconti personali, invitando il
pubblico a riscoprire il cinema attraverso un gesto semplice e simbolico: condividere un
cocktail con un personaggio conosciuto ed apprezzato attraverso la settima arte, che
avremmo voluto incontrare davvero.
Il progetto nasce anche dal desiderio di valorizzare il rapporto tra cinema e città,
all’interno di una Roma che durante la Festa del Cinema diventa destinazione lifestyle,
ancor più internazionale e glamour, con incontri speciali, nuovi racconti e suggestioni.
Come sottolinea il Direttore Creativo e ideatore del format Massimiliano Di Stefano:
“Il cinema ci ha fatto conoscere personaggi che non abbiamo mai incontrato. Cinema in a
Glass prova a rendere possibile quell’incontro, unendo le due anime di Luxury files: quella
editoriale del magazine e quella narrativa e visiva di Luxury files Production”.

Palazzo Montemartini Rome – Largo Montemartini, Roma
Dal 13 al 25 Ottobre 2026
Ingresso libero

“La sera della Cena”, la nuova installazione di Fabrizio Sannicandro

Fabrizio Sannicandro

Dal 23 settembre al 2 ottobre 2026 la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati ospita La sera della cena, installazione site-specific di Fabrizio Sannicandro a cura di Umberto Palestini. L’opera mette in connessione  due capolavori della storia dell’arte,  l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e la Visitazione del Pontormo, dando vita ad un chiasmo fra la nostalgia di un incontro perduto e la calda suggestione di un abbraccio che si staglia sullo sfondo. Al centro, infatti, una lunga tavola apparecchiata ma priva di commensali: presenza e insieme assenza di un incontro che sembra essersi appena concluso lasciando di sè solo pochi resti. L’iniziativa, ideata da Maria Cristina Marroni, promossa da Francesca e Franco Iachini e coordinata da Gino Natoni, sarà visibile durante gli orari di apertura, a partire dal 23 settembre. Dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30. Sabato e domenica lo spazio è chiuso. Ricordiamo che La sera della cena  anticipa di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione di Carmignano, in mostra alle Scuderie del Quirinale, instaurando un dialogo fra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Il progetto nasce da una riflessione sulla Visitazione del Pontormo e sul tema dell’incontro. Sannicandro non ne propone una citazione, ma ne riattiva il nucleo più umano e contemporaneo – l’abbraccio, la prossimità, la necessità dell’altro – mettendolo in dialogo con una lunga tavola apparecchiata rimasta senza commensali.
A dare ulteriore rilievo all’evento è la vicinanza con la grande mostra dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale: La sera della cena anticipa di poche settimane, infatti, l’arrivo a Roma della Visitazione,creando un suggestivo dialogo tra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Pensata espressamente per uno spazio fortemente connotato dalla memoria storica e culturale, La sera della cena interroga il valore dell’incontro, della relazione e della condivisione in  un tempo nel quale la progressiva smaterializzazione dei rapporti umani sembra mettere in discussione il significato stesso dello stare insieme.
Al centro dell’installazione è una lunga tavola apparecchiata, ma priva di commensali. Una presenza e, insieme, un’assenza. Restano i piatti, gli oggetti, le tracce, le parole disseminate sulla tovaglia dipinta: segni di un incontro che sembra essersi appena concluso o che, forse, deve ancora avvenire.
La tavola diventa così il luogo simbolico attorno al quale si costruisce l’intero progetto: spazio primario della relazione, del nutrimento, del racconto e della trasmissione. Ma è proprio l’assenza delle persone a trasformarla in un’immagine sospesa e interrogativa. Come sottolinea il curatore Umberto Palestini, l’opera procede infatti “per sottrazione”, facendo dell’assenza lo strumento attraverso cui far emergere un significato più profondo.
Sul fondo della Sala del Cenacolo, un grande trittico pittorico restituisce, attraverso il linguaggio personale di Sannicandro, l’eco della Visitazione di Jacopo Carucci detto il Pontormo. È proprio l’abbraccio a costituire uno dei nuclei poetici dell’opera: un gesto elementare e universale capace di attraversare i secoli e di parlare ancora al presente. Nel progetto di Sannicandro, la Visitazione del Pontormo e il riferimento al Cenacolo diventano così due grandi archetipi dell’incontro: da una parte due corpi che si avvicinano e si riconoscono, dall’altra una tavola attorno alla quale una comunità si riunisce.
In questo senso, la tavola vuota assume una forza che va oltre la sua dimensione scenografica. I commensali non ci sono più, ma tutto parla ancora di loro. La loro assenza porta in primo piano ciò che rischiamo di perdere: la prossimità, il tempo condiviso, il contatto, la capacità di riconoscerci attraverso la presenza dell’altro.
Come scrive Umberto Palestini nel testo critico che accompagna il progetto, la tavola senza commensali «ci ricorda l’incancellabile necessità di riscoprire il valore fondante della condivisione, dell’essere insieme».
La sera della cena diventa così un dispositivo poetico e civile: non una rappresentazione nostalgica del passato, ma una domanda rivolta al presente.
Un incontro tra storia dell’arte e contemporaneità, tra memoria e futuro, nel quale la pittura torna a interrogare una delle esperienze più semplici e, proprio per questo, più radicalmente umane: essere insieme.

Dissonanze “New Chapter”, coinvolge Roma con la musica e la digital art

Dopo aver celebrato nel 2025 i venticinque anni dalla sua prima edizione, Dissonanze apre un nuovo capitolo. Il 12 e 13 settembre 2026 il festival torna all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma con New Chapter: due giornate dedicate alla musica contemporanea e alla sperimentazione sonora, nel punto esatto in cui elettronica, arti digitali e performance si incontrano senza compromessi.

Nato nel 2000 come evento di rottura nel panorama culturale italiano, Dissonanze ha riportato Roma sulla mappa internazionale della cultura elettronica, ospitando nel corso degli anni nomi come Aphex Twin, Kraftwerk, Richie Hawtin, Jeff Mills e Björk in spazi ogni volta diversi — dal Palazzo dei Congressi dell’EUR agli edifici di archeologia industriale della città. New Chapter raccoglie quell’eredità e la proietta in avanti: una piattaforma guidata da ricerca, contaminazione e libertà espressiva, costruita per creare connessioni radicali tra suono, tecnologia e spazio urbano.

La line-up dell’edizione 2026 è stata annunciata sui canali ufficiali del festival:

BJÖRK Dj Set

Peggy Gou

Chloé Caillet

Derrick Carter

Donato Dozzy

Floating Points b2b Daphi

Job Jobse

Kelly Lee Owens Dj Set  

Moodymann b2b Marcellus Pittman

Octave One Live

Raresh

Ron Trent

Sama’ Abdulhadi

Skream & Benga

Tony humphries

Aline Umber Live

Betametric

CARISTA

Dante

Duddha

GNMR

ISAbella

Iride b2b Giancarlino

Jazzanova Live  Feat. Wayne Snow

Lefto Early Bird

Nubiyan Twist

Omeria

Paranoid London Live

Ruthven

Session Victim Live

Sugar Free

Ti Es

Tiger & Woods Live

Yu Su

DissPlay e il programma educativo

Tra le novità di New Chapter c’è DissPlay by Dissonanze, un formato creativo dedicato ai bambini dai 4 ai 12 anni, pensato per riportare sguardo, immaginazione e gioco al centro di un festival di musica elettronica. La prima sessione, Seeing the Music, è stata guidata dall’artista e docente Marco Laudadio: ai più piccoli è stato chiesto di disegnare cosa sia, per loro, un festival, come dovrebbe essere e cosa lo rende davvero divertente. I disegni entreranno a far parte della comunicazione ufficiale dell’evento — stampati su mesh forata ed esposti per tutta la durata della manifestazione.

Il programma comprende inoltre una masterclass su Ableton Live 12 a cura di Edoardo Pietrogrande, dedicata a introdurre i più giovani alle funzioni di base del software, e un’installazione immersiva su TouchDesigner a cura di Simone Murtas, allestita in una sala dedicata.

Dissonanze al MACRO

In parallelo al festival, Dissonanze è stato protagonista di una mostra al MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma (1 dicembre 2025 – 22 marzo 2026), dedicata al rapporto tra suono, arti visive e spazio espositivo. Allestita nelle due sale storiche del secondo piano del museo, riunisce professionisti, studiosi, artisti e operatori culturali legati all’eredità del festival e a chi da quella eredità ha tratto ispirazione.

Partner

Titled sponsor Illimity by Banca Ifis

Main Sponsor Ploom, Diageo, Xceed

Con il supporto di Comune di Roma, Vivenda, Ableton, Soho House, Redbull, Refrigiwear, Yolk, Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone, Fondazione Musica per Roma, Tanqueray, Gioia

Informazioni pratiche

Date: 12–13 settembre 2026 Luogo: Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma Biglietti: disponibili su Xceed — xceed.me/events/channel/dissonanze


Dissonanze 

E’ il festival internazionale di musica elettronica e arti digitali di Roma. Nato nel 2000 dalla visione di Giorgio Mortari, si è svolto con cadenza annuale fino al 2010, sperimentando il rapporto tra creatività e nuove tecnologie e portando in Italia alcune delle voci più innovative della scena globale. Indipendente ma da subito internazionale, intergenerazionale e interdisciplinare, ha lasciato un segno profondo nella storia culturale del Paese. Nel 2025 il festival è tornato a Roma per celebrare i suoi 25 anni; nel 2026 prosegue il suo percorso con New Chapter.

SIArt Gallery apre con “Wonderful”

In un Palazzo di fine Ottocento, incastonato tra antichi archi romani e la rigogliosa efflorescenza di Piazza Cairoli, si inaugura martedì 29 Settembre 2026 uno nuovo spazio culturale e artistico d’eccezione che ospita il nuovo progetto artistico della dottoressa Sylvia Irrazabal; la Galleria romana SIArt Gallery, destinata alla scoperta, promozione e valorizzazione dei talenti artistici nazionali ed internazionali. In Via di S. Maria de’ Calderari, 22-23 nel cuore della capitale, l’associazione culturale SIArt Cultural Network – da anni impegnata nella promozione dell’arte come linguaggio universale capace di unire culture, generazioni e visioni – ha trovato il suo centro operativo di incontro, produzione, esposizione e dialogo per scambi culturali d’eccellenza. Nasce così – dalla passione creativa della dottoressa Sylvia Irrazabal, più volte Commissaria alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e con una importante carriera di incarichi internazionali di prestigio in campo culturale – la SIArt Gallery dove prenderanno corpo sin d’ora e nei prossimi mesi numerose mostre, incontri e dibattiti tutti incentrati sul tema artistico e culturale. Mostra inaugurale d’eccezione “WONDERFUL” del Maestro Moreno Bondi. Solo invito martedì 29 Settembre alle ore 18.30 via Santa Maria de’ Calderari 22-23. Alla protagonista assoluta di questa iniziativa, la dottoressa Sylvia Irrazabal, chiediamo: Cosa ha motivato la location del progetto creativo SIArt Gallery? L’idea di uno spazio autonomo dove poter estrinsecare in piena libertà tutte le potenzialità creative, organizzative e propositive ci è sempre stata molto cara. Ora grazie all’ospitalità offerta da questo Spazio Culturale e Artistico d’eccezione nel Palazzo ottocentesco di Via Arenula 21 a due passi da via Giulia e da Campo dei Fiori e nell’immediate vicinanze de Ghetto Ebraico di Roma, la sede di Via Santa Maria de’ Calderari 22 – 23 ci è apparsa subito una occasione unica e preziosa per realizzare questa idea; una idea di libertà artistica e letteraria e di dialogo aperto in grado di offrire uno spaccato dell’arte contemporanea nel panorama italiano e internazionale. Di fronte a crescenti conflitti del mondo attuale, è fondamentale mantenere viva la fiamma dell’impegno artistico per la pace e di un dialogo culturale senza confini e senza barriere per promuovere solidarietà e comprensione perché l’arte nelle sue varie espressioni ha un potere straordinario di trasformazione, resistenza e dialogo.
Cosa accadrà martedì 29 settembre in Via S Maria de’ Calderari? Due eventi d’eccezione avranno luogo alla SiArt Gallery. Si inaugurerà questa nuova galleria SiArt di quattro arcate nel cuore di Roma alla quale sarà invitata la musa di Andy Warhol, la splendida madrina del Pop e grande stilista di fama internazionale Regina Schrecker. Ci sarà quindi il lancio di una Mostra d’eccezione dal titolo “WONDERFUL” del grande Maestro Moreno Bondi, una personalità artistica e accademica di livello straordinario capace di far dialogare le rigorose tecniche del Seicento con la sensibilità contemporanea. Moreno Bondi nato a Carrara, patria del marmo e della scultura é cresciuto in una Toscana culla del Rinascimento; ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionali imponendosi come un’eccellenza artistica italiana nel mondo. Il suo lavoro ha sollecitato l’interesse di Vittorio Sgarbi che lo ha invitato alla 54ma BIENNALE DI VENEZIA, mentre le pubblicazioni a lui dedicate portano le firme autorevoli di Antonio Paolucci, Claudio Strinati, Bert Treffers, Marco Bussagli, Giovanni Faccenda, Rossella Vodret, Janus. È titolare della Cattedra di Tecniche Pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e del Master post lauream biennale per l’Insegnamento delle Discipline Pittoriche. La conoscenza approfondita della pittura di Caravaggio, la rappresentazione dei corpi potenti ammantati dal suggestivo contrasto luce-ombra, evocano l’accostamento fra il genio seicentesco e Bondi, che in maniera attuale elabora l’antico reinterpretandolo attraverso il filtro della contemporaneità, ponendosi come un “nuovo Caravaggio moderno”. Nella sua “Venere Pop” simbolo di questa Mostra, Moreno Bondi, ispirandosi alla corrente pop, concretizza un’interpretazione moderna dell’icona classica, arricchita da tatuaggi giapponesi e resa in modo iper realistico in una ricerca innovativa del colore. Ma non vogliamo svelare tutte le meraviglie che stupiranno i nostri invitati in questa Personale di Moreno Bondi dal titolo appunto “WONDERFUL”. Al di là di questo evento d’eccezione, come vede la proiezione futura del suo progetto SIArt ?L’Associazione Culturale SIArt nasce come network internazionale d’eccellenza con l’obiettivo di proporsi come un centro dinamico di produzione, esposizione e dialogo artistico, con sede a Roma ma con respiro internazionale. La nuova sede operativa offertaci di Via Santa Maria de’ Calderari 22 e 23 rappresenta per tutti noi una sfida ma anche una grande opportunità importante per sviluppare spazi di dialogo e libertà e porsi come un ponte tra Roma e il mondo, tra artisti affermati ed emergenti, tra tradizione e sperimentazione in campo artistico, culturale e letterario. Spetta ora a tutti noi il compito di unire le forze per rendere concreti ed efficaci gli impegni che già ci si profilano all’orizzonte con un percorso serio e professionale in grado di rendere questa realtà operativa un punto di riferimento d’eccellenza a Roma e nel panorama italiano e internazionale