Fondazione D’ARC: Radenko Milak presenta PROXIMITY la mostra a cura di Giuliana Benassi

Dal Laocoonte a Jannis Kounellis, da The Young Pope di Paolo Sorrentino alla Venusia del Casanova di Federico Fellini: figure dell’arte antica e contemporanea, personaggi del cinema e immagini della cultura popolare si incontrano e si sovrappongono in un grande montaggio visivo, attraversando epoche, linguaggi e immaginari differenti. È il mondo di Radenko Milak, artista bosniaco che ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla 57ª Biennale di Venezia, protagonista di Proximity, la sua prima personale in Italia alla Fondazione D’ARC di Roma, dal 18 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Con la curatela di Giuliana Benassi, Proximity nasce dalla ricerca condotta dall’artista durante la sua residenza romana del 2026 e che trova ora una dimensione compiuta nell’allestimento, dove la pittura incontra l’architettura e la luce diventa parte integrante dell’opera. Non soltanto immagini da osservare, ma un percorso costruito attraverso apparizioni, trasparenze, inquadrature e accostamenti, nel quale lo spettatore è invitato a muoversi tra frammenti di memoria e nuove possibilità di racconto.

Al centro della mostra, Umbra ante memoriam, grande opera che prende forma da una personale interpretazione della Divina Commedia di Dante Alighieri. La struttura delle tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, si traduce in un monumentale trittico-architettura, le cui finestre diventano altrettante inquadrature attraverso cui sfilano, quasi fossero fantasmi, figure appartenenti al passato e al presente: il Laocoonte, Kounellis, i personaggi di Fellini e Sorrentino convivono all’interno di uno stesso universo visivo, sottratti alle rispettive coordinate temporali e ricomposti in una narrazione che attraversa la storia dell’arte, il cinema e l’immaginario collettivo.

Il riferimento a Dante diventa così una struttura visiva prima ancora che letteraria in cui le tre cantiche non seguono un percorso narrativo lineare, ma si dispongono come frammenti di un tempo sospeso, in cui Inferno, Purgatorio e Paradiso possono essere attraversati senza una direzione prestabilita. Le figure sembrano emergere dal buio, come immagini in negativo di una pellicola osservata in controluce, mentre l’acquerello in bianco e nero, cifra distintiva della ricerca di Milak, accentua il carattere effimero e insieme persistente della memoria. Una grande apparizione che assume una dimensione scenica e cinematografica in dialogo con gli spazi della Fondazione.

La luce assume un ruolo centrale anche nel grande intervento realizzato sulla vetrata monumentale della Fondazione D’ARC, dove alcuni dettagli di Umbra ante memoriam prendono forma attraverso una vetrofania che trasforma la superficie architettonica in una grande immagine attraversata dalla luce. Di giorno, quella naturale fa emergere figure e ambienti; di notte, la luce artificiale restituisce all’opera una dimensione scenografica che richiama il linguaggio cinematografico. La finestra diventa così contemporaneamente opera, cornice e filtro, in un continuo dialogo tra interno ed esterno, tra ciò che si mostra e ciò che rimane fuori dall’inquadratura.

È proprio la finestra uno degli elementi ricorrenti dell’intera ricerca. Come un’inquadratura cinematografica, delimita il campo visivo, stabilisce ciò che può essere mostrato e ciò che resta escluso. Guardare ed essere guardati, mostrare e occultare diventano così parte di un medesimo processo. Ciò che rimane fuori dall’immagine contribuisce a costruire il significato di ciò che vediamo, mentre la prossimità tra figure, luoghi e riferimenti apparentemente lontani genera associazioni inattese.

A completare il percorso è Cabinet, una grande composizione di acquerelli che si sviluppa lungo le pareti della Sala M; un’opera che raccoglie scene iconiche del cinema italiano del secondo dopoguerra, riferimenti artistici e immagini scandite da precise coordinate architettoniche, che incorniciano i singoli frammenti come fotogrammi. Disposti in sequenza, quasi a evocare una bobina cinematografica srotolata nello spazio, gli acquerelli costruiscono un racconto per accostamenti liberi, senza un ordine cronologico o una gerarchia prestabilita.

È un meccanismo che richiama il montaggio cinematografico: ogni immagine assume un significato diverso in relazione a quella che la precede o la segue, dando origine a cortocircuiti visivi e nuove connessioni narrative. È in questa tensione che trova significato il titolo Proximity. La prossimità non indica soltanto la vicinanza fisica tra le immagini, ma soprattutto lo spazio invisibile che le separa e, allo stesso tempo, le mette in relazione. Distanze spaziali minime possono contenere distanze temporali immense; immagini apparentemente estranee possono incontrarsi e generare significati nuovi.

Il progetto espositivo restituisce così la ricerca sviluppata da Milak durante la residenza alla Fondazione D’ARC, quando l’artista ha attraversato Roma osservandone le stratificazioni storiche, le architetture, le tracce della cultura popolare e soprattutto l’identità cinematografica. La visita a Cinecittà e l’esplorazione dei luoghi legati alla storia del cinema sono diventate parte di un immaginario nel quale la città non viene semplicemente rappresentata, ma reinterpretata attraverso le immagini che ne hanno costruito la memoria.

Radenko Milak (Travnik, Bosnia-Erzegovina 1980) lavora tra pittura, acquerello, disegno e cinema d’animazione, indagando il rapporto tra immagini, storia e memoria collettiva. Formatasi a partire da fotografie d’archivio, fotogrammi cinematografici, immagini di stampa e paesaggi urbani, la sua ricerca osserva il ruolo dei media visivi nella costruzione della memoria contemporanea. Si è laureato all’Accademia delle Arti di Banja Luka e alla Facoltà di Belle Arti di Belgrado. Ha esposto in numerose mostre e biennali internazionali e ha rappresentato la Bosnia ed Erzegovina alla Biennale di Venezia con il progetto University of Disaster.

Fondazione D’ARC Via dei Cluniacensi, 128-130 Cap 00159 Roma
Contatti info@fondazionedarc.it Instagram: @fondazionedarc
Orari di visita Lunedì, martedì e mercoledì: 10.30–13.30. Giovedì, venerdì, sabato e domenica: 15.30–19.30
Come arrivare Bus: 163, 211, 309, 448. Metro B: fermata Tiburtina. Auto: disponibilità di ampio parcheggio

Al Chiostro del Bramante, la mostra Food. Il gusto nell’arte

Cinque secoli di arte e più continenti per raccontare uno dei soggetti più universali della storia dell’uomo. Al compimento dei 30 anni di attività e di grandi esposizioni, dal 17 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il Chiostro del Bramante presenta “Food. Il gusto nell’arte”, mostra prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante e curata da Suzanne Landau.

Sono 190 le opere esposte, tra dipinti, sculture, oggetti di arti applicate, documenti, video, installazioni ambientali e sonore, provenienti da musei, istituzioni, collezionisti e artisti. Oltre 60 artisti e artiste, designer, scrittori, creativi, musicisti e registi costruiscono un percorso dal XVI secolo alla contemporaneità, attraverso pittura, scultura, fotografia, video, design, editoria, suono e cinema. Il percorso si articola in sei capitoli – Il cibo attraversa il mondo; Il corpo e il cibo; Giocare con il cibo; Dalla natura morta alla tavola; Il cibo e l’ecologia; Il cibo e i ricordi– che mettono in dialogo opere di epoche diverse, dal XVI secolo alla contemporaneità.

Tra i protagonisti Marina Abramović, David LaChapelle, Sophie Calle, Vanessa Beecroft, Yinka Shonibare, Piero Gilardi, Dieter Roth, Carrie Mae Weems, Sam Taylor-Johnson, Daniel Spoerri, Christian Berentz,  Sigalit Landau, Ernesto Neto, Vik Muniz, Subodh Gupta, Claire Fontaine, Ori Gersht, Mat Collishaw e Superflex. La mostra mette in dialogo l’arte barocca e quella contemporanea, la convivialità e la riflessione politica e sociale, utilizzando il cibo per parlare di identità, corpo, desiderio, relazioni, potere, disuguaglianze, scambi globali e ambiente.

«Gli artisti hanno trasformato l’atto di nutrirsi e il cibo stesso in un vero e proprio linguaggio visivo, riflettendo su identità, politica, status sociale, piaceri e tabù. Il cibo è divenuto allegoria, metafora, atto di ribellione, espressione di amore, fatica, memoria e desiderio», afferma Suzanne Landau, curatrice della mostra.

Il cibo per riflettere sul presente

Nel corso del Novecento e della contemporaneità il cibo smette progressivamente di essere soltanto un soggetto da rappresentare e diventa materia, esperienza e strumento di riflessione sul presente.

In The Onion di Marina Abramović il gesto del mangiare entra direttamente nella performance. Sophie Calle, con Le régime chromatique, intreccia alimentazione, colore e ritualità quotidiana; Vanessa Beecroft porta nel percorso la propria ricerca sul corpo, mentre Sigalit Landau, in DeadSea, pone il corpo dell’artista al centro di una spirale di angurie nelle acque del Mar Morto.

David LaChapelle, con opere come Leonardo DiCaprio: Unspoiled e Death by Hamburger, Beverly Hills porta invece nella mostra il linguaggio spettacolare della fotografia contemporanea e il suo rapporto con l’immaginario del consumo.

Con Claire Fontaine, l’ironia investe direttamente la storia dell’arte: Is it cake? trasforma il celebre orinatoio duchampiano in una scultura che rivela, nella fetta mancante, gli strati di una torta.

Tra tradizione e contemporaneità

Uno dei dialoghi più significativi della mostra è quello tra la grande tradizione della natura morta, ben rappresentata dalle numerose e imponenti opere di Bartolomeo Bimbi e le ricerche contemporanee.

Il confronto attraversa i secoli. Ori Gersht, in Pomegranate, parte da una natura morta seicentesca per costruire un’immagine sospesa tra bellezza e violenza; Sam Taylor-Johnson, in Still Life, accelera attraverso il video la decomposizione della frutta; Mat Collishaw, nella serie Last Meal on Death Row, ricostruisce gli ultimi pasti dei condannati a morte con l’estetica delle nature morte fiamminghe.

La mostra porta così nello stesso spazio opere storiche e contemporanee, mettendo i dipinti di Bartolomeo Bimbi, Christian Berentz, e Cristoforo Munari in relazione con Marina Abramović, Sophie Calle e Vanessa Beecroft.

La mostra si arricchisce di due grandi installazioni che invadono gli spazi del Chiostro del Bramante, trasformando il visitatore da spettatore a protagonista. Sweet Memories di Simone Post e Pasta Shell Grotto di Bompas & Parr, quest’ultima commissionata e prodotta da DART – Chiostro del Bramante grazie al supporto tecnico La Molisana, invitano il pubblico a entrare fisicamente nelle opere, attraversarle e scoprirle dall’interno. Due universi sorprendenti, in cui il cibo diventa architettura, materia e immaginazione, superando i confini tradizionali dell’esposizione e dando vita a un’esperienza che coinvolge il corpo, i sensi e lo sguardo.

Cibo come relazione, conoscenza e partecipazione

La tavola è anche luogo di relazioni e identità. Carrie Mae Weems, nella Kitchen Table Series, trasforma la cucina nel palcoscenico della vita quotidiana; Martha Rosler, con Semiotics of the Kitchen, utilizza invece il linguaggio del programma televisivo di cucina per mettere in discussione stereotipi e ruoli femminili.

Al cibo come fenomeno globale guardano Yinka Shonibare, che con Food Man mette in relazione produzione alimentare, colonialismo e cambiamento climatico, ed Ernesto Neto, che utilizza legumi e materiali organici in una grande installazione sospesa. Superflex, con Flooded McDonald’s, trasforma invece un fast food progressivamente sommerso dall’acqua in una riflessione sul rapporto tra consumo e crisi ambientale.

«Il cibo è materia, gesto, sapere, cura. È nutrimento e salute, ma anche incontro, memoria, condivisione e affetto. FOOD nasce dalla stessa idea che guida il lavoro del Chiostro del Bramante: concepire l’esperienza espositiva non come una semplice successione di opere, ma come uno spazio di relazione, conoscenza e partecipazione», sottolinea la Direzione DART – Chiostro del Bramante. (Natalia de Marco, Direttore artistico DART- Chiostro del Bramante)

Un’esperienza educativa inclusiva e partecipativa

Il Dipartimento educativo del Chiostro del Bramante propone un programma educativo che esplora il rapporto tra arte, alimentazione e sostenibilità. Il progetto comprende visite guidate, laboratori per scuole di ogni ordine e grado, appuntamenti domenicali dedicati alle famiglie e supporti educativi come il Ricettario delle Meraviglie e la pannellistica family per vivere un’esperienza partecipata, divertente e formativa. Particolare attenzione è riservata all’inclusione, attraverso visite in LIS e attività pensate per pubblici con esigenze differenti. Con l’iniziativa Chiostro a scuola, le proposte educative raggiungono anche le classi, favorendo nuove opportunità di apprendimento e confronto. L’obiettivo è trasformare la visita museale in un’esperienza coinvolgente, capace di stimolare curiosità, pensiero critico e partecipazione.

L’audioguida che racconta il “gusto di Roma”

Il gusto di Roma è l’originale racconto di mostra realizzato da Giovanni De Stefano, editorialista di Rolling Stone, Marie Claire, Elle. Il progetto mette otto opere della mostra davanti a otto persone legate alla cultura gastronomica di Roma, dai fruttivendoli alle banchiste, senza trasformarle in critici d’arte: ogni conversazione parte dall’opera, attraversa il mestiere e la biografia dell’ospite e poi torna all’immagine, che a quel punto può essere guardata in modo diverso. Ne nasce una Roma raccontata attraverso chi il cibo lo cucina, lo vende, lo sceglie e lo serve ogni giorno: un modo per svelare dettagli e significati inattesi delle opere in mostra attraverso altri occhi, altre mani e altre memorie.

Il progetto con la Villa Medicea di Poggio a Caiano

Particolare rilievo assume la collaborazione con le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine, Villa medicea di Poggio a Caiano, Museo della Natura Morta, punto di riferimento per lo studio della pittura di natura morta tra Sei e Settecento. Questa ha inoltre reso possibile un importante intervento conservativo sulle cornici intagliate e dorate realizzate da Vittorio Crosten per i dipinti di Bartolomeo Bimbi. Il restauro, condotto da Roberto Buda e Iolanda Larenza e sovvenzionato da DART – Chiostro del Bramante, è stato realizzato attraverso un cantiere aperto al pubblico a partire da luglio 2026 e viene presentato in occasione della mostra.

Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: arte, alimentazione e salute

La collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù introduce nel percorso espositivo contenuti scientifici dedicati all’alimentazione e alla nutrizione pediatrica, con approfondimenti accessibili tramite QR code. Il progetto prevede inoltre attività formative e incontri divulgativi e proseguirà, da gennaio 2027, all’interno dell’Ospedale con laboratori, video e iniziative rivolte ai bambini e ai ragazzi ricoverati, portando l’esperienza artistica anche nei luoghi di cura.

Coldiretti: dall’opera alla terra

Partirà a breve la collaborazione con Coldiretti che arricchirà il percorso espositivo raccontando il valore della terra partendo dal quadro. Il cibo sano, le stagioni, la biodiversità e il lavoro degli agricoltori a tutela della salute dei cittadini, passano attraverso le opere d’arte. Un viaggio che dalla tela arriva all’origine del prodotto e ne valorizza le tradizioni agricole, la tutela dell’ambiente e il ruolo delle comunità rurali nella salvaguardia del patrimonio alimentare.

Il progetto si avvale inoltre della collaborazione di Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, Fondazione Brescia Musei, Gallerie Nazionali Barberini Corsini, Galleria Borghese, Garum – Biblioteca e Museo della Cucina, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Roma si prepara a ospitare l’VIII Congresso nazionale di Meritocrazia Italia 16 e 17 ottobre 2026 – “L’Agenda politica del Merito U.T.I.L.E.”

A due giorni dall’apertura dei lavori, cresce l’attesa per l’VIII Congresso Nazionale di Meritocrazia Italia – “L’Agenda politica del Merito U.T.I.L.E.”, in programma a Roma il 16 e 17 ottobre 2026 tra il Teatro Quirino e il Teatro Rossini.
L’appuntamento rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso di elaborazione culturale e propositiva del
Movimento, chiamata ancora una volta a raccogliere Istituzioni, professionisti, rappresentanti del mondo accademico,
economico e sociale in un confronto aperto sui temi che maggiormente incidono sul futuro del Paese.
Non un congresso di appartenenza politica, ma un luogo di incontro tra idee, sensibilità ed esperienze differenti, unite dalla
convinzione che il merito debba diventare il criterio ordinatore delle scelte pubbliche e private, nella prospettiva di una società più giusta, efficiente e inclusiva.
La pluralità delle voci sarà testimonianza attiva della volontà di favorire un dialogo autentico, libero da contrapposizioni
ideologiche e orientato alla ricerca di soluzioni condivise.
Il tema scelto per questa edizione sintetizza le cinque direttrici lungo le quali costruire una nuova agenda di sviluppo:
Uguaglianza, Trasparenza, Istruzione, Lavoro ed Economia. Cinque obiettivi concreti attorno ai quali sviluppare
proposte, individuare priorità e favorire la partecipazione responsabile di tutti gli attori della vita pubblica.
Dalla riflessione sulla cultura politica e sul rapporto tra partecipazione democratica, competenza e rappresentanza, fino alle
sfide poste dalle trasformazioni economiche, energetiche e ambientali, il Congresso intende offrire una visione ampia e
concreta delle opportunità e delle criticità che attendono l’Italia negli anni a venire.
Particolare attenzione sarà rivolta alle nuove generazioni, nel verso di promuovere una cultura della responsabilità e
dell’impegno che consenta di trasformare il talento individuale in valore collettivo.
Nella convinzione che il benessere di una comunità non possa essere misurato esclusivamente attraverso indicatori economici, ma debba fondarsi anche sulla qualità delle relazioni sociali e sull’accesso alle opportunità, Meritocrazia Italia rinnova il proprio impegno a favore di una proposta culturale e politica capace di mettere al centro il cittadino, il lavoro e la responsabilità sociale.
Il Congresso si concluderà con l’approvazione delle mozioni congressuali, frutto del confronto sviluppato all’interno
dell’associazione e della volontà di tradurre valori comuni in proposte operative.
Roma si prepara ad accogliere due giornate di ascolto, riflessione e progettualità condivisa, nella consapevolezza che il futuro non si costruisce attraverso slogan o scorciatoie,ma mediante l’impegno quotidiano, la competenza e il coraggio di immaginare un’Italia più equa, più libera e realmente fondata sul merito.

Ortro, il progetto UrbanArtMixedMedia

Si terrà mercoledì 14 ottobre (dalle ore 18:30 in poi) la prima serata del progetto denominato “UrbartArtMixedMedia” a cura dello Studio Archivio Courtesy Fratelli Emme di Roma, dell’artista visivo Gianfranco Grosso con la partecipazione speciale del giornalista sommelier Tommaso Caporale, autore della guida agli spumanti italiani “Bollizine”.

La prima sezione del progetto, denominata Calabria Vibes, sarà dedicata alla Street Art e alla Visual Art con il coinvolgimento di tre artisti (Ortro, Daniele Spanò e Thomas Bires) e sarà accompagnata dalle bollicine di tre case spumantistiche della Calabria (Casa Comerci, Cantine Campana, Cantina Francesco Malena), con un’etichetta abbinata ad ogni artista.

Durante la prima serata, sarà svelata l’opera dello street artist ORTRO, realizzata per l’occasione su una parete di oltre 5 metri, limitrofa allo spazio. In abbinamento al momento, è stata scelta l’etichetta Non Sense, un metodo ancestrale rosè da vitigno magliocco canino dell’azienda Casa Comerci di Nicotera (Vv).

Per ogni opera, infatti, sarà fatta ascoltare (Metodo Caporale) e degustata una tipologia di bollicina differente, selezionata da Tommaso Caporale, inventore del metodo brevettato di valutazione acustica del perlage degli spumanti, e successivamente costituirà una tiratura esclusiva e limitata dell’etichetta stessa.

Il progetto si inserisce nel calendario degli appuntamenti dello spazio Salotto Bollizine nella corte “Alan Jones” di Circonvallazione Appia n.71 a Roma, già teatro della rassegna “Etichetta d’artista” con gli artisti Tommaso Cascella e Lamberto Pignotti, e punta alla valorizzazione di opere di Street artisti e visual artisti, con una contaminazione iper-sensoriale, dove colori, suoni e gusto si “mixano”, diventando un messaggio unico.

La presentazione degli artisti e delle etichette coinvolte nel progetto è avvenuta in occasione dell’evento Vinòforum lo scorso 8 settembre in Piazza di Siena a Roma.

Il progetto “UrbanArtMixedMedia” gode del patrocinio del Municipio VII di Roma Capitale

A Genova l’artista Gian Mario Conti per Start con GERMINAZIONI Foto

E’ stata inaugurata, mercoledì 2 ottobre 2026 all’interno del circuito di START, la mostra di Gian Mario Conti, curata da Gina Ingrassia, che propone un viaggio ciclico in tre sezioni e un’installazione finale. Venerdì 2 e sabato 3 ottobre l’artista e la curatrice sono state presenti in galleria per un’esclusiva performance sonora dal vivo.

Dal 2 al 24 ottobre 2026 la Galleria La Madeleine di Silvio Oliva e Paola Ghiglione (a Genova centro storico) apre le sue porte al pubblico con la mostra Germinazioni. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gina Ingrassia, celebra e riassume l’universo creativo di Gian Mario Conti, protagonista di un progetto espositivo totale che fonde magistralmente la sua doppia anima di artista visivo e musicista compositore attraverso circa 30 opere e un’inedita sonorizzazione dello spazio.

Il concept: l’universo iconografico di Gian Mario Conti e il risveglio dell’arte
Nelle sale della galleria prende vita, da una parte, il caratteristico universo iconografico di Gian Mario Conti, popolato da api impollinatrici, dai caratteristici “fili” di colore e da una fitta trama di simbolismi, come la presenza ricorrente dei teschi, destinati a ripetersi e a risuonare lungo tutto il percorso. Al contempo, la produzione si distacca progressivamente dalla figurazione: forme, colori e luce diventano l’ultimo e più intimo terreno di indagine dell’artista. Attraverso questa libertà interpretativa e aniconica, Conti riesce a raccontare la sua personale visione del ruolo dell’arte, intesa da sempre, nel suo lavoro, come strumento di analisi critica della società contemporanea e veicolo di risveglio e di profonda consapevolezza.

Il percorso espositivo: un viaggio ciclico in tre sezioni
“Germinazioni” non segue una progressione lineare o cronologica, ma si sviluppa come un vero e proprio viaggio esperienziale strutturato in tre sezioni cicliche. Il percorso evoca il moto perpetuo dell’esistenza – il cerchio continuo di vita, morte e rinascita – esplorato attraverso la profonda interazione tra materia visiva e stimolo sonoro. L’intera esposizione è caratterizzata da una forte carica evocativa, capace di proiettare lo spettatore in una dimensione di pura atemporalità, sospesa in un tempo interiore in cui il passato del ricordo e il futuro della rinascita si fondono nel presente dell’esperienza estetica.

§ Germinazioni: la sezione che dà il titolo alla mostra e che indaga la genesi, la spinta primordiale della vita, l’energia sotterranea che pulsa e cerca un varco per venire alla luce.

§ Fiori di campo: una riflessione sulla bellezza spontanea, sulla fragilità dell’esistere e sulla transitorietà delle cose, dove la fioritura rappresenta il culmine vitale ma anche l’inizio della sua inevitabile decadenza.

§ Echoes: lo spazio della memoria, della persistenza e del ritorno. Ciò che rimane si trasforma in risonanza, preparando il terreno per un nuovo inizio biologico e spirituale.

Il viaggio multisensoriale si chiude e trova la sua sintesi definitiva in una suggestiva installazione, un’opera ambientale in cui gli elementi visivi e i tappeti sonori di Gian Mario Conti si fondono completamente, avvolgendo lo spettatore e invitandolo a sentirsi parte integrante di questo eterno ciclo vitale.

La performance dal vivo: musica, voce e parola
Durante le giornate di inaugurazione, Gian Mario Conti ha eseguito una performance sonora dal vivo: un dialogo magnetico in cui la musica, composta appositamente per il progetto, intrecciata alla voce di Gina Ingrassia, che ha interpretato un testo scritto appositamente per dare una chiave di lettura poetica e filosofica alle opere esposte.

INFORMAZIONI UTILI

Mostra: Germinazioni
Artista (opere visive, musiche e performance): Gian Mario Conti
A cura di: Gina Ingrassia
Sede: Galleria La Madeleine
Indirizzo: Via della Maddalena, 105 Rosso, 16124 Genova
Periodo di apertura: Dal 2 al 24 ottobre 2026

Ingresso: Libero

A Palazzo Montemartini, l’ opera “CINEMA in a GLASS – Incontri Impossibili”.

Cinema in a Glass – Incontri Impossibili è un è una videoinstallazione originale e
indipendente ideata da Luxury files, con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi,
Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. Inserita tra le Risonanze della 21ª Festa del
Cinema di Roma, sarà esposta a Palazzo Montemartini Rome dal 13 al 25 ottobre
2026, con ingresso libero.
Alla base del progetto una domanda semplice e immaginifica: “Se potessi bere un
cocktail con un personaggio della storia del cinema, chi sceglieresti e cosa berreste?”. Da
questa suggestione nasce un racconto corale in cui artisti e protagonisti della vita
culturale immaginano il proprio incontro con un personaggio del cinema, tra ricordi,
curiosità, ironia ed emozioni. Una serie di “incontri impossibili” che mette in dialogo
l’immaginario cinematografico con sensibilità e voci contemporanee.
La videoinstallazione costruisce così un mosaico di racconti personali, invitando il
pubblico a riscoprire il cinema attraverso un gesto semplice e simbolico: condividere un
cocktail con un personaggio conosciuto ed apprezzato attraverso la settima arte, che
avremmo voluto incontrare davvero.
Il progetto nasce anche dal desiderio di valorizzare il rapporto tra cinema e città,
all’interno di una Roma che durante la Festa del Cinema diventa destinazione lifestyle,
ancor più internazionale e glamour, con incontri speciali, nuovi racconti e suggestioni.
Come sottolinea il Direttore Creativo e ideatore del format Massimiliano Di Stefano:
“Il cinema ci ha fatto conoscere personaggi che non abbiamo mai incontrato. Cinema in a
Glass prova a rendere possibile quell’incontro, unendo le due anime di Luxury files: quella
editoriale del magazine e quella narrativa e visiva di Luxury files Production”.

Palazzo Montemartini Rome – Largo Montemartini, Roma
Dal 13 al 25 Ottobre 2026
Ingresso libero

“La sera della Cena”, la nuova installazione di Fabrizio Sannicandro

Fabrizio Sannicandro

Dal 23 settembre al 2 ottobre 2026 la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati ospita La sera della cena, installazione site-specific di Fabrizio Sannicandro a cura di Umberto Palestini. L’opera mette in connessione  due capolavori della storia dell’arte,  l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e la Visitazione del Pontormo, dando vita ad un chiasmo fra la nostalgia di un incontro perduto e la calda suggestione di un abbraccio che si staglia sullo sfondo. Al centro, infatti, una lunga tavola apparecchiata ma priva di commensali: presenza e insieme assenza di un incontro che sembra essersi appena concluso lasciando di sè solo pochi resti. L’iniziativa, ideata da Maria Cristina Marroni, promossa da Francesca e Franco Iachini e coordinata da Gino Natoni, sarà visibile durante gli orari di apertura, a partire dal 23 settembre. Dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30. Sabato e domenica lo spazio è chiuso. Ricordiamo che La sera della cena  anticipa di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione di Carmignano, in mostra alle Scuderie del Quirinale, instaurando un dialogo fra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Il progetto nasce da una riflessione sulla Visitazione del Pontormo e sul tema dell’incontro. Sannicandro non ne propone una citazione, ma ne riattiva il nucleo più umano e contemporaneo – l’abbraccio, la prossimità, la necessità dell’altro – mettendolo in dialogo con una lunga tavola apparecchiata rimasta senza commensali.
A dare ulteriore rilievo all’evento è la vicinanza con la grande mostra dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale: La sera della cena anticipa di poche settimane, infatti, l’arrivo a Roma della Visitazione,creando un suggestivo dialogo tra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Pensata espressamente per uno spazio fortemente connotato dalla memoria storica e culturale, La sera della cena interroga il valore dell’incontro, della relazione e della condivisione in  un tempo nel quale la progressiva smaterializzazione dei rapporti umani sembra mettere in discussione il significato stesso dello stare insieme.
Al centro dell’installazione è una lunga tavola apparecchiata, ma priva di commensali. Una presenza e, insieme, un’assenza. Restano i piatti, gli oggetti, le tracce, le parole disseminate sulla tovaglia dipinta: segni di un incontro che sembra essersi appena concluso o che, forse, deve ancora avvenire.
La tavola diventa così il luogo simbolico attorno al quale si costruisce l’intero progetto: spazio primario della relazione, del nutrimento, del racconto e della trasmissione. Ma è proprio l’assenza delle persone a trasformarla in un’immagine sospesa e interrogativa. Come sottolinea il curatore Umberto Palestini, l’opera procede infatti “per sottrazione”, facendo dell’assenza lo strumento attraverso cui far emergere un significato più profondo.
Sul fondo della Sala del Cenacolo, un grande trittico pittorico restituisce, attraverso il linguaggio personale di Sannicandro, l’eco della Visitazione di Jacopo Carucci detto il Pontormo. È proprio l’abbraccio a costituire uno dei nuclei poetici dell’opera: un gesto elementare e universale capace di attraversare i secoli e di parlare ancora al presente. Nel progetto di Sannicandro, la Visitazione del Pontormo e il riferimento al Cenacolo diventano così due grandi archetipi dell’incontro: da una parte due corpi che si avvicinano e si riconoscono, dall’altra una tavola attorno alla quale una comunità si riunisce.
In questo senso, la tavola vuota assume una forza che va oltre la sua dimensione scenografica. I commensali non ci sono più, ma tutto parla ancora di loro. La loro assenza porta in primo piano ciò che rischiamo di perdere: la prossimità, il tempo condiviso, il contatto, la capacità di riconoscerci attraverso la presenza dell’altro.
Come scrive Umberto Palestini nel testo critico che accompagna il progetto, la tavola senza commensali «ci ricorda l’incancellabile necessità di riscoprire il valore fondante della condivisione, dell’essere insieme».
La sera della cena diventa così un dispositivo poetico e civile: non una rappresentazione nostalgica del passato, ma una domanda rivolta al presente.
Un incontro tra storia dell’arte e contemporaneità, tra memoria e futuro, nel quale la pittura torna a interrogare una delle esperienze più semplici e, proprio per questo, più radicalmente umane: essere insieme.

Dissonanze “New Chapter”, coinvolge Roma con la musica e la digital art

Dopo aver celebrato nel 2025 i venticinque anni dalla sua prima edizione, Dissonanze apre un nuovo capitolo. Il 12 e 13 settembre 2026 il festival torna all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma con New Chapter: due giornate dedicate alla musica contemporanea e alla sperimentazione sonora, nel punto esatto in cui elettronica, arti digitali e performance si incontrano senza compromessi.

Nato nel 2000 come evento di rottura nel panorama culturale italiano, Dissonanze ha riportato Roma sulla mappa internazionale della cultura elettronica, ospitando nel corso degli anni nomi come Aphex Twin, Kraftwerk, Richie Hawtin, Jeff Mills e Björk in spazi ogni volta diversi — dal Palazzo dei Congressi dell’EUR agli edifici di archeologia industriale della città. New Chapter raccoglie quell’eredità e la proietta in avanti: una piattaforma guidata da ricerca, contaminazione e libertà espressiva, costruita per creare connessioni radicali tra suono, tecnologia e spazio urbano.

La line-up dell’edizione 2026 è stata annunciata sui canali ufficiali del festival:

BJÖRK Dj Set

Peggy Gou

Chloé Caillet

Derrick Carter

Donato Dozzy

Floating Points b2b Daphi

Job Jobse

Kelly Lee Owens Dj Set  

Moodymann b2b Marcellus Pittman

Octave One Live

Raresh

Ron Trent

Sama’ Abdulhadi

Skream & Benga

Tony humphries

Aline Umber Live

Betametric

CARISTA

Dante

Duddha

GNMR

ISAbella

Iride b2b Giancarlino

Jazzanova Live  Feat. Wayne Snow

Lefto Early Bird

Nubiyan Twist

Omeria

Paranoid London Live

Ruthven

Session Victim Live

Sugar Free

Ti Es

Tiger & Woods Live

Yu Su

DissPlay e il programma educativo

Tra le novità di New Chapter c’è DissPlay by Dissonanze, un formato creativo dedicato ai bambini dai 4 ai 12 anni, pensato per riportare sguardo, immaginazione e gioco al centro di un festival di musica elettronica. La prima sessione, Seeing the Music, è stata guidata dall’artista e docente Marco Laudadio: ai più piccoli è stato chiesto di disegnare cosa sia, per loro, un festival, come dovrebbe essere e cosa lo rende davvero divertente. I disegni entreranno a far parte della comunicazione ufficiale dell’evento — stampati su mesh forata ed esposti per tutta la durata della manifestazione.

Il programma comprende inoltre una masterclass su Ableton Live 12 a cura di Edoardo Pietrogrande, dedicata a introdurre i più giovani alle funzioni di base del software, e un’installazione immersiva su TouchDesigner a cura di Simone Murtas, allestita in una sala dedicata.

Dissonanze al MACRO

In parallelo al festival, Dissonanze è stato protagonista di una mostra al MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma (1 dicembre 2025 – 22 marzo 2026), dedicata al rapporto tra suono, arti visive e spazio espositivo. Allestita nelle due sale storiche del secondo piano del museo, riunisce professionisti, studiosi, artisti e operatori culturali legati all’eredità del festival e a chi da quella eredità ha tratto ispirazione.

Partner

Titled sponsor Illimity by Banca Ifis

Main Sponsor Ploom, Diageo, Xceed

Con il supporto di Comune di Roma, Vivenda, Ableton, Soho House, Redbull, Refrigiwear, Yolk, Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone, Fondazione Musica per Roma, Tanqueray, Gioia

Informazioni pratiche

Date: 12–13 settembre 2026 Luogo: Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma Biglietti: disponibili su Xceed — xceed.me/events/channel/dissonanze


Dissonanze 

E’ il festival internazionale di musica elettronica e arti digitali di Roma. Nato nel 2000 dalla visione di Giorgio Mortari, si è svolto con cadenza annuale fino al 2010, sperimentando il rapporto tra creatività e nuove tecnologie e portando in Italia alcune delle voci più innovative della scena globale. Indipendente ma da subito internazionale, intergenerazionale e interdisciplinare, ha lasciato un segno profondo nella storia culturale del Paese. Nel 2025 il festival è tornato a Roma per celebrare i suoi 25 anni; nel 2026 prosegue il suo percorso con New Chapter.

SIArt Gallery apre con “Wonderful”

In un Palazzo di fine Ottocento, incastonato tra antichi archi romani e la rigogliosa efflorescenza di Piazza Cairoli, si inaugura martedì 29 Settembre 2026 uno nuovo spazio culturale e artistico d’eccezione che ospita il nuovo progetto artistico della dottoressa Sylvia Irrazabal; la Galleria romana SIArt Gallery, destinata alla scoperta, promozione e valorizzazione dei talenti artistici nazionali ed internazionali. In Via di S. Maria de’ Calderari, 22-23 nel cuore della capitale, l’associazione culturale SIArt Cultural Network – da anni impegnata nella promozione dell’arte come linguaggio universale capace di unire culture, generazioni e visioni – ha trovato il suo centro operativo di incontro, produzione, esposizione e dialogo per scambi culturali d’eccellenza. Nasce così – dalla passione creativa della dottoressa Sylvia Irrazabal, più volte Commissaria alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e con una importante carriera di incarichi internazionali di prestigio in campo culturale – la SIArt Gallery dove prenderanno corpo sin d’ora e nei prossimi mesi numerose mostre, incontri e dibattiti tutti incentrati sul tema artistico e culturale. Mostra inaugurale d’eccezione “WONDERFUL” del Maestro Moreno Bondi. Solo invito martedì 29 Settembre alle ore 18.30 via Santa Maria de’ Calderari 22-23. Alla protagonista assoluta di questa iniziativa, la dottoressa Sylvia Irrazabal, chiediamo: Cosa ha motivato la location del progetto creativo SIArt Gallery? L’idea di uno spazio autonomo dove poter estrinsecare in piena libertà tutte le potenzialità creative, organizzative e propositive ci è sempre stata molto cara. Ora grazie all’ospitalità offerta da questo Spazio Culturale e Artistico d’eccezione nel Palazzo ottocentesco di Via Arenula 21 a due passi da via Giulia e da Campo dei Fiori e nell’immediate vicinanze de Ghetto Ebraico di Roma, la sede di Via Santa Maria de’ Calderari 22 – 23 ci è apparsa subito una occasione unica e preziosa per realizzare questa idea; una idea di libertà artistica e letteraria e di dialogo aperto in grado di offrire uno spaccato dell’arte contemporanea nel panorama italiano e internazionale. Di fronte a crescenti conflitti del mondo attuale, è fondamentale mantenere viva la fiamma dell’impegno artistico per la pace e di un dialogo culturale senza confini e senza barriere per promuovere solidarietà e comprensione perché l’arte nelle sue varie espressioni ha un potere straordinario di trasformazione, resistenza e dialogo.
Cosa accadrà martedì 29 settembre in Via S Maria de’ Calderari? Due eventi d’eccezione avranno luogo alla SiArt Gallery. Si inaugurerà questa nuova galleria SiArt di quattro arcate nel cuore di Roma alla quale sarà invitata la musa di Andy Warhol, la splendida madrina del Pop e grande stilista di fama internazionale Regina Schrecker. Ci sarà quindi il lancio di una Mostra d’eccezione dal titolo “WONDERFUL” del grande Maestro Moreno Bondi, una personalità artistica e accademica di livello straordinario capace di far dialogare le rigorose tecniche del Seicento con la sensibilità contemporanea. Moreno Bondi nato a Carrara, patria del marmo e della scultura é cresciuto in una Toscana culla del Rinascimento; ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionali imponendosi come un’eccellenza artistica italiana nel mondo. Il suo lavoro ha sollecitato l’interesse di Vittorio Sgarbi che lo ha invitato alla 54ma BIENNALE DI VENEZIA, mentre le pubblicazioni a lui dedicate portano le firme autorevoli di Antonio Paolucci, Claudio Strinati, Bert Treffers, Marco Bussagli, Giovanni Faccenda, Rossella Vodret, Janus. È titolare della Cattedra di Tecniche Pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e del Master post lauream biennale per l’Insegnamento delle Discipline Pittoriche. La conoscenza approfondita della pittura di Caravaggio, la rappresentazione dei corpi potenti ammantati dal suggestivo contrasto luce-ombra, evocano l’accostamento fra il genio seicentesco e Bondi, che in maniera attuale elabora l’antico reinterpretandolo attraverso il filtro della contemporaneità, ponendosi come un “nuovo Caravaggio moderno”. Nella sua “Venere Pop” simbolo di questa Mostra, Moreno Bondi, ispirandosi alla corrente pop, concretizza un’interpretazione moderna dell’icona classica, arricchita da tatuaggi giapponesi e resa in modo iper realistico in una ricerca innovativa del colore. Ma non vogliamo svelare tutte le meraviglie che stupiranno i nostri invitati in questa Personale di Moreno Bondi dal titolo appunto “WONDERFUL”. Al di là di questo evento d’eccezione, come vede la proiezione futura del suo progetto SIArt ?L’Associazione Culturale SIArt nasce come network internazionale d’eccellenza con l’obiettivo di proporsi come un centro dinamico di produzione, esposizione e dialogo artistico, con sede a Roma ma con respiro internazionale. La nuova sede operativa offertaci di Via Santa Maria de’ Calderari 22 e 23 rappresenta per tutti noi una sfida ma anche una grande opportunità importante per sviluppare spazi di dialogo e libertà e porsi come un ponte tra Roma e il mondo, tra artisti affermati ed emergenti, tra tradizione e sperimentazione in campo artistico, culturale e letterario. Spetta ora a tutti noi il compito di unire le forze per rendere concreti ed efficaci gli impegni che già ci si profilano all’orizzonte con un percorso serio e professionale in grado di rendere questa realtà operativa un punto di riferimento d’eccellenza a Roma e nel panorama italiano e internazionale

Al teatro “Il Cantiere”, il Festival teatrale “10 minuti a Roma”

Potreste pensare di essere semplicemente entrati in un teatro nel centro di Roma, ma vorrei che vi sentiste come se foste appena entrati da una strada di Manhattan. L’energia è diversa, il ritmo è più veloce e le storie sono nuove – rese accessibili al pubblico in italiano, ma completamente nuove. Ho scelto di portare a Roma il teatro newyorkese, nel suo stile “downtown” – con la sua estetica e le sue tradizioni inconfondibili – perché ne sento profondamente la mancanza. Ho fondato questo festival per offrire al pubblico romano l’opportunità di conoscere una cultura teatrale diversa all’interno del ricco panorama della città. Vi invito a immergervi negli otto spettacoli di dieci minuti di questa sera. Forse dimenticherete dove vi trovate. Forse ne nascerà una magia. Forse ne nascerà un amore. Grazie per essere qui con noi. Con gratitudine, Allie Leigh Fondatrice e Direttrice Artistica 10 Minuti a Roma

FONDATRICE E DIRETTRICE ARTISTICA

ALLIE LEIGH ha ricevuto la Story Rebels Writing Fellowship perla sua opera teatrale I Haven’t Seen Him, che le ha offerto lapossibilità di una residenza artistica a Zafferana Etnea, in Sicilia(2019). L’opera è stata sviluppata con la collaborazione dellacompagnia teatrale napoletana Bottega Bombardini, a Napoli e aNew York, e successivamente tradotta in italiano con il titolo Nonl’ho visto (2020). Come attrice, Leigh ha lavorato nel teatroregionale, in produzioni industriali, per spot pubblicitari e comedoppiatrice. In occasione della prima lettura scenica americana diSomething About the Lehmans di Stefano Massini (diventato inseguito The Lehman Trilogy), ha tradotto un estratto per l’ItalianPlaywrights Project presso il Martin E. Segal Theatre Center (2016)e ha inoltre lavorato come assistente alla regia di Marco Calvani.Nell’ambito del progetto AdA del La MaMa Experimental Theatre,ha tradotto After the Dark di Marco Calvani e ha lavorato comeassistente alla regia per I Don’t Know What I Can Save You From diNeil LaBute (2017). È stata inoltre assistente alla regia per TheView from Up Here di Calvani al Samuel French Off-Off BroadwayShort Play Festival (2017). Per New Plays from Italy, Vol. 2, hatradotto il pluripremiato Il Guaritore di Michele Santeramo (2018).Ha inoltre fatto parte del team di traduzione dell’attrice e produttriceMargherita Peluso per Io, Marta, in occasione delle rappresentazionia New York e in Italia (2017). Nel 2018 ha lavorato comedrammaturga per lo spettacolo Off-Broadway di Marco CalvaniBeautiful Day Without You.Nel 2019, Leigh ha scritto, prodotto e diretto il suo atto unico YouThink You Know BKLYN nell’ambito del New York Winterfest

ATTORI E ATTRICI

Sveva Brtolomei, Mario Beretta, Diego Bonelli, Giuditta Cambieri, Stefano Croci, Edoardo Di Giuseppe, Francesco Laruffa, Letizia Letza, Tullioa Majorana, Tomiwa Samson Segun Aina, Mariana Tamayo, Giorgia Tarantoli, Giulia Zadra, Carlotta Zampieri,

REGISTI

Barbara Chiesa, Mario Migliucci, Rosario Sparno, Michelangelo Zardini

AUTORI

Diogo Cadavez, Yonv Joseph, Susan Murphy, Fermin Rojas, Arianna Rose, Cecilia Pagani

10 MINUTI A ROMA COMITATO ARTISTICO CONSULTIVO Marco Calvani, Principale Consulente Artistico Gill Ahn Gary Garrison Susan Murphy Rosario Sparno

10 Minuti a Roma 

Un Festival Teatrale ideato e prodotto da Allie Leigh con opere di dieci minuti

12 Settembre ore 20.30

13 Settembre ore 18.00

Il Cantiere

Via Gustavo Modena, 92