Dissonanze “New Chapter”, coinvolge Roma con la musica e la digital art

Dopo aver celebrato nel 2025 i venticinque anni dalla sua prima edizione, Dissonanze apre un nuovo capitolo. Il 12 e 13 settembre 2026 il festival torna all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma con New Chapter: due giornate dedicate alla musica contemporanea e alla sperimentazione sonora, nel punto esatto in cui elettronica, arti digitali e performance si incontrano senza compromessi.

Nato nel 2000 come evento di rottura nel panorama culturale italiano, Dissonanze ha riportato Roma sulla mappa internazionale della cultura elettronica, ospitando nel corso degli anni nomi come Aphex Twin, Kraftwerk, Richie Hawtin, Jeff Mills e Björk in spazi ogni volta diversi — dal Palazzo dei Congressi dell’EUR agli edifici di archeologia industriale della città. New Chapter raccoglie quell’eredità e la proietta in avanti: una piattaforma guidata da ricerca, contaminazione e libertà espressiva, costruita per creare connessioni radicali tra suono, tecnologia e spazio urbano.

La line-up dell’edizione 2026 è stata annunciata sui canali ufficiali del festival:

BJÖRK Dj Set

Peggy Gou

Chloé Caillet

Derrick Carter

Donato Dozzy

Floating Points b2b Daphi

Job Jobse

Kelly Lee Owens Dj Set  

Moodymann b2b Marcellus Pittman

Octave One Live

Raresh

Ron Trent

Sama’ Abdulhadi

Skream & Benga

Tony humphries

Aline Umber Live

Betametric

CARISTA

Dante

Duddha

GNMR

ISAbella

Iride b2b Giancarlino

Jazzanova Live  Feat. Wayne Snow

Lefto Early Bird

Nubiyan Twist

Omeria

Paranoid London Live

Ruthven

Session Victim Live

Sugar Free

Ti Es

Tiger & Woods Live

Yu Su

DissPlay e il programma educativo

Tra le novità di New Chapter c’è DissPlay by Dissonanze, un formato creativo dedicato ai bambini dai 4 ai 12 anni, pensato per riportare sguardo, immaginazione e gioco al centro di un festival di musica elettronica. La prima sessione, Seeing the Music, è stata guidata dall’artista e docente Marco Laudadio: ai più piccoli è stato chiesto di disegnare cosa sia, per loro, un festival, come dovrebbe essere e cosa lo rende davvero divertente. I disegni entreranno a far parte della comunicazione ufficiale dell’evento — stampati su mesh forata ed esposti per tutta la durata della manifestazione.

Il programma comprende inoltre una masterclass su Ableton Live 12 a cura di Edoardo Pietrogrande, dedicata a introdurre i più giovani alle funzioni di base del software, e un’installazione immersiva su TouchDesigner a cura di Simone Murtas, allestita in una sala dedicata.

Dissonanze al MACRO

In parallelo al festival, Dissonanze è stato protagonista di una mostra al MACRO — Museo d’Arte Contemporanea di Roma (1 dicembre 2025 – 22 marzo 2026), dedicata al rapporto tra suono, arti visive e spazio espositivo. Allestita nelle due sale storiche del secondo piano del museo, riunisce professionisti, studiosi, artisti e operatori culturali legati all’eredità del festival e a chi da quella eredità ha tratto ispirazione.

Partner

Titled sponsor Illimity by Banca Ifis

Main Sponsor Ploom, Diageo, Xceed

Con il supporto di Comune di Roma, Vivenda, Ableton, Soho House, Redbull, Refrigiwear, Yolk, Auditorium Parco Della Musica Ennio Morricone, Fondazione Musica per Roma, Tanqueray, Gioia

Informazioni pratiche

Date: 12–13 settembre 2026 Luogo: Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma Biglietti: disponibili su Xceed — xceed.me/events/channel/dissonanze


Dissonanze 

E’ il festival internazionale di musica elettronica e arti digitali di Roma. Nato nel 2000 dalla visione di Giorgio Mortari, si è svolto con cadenza annuale fino al 2010, sperimentando il rapporto tra creatività e nuove tecnologie e portando in Italia alcune delle voci più innovative della scena globale. Indipendente ma da subito internazionale, intergenerazionale e interdisciplinare, ha lasciato un segno profondo nella storia culturale del Paese. Nel 2025 il festival è tornato a Roma per celebrare i suoi 25 anni; nel 2026 prosegue il suo percorso con New Chapter.

SIArt Gallery apre con “Wonderful”

In un Palazzo di fine Ottocento, incastonato tra antichi archi romani e la rigogliosa efflorescenza di Piazza Cairoli, si inaugura martedì 29 Settembre 2026 uno nuovo spazio culturale e artistico d’eccezione che ospita il nuovo progetto artistico della dottoressa Sylvia Irrazabal; la Galleria romana SIArt Gallery, destinata alla scoperta, promozione e valorizzazione dei talenti artistici nazionali ed internazionali. In Via di S. Maria de’ Calderari, 22-23 nel cuore della capitale, l’associazione culturale SIArt Cultural Network – da anni impegnata nella promozione dell’arte come linguaggio universale capace di unire culture, generazioni e visioni – ha trovato il suo centro operativo di incontro, produzione, esposizione e dialogo per scambi culturali d’eccellenza. Nasce così – dalla passione creativa della dottoressa Sylvia Irrazabal, più volte Commissaria alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e con una importante carriera di incarichi internazionali di prestigio in campo culturale – la SIArt Gallery dove prenderanno corpo sin d’ora e nei prossimi mesi numerose mostre, incontri e dibattiti tutti incentrati sul tema artistico e culturale. Mostra inaugurale d’eccezione “WONDERFUL” del Maestro Moreno Bondi. Solo invito martedì 29 Settembre alle ore 18.30 via Santa Maria de’ Calderari 22-23. Alla protagonista assoluta di questa iniziativa, la dottoressa Sylvia Irrazabal, chiediamo: Cosa ha motivato la location del progetto creativo SIArt Gallery? L’idea di uno spazio autonomo dove poter estrinsecare in piena libertà tutte le potenzialità creative, organizzative e propositive ci è sempre stata molto cara. Ora grazie all’ospitalità offerta da questo Spazio Culturale e Artistico d’eccezione nel Palazzo ottocentesco di Via Arenula 21 a due passi da via Giulia e da Campo dei Fiori e nell’immediate vicinanze de Ghetto Ebraico di Roma, la sede di Via Santa Maria de’ Calderari 22 – 23 ci è apparsa subito una occasione unica e preziosa per realizzare questa idea; una idea di libertà artistica e letteraria e di dialogo aperto in grado di offrire uno spaccato dell’arte contemporanea nel panorama italiano e internazionale. Di fronte a crescenti conflitti del mondo attuale, è fondamentale mantenere viva la fiamma dell’impegno artistico per la pace e di un dialogo culturale senza confini e senza barriere per promuovere solidarietà e comprensione perché l’arte nelle sue varie espressioni ha un potere straordinario di trasformazione, resistenza e dialogo.
Cosa accadrà martedì 29 settembre in Via S Maria de’ Calderari? Due eventi d’eccezione avranno luogo alla SiArt Gallery. Si inaugurerà questa nuova galleria SiArt di quattro arcate nel cuore di Roma alla quale sarà invitata la musa di Andy Warhol, la splendida madrina del Pop e grande stilista di fama internazionale Regina Schrecker. Ci sarà quindi il lancio di una Mostra d’eccezione dal titolo “WONDERFUL” del grande Maestro Moreno Bondi, una personalità artistica e accademica di livello straordinario capace di far dialogare le rigorose tecniche del Seicento con la sensibilità contemporanea. Moreno Bondi nato a Carrara, patria del marmo e della scultura é cresciuto in una Toscana culla del Rinascimento; ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti a livello nazionale ed internazionali imponendosi come un’eccellenza artistica italiana nel mondo. Il suo lavoro ha sollecitato l’interesse di Vittorio Sgarbi che lo ha invitato alla 54ma BIENNALE DI VENEZIA, mentre le pubblicazioni a lui dedicate portano le firme autorevoli di Antonio Paolucci, Claudio Strinati, Bert Treffers, Marco Bussagli, Giovanni Faccenda, Rossella Vodret, Janus. È titolare della Cattedra di Tecniche Pittoriche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e del Master post lauream biennale per l’Insegnamento delle Discipline Pittoriche. La conoscenza approfondita della pittura di Caravaggio, la rappresentazione dei corpi potenti ammantati dal suggestivo contrasto luce-ombra, evocano l’accostamento fra il genio seicentesco e Bondi, che in maniera attuale elabora l’antico reinterpretandolo attraverso il filtro della contemporaneità, ponendosi come un “nuovo Caravaggio moderno”. Nella sua “Venere Pop” simbolo di questa Mostra, Moreno Bondi, ispirandosi alla corrente pop, concretizza un’interpretazione moderna dell’icona classica, arricchita da tatuaggi giapponesi e resa in modo iper realistico in una ricerca innovativa del colore. Ma non vogliamo svelare tutte le meraviglie che stupiranno i nostri invitati in questa Personale di Moreno Bondi dal titolo appunto “WONDERFUL”. Al di là di questo evento d’eccezione, come vede la proiezione futura del suo progetto SIArt ?L’Associazione Culturale SIArt nasce come network internazionale d’eccellenza con l’obiettivo di proporsi come un centro dinamico di produzione, esposizione e dialogo artistico, con sede a Roma ma con respiro internazionale. La nuova sede operativa offertaci di Via Santa Maria de’ Calderari 22 e 23 rappresenta per tutti noi una sfida ma anche una grande opportunità importante per sviluppare spazi di dialogo e libertà e porsi come un ponte tra Roma e il mondo, tra artisti affermati ed emergenti, tra tradizione e sperimentazione in campo artistico, culturale e letterario. Spetta ora a tutti noi il compito di unire le forze per rendere concreti ed efficaci gli impegni che già ci si profilano all’orizzonte con un percorso serio e professionale in grado di rendere questa realtà operativa un punto di riferimento d’eccellenza a Roma e nel panorama italiano e internazionale

Praemium Imperiale, 37esima edizione. Svelati i vincitori

La Japan Art Association ha annunciato in contemporanea a Tokyo, Parigi, Roma, Berlino, New York e Londra i vincitori della trentasettesima edizione del Praemium Imperiale: Jenny Holzer (Stati Uniti d’America) per la pittura, Andy Goldsworthy (Regno Unito) per la scultura, Daniel Libeskind (Stati Uniti d’America, nato in Polonia) per l’architettura, Herbert Blomstedt (Svezia, nato negli Stati Uniti d’America) per la musica e Cate Blanchett (Australia) per il teatro/cinema.

Questi cinque straordinari artisti sono premiati per i risultati conseguiti, per l’influenza da essi esercitata sul mondo dell’arte a livello internazionale e per il contributo dato alla comunità mondiale con la loro attività.

L’artista statunitense Jenny Holzer ha fatto del linguaggio nello spazio pubblico il fulcro della sua ricerca, attraverso manifesti, proiezioni luminose, insegne elettroniche, incisioni e installazioni. Le sue opere, presentate in luoghi come Times Square, la Biennale di Venezia, il Guggenheim e il Louvre Abu Dhabi, affrontano potere, guerra, violenza, memoria e diritti umani. 

Tra i protagonisti della scultura contemporanea, il britannico Andy Goldsworthy realizza installazioni e opere effimere e monumentali, esplorando il rapporto tra uomo, natura, territorio e scorrere del tempo; le sue opere permanenti sono presenti in importanti istituzioni internazionali, dalla National Gallery of Art di Washington allo Storm King Art Center.

Architetto polacco naturalizzato statunitense, Daniel Libeskind è una figura di riferimento dell’architettura contemporanea, noto per la sua capacità di esprimere la memoria storica attraverso architetture dai tratti inconfondibili, caratterizzate da angolazioni distintive e composizioni spaziali innovative. I suoi progetti gli sono valsi riconoscimenti di prestigio, tra cui la Medaglia Goethe, l’Hiroshima Art Prize e il Premio Dresda per la pace.

Herbert Blomstedt, direttore d’orchestra svedese nato negli Stati Uniti, è apprezzato per la sua capacità di coniugare rigore analitico, fedeltà alla partitura, appassionata intensità espressiva e profonda umanità. Dal debutto nel 1954 con la Royal Stockholm Philharmonic Orchestra, ha guidato prestigiose formazioni, tra cui la Staatskapelle di Dresda, la San Francisco Symphony e la Gewandhausorchester di Lipsia. 

Attrice australiana di straordinaria versatilità, Cate Blanchett – ambasciatrice globale dell’UNHCR – ha raggiunto la fama internazionale con Elizabeth (1998) e ha costruito una carriera tra cinema, teatro e televisione che le ha portato due Oscar e numerosi altri importanti premi.

Ciascuno dei vincitori nelle cinque categorie riceverà un premio di 15 milioni di yen (circa 81.000 euro), un diploma e una medaglia. La cerimonia di premiazione si terrà a Tokyo il prossimo 28 ottobre, presieduta dal Principe Hitachi, Patrono onorario della Japan Art Association.

Istituito nel 1988 per celebrare il centenario della Japan Art Association, il Praemium Imperiale onora la memoria del compianto Principe Takamatsu, che ha ricoperto il ruolo di Patrono onorario dell’Associazione per 58 anni. Spesso definito come il ‘Nobel per le Arti’, il riconoscimento premia individui o gruppi i cui risultati hanno avuto una profonda influenza internazionale nei rispettivi campi. Sono cinque i premi che ogni anno, come riconoscimento tangibile al valore universale dell’arte, rendono il dovuto onore alle personalità di maggior rilievo internazionale nella pittura, nella scultura, nell’architettura, nella musica e nel teatro/cinema.  I vincitori del 2026 andranno ad aggiungersi ai 185 artisti già insigniti del Premio, tra i quali gli italiani Umberto Mastroianni, Federico Fellini, Arnaldo Pomodoro, Gae Aulenti, Renzo Piano, Luciano Berio, Giuliano Vangi, Mario Merz, Claudio Abbado, Enrico Castellani, Maurizio Pollini, Sophia Loren, Cecco Bonanotte, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Riccardo Muti e Giulio Paolini.

La Japan Art Association è la più antica fondazione culturale del Giappone. Costituita nel 1887, organizza mostre d’arte e gestisce l’Ueno Royal Museum, situato nel Parco di Ueno a Tokyo. La carica di Patrono onorario della Japan Art Association è sempre stata ricoperta da membri della Casa Imperiale: prima dal Principe Arisugawa e, dal 1987, dal Principe Hitachi, fratello minore dell’Imperatore emerito Akihito. Il Praemium Imperiale fu istituito nel 1988, per celebrare il centenario della Japan Art Association, realizzando il desiderio del compianto Principe Takamatsu (1905-1987) “di contribuire a valorizzare e promuovere le culture e le arti del mondo”. Ogni anno, appositi Comitati di nomina presieduti dai Consiglieri internazionali del Premio presentano le liste dei candidati nelle cinque discipline. La scelta finale spetta ai Comitati di selezione della Japan Art Association, che per ogni categoria selezionano un vincitore, il quale riceve l’approvazione dal Consiglio di amministrazione dell’Associazione. Gli attuali Consiglieri internazionali sono: Lamberto Dini (ex Presidente del Consiglio, per l’Italia), Klaus-Dieter Lehmann (ex Presidente del Goethe-Institut, per la Germania), Lord Patten of Barnes (ex Cancelliere dell’Università di Oxford, per il Regno Unito), Jean-Pierre Raffarin (ex Primo Ministro, per la Francia) e Hillary Rodham Clinton (ex Segretario di Stato, per gli Stati Uniti d’America). Nella conferenza stampa dell’8 settembre Lamberto Dini e Jean-Pierre Raffarin hanno annunciato che concluderanno ufficialmente il loro mandato come Consiglieri internazionali e presentato i nuovi Consiglieri internazionali: Paolo Gentiloni (ex Presidente del Consiglio) per l’Italia e Patricia Barbizet (Presidente dell’Afep) per la Francia. I Consiglieri dimissionari François Pinault (Presidente della Pinault Foundation of Contemporary Art) e David Rockefeller Jr. (imprenditore e filantropo) sostengono il Praemium Imperiale come Consiglieri onorari. La solenne Cerimonia di premiazione, sotto l’egida del Principe e della Principessa Hitachi, è uno degli eventi culminanti del calendario culturale del Giappone. 

La Borsa di Studio del Praemium Imperiale 2026 per Giovani Artisti è stata assegnata a La Source Garouste (Francia). L’annuncio e il conferimento della Borsa hanno avuto luogo l’8 settembre a Parigi, nel corso della conferenza stampa presieduta dal Consigliere internazionale uscente Jean-Pierre Raffarin e dalla nuova Consigliera internazionale Patricia Barbizet. L’associazione La Source Garouste ha ricevuto un diploma e un contributo di 5 milioni di yen (circa 27.000 euro).  La Borsa di Studio del Praemium Imperiale è stata istituita nel 1997 per sostenere e incoraggiare i giovani artisti, in linea con gli obiettivi delle attività della Japan Art Association. Sono eleggibili giovani promettenti artisti o organizzazioni che contribuiscono attivamente allo sviluppo di nuovi talenti. Gli artisti devono essere professionisti o in formazione. A rotazione ciascun Consigliere internazionale, consultandosi con il proprio comitato, seleziona il destinatario della Borsa di studio e lo comunica alla Japan Art Association, che lo approva. Il premio è conferito contestualmente all’annuncio del Praemium Imperiale nel Paese del Consigliere cui spetta la segnalazione.  Tra i precedenti vincitori della Borsa di Studio del Praemium Imperiale per Giovani Artisti figurano organizzazioni del Vietnam, di Cuba, del Venezuela, del Benin, del Myanmar, della Malesia, del Libano e dell’Indonesia. Tra gli altri sono state premiate le italiane Scuola di Alta Formazione dell’Istituto Centrale per il Restauro, Juni Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra Giovanile Italiana e De Sono Associazione per la Musica.

Riflessi Notturni di Antonio Martino sfilano a Roma

Una nuova visione, una nuova interpretazione di un materiale iconico il PVC, questo sarà il
leitmotiv di “Riflessi Notturni – PVC Couture” la nuova collezione che Antonio Martino
Couture
presenterà il prossimo 11 luglio sulla Terrazza del Pincio, nell’ambito di
Ensemble – Atelier Fashion Show 2026, la sfilata collettiva promossa dall’Assessorato
Grando Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e dall’Assessorato Sviluppo
economico, Commercio, Artigianato, Industria, Internazionalizzazione della Regione Lazio.
Il trench in PVC: una nuova architettura moderna e all’avanguardia Antonio Martino
Couture lo reinterpreta trasformandolo da icona funzionale a manifesto estetico
contemporaneo. La collezione esplora il dialogo tra protezione e vulnerabilità, struttura e
trasparenza, memoria e futuro.
Nato come capo militare e successivamente diventato simbolo di ribellione urbana e
modernità, il trench viene destrutturato e ricostruito attraverso nuovi volumi, tagli scultorei
e proporzioni inaspettate. Il PVC, materiale lucido e riflettente, diventa una seconda pelle
capace di catturare luce, movimento e identità.
Le silhouette si allontanano dalla rigidità classica per aprirsi a forme fluide e
architettoniche: spalle amplificate, maniche oversize, trasparenze stratificate e costruzioni
modulari definiscono un’estetica sofisticata e radicale. Il capo tradizionalmente associato
alla protezione si evolve così in uno strumento di espressione personale e visione
contemporanea.
La collezione unisce artigianalità couture e ricerca sperimentale, mantenendo una forte
attenzione alla costruzione sartoriale. Ogni trench è pensato come un oggetto dinamico, in
cui il materiale plastico dialoga con linee essenziali e dettagli tecnici, creando un equilibrio
tra eleganza e tensione futuristica.
Antonio Martino Couture racconta una femminilità e una mascolinità nuove: fluide, urbane,
consapevoli. Una visione che attraversa il passato del trench per proiettarlo in una

dimensione distopica ma raffinata, dove il lusso incontra innovazione, trasparenza e
trasformazione.
Il PVC non è più soltanto un materiale, ma un linguaggio visivo. Il trench non è più soltanto
un capo, ma un’armatura contemporanea.
Come lo stesso couturier dichiara: “Con Riflessi Notturni ho voluto raccontare la bellezza
di ciò che non si vede immediatamente. Mi affascina il momento in cui la luce incontra una
superficie e si trasforma, creando immagini nuove, inattese, quasi emotive. Il trench in
PVC è diventato il simbolo di questa ricerca: un capo che protegge ma non nasconde, che
riflette il mondo esterno senza perdere la propria identità.
Ho immaginato donne che attraversano la notte dopo la pioggia, avvolte da superfici
trasparenti che catturano i riflessi della città. Donne contemporanee, forti e sensibili,
capaci di trasformare ogni esperienza in luce.
Questa collezione è un invito a osservare ciò che ci circonda con uno sguardo diverso.
Perché spesso la vera bellezza non risiede nella luce stessa, ma nel modo in cui la
sappiamo riflettere.”
Breve Bio Antonio Martino
Antonio Martino è il fondatore e direttore creativo di Antonio Martino Couture, maison italiana che interpreta
l’alta moda attraverso una visione contemporanea, sofisticata e profondamente femminile.
La sua cifra stilistica nasce dall’incontro tra l’eccellenza della sartoria italiana e una costante ricerca sui
materiali, sulle proporzioni e sulla luce. Ogni creazione è pensata per esaltare la forza e l’eleganza della
donna, trasformando il capo in un’esperienza di stile senza tempo.
Dal debutto del brand nel 2008, le sue collezioni hanno conquistato passerelle internazionali e red carpet,
vestendo attrici, artiste e personalità del mondo dello spettacolo. Dalla consacrazione al Festival di Sanremo
nel 2013, alle numerose partecipazioni al Festival del Cinema di Venezia e alla Festa del Cinema di Roma
fino agli Academy Awards di Los Angeles nel 2025, Antonio Martino Couture si è affermato come una delle
realtà  del Made in Italy più riconoscibili nel panorama dell’alta moda contemporanea.
Parallelamente all’attività della maison, Antonio Martino trasmette la propria esperienza alle nuove
generazioni come docente di moda e Direttore artistico dell’Accademia del Lusso di Roma. Dal suo atelier di
Via del Corso  28, nel cuore di Roma, continua a sviluppare collezioni che raccontano un’idea di lusso
autentico: colto, moderno e rigorosamente italiano.
CREDITS:
Fashion Designer: Antonio Martino Couture 
Fotografo: Ziyi Lei
Modella: Mina Pucci 
MUA: Iram Rahman 
Hair stylist: Arthur Qin
Assistenti: Federica Fusco e Nico Meoli

Fondazione Innovation Bridge: prodotto il nuovo documentario “Made in China”

In Italia solo il 33% delle aziende dichiara di aver implementato soluzioni di AI* e il 76% delle piccole e medie imprese non ha investito né prevede di investire in questa tecnologia avviando solamente nel 7% dei casi percorsi strutturati di formazione dedicati**. Il nostro Paese, dunque, fa ancora fatica a collegare la trasformazione digitale alla capacità competitiva futura. Il risultato è un ritardo nell’adozione delle tecnologie emergenti rispetto al panorama internazionale.

È da queste premesse che nasce “Made in China”, il documentario promosso da Innovation Bridge, la Fondazione guidata da Giancarlo De Leonardo per promuovere la diffusione della cultura tecnologica e dell’innovazione, favorendo la transizione digitale di persone, imprese e istituzioni. Il documentario, realizzato dal regista Fabio Masi e presentato oggi, in anteprima, all’Hotel de Russie di Roma, racconta la missione realizzata dalla Fondazione tra Pechino, Shanghai, Shenzhen e Hong Kong alla scoperta dei principali hub dell’innovazione cinese. Nel corso del viaggio, imprenditori, esperti di intelligenza artificiale, docenti universitari e rappresentanti del mondo economico hanno visitato alcuni dei più avanzati ecosistemi industriali e tecnologici del Paese, tra cui quelli di Xiaomi, Alibaba, BYD e Geely, confrontandosi con un modello di sviluppo che negli ultimi anni ha reso la Cina uno dei principali protagonisti mondiali dell’innovazione. 

“Made in China“, che andrà in onda a luglio sui canali Rai, si pone l’obiettivo di stimolare un dibattito sul ruolo che innovazione, ricerca e nuove competenze avranno nella competitività del nostro sistema produttivo, offrendo uno sguardo diretto sui modelli di sviluppo che stanno ridefinendo gli equilibri tecnologici globali. Attraverso il racconto del viaggio e delle esperienze vissute dai partecipanti, il documentario invita imprese e istituzioni a interrogarsi sulla necessità di accelerare la transizione digitale del Paese.

“La vera lezione che ci portiamo a casa da questo viaggio è che l’innovazione non è soltanto una questione di tecnologia, ma soprattutto di visione. In Cina abbiamo visto come ricerca, industria, università e istituzioni lavorino insieme per costruire il futuro. Con “Made in China” vogliamo condividere questa esperienza e aprire un dibattito su come anche l’Italia possa affrontare con maggiore coraggio la sfida della trasformazione digitale. La competitività dei prossimi anni dipenderà dalla nostra capacità di investire nelle competenze e nell’innovazione come fattori di crescita economica e sociale“, ha dichiarato Giancarlo De Leonardo, presidente di Innovation Bridge.

“Con questo documentario abbiamo voluto accompagnare lo spettatore in un viaggio lungo la nuova Via della Seta, sulle tracce di Marco Polo, nel cuore della più grande trasformazione culturale del nostro tempo. “Made in China” però non è soltanto la fotografia di una Cina ipertecnologica e proiettata nel futuro: è soprattutto il racconto umano di chi quel futuro lo osserva per la prima volta e ne rimane profondamente trasformato. Sguardi diversi, competenze differenti, sensibilità spesso contrastanti si intrecciano in un confronto continuo con una realtà che mette in discussione certezze economiche e perfino identitarie”, ha dichiarato il regista Fabio Masi.

Centenario della Gam: si celebrano Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi

In una tiepida serata di metà giugno, nel cuore di Roma, la storia di tre artiste del Novecento — Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi — è stata raccontata con grazia e profondità dalla voce della storica dell’arte, curatrice Gina Ingrassia, coadiuvata dal tappeto sonoro dell’artista musicista Gian Mario Conti. 
L’evento si è svolto nel suggestivo chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale (GAM), in via Crispi, il museo comunale che quest’anno festeggia il secolo dalla sua fondazione.
La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui un’incantata Eva Cela e una riflessiva Emanuela Schiavetto, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa .
Nel reading di Gina Ingrassia è emersa con forza l’indipendenza di queste tre donne, da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate. Eppure, dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso.
Benedetta Cappa, figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento.
Antonietta Raphaël, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour.
E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna.

“Le Eretiche, Sante e Profetesse”: il nuovo progetto artistico di Nora Lux

Il prossimo 20 giugno alle ore 17.00, presso il Palazzo di Giustizia di Piazza Cavour nel quartiere romano Prati, si svolgerà l’evento inaugurale del progetto “Le Eretiche, Sante e Profetesse” dell’artista Nora Lux. Lo spettacolo si pone come un’urgenza ontologica nel panorama della cultura contemporanea, un atto di risignificazione che trasforma la performance in un’interpellanza radicale verso i fondamenti della giustizia universale. Non si tratta di una mera rievocazione, ma di un intervento site-specific di portata internazionale, che sfida secoli di storiografia maschile proprio nel tempio della legge codificata. La scelta del Solstizio d’Estate e del Palazzo di Giustizia di Roma non è puramente estetica, bensì una mossa strategica di comunicazione simbolica: nel momento di massima luce solare, l’azione rituale penetra l’oscurità delle sentenze storiche per rivendicare la libertà di pensiero e l’autodeterminazione dell’essere.

La nota artista visuale e transmediale Nora Lux presenterà in questa occasione la tappa inaugurale del suo nuovo ciclo monumentale, intitolata “LE ERETICHE”.  L’azione avrà quindi luogo nella cornice ieratica di Piazza Cavour, dinanzi al Palazzo di Giustizia, in perfetta coincidenza con il Solstizio d’Estate, e, attraverso un linguaggio che fonde corpo, rito e installazione, la performance interrogherà l’istituzione giudiziaria sulla natura del “diritto alla scelta”, riaprendo un processo poetico e filosofico che lega l’attualità della libertà individuale alla profondità millenaria della ricerca di Nora Lux.

Il baricentro speculativo del progetto risiede nella riscoperta del termine greco hairetikos, ovvero “colui che sceglie”. Nora Lux opera una trasformazione filosofica decisiva: l’eresia smette di essere un marchio d’infamia per divenire un manifesto di autodeterminazione spirituale. In un ribaltamento sistematico della storiografia tradizionale, che ha storicamente silenziato il dissenso femminile, il progetto si configura come un viaggio visivo ed emotivo attraverso sette figure femminili di cui le prime tre hanno osato deviare dal dogma. Questa azione non celebra la vittima, ma la potenza del pensiero non allineato, materializzando a Roma un nuovo paradigma dove l’atto di scegliere è l’unica vera forma di conoscenza sacra.

L’utilizzo del Palazzo di Giustizia come scenario metafisico crea una frizione feconda tra l’ortodossia del potere e la fluidità del rito. L’imponente architettura giudiziaria diventa il fondale per un’azione dedicata a chi è stato condannato per non essersi piegato alla legge dell’uomo. I giardini di Piazza Cavour si trasformeranno così in uno spazio di connessione tra il “Corpo Terra Acqua” e l’ideale di giustizia intesa come equilibrio cosmico.

La performance “LE ERETICHE” di Nora Lux, oltre alla protagonista, vede in scena figure centrali, corrispondenti a tre eretiche medievali che hanno pagato con la vita il proprio diritto alla scelta, Margherita Porete, Giovanna d’Arco e Guglielma di Milano, interpretate rispettivamente da Stefania Morra, Alberta Perini e Ottavia Dominici. Queste attrici daranno corpo e voce a queste figure, agendo come veicoli di una memoria mai sopita. Sotto la luce del fuoco solstiziale, Nora Lux presenterà simboli inediti che fungeranno da archetipi di trasformazione, facendo diventare la performance un rito di sintonizzazione collettiva.

L’originalità di Nora Lux risiede nella sua capacità di far convergere la ricerca accademica – attingendo agli studi di Carl Gustav Jung sugli archetipi, di Marija Gimbutas sul matriarcato e di Erich Neumann – con una pratica alchemica e sciamanica vissuta sulla pelle. L’opera non è solo visuale, ma transmediale, integrando video, installazione e sonorità ancestrali.

I segni creati dall’artista richiamano le miniature circolari di Ildegarda di Bingen, dove la geometria medievale esprimeva l’ordine del cosmo. Questi “segni di trasformazione” agiscono come ponti teologici tra il microcosmo umano e il macrocosmo universale. La narrazione si snoda attraverso le cinque fasi della trasmutazione alchemica: nero, verde, bianco, oro e rosso. Questo percorso non è solo dell’artista, ma dello spettatore, invitato a subire una metamorfosi interiore attraverso la visione. Infine, il cosmo è rappresentato come una serie di cerchi concentrici (fuoco, aria, acqua, terra, etere), elementi che Nora Lux manipola per restituire una percezione sacra del femminile.

Il Futuro del Gelato Confezionato: Trend e Sostenibilità

Il gelato confezionato italiano ha da oggi il suo appuntamento annuale di riferimento e una giornata nazionale dedicata. In occasione dell’evento organizzato a Roma dall’Istituto del Gelato Italiano (IGI), presso Spazio Esposizioni, prendono ufficialmente il via gli Stati Generali del Gelato Confezionato, il primo forum nazionale pensato per riunire aziende, esperti, nutrizionisti, giornalisti e stakeholder del comparto.
Nel corso della mattinata, oltre all’analisi degli ultimi dati di settore, le principali tendenze di consumo, le proprietà nutrizionali e le novità per la stagione estiva alle porte, l’IGI annuncia l’istituzione dell’Happy Stecco Day, la Giornata Nazionale del Gelato Confezionato, che sarà celebrata ogni anno per valorizzare un prodotto che accompagna da generazioni gli italiani nei momenti di convivialità o di relax in solitaria e che rappresenta oggi un settore dinamico, innovativo e sempre più attento alla sostenibilità.


Un settore che guarda al futuro


Gli Stati Generali del Gelato Confezionato nascono con l’obiettivo di creare un momento strutturato di confronto e approfondimento su un comparto che coniuga tradizione, ricerca, qualità e capacità di interpretare i nuovi stili di consumo. L’iniziativa vuole offrire una fotografia aggiornata del settore e favorire un dialogo aperto tra imprese, media e mondo scientifico.
Nel corso dell’evento verrà presentato anche il Report sulla sostenibilità ambientale del settore, intitolato “Studio delle performance ambientali nella produzione del gelato confezionato in Italia”, condotto per l’Istituto del Gelato Italiano (IGI) da Ergo S.r.l., società spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per rendicontare le performance ambientali del comparto e valorizzare le buone pratiche già in uso: dal packaging in carta riciclata alle soluzioni di ecodesign, all’efficientamento energetico alle filiere certificate e la valorizzazione degli scarti di produzione.
Grande attenzione è rivolta anche al tema nutrizionale e alla trasparenza delle informazioni al consumatore, in un contesto in cui il gelato confezionato continua a rappresentare un piacere accessibile e compatibile con uno stile di vita equilibrato.


Happy Stecco Day: una giornata per celebrare il gelato confezionato

Con l’istituzione dell’Happy Stecco Day, il gelato confezionato vanterà una sua giornata dedicata, in qualità di prodotto iconico, capace di unire gusto, innovazione e socialità.
Dallo stecco ai coni, dalle coppette ai sandwich gelato, il comparto rappresenta una parte importante della cultura alimentare italiana e continua a evolversi per rispondere alle nuove esigenze dei consumatori, con proposte sempre più varie, attente agli ingredienti e alla sostenibilità degli imballaggi e dei processi produttivi.
L’Happy Stecco Day nasce con l’intento di celebrare un alimento radicato nella memoria di grandi e piccoli, che profuma di mare e di giornate all’aperto, ma evoca anche la sensazione di benessere legata a un pomeriggio d’inverno sul divano, davanti a un film o un buon libro, o la spensieratezza di una serata di chiacchiere e confidenze tra amici.
«Con gli Stati Generali del Gelato Confezionato inauguriamo un appuntamento che ci auguriamo possa diventare un punto di riferimento per l’intero settore – dichiara Michelangelo Giampietro, Presidente IGI e Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Medicina dello Sport – Allo stesso tempo, con l’Happy Stecco Day, vogliamo celebrare un prodotto amatissimo dagli italiani e raccontare il lavoro, l’innovazione e l’impegno che stanno dietro alla creazione di ogni gelato confezionato, sempre più in linea con le esigenze nutrizionali moderne, attento all’impronta sul Pianeta e ai nuovi trend di consumo».


Ice Cream Experience


Dalla teoria, alla pratica: il gelato confezionato è un piacere da gustare tal quale, ma può diventare anche un ingrediente gustoso e versatile per ricette adatte ad ogni momento della giornata.
Grazie allo chef Alessandro Circiello e alla mixologist Daniela Garcea, ne esploreremo le possibili declinazioni: dalle idee per il dessert dopo-pasto ai cocktail (alcolici e non) per la merenda e l’aperitivo.


I numeri del gelato confezionato in Italia e all’estero


La produzione di gelati confezionati in Italia nel 2025 ha riguardato un volume di 261 tonnellate per un valore di circa 3 miliardi di euro con un consumo pro-capite di quasi 3 kg (Dati UNIONE ITALIANA FOOD). Nel periodo gennaio-dicembre 2025 le vendite nel nostro Paese si sono
attestate a circa 3 miliardi e 400 milioni di porzioni* (*Dati Unione Italiana Food e Nielsen IQ-Totale Italia + Discount).
La rilevanza economica del comparto nel nostro Paese cresce notevolmente se si considera anche la capillare rete di distribuzione del gelato confezionato, non solo attraverso gli alimentari e la GDO per il consumo in casa, ma anche attraverso gli oltre centomila bar della nostra penisola da Nord a Sud e dalla montagna al mare.
Va segnalato che la produzione nazionale di gelati industriali è seconda in Europa per valore, dopo la Francia, e al terzo posto in volume, dopo Germania e Francia, confermando, anche per questo segmento, la proverbiale eccellenza del Made in Italy (dati EUROSTAT, nel 2024). 
In dipendenza delle caratteristiche del prodotto, oltre che dalla configurazione del mercato globale, governato da abitudini alimentari diverse a differenti latitudini, l’export del comparto ha raggiunto nel 2025 un volume di 116 tonnellate per un valore di 468 milioni di euro (Elaborazione Unione Italiana Food su dati Istat). L’analisi dei principali mercati di destinazione del gelato italiano evidenzia, sul totale esportato, il predominio dell’UE e il maggior peso dei Paesi vicini: guardando ai continenti, quello europeo copre circa il 64% a volume e il 70% a valore delle esportazioni (74.174 tonnellate e 330 milioni di euro). In generale, le destinazioni maggiori sono state USA, Germania, Spagna, Regno Unito e Francia.

About IGI


L’Istituto del Gelato Italiano, IGI, nasce nel 1991 su iniziativa delle più importanti industrie gelatiere italiane, con la finalità di promuovere e diffondere la conoscenza delle caratteristiche di qualità, bontà e valore nutritivo dei gelati confezionati prodotti e commercializzati in Italia.
La prima importante iniziativa dell’Istituto del Gelato Italiano nel 1993 è stata la messa a punto di un Codice di Autodisciplina Produttiva, che fissa dettagliatamente le regole di produzione dei gelati confezionati in Italia, garantendo un alto standard qualitativo ai prodotti. Il Codice IGI è stato aggiornato periodicamente per adeguarsi all’ evoluzione delle normative e alle mutate esigenze del consumatore.
Il codice IGI rappresenta ancora oggi in Italia, dopo oltre 30 anni dalla sua emanazione, l’unico esempio di Codice di Regolamentazione nel settore della gelateria.

Farmaci equivalenti e sostenibilità del SSN. Il “Made in Italy” farmaceutico celebra 30 anni dell’introduzione del farmaco generico in Italia

Rendere le cure più accessibili, contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e valorizzare una filiera farmaceutica di qualità, fortemente radicata in Italia e in Europa. Sono questi i temi al centro dell’evento istituzionale con cui DOC Pharma ha celebrato a Roma i 30 anni dalla fondazione, ripercorrendo una storia nata insieme allo sviluppo del farmaco equivalente in Italia e guardando alle sfide future del sistema salute.
TRENT’ANNI DI FARMACO EQUIVALENTE – Nata nel 1996, negli stessi anni in cui il farmaco equivalente muoveva i primi passi nel nostro Paese, prima DOC Pharma ha accompagnato l’evoluzione di un mercato che ha progressivamente assunto un ruolo centrale per il Servizio Sanitario Nazionale. In trent’anni, il farmaco equivalente è diventato una leva concreta di accessibilità e sostenibilità: consente di offrire ai cittadini medicinali di qualità, sicurezza ed efficacia equivalenti a quelli di riferimento, contribuendo al contenimento della spesa e alla possibilità di liberare risorse da destinare all’innovazione, all’assistenza e alla presa in carico dei bisogni di salute.
ACCESSO ALLE CURE E SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA – Il tema dell’accesso ai farmaci assume oggi un valore ancora più rilevante in uno scenario segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle cronicità e dalla necessità di garantire continuità terapeutica in un contesto di risorse finite. In questo quadro, il farmaco equivalente rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tenere insieme qualità della cura e sostenibilità economica. Il suo contributo non si esaurisce nel prezzo più contenuto, ma riguarda la capacità di rendere più ampio e stabile l’accesso alle terapie, generando benefici per pazienti, professionisti sanitari e sistema pubblico.
UNA FILIERA RADICATA IN ITALIA ED EUROPA – La qualità del farmaco equivalente passa anche dalla solidità della filiera. Per DOC Pharma questo significa affidarsi a una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa: il 70% della fornitura proviene da 48 siti produttivi italiani, il 28% da 61 siti produttivi europei e solo il 2% da 11 siti extra-europei. Un modello che valorizza il “Made in Italy” farmaceutico e la prossimità produttiva europea, elementi sempre più centrali per garantire qualità, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità terapeutica sul territorio nazionale.

I NUMERI DI UN PERCORSO INDUSTRIALE – In questi trent’anni DOC Pharma è cresciuta fino a diventare una delle realtà di riferimento del farmaco equivalente in Italia. Nel 2025 l’azienda ha registrato un fatturato di 350 milioni di euro ed è indicata come seconda azienda per fatturato nel mercato dei farmaci equivalenti in Italia e quinta azienda nel retail Italia. Il portafoglio resta fortemente legato alla storia dell’azienda: il 70% è composto da farmaci equivalenti, mentre il restante 30% riguarda prodotti branded e OTC. Una ripartizione che conferma il peso centrale degli equivalenti, ma racconta anche una fase di progressiva evoluzione verso un perimetro più ampio nel mercato della salute.
DA DOC GENERICI A DOC PHARMA – Negli ultimi anni l’azienda ha avviato una nuova fase di sviluppo, accompagnata dal passaggio da DOC Generici a DOC Pharma. Il cambio di identità non segna un allontanamento dal farmaco equivalente, che resta il cuore della storia aziendale, ma l’ampliamento di una cultura dell’accesso maturata in trent’anni di attività. La stessa logica che ha guidato la crescita nei farmaci equivalenti orienta oggi lo sviluppo in nuove aree terapeutiche, nei prodotti branded e OTC, con l’obiettivo di rispondere a bisogni di salute sempre più articolati e di rafforzare il contributo dell’azienda al sistema sanitario.
“In questi trent’anni il farmaco equivalente ha dimostrato di essere una leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale – sottolinea Riccardo Zagaria, CEO DOC Pharma – Non parliamo soltanto di un tema di prezzo, ma della possibilità concreta di garantire a più cittadini l’accesso a farmaci di qualità, sicuri ed efficaci, liberando al tempo stesso risorse per l’innovazione e per la presa in carico dei nuovi bisogni di salute. DOC Pharma ha contribuito a far crescere nel Paese una cultura sul farmaco equivalente fondata su fiducia, responsabilità e qualità, fino a rappresentare oggi un modello d’eccellenza del “Made in Italy” farmaceutico.
Oggi il tema della filiera è altrettanto centrale: poter contare su una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa significa rafforzare qualità, continuità terapeutica e sicurezza degli approvvigionamenti. Il passaggio da DOC Generici a DOC Pharma racconta proprio questa evoluzione: il farmaco equivalente resta il cuore della nostra identità, ma quella stessa cultura dell’accesso ci guida oggi verso un perimetro più ampio, con l’obiettivo di continuare a generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari e l’intero sistema salute”.
UNA DIREZIONE PER IL FUTURO – I 30 anni rappresentano quindi non solo un anniversario, ma l’avvio di una nuova fase. DOC Pharma guarda ai prossimi anni con l’obiettivo di rafforzare il proprio ruolo come piattaforma farmaceutica italiana, capace di coniugare la solidità maturata nel farmaco equivalente con nuove competenze, nuove aree terapeutiche e una presenza sempre più ampia nel sistema salute. La direzione resta quella che ha accompagnato l’azienda fin dalla nascita: rendere l’accesso alla salute un valore concreto e sostenibile, contribuendo alla qualità delle cure, alla continuità terapeutica e alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

Roma: la cultura di nuovo protagonista con “Arte fuori dal museo”

Una luminosa giornata di sole primaverile ha fatto da cornice al terzodebutto di “Arte Fuori dal Museo“. Il progetto, promosso nell’ambito del protocollo d’intesa siglato dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura con l’Associazione non- profit LoveItaly, si avvale della rete degli hotel aderenti nella regione Lazio al sistema
Federalberghi, e ha l’obiettivo di rendere fruibili al pubblico opere archeologiche e storico-
artistiche che sono oggi conservate nei depositi dei musei e bisognose di restauro, per esporle negli
spazi prestigiosi degli hotel.
Il percorso, volto a decontestualizzare la bellezza antica per portarla nel cuore della vita urbana,
è iniziato tra le sale del Museo Nazionale Etrusco, dove la direttrice Luana Toniolo ha guidato un
gruppo d’eccezione in un viaggio nel tempo. Con la sua consueta competenza e passione, la
direttrice si è destreggiata tra i capolavori assoluti della collezione: dall’enigmatico e
potente Apollo di Veio alla celebre Cista Ficoroni, tra buccheri e vasi con mitiche figure fino alla
preziosa Collezione Castellani di gioielli che rendono Villa Giulia uno scrigno unico al mondo.
Ad accompagnare questa visita esclusiva, un parterre di volti noti del mondo della cultura, dello
sport e dello spettacolo: l’attrice Eva Cela, la pluricampionessa olimpica Alessandra
Sensini, Francesca Mastroianni, l’artista Gian Mario Conti e i giornalisti e volti
televisivi Manuela Moreno e Stefano Marroni, oltre alla presenza della nobile Samaritana
Rattazzi.
La mattinata ha poi vissuto il suo momento clou nel passaggio dal museo alla città. Il gruppo si è
spostato a Palazzo Dama, dove è stato accolto da Mario Luciani procuratore generale di Palazzo
Dama che ha sottolineato quanto questo progetto di collaborazione con il museo sia stato fortemente
voluto. È qui che il progetto “Arte Fuori dal Museo” prende vita concretamente: il Palazzo
custodisce infatti una cista del III secolo a.C., tecnicamente una cesta o scatola, un recipiente
gioiello di bronzo, che serviva a contenere unguenti o cosmetici che ha lasciato temporaneamente i
depositi di Villa Giulia per essere ammirato in un contesto diverso, offrendo anche a chi è solo di
passaggio a Roma l’opportunità di incontrare la storia etrusca in un’atmosfera di raffinata ospitalità.
Anello di congiunzione fondamentale tra l’istituzione museale e la prestigiosa sede di Palazzo Dama
è stata Tracy Roberts, con l’Associazione LoveItaly che ha facilitato il dialogo tra queste due
realtà, rendendo possibile l’esposizione del reperto fuori dalle mura canoniche del museo.
“Qui a Palazzo Dama c’è una valenza in più, oltre a realizzare la nostra strategia di portare il museo
fuori dal museo, grazie all’hotel Dama abbiamo potuto restaurare il reperto qui esposto e questo è il
valore aggiunto”, ha commentato la direttrice Luana Toniolo. Grazie a questa sinergia, la cultura etrusca smette di essere solo memoria per diventare esperienza presente.