Centenario della Gam: si celebrano Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi

In una tiepida serata di metà giugno, nel cuore di Roma, la storia di tre artiste del Novecento — Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi — è stata raccontata con grazia e profondità dalla voce della storica dell’arte, curatrice Gina Ingrassia, coadiuvata dal tappeto sonoro dell’artista musicista Gian Mario Conti
L’evento si è svolto nel suggestivo chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale (GAM), in via Crispi, il museo comunale che quest’anno festeggia il secolo dalla sua fondazione.
La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui un’incantata Eva Cela e una riflessiva Emanuela Schiavetto, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa .
Nel reading di Gina Ingrassia è emersa con forza l’indipendenza di queste tre donne, da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate. Eppure, dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso.
Benedetta Cappa, figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento.
Antonietta Raphaël, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour.
E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna.