C’è un momento, a Roma, in cui la luce diventa magia. È la golden hour, quella sfumatura dorata che accarezza i palazzi e trasforma la città in un quadro. È proprio in quell’istante che LUXURY Files Magazineha scelto di celebrare l’arrivo dell’estate, il 22 giugno, sulla spettacolare Terrazza degli Ulivi del Grand Hotel Plaza.
Un rooftop sospeso tra cielo e meraviglia, un parterre di ospiti raffinati e un’atmosfera che si accende lentamente, come il tramonto. A dare ritmo alla serata, il dj set di Oara artist, che ha intrecciato vibrazioni vintage e sonorità contemporanee in un flusso musicale elegante e sofisticato.
Il viaggio sensoriale è proseguito attraverso le eccellenze italiane: il caviale Caviar Giaveri®, le bollicine e i vini delle Cantine Silvestri, il cioccolato d’autore Domori. Lo Chef del Grand Hotel Plaza ha trasformato questi ingredienti in un racconto gastronomico: risotto al lemongrass con perle di caviale, tartellette salate, avocado toast croccanti, chicche di melanzana. E un finale dolce che ha celebrato la maestria Domori con mousse, ganache e dragées.
Tra un calice di Silvestri Brut e un sorso di Vermentino, gli ospiti hanno sfogliato in anteprima il numero estivo del magazine, con Anne Hathaway in copertina e la nuova puntata del podcast Luxury Files EMOTIONS con l’attrice Daniela Virgilio.
Una serata che ha unito gusto, bellezza e leggerezza, trasformando la terrazza in un salotto open‑air.
Si è svolto a Bari un nuovo appuntamento del progetto “Neanche con una rosa”, iniziativa dedicata alla promozione della cultura del rispetto e alla prevenzione di ogni forma di violenza, realizzato da ACSI e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
L’evento, realizzato con il patrocinio del Comune di Bari, ha avuto come sede la Sala Consiliare in Corso Vittorio Emanuele II 84, messa a disposizione dall’Amministrazione comunale, a testimonianza dell’impegno concreto delle istituzioni pubbliche locali nel sostenere percorsi di sensibilizzazione e responsabilità collettiva.
Bari è oggi una delle realtà urbane e culturali più importanti del Mezzogiorno e dell’intero Paese, punto di riferimento per il dialogo sociale, la partecipazione giovanile e le attività culturali. Portare qui il progetto significa dare voce a un territorio dinamico, capace di coinvolgere comunità, istituzioni e nuove generazioni in una riflessione condivisa sui temi del rispetto e della prevenzione. Bari diventa così una tappa simbolica e strategica di un percorso nazionale che intende costruire consapevolezza e responsabilità collettiva.
“Neanche con una rosa” intende promuovere una riflessione profonda sul temadella violenza, anche nelle sue forme più sottili e meno riconoscibili, ribadendo con forza che nessuna espressione di sopraffazione può trovare giustificazione, neanche quando si manifesta attraverso gesti apparentemente simbolici o culturalmente accettati.
L’iniziativa, configurata come un momento di incontro e confronto aperto alla cittadinanza, ha come obiettivo, quello di rafforzare la cultura del rispetto, della dignità e della responsabilità condivisa.
La tappa di Bari si inserisce in un percorso nazionale più ampio, che mira a coinvolgere territori diversi, uniti dalla necessità di affrontare con consapevolezza e determinazione i temi legati alla prevenzione della violenza.
In una tiepida serata di metà giugno, nel cuore di Roma, la storia di tre artiste del Novecento — Benedetta Cappa, Antonietta Raphaël e Mimí Quilici Buzzacchi — è stata raccontata con grazia e profondità dalla voce della storica dell’arte, curatrice Gina Ingrassia, coadiuvata dal tappeto sonoro dell’artista musicista Gian Mario Conti. L’evento si è svolto nel suggestivo chiostro della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale (GAM), in via Crispi, il museo comunale che quest’anno festeggia il secolo dalla sua fondazione. La serata è stata preceduta da una visita guidata attraverso i quattro piani della galleria, dove il pubblico, tra cui un’incantata Eva Cela e una riflessiva Emanuela Schiavetto, ha potuto ammirare le opere delle tre protagoniste, accostate a quelle dei loro contemporanei — tra cui de Chirico, Balla e Franz. Un percorso che ha preparato gli animi a immergersi in un racconto capace di sospendere il tempo, in un’atmosfera al contempo toccante e quasi surreale, dove ogni spettatore è rimasto assorto, tra le parole e il suono dell’arpa . Nel reading di Gina Ingrassia è emersa con forza l’indipendenza di queste tre donne, da sempre relegate in secondo piano rispetto alla notorietà delle figure maschili che le hanno accompagnate. Eppure, dietro ogni assenza, ogni perdita, ogni esilio, ciascuna ha saputo trasformare le proprie fragilità in un linguaggio diverso. Benedetta Cappa, figura di spicco del “secondo futurismo”, e definita “la donna che ascoltava il ritmo invisibile”, seppe anticipare la ricerca sulla velocità e sulla rappresentazione del movimento. Antonietta Raphaël, animatrice nel proprio salotto letterario del fior fiore dell’ambiente artistico romano, diede vita — accanto al marito Mafai — alla Scuola di via Cavour. E infine Mimí Quilici Buzzacchi, nota soprattutto per le sue xilografie dedicate a siti archeologici, da Roma fino ad altri continenti, come Leptis Magna.
Il prossimo 20 giugno alle ore 17.00, presso il Palazzo di Giustizia di Piazza Cavour nel quartiere romano Prati, si svolgerà l’evento inaugurale del progetto “Le Eretiche, Sante e Profetesse” dell’artistaNora Lux. Lo spettacolo si pone come un’urgenza ontologica nel panorama della cultura contemporanea, un atto di risignificazione che trasforma la performance in un’interpellanza radicale verso i fondamenti della giustizia universale. Non si tratta di una mera rievocazione, ma di un intervento site-specific di portata internazionale, che sfida secoli di storiografia maschile proprio nel tempio della legge codificata. La scelta del Solstizio d’Estate e del Palazzo di Giustizia di Roma non è puramente estetica, bensì una mossa strategica di comunicazione simbolica: nel momento di massima luce solare, l’azione rituale penetra l’oscurità delle sentenze storiche per rivendicare la libertà di pensiero e l’autodeterminazione dell’essere.
La nota artista visuale e transmediale Nora Lux presenterà in questa occasione la tappa inaugurale del suo nuovo ciclo monumentale, intitolata “LE ERETICHE”. L’azione avrà quindi luogo nella cornice ieratica di Piazza Cavour, dinanzi al Palazzo di Giustizia, in perfetta coincidenza con il Solstizio d’Estate, e, attraverso un linguaggio che fonde corpo, rito e installazione, la performance interrogherà l’istituzione giudiziaria sulla natura del “diritto alla scelta”, riaprendo un processo poetico e filosofico che lega l’attualità della libertà individuale alla profondità millenaria della ricerca di Nora Lux.
Il baricentro speculativo del progetto risiede nella riscoperta del termine greco hairetikos, ovvero “colui che sceglie”. Nora Lux opera una trasformazione filosofica decisiva: l’eresia smette di essere un marchio d’infamia per divenire un manifesto di autodeterminazione spirituale. In un ribaltamento sistematico della storiografia tradizionale, che ha storicamente silenziato il dissenso femminile, il progetto si configura come un viaggio visivo ed emotivo attraverso sette figure femminili di cui le prime tre hanno osato deviare dal dogma. Questa azione non celebra la vittima, ma la potenza del pensiero non allineato, materializzando a Roma un nuovo paradigma dove l’atto di scegliere è l’unica vera forma di conoscenza sacra.
L’utilizzo del Palazzo di Giustizia come scenario metafisico crea una frizione feconda tra l’ortodossia del potere e la fluidità del rito. L’imponente architettura giudiziaria diventa il fondale per un’azione dedicata a chi è stato condannato per non essersi piegato alla legge dell’uomo. I giardini di Piazza Cavour si trasformeranno così in uno spazio di connessione tra il “Corpo Terra Acqua” e l’ideale di giustizia intesa come equilibrio cosmico.
La performance “LE ERETICHE” di Nora Lux, oltre alla protagonista, vede in scena figure centrali, corrispondenti a tre eretiche medievali che hanno pagato con la vita il proprio diritto alla scelta, Margherita Porete, Giovanna d’Arco e Guglielma di Milano, interpretate rispettivamente da Stefania Morra, Alberta Perini e Ottavia Dominici. Queste attrici daranno corpo e voce a queste figure, agendo come veicoli di una memoria mai sopita. Sotto la luce del fuoco solstiziale, Nora Lux presenterà simboli inediti che fungeranno da archetipi di trasformazione, facendo diventare la performance un rito di sintonizzazione collettiva.
L’originalità di Nora Lux risiede nella sua capacità di far convergere la ricerca accademica – attingendo agli studi di Carl Gustav Jung sugli archetipi, di Marija Gimbutas sul matriarcato e di Erich Neumann – con una pratica alchemica e sciamanica vissuta sulla pelle. L’opera non è solo visuale, ma transmediale, integrando video, installazione e sonorità ancestrali.
I segni creati dall’artista richiamano le miniature circolari di Ildegarda di Bingen, dove la geometria medievale esprimeva l’ordine del cosmo. Questi “segni di trasformazione” agiscono come ponti teologici tra il microcosmo umano e il macrocosmo universale. La narrazione si snoda attraverso le cinque fasi della trasmutazione alchemica: nero, verde, bianco, oro e rosso. Questo percorso non è solo dell’artista, ma dello spettatore, invitato a subire una metamorfosi interiore attraverso la visione. Infine, il cosmo è rappresentato come una serie di cerchi concentrici (fuoco, aria, acqua, terra, etere), elementi che Nora Lux manipola per restituire una percezione sacra del femminile.