Perugia: nuova location per Odg Umbria ed Asu

L’Associazione Stampa Umbra e l’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria giovedì 25 maggio hanno inaugurato la nuova sede, situata in via Martiri del Lager 92 a Perugia. Molti i colleghi che sono intervenuti all’iniziativa. A fare gli onori di casa i presidenti Massimiliano Cinque e Mino Lorusso, rispettivamente, di Assostampa Umbra e dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria. Ospiti d’eccezione Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Gianfranco Giuliani e Gianfranco Summo, rispettivamente, presidente e vicepresidente della Casagit (Cassa sanitaria dei giornalisti)

“Questa è la casa dei giornalisti dell’Umbria, – ha dichiarato Massimiliano Cinque durante la cerimonia inaugurale – un punto di riferimento per tutti i nostri colleghi. Sono degli spazi nuovi, belli e funzionali. Il cambio è stato necessario per comprimere i costi fissi che sosteniamo ogni anno”.

“Ordine e Asu – ha rimarcato Mino Lorusso – hanno una nuova sede. Una scelta in comune per una casa comune. Quella dei giornalisti umbri. Una scelta che è anche un segnale di ripartenza, in vista di nuovi obiettivi che ci siamo posti, a cominciare dalla necessità di ridare dignità alla nostra professione, troppo spesso sottopagata e svilita”.

“Mi fa piacere che questa sia la casa dei giornalisti – ha affermato anche Alessandra Costante – dove risiedono insieme Assostampa, Ordine, fiduciario Inpgi e fiduciario Casagit. Denota un segnale di unità di cui questa categoria ne ha estremamente bisogno. Il collega che bussa alla nostra porta deve avere una risposta complessiva ed immediata. Nessun rimpallo, questa è la casa di tutti. I risparmi sono necessari, ovunque, anche alla casa della Fnsi che presto cambierà sede. La parola d’ordine è risparmiare per investire a favore dei giornalisti. Grazie per il segnale di unità che state dando alla categoria”.

Al Teatro Sala Umberto, “Incanti”

Dopo aver registrato il tutto esaurito con 11 repliche al Teatro Franco Parenti di Milano, martedì 16 e mercoledì 17 maggio al Teatro Sala Umberto di ROMA arriva con un nuovo allestimento “INCANTI”, lo spettacolo scritto e diretto dal campione italiano di mentalismo ANDREA RIZZOLINI e prodotto da Officine dell’Incanto.

Sul palco oltre allo stesso RIZZOLINI, si alternano 5 dei più premiati illusionisti italiani under 30, DARIO ADILETTA, FRANCESCO DELLA BONA, NICCOLÒ FONTANA, FILIBERTO SELVI e PIERO VENESIA.

Partendo dalla celebre affermazione di Shakespeare per cui “siamo fatti anche noi della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” e passando per le riflessioni di alcuni dei più grandi autori del teatro, tra cui Goethe e Pirandello, lo spettacolo vede alternarsi sul paco 6 giovani illusionisti che si interrogano sull’incanto, sulla sua vera natura e sull’importanza di saperlo coltivare nella propria vita.

Attraverso una serie di performance di diversa natura, ma sempre basate sulle illusioni e sulle apparenze, il pubblico viene chiamato a risvegliare il “fanciullino” che ognuno è stato per riscoprire la capacità di provare meraviglia.

Scrivendo “INCANTI”, Andrea Rizzolini si è posto l’obiettivo di colmare il divario che storicamente sussiste tra l’illusionismo e il teatro, ricercando così un modo per presentare l’illusionismo che non rinneghi il varietà e l’intrattenimento ma che prenda le mosse dal passato per rivendicare i palchi dei grandi teatri di prosa e l’attenzione di un pubblico che, oltre che stupirsi, voglia uscire da teatro guardando il mondo in modo diverso rispetto a quando è entrato.

«Credo ci sia un rapporto molto stretto tra l’illusionismo e la prosa, o il teatro in generale – dichiara Andrea Rizzolini – Le illusioni che noi presentiamo acquisiscono il loro senso soltanto perché avvengono all’interno della realtà: non applaudiamo ai supereroi quando volano nei film mentre applaudiamo ad un’illusionista quando crea l’illusione che qualcosa stia volando sul palcoscenico, questo perché il cinema mette un filtro tra noi e la realtà delle proprie opere, mentre il teatro si nutre della vita e tocca la vita in modo diretto. Purtroppo, però, l’illusionismo è ancora oggi vittima dei suoi stessi stereotipi, è una forma d’arte che nel corso degli anni è stata relegata al varietà così vedendo negato il proprio statuto di Arte. Ciò che nel nostro piccolo cerchiamo di fare con “INCANTI” è mostrare, invece, che anche l’illusionista può essere un’artista, e cioè a qualcuno cui chiedere, a cui domandare della nostra umanità e non semplicemente “qual è il trucco?” o “come hai fatto?”».

Biglietti disponibili in prevendita su Ticketone.it.

Nato a Milano nel 2000, ANDREA RIZZOLINI è specializzato nell’ambito del mentalismo. Crea un genere di spettacolo che fonde nozioni di psicologia e comunicazione assieme a teatro, letteratura e filosofia. Internazionalmente riconosciuto come uno dei più promettenti illusionisti, nel 2017 vince il Campionato Italiano di Mentalismo mentre l’anno seguente prende parte ai Campionati del Mondo di Magia. Nel 2022 partecipa nuovamente ai Campionati del Mondo di Magia dove si aggiudica il 3° premio nella categoria di mentalismo.

Classe 1994, DARIO ADILETTA è illusionista e ballerino campano, vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il 1° premio al Campionato Francese di Magia FFAP nel 2018. Ai Campionati Europei di Magia del 2021 vince il premio “Most Original Act” per il numero di magia più originale.

FRANCESCO DELLA BONA nasce a Modena nel 1997, è un illusionista specializzato nell’ambito della manipolazione, categoria in cui si classifica 3° ai Campionati del Mondo di Magia del 2022. Nelle sue performance lo spettatore viene trascinato in una dimensione nella quale il tempo scorre a una velocità diversa da quella reale, creando effetti cinematografici dove palline si fermano in volo e carte si muovono al rallentatore fino a sparire a mezz’aria davanti agli occhi del pubblico.

Classe 1996, NICCOLÒ FONTANA è un illusionista, attore e studente in psicologia clinica torinese. Nel 2018 vince il titolo di Campione Italiano di Magia conferito da Masters of Magic e il premio speciale della giuria al Festival Internazionale della Magia di San Marino. Nel 2019 porta in scena gli spettacoli “Il Mistero Gastoldi” e “I misteri della valigia di Zeno”, dove l’illusionismo si fonde alla più tradizionale messa in scena teatrale.

Illusionista e musicista nato a Torino nel 1999, FILIBERTO SELVI sotto la guida di Arturo Brachetti nel 2017 diventa Campione Italiano di Magia.Entra a far parte del “Gran Varietà Brachetti” con il quale intraprende una tournée nelle più importanti città italiane prima, e in tutta Europa poi, calcando importanti palcoscenici, come quello del Magic Circle di Londra, e venendo invitato a prendere parte ad eventi internazionali, tra cui il Festiva Internacional de Magia di Bilbao.Nel 2022 è finalista ai Campionati del Mondo di Magia.

PIERO VENESIA, nato a Torino nel 2000, è specializzato nell’ambito del “close up”, una particolare modalità di presentare l’illusionismo in cui la distanza tra il pubblico e il performer è ridotta al minimo. Parallelamente alla carriera da illusionista, è attore per la compagnia Itaca Teatro di Torino in alcuni spettacoli con la regia di Marco Alotto, tra cui “La tempesta” di Shakespeare e “Faust” di Goethe. È finalista ai Campionati Italiani di Magia 2023.

A Roma, Sandra Milo icona di longevità, testimonial di Urban Biohaking Suite

Sono una donna fortunata perché, nonostante abbia compiuto da poco 90 anni sono in piena salute e ancora con tanta voglia di godermi la vita. Non so se sia una questione di genetica, né credo esista una “formula magica” della longevità, ma di sicuro ho sempre fatto attenzione a condurre una vita sana. Questo centro Longevity mi ha appassionato perché istruisce e guida le persone a prendersi cura di sé e le accompagna ad andare avanti negli anni nel migliore modo possibile, e non c’è niente di più bello che arrivare alla terza età con il sorriso e in piena autonomia”, lo ha detto Sandra Milo, 90 anni compiuti a marzo, che ieri è stata la testimonial al Crowne Plaza dell’evento inaugurale del primo Biohaking Suite a Roma. Il progetto nasce dall’incontro tra i fondatori della clinica integrativa Urban Medical Beauty, i dott. Claudio Urbani, medico chirurgo specializzato in medicina rigenerativa, neuroscienze e terapia dello stress, e Anna Lisa Petracca, executive chief, con Stefano Santori, Biohacking Coach. Fondata nel 2012 nel quartiere storico di Roma “Via Veneto” la clinica vuole aiutare a vivere una vita più sana e felice, ed è riconosciuta come leader in Italia per aver introdotto le migliori tecniche e tecnologie per il benessere.

Il nostro percorso aiuta a restare in piena forma fisica e in salute a qualsiasi età, ed è importante perché, non solo migliora la qualità della vita della persona e dei familiari, ma abbatte anche importanti costi sociali” ha spiegato Urbani ad una affollatissima platea di ospiti. Urban Biohaking Suite ha l’obiettivo di trasmettere ai pazienti le conoscenze, gli strumenti pratici, la consapevolezza e la gioia di proteggere la propria salute, rimanere in forma e vivere bene e a lungo utilizzando i migliori e più moderni device a disposizione. Perché è importante migliorare la propria qualità di vita recuperando tutte le nostre funzionalità sopite (adattamenti disfunzionali) e, partendo da un corpo sano e da una mente forte, è possibile abbattere drasticamente il tasso di morbilità e rimanere in vita il più a lungo possibile in piena autonomia, in salute e gioia di vivere.

Il tutto si articola in una prima visita dalla quale, attraverso un check up informativo e medicale, si evinceranno le aree di miglioramento del soggetto in esame. Primo punto d’inizio sarà lavorare sul mindset, poi si userà tanta tecnologia per migliorare la respirazione, le performance fisiche, test per la misurazione dello stress ossidativo, test per la circolazione venosa, test genetici come il microbiota immunitario dell’intestino, l’analisi della composizione corporea e anamnesi delle condizioni di salute nonché dello stile alimentare.

Special guest musicale il violinista “Jedi” noto in tutto il mondo per il suo archetto luminoso, Andrea Casta, che si è esibito alla presenza di un nutrito parterre di personaggi e giornalisti come Sebastiano Somma con la moglie Morgana Forcella, Patrizia Mirigliani, Tiziana Luxardo, Luana Ravegnini, Benedetta Rinaldi, Loredana Cannata, Chiara Giallonardo, Rossella Seno, Irene Bozzi, Massimiliano Buzzanca con la moglie Raffaella De Rosa, Francesca Ceci, Alessandro Circiello, Claudia Conte, Sebastiana Cutugno, Andrè De La Roche.

Partner dell’evento: Dietamedicale, Quenty Rent, I Maghi del noleggio.

In Senato, un convegno sul marmo di Carrara

Venerdì 12 maggio in Senato, si è tenuto il convegno organizzato dalla senatrice di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione, vicepresidente nazionale del dipartimento eccellenze italiane di FDI, “Le donne del marmo”, incentrato sul mondo del marmo di Carrara, sulla sua storia, le sue tradizioni e la presenza femminile spesso silenziosa ma incisiva in un ambito che appare esclusivamente maschile. “L’obiettivo del convegno è stato quello di accendere i riflettori sul marmo di Carrara, materiale prezioso unico al mondo per valorizzare un’eccellenza italiana di cui pochi conoscono il processo di estrazione e lavorazione e sulla presenza femminile in questo ambito considerato di esclusiva competenza maschile” ha spiegato la senatrice Campione. Presenti il senatore Luca De Carlo, presidente della commissione industria, commercio, turismo, agricoltura, il capogruppo di FDI in Regione Toscana Francesco Torselli, la presidente nazionale associazione “Donne del marmo” Sara Vannucci, il direttore del MUDAC di Carrara Laura Barreca e il neodirettore dell’Accademia di belle arti di Carrara Silvia Papucci e il titolare della cava Calacata Borghini, Paolo Borghini. Presenti all’iniziativa anche l’architetto Paolo Camaiora e il geologo Piero Primavori.

Anna German rivive nello spettacolo di Natalia Simonova

Autrice, regista, attrice e cantante, in un’unica parola un’Artista con la A maiuscola, Natalia Simonova non smette mai di stupirci. In questa straordinaria performance “Anna German: Eco d’Amore”, è andata oltre ogni aspettativa, entrando nel personaggio in prima persona, raccontando la vita e deliziando il pubblico presente nella sala dell’Aula Magna della Facoltà Valdese a Roma, con una interpretazione sublime dei suoi brani. L’attrice è riuscita a trascinare gli spettatori in un viaggio artistico tra gli anni 60’ e 70′, trasmettendo vibrazioni che sono arrivate alla nostra anima e consentendoci di capire perché Anna German fosse chiamata “L’Angelo bianco della Canzone”.

I brani, sono stati presentati insieme al basso tenore Alfredo Totti al pianoforte.

La disposizione dei fiori bianchi sul palco ci ha riportato a Sanremo 1967, così come i dischi 45 giri originali, riprodotti da un giradischi dell’epoca. Uno spettacolo vibrante che ha catturato dall’inizio alla fine un pubblico eterogeneo di varie nazionalità. L’interpretazione in lingua originale dell’ultimo brano “Eco d’Amore “è arrivata ai cuori anche di chi non conosceva il testo.

Complimenti ancora a Natalia Simonova che con la sua emozionante voce, un vero dono, ha aperto i nostri cuori e arricchito d’amore le nostre anime, proprio come avrebbe voluto Anna German.

Abiti di scena QueenMood Couture di Sladana Krstic

Foto By: Marco De Gregori

Roma, Store Malo: festeggiamenti tra moda e bollicine.

Molti gli intervenuti alla serata “Rose e Rosé”, organizzata dal Comitato dei Grandi Cru d’Italia e tenutasi presso la boutique Malo di Roma in occasione dell’Expo Orticola – la Mostra Mercato dedicata all’eco-sostenibilità, alla promozione del patrimonio paesaggistico e alla floricoltura.

Nell’atmosfera rilassante del sax, sono stati molto apprezzati i vini rosé di Villa Sandi, offerti in particolari calici rosa.

In un contesto esclusivo nella sede romana è stato presentato un trunk show della collezione Fall/Winter 23-24 “Abitare il Corpo”, che si ispira all’architettura funzionale per vivere al meglio il corpo in una concezione di totale benessere fisico includendo lo spazio interno ed esterno, in un mistico intreccio senza fine. Gli invitati hanno potuto ammirare capi indossati da modelle e modelli che sfilavano sui tre piani della storica Boutique capitolina, progettata da Gianfranco Ferré.

Molti gli invitati: tra i presenti Alessandra Canale, Daniel Della Seta, Blas Roca Rey, Nadia Bengala, Guglielmo Giovanelli Marconi con gli amici Fulvio Rocco De Marinis e Giuseppe Ferrajoli.

La cura dell’ambiente e l’attenzione verso il pianeta sono da sempre valori imprescindibili per Malo: le collezioni composte da capi in quantità limitate ed esclusive, realizzati con filati preziosi e naturali, sono solo una parte dell’impegno della maison per una produzione sostenibile. Per l’occasione la Boutique era allestita con le nuove, esclusive Candies Rosa, coloratissime maglie della capsule collection composta da piccole opere d’arte realizzate con filati residui di produzione – risultato inevitabile di un’ampia offerta di colori – che anziché essere scartati, vengono selezionati a mano e rivalorizzati dando vita a nuove, coloratissime maglie, in una piena ottica zero-waste.

L’evento si è concluso in tarda serata, tra profumi floreali, degustazioni di vario tipo, musica soft e il fascino dell’unicità della Maison Malo.

La personale di Maurizio Cannavacciuolo al Visionarea ArtSpace

La pittura di uno dei più originali, ironici e complessi artisti italiani postmoderni, arriva a Visionarea ArtSpace di Roma in due inediti cicli di opere che sembrano voler raffigurare la convivenza di culture, credenze, religioni, miti, icone del consumo, del nostro tempo e della storia dell’Uomo attraverso i secoli e nelle pieghe della modernità. Si tratta di Don’t Worry Don’t Worry Don’t Worry Be Happy Be Happy Be Happy, mostra personale di Maurizio Cannavacciuolo – dal 18 aprile al 18 maggio, a cura di Marco Tonelli – che, per l’occasione, presenta un ciclo di 11 dipinti rigorosamente in bianco e nero, realizzati tra 2021 e 2022, sui temi eclettici, esotici, polisegnici, ricchi di riferimenti a culture e popoli della storia contemporanea e antica, orientali e occidentali, a lingue e iconografie sacre e profane allo stesso tempo.

Don’t Worry Don’t Worry Don’t Worry Be Happy Be Happy Be Happy, mostra personale di Maurizio Cannavacciuolo a cura di Marco Tonelli, è organizzata con il supporto della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele.

Il personale melting pot globale del pittore diventa in queste opere un contenitore di simboli, storie, pattern geometrici arabeggianti e optical che invitano ad essere letti, interpretati, scoperti, come se l’osservatore dovesse mentalmente unire le figure nei loro intrecci nascosti e nelle loro molteplici relazioni, in un caleidoscopio ermeneutico senza fine. Maurizio Cannavacciuolo, infatti, è da sempre concentrato nella sua pittura in una ricerca che indaga simboli e immagini del presente, icone pop e citazioni colte annegate in un intreccio di decori e sovrapposizioni di immagini, fino ad annullare ogni intento narrativo in un approccio essenzialmente ironico.

La serie di 6 grandi dipinti dal titolo Metempsychosis, Circle Song 1-6, unisce quindi, nel classico stile di Cannavacciuolo, l’alto e il basso, il triviale e il colto, la storia e il camp, la pubblicità e il sacro, intrecciando immagini che vanno dai tatuaggi della gang salvadoregna Mara Salvatrucha a divinità indù come Ganesh e Khali, da raffigurazioni di pipistrelli e disegni tecnici di automobili  ai chitarristi Jimi Hendrix, Robert Fripp o Andrés Segovia, da simboli della cultura Yoruba, del Candomblè e della Santeria a pozioni magiche o terapeutiche come la polvere di Iboga, da demoni benigni come il Saci-Pererê a Ermete Trismegisto. Senza contare una varietà sconfinata di motivi decorativi tratti da culture varie, dai tessuti giapponesi e sovietici ai reticoli a ghirlanda ornamentali islamici fino a pentagrammi musicali.  

In un ciclo di 5 opere più piccole in mostra, realizzate tutte nel 2022 e caratterizzate dal marchio VS (nel senso di Versus o scontro), Cannavacciuolo riprende a sua volta una serie storie e dialoghi di dipinti realizzati alla fine degli anni Novanta a Cuba, ai quali dà ora titoli che sembrano incomprensibili giochi di parole o scioglilingua in vari idiomi, dallo spagnolo Hombre de negocio VS Chulito Lindo allo svedese Kakelmannen VS De tre aständiga männen all’inglese Gimme Five VS The Partially Invisible Breeze.

Commenta il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale: «La ricerca iconografica di Maurizio Cannavacciuolo è intrisa di quel certo humor tipico del teatro dell’assurdo ed è caratterizzata da una figurazione che indugia tra il fumetto, la citazione delle pubblicità di un tempo e un vasto substrato di simbologie sacre e profane. Si tratta di una visione ironica dell’arte che tuttavia, supportata da uno stile pittorico intriso della tradizione mediterranea ma con influenze medio-orientali, arriva alle radici della nostra cultura (e dell’incontro con altre culture) inducendoci alla riflessione. Cannavacciuolo stesso definisce i propri lavori come “machine à penser”, in quanto il suo scopo dichiarato è indurre lo spettatore a rallentare la percezione e a godere della narrazione, esaminando ogni singolo dettaglio dell’opera senza il condizionamento di concetti predeterminati. Il tutto, sorretto da un accurato stile pittorico e dall’utilizzo di una tecnica classica qual è l’olio su tela.».

Maurizio Cannavacciuolo (nato a Napoli nel 1954, vive e lavora Roma) a metà degli anni ’70 abbandona gli studi di architettura e avvia la sua attività artistica con la Galleria Lucio Amelio di Napoli. Tra le sue mostre personali da segnalare quelle presso il Museum Puri Lukisan, Ubud-Bali nel 1989; la Galleria Gian Enzo Sperone a Roma nel 1993 e nel 1997; Studio Guenzani a Milano nel 1993 e nel 1998; Sperone Westwater a New York nel 1997 e la Fundacion Ludwig de Cuba a La Havana nel 1997; Asprey-Jacques a Londra nel 1999; la Galleria Cardi a Milano nel 2000; il Museo de Arte Contemporaneo Franco Noero a Torino e Francesca Kaufmann a Milano nel 2001; il Museu da Republica Rio de Janeiro nel 2002; Santiago de Chile e Sprovieri a Londra nel 2003 (e poi 2006 e nel 2009); l’Isabella Stewart Gardner Museum a Boston nel 2004 e nel 2016; il Baltic Center for Contemporary Art di Gateshead nel 2005; la Galleria Pack e la Galleria Giovanni Bonelli a Milano nel 2019; Palazzo Collicola a Spoleto nel 2021. Nel 2013 le sue opere figurano ad Art Rio 2013 presso la galleria Progetti di Rio de Janeiro, mente nel 2016 è presente alla collettiva Avanscena presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia e nel 2019 è invitato alla XIII Biennale de L’Havana, Matanzas. Ha inoltre esposto in numerosi altri contesti internazionali tra cui Osaka, Londra, Bruxelles, Budapest, Sarajevo, Francoforte. Alcune sue opere sono conservate presso le collezioni della Farnesina e nella Camera dei Deputati di Roma e nella stazione “Cilea – Quattro giornate” della metropolitana di Napoli.

Al Parco di Veio, la dodicesima edizione di FloraCult

FloraCult, mostra mercato di fiori piante e sostenibilità, continua la sua ricerca per contribuire a riportare la natura al centro della cultura. Giunta alla dodicesima edizione, torna da sabato 22 a martedì 25 aprile 2023, promossa e organizzata da Ilaria Venturini Fendi, imprenditrice agricola e designer, con la collaborazione dell’esperta di giardini  Antonella Fornai e dell’architetto Francesco Fornai oltre che con il sostegno di Intesa San Paolo.

Tema di questa edizione il rapporto Uomo/Natura, con particolare attenzione all’equilibrio ideale che l’Uomo è tenuto a ricercare con l’ambiente.

Il punto di partenza è il giardino, espressione della creatività dell’uomo e anello di congiunzione fra Natura naturale e Natura ricreata, che nell’interpretazione del giardiniere colto è un luogo di bellezza e di pensiero in cui l’uomo esprime la capacità di osservare e collaborare con la natura in una posizione di equilibrio e armonia. Dal piccolo mondo del giardino la prospettiva si allarga all’ambiente: il giardino ci fornisce nuovi canoni paesaggistici oggi sempre più necessari non solo per esigenze estetiche e filosofiche, ma anche per creare un reale benessere ambientale, in base al quale la natura sia considerata il nostro luogo più prezioso, da custodire e proteggere, piuttosto che da dominare e deformare.

Natura naturale, natura ricreata, ambiente, sostenibilità: tutto si lega e fa parte della stessa attitudine.

In questa edizione di FloraCult presenteremo tanti esempi di creatività applicati in ambiti diversi in cui l’uomo è strettamente integrato nella natura. Saranno presenti ricercati vivaisti e collezionisti italiani, produttori di piante insolite e rare, ma anche raffinati artigiani, arredi per giardino, spazi dedicati a laboratori e attività per i bambini. E inoltre incontri con scrittori, artisti, paesaggisti, esperti del verde e dell’ambiente che permetteranno di scoprire tanti temi, dalla spiritualità dei “giardini dell’Eden” alla meraviglia dei “giardini del mare”, dall’evoluzione del bosco verticale alle novità dell’architettura ambientale, dal legame tra musica e natura al potere terapeutico del verde, dagli insetti come possibile cibo del futuro all’educazione parentale a stretto contatto con la natura.

Tutto questo e molto altro per un pubblico di esperti ma anche di non addetti ai lavori, nella meraviglia degli spazi aperti de I Casali del Pino, l’azienda agricola biologica dove si svolge la manifestazione all’interno del Parco di Veio. Tra gli edifici del borgo, immersi nel paesaggio delle colline e dei prati, adulti e bambini potranno trascorrere un’intera giornata all’aria aperta, usufruendo dei vari servizi a disposizione, dalle attività ludiche all’acquisto di prodotti biologici a km0 alle diverse possibilità di ristorazione.

Le novità botaniche di quest’anno.

Graminacee ornamentali perenni, adatte a giardini freddi in inverno e siccitosi d’estate, come la piccola Festuca glauca di un grigio luminoso o la vistosa Mhulembergia Capillaris dalle foglie sottilissime e una appariscente fioritura rosa. Piante da abbinare ad erbacee altrettanto resistenti, facili, profumate e generose, per giardini senza irrigazione, come l’Iris Germanica dai molti luminosi colori o la Lunaria, biennale che non teme la siccità e cresce bene anche all’ombra di una pineta, tutte piante autosufficienti e di nessuna manutenzione. Dalla fertile terra di Sicilia arriverà una ricca collezione di Palme tropicali e subtropicali, di decorative bromeliacee, di magnifici e rari Philodendron, di Hibiscus e di ibridi di Anthurium hookeri. Non mancheranno piante tropicali fruttifere come la Passiflora alata, l’Annona, il Dragon fruit, un vero e proprio concentrato di antiossidanti, il Kiwano detto anche cetriolo cornuto o la Guava. Si potranno ammirare anche Begonie caratterizzate da rigogliose fioriture e da foglie screziate che vanno dal verde salvia al verde petrolio, dall’amaranto al rosso veneziano, dal rosa antico al lime, spesso striate da sfumature color crema. Per gli appassionati di cucina, sementi per coltivare patate antiche come la Ratte, patata parigina dal retrogusto di nocciola del 1872, la Vitelotte, dalla polpa viola, originaria del Perù, datata 1917 e utilizzata per la prima volta a Parigi, la Eersteling rose, patata tedesca del 1942 dal sapore intenso. Piante che ci fanno viaggiare in terre lontane, dalle molteplici qualità nutrizionali e terapeutiche, come lo Shiso (Asia) o Basilico cinese, balsamico, dall’aroma caldo e pungente, con un sapore che va dall’anice alla melissa che viene utilizzato molto nella cucina e nella medicina orientale, l’Ocimum selloi (Africa) una qualità di basilico con intense note aromatiche, che ricordano il pepe e il prezzemolo, la Salvia apiana (Nord America) o Salvia sacra, utilizzata dai nativi americani per disinfettare e purificare gli ambienti da energie negative, la Physalis peruviana, il cui il frutto edibile è ricco di minerali e vitamine.

Proseguendo una collaborazione instaurata da tempo, sarà con noi BMW Roma che presenterà a FloraCult alcuni tra i suoi più interessanti modelli di veicoli elettrici di ultima generazione.

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI  

Sabato 22 aprile  

Ore 11:30 “L’intelligenza artistica è naturale”. Boosta (al secolo Davide Dileo) cofondatore e tastierista dei Subsonica, aprirà la manifestazione con una performance musicale durante la quale, attraverso l’uso di “strumenti alternativi”, comporrà e campionerà “suoni e melodie estrapolati dalle piante”. Intervistato da Carlo Massarini, ci parlerà poi dello stretto legame che unisce arte e natura. Si unirà alla conversazione il direttore d’orchestra Giuseppe Vessicchio, da tempo fautore dell’utilizzo della musica nella coltivazione delle piante.

Ore 15:00 Stefano Boeri, architetto, urbanista e teorico dell’architettura famoso in tutto il mondo per il suo bosco verticale, verrà intervistato dalla direttrice di Gardenia Emanuela Rosa-Clot.

Ore 17:00 Pio Wennubst, rappresentante della Svizzera presso il polo romano delle Nazioni Unite, con Christian Baertschi patron di Essento e il famoso entomologo Gianumberto Accinelli ci parleranno di insetti: davvero sono il cibo del futuro? Perché poi dovremmo adattare le nostre tradizioni culinarie per far spazio all’entomologia? Alla conversazione si uniranno Ludovica Donati, Leonetta Luciano e Laurence Jeangros, giovani rappresentanti di Bites of Transfoodmation, associazione nata nel dicembre del 2022 che attraverso il suo Manifesto presenta idee e concetti per un più equo, sostenibile e resiliente sistema di coltivazione, produzione e distribuzione del cibo.

Domenica 23 aprile  

Ore 11:30 Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, ci parlerà dei giardini del mare. Dal 1985 Marevivo lotta per la tutela del mare attraverso azioni e campagne nazionali e internazionali per la conservazione della biodiversità, lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione delle aree marine protette. All’intervento si unirà l’entomologo Gianumberto Accinelli autore di “Giù nel Blù” e “Su nel Blù”.

Ore 15:00 Livia Imperiali, una dei proprietari del Giardino Giusti di Verona, tra i più noti giardini italiani del tardo Rinascimento, insieme a Francesca Marzotto Caotorta, paesaggista e nota esperta di giardini, racconterà come tentare di conservare la memoria di un giardino storico garantendone l’integrità stilistica anche nei confronti degli effetti del cambiamento climatico.

 Ore 16:30 “Greensecrets: vivaisti esperti del mestiere”, un appuntamento diventato ricorrente per il pubblico di FloraCult. Elisabetta Margheriti, vivaista da molte generazioni, incontrerà i vivaisti presenti a FloraCult per parlare delle nuove tendenze del giardino.

Lunedì 24 aprile

Ore  11.00 Km zero – in giro per il Mondo.I mercati contadini sono sempre più realtà che consentono in ogni parte del Mondo a far vivere piccole realtà agricole che, attraverso il contatto diretto coi cittadini consumatori, riescono a conservare l’economia locale, la biodiversità, la conoscenza della stagionalità e della tradizione. Ne parlano: Carmelo Troccoli, Direttore generale di Fondazione Campagna Amica e cofondatore della World Farmers Coalition e Francesco Giardina, Responsabile del Settore Biologico, Biodinamico e della Biodiversità della Coldiretti. Modererà l’incontro: Pio Wennubst, rappresentante della Svizzera presso il polo romano delle Nazioni Unite.

Ore 12:30 AMER, Associazione Ecologica Micologica Romana ci guiderà alla scoperta di un universo misterioso ed intricato. I funghi connettono, attraverso una fitta rete sotterranea, diversi organismi animali e vegetali presenti sulla terra. Tra le altre cose si nutrono di radiazioni, trasformando la radioattività in energia riuscendo così a proliferare anche nei luoghi più inospitali del mondo, come le vasche di raffreddamento di Chernobyl.

Ore 15:00 Me_and_simafraSara, instagrammer e mamma di quattro figli, è moglie di Simafra, artista contemporaneo. Nella loro azienda agricola “Il Barbabosco” si occupano di apicoltura, ma soprattutto mettono in atto un progetto di istruzione parentale di cui sono co-fondatori, abbracciando uno stile di vita in cui far crescere i figli liberi di sviluppare il loro pensiero e le loro capacità stando a stretto contatto con la natura. Ne parleranno con Adelaide Corbetta, titolare di uno studio di comunicazione che si occupa di arte e cultura made in Italy, fotografa, disegnatrice e presidente di The Circle Italia Onlus.

Ore 16:30 Bruno Cignini, zoologo e divulgatore scientifico, con il suo ultimo libro Biodiversità a Roma. Storie e curiosità su animali e piante della Capitale, ci introdurrà alla scoperta della vita selvaggia nella Città Eterna. Volpi, scoiattoli, falchi, aironi, granchi di fiume, farfalle che, nonostante la nostra ingombrante presenza, riescono a trovare habitat adatti tra i tetti delle case e le aree archeologiche, nei grandi parchi e nelle ville storiche, lungo i fiumi e nei laghetti urbani.

Martedì 25 aprile 

Ore 11:30 Guidalberto Bormolini, monaco ricostruttore e tanatologo, autore del libro”L’arte della meditazione” sta ricostruendo un intero borgo per ospitare e seguire con il suo accompagnamento spirituale i malati terminali. Si confronterà con Filippo Scianna, presidente dei buddisti italiani, su I giardini dell’Eden, un mito ricco di significati e simboli che uniscono culture molto diverse e rappresentano la nostra ricerca interiore, l’aspirazione a una vita migliore e più armoniosa “…in cui seminare i semi delle virtù, innaffiarli con la pratica quotidiana, rimuovendo le erbacce dell’ignoranza”.

Ore 15:00 Fabrice Leclerc, Professore all’Università SDA Bocconi di Milano e fondatore del programma “City of Tomorrow” presso HEC di Losanna, imprenditore pioniere dell’innovazione come forza trainante di una positiva evoluzione sociale e ambientale, presenterà il suo docu-film su la Vallée Eternelle, da lui creata, diventata un santuario della biodiversità e considerata da Yvon Chouinard di Patagonia come uno dei principali progetti sulla rigenerazione della vita sulla Terra.

Ore 17:00 Andrea Mati, il maggior esperto in Italia di Giardini Terapeutici, docente universitario in Ortoterapia presso l’Università di Bologna, paesaggista, artista e imprenditore sociale, insieme al dr. Raffaele Bracalenti, presidente dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali, parlerà del suo libro “Salvarsi con il verde – La rivoluzione del metro quadro vegetale”, in cui racconta le esperienze dei suoi 40 anni di vita passata a contatto con il disagio sociale curato nel verde. Parteciperà alla conversazione Luca Richeldi, Professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

INFO:

Orari 10.00-19.00

Parcheggio gratuito

Servizio navetta da Stazione La Storta

Costo biglietto 10 euro – Gratuito sotto i 12 anni

Natalie Dessay in concerto a Roma

L’Istituzione Universitaria dei Concerti presenterà, sabato 15 aprile alle ore 17.30 in Aula Magna, la tappa romana della tournée di addio alle scene liriche di una vera diva internazionale: Natalie Dessay, tra le più grandi soprano lirico leggero degli ultimi trent’anni, affascinante interprete di tante eroine del belcanto, ma anche di ruoli maledetti come Manon o inquietanti come la Regina della Notte. Già lontana dalle produzioni operistiche, la soprano francese dà ora il suo addio definitivo al canto in generale (preferendo dedicarsi al teatro di parola, in cui si è già cimentata più volte) con il recital significativamente intitolato Paroles de femmes accompagnata al pianoforte da Philippe Cassard. Un percorso vocale che pone al centro il testo poetico, tra Lieder di compositrici come Fanny Mendelssohn, Clara Schumann e Alma Mahler, il monodramma Le Dame de Monte-Carlo di Francis Poulenc (su testo di Cocteau) e arie da Le Cid di Massenet, Faust di Gounod, Pelléas et Mélisande di Debussy e The Rake’s Progress di Stravinskij. 

Internazionalmente apprezzata, Natalie Dessay ha iniziato la propria carriera artistica come soprano di coloratura ( La Regina della Notte, Lakmé, Zerbinetta, Olimpia) . Progressivamente l’artista ha ampliato gli orizzonti del proprio repertorio con l’idea di avvicinarsi alle eroine del bel canto, continuando tuttavia a difendere e proporre il repertorio francese. L’artista ha interpretato la sua prima Lucia all’Opera di Chicago, la Sonnambula al Metropolitan Opera di New York. Ha cantato Ofelia al Teatro du Capitole di Tolosa e in questo ruolo ha debuttato alla Royal Opera House Covent Garden e al Teatro di Barcellona. Riprende il ruolo di Lucia di Lammermoor all’Opera di Parigi e al Metropolitan con immenso successo. Dopo essere stata Giulietta al Met e Maria ( Figlia del Reggimento) in una indimenticabile produzione a Londra, Vienna e New York, Natalie Dessay affronta Mélisande a Vienna. E’ Violetta in Traviata in una tournée in Giappone con il Teatro Regio di Torino, al Festival di Aix –en Provence, alla Staatsoper di Vienna e al Metropolitan di New York con enorme successo. Il suo incontro con Emmanuelle Haim la avvicina alle opere di Haendel. E’ Cleopatra ( Giulio Cesare) all’Opera di Parigi. Natalie Dessay collabora regolarmente con Michel Legrand in Europa e nell’America del Sud registrando due album: “ Fra lei e lui” per l’Erato e “Fra ieri e domani” per Sony. Con Philippe Cassard, suo pianista nei recital a partire dal 2012, ha dato una sessantina di concerti nelle sale da concerto più prestigiose del mondo: Carnagie Hall, Jordan Hall a Boston, Barbican a Londra, Suntory Hall a Tokyo, Sala Tchaikovsky a Mosca, Teatro des Champes Elysées a Parigi e prossimamente alla Staatsoper di Vienna. Questa collaborazione ha portato alla pubblicazione di 3 CD: Debussy con Erato, Fiençailles pour rire sempre con Erato e Schubert con Sony. Prima artista francese ad essere stata nominata Kammersängerin all’Opera di Stato di Vienna. Natalie Dessay ha completamente reinventato il “recital di canto” trasformandolo in un momento di espressione, di incarnazione, di libertà e di condivisione assolutamente unico. Philippe Cassard, che ha collaborato anche con la mitica Christa Ludwig nel 1985, utilizza un range di colori i più appropriati per servire la voce della Signora Dessay. 

Solista e camerista, Philippe Cassard è stato finalista al Concorso Clara Haskil nel 1988 e ha ottenuto il primo premio al Concorso di Dublino nel 1988. Ha collaborato con la London Philarmonic Orchestra, la City of Birmingham Symphony, la BBC Philarmonic, l’Orchestra National de France, la Hungarian State Opera Orchestra. Ha lavorato con direttori quali Sir Neville Marriner, Jeffrey Tate, Sir Roger Norrington, Yan Pascal Tortelier, Charled Dutoit, Armin Jordan, Marek Janowski, Vladimir Fedoesseiv. La sua performance dell’opera pianistica di Debussy, proposta integralmente in 4 recital in due giorni a Londra, Dublino, Parigi, Lisbona, Sidney, Vancouver, Singapore e Tokyo, ha ricevuto entusiastici consensi dalla stampa e dal pubblico.  L’inteprete si esibisce regolarmente  anche in Cina, Australia, Sud America e Canada . Nell’ambito della musica da camera, Philippe suona con artisti quali Wolfgang Holzmair, Stéphanie d’Oustrac, Karine Deshayes, Donna Brown, Paul Meyer, Jörg Widmann, Matt Haimovitz, Isabelle Faust, i Quartetti d’archi  Ebène, Takacs, Vanbrugh, Danish, Chilingirian ed Hermès. Dal 2012 il pianista collabora continuativamente con il soprano Natalie Dessay. Assieme,  si sono esibiti in Francia, Inghilterra, Irlanda, Giappone, Russia, Austria, Canada e USA. Philippe Cassard è stato direttore artistico del Festival “Notti Romantiche del Lago di Bourget” dal 1999 al 2008 e dal 2005 ha presentato per France Musique Radio, oltre 600 trasmissioni settimanali dal vivo dedicate all’interpretazione pianistica in generale, premiate con il Prix SCAM nel 2007 come miglior programma radiofonico. I suoi due  ultimi Cd sono dedicati ai Trii di Beethoven con il violinista David Grimal e Anne Gastinel , premiati con il Diapason D’Or e Choc di Classica, e la registrazione della Nona Sinfonia di Beethoven nella trascrizione per due pianoforti  di Liszt con Cédric Pescia. 

Moda a Castel Sant’Angelo: inaugura “The Sweet Sixties”

La Swinging London, la minigonna di Mary Quant, le visioni da indossare di Ossie Clark, le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho e lo sbarco sulla Luna: l’eredità associata all’immaginario estetico degli anni Sessanta costituisce un bacino semantico reinterpretabile sotto molteplici aspetti. Età violentemente rivoluzionaria soltanto nel suo epilogo, lo scenario degli anni Sessanta agisce in realtà come nume tutelare delle contaminazioni visive tipiche del mondo della moda. Di qui la volontà di indagare il lato straordinariamente dolce della decade “fluttuante” – così il settimanale Time definiva Londra nel 1966 – attraverso un’antologia fatta di atmosfere e citazioni raffinatamente sixties. Dopo i capitoli Robotizzati – Esperimenti di Moda (Palazzo Wegil 2020), Favole di Moda (Teatro Torlonia 2022) e Roma è di Moda – Via Veneto edition ( Via Veneto 2022), e dopo un’accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici come AnnaMode Costumes, Modateca Deanna, archivio Max Mara e Ken Scott, archivio Doria 1905, Stefano Dominella – curatore della performance insieme a Guillermo Mariotto – attinge nuovamente alla moda presentando The Sweet Sixties. Narrazioni di Moda presso il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma. “Non è la prima volta che il famoso Monumento romano apre le sue porte per presentare una delle più interessanti manifestazioni della nostra creatività, la Moda, con la sua capacità di attraversare e interpretare le epoche storiche e rievocarne le atmosfere e le suggestioni. Nel caso di questa mostra, la rappresentazione degli anni Sessanta attraverso gli stili degli abiti e dei loro creatori, ci consente di rivivere uno dei periodi più densi di innovazione e trasgressione della nostra storia più recente, di coglierne l’entusiastica identificazione dei giovani con un modo di vestire che racconta l’esigenza di allargare i propri orizzonti culturali e geografici.” (Mariastella Margozzi, direttrice del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo). Ecco allora cinquanta look che attraverso l’upcycling uniscono capi storici, vere icone di stile, con abiti e accessori recuperati nei mercatini e nei negozi vintage i quali rappresentano in questo momento il vero trend della moda internazionale, adottato soprattutto dalle giovani generazioni che amano recuperare dal passato per renderlo contemporaneo. Con le scenografie di Virginia Vianello, protagonisti, ancora una volta, gli abiti. Ecco le tinte audaci e naturalistiche firmate dalla genialità creativa di Ken Scott, definito “il giardiniere della moda” proprio per le sue stampe floreali. E poi i lembi di pelle coperti soltanto da 40 cm di tessuto di Mary Quant, fino ai motivi futuristici disegnati da Courrèges, Paco Rabanne e Pierre Cardin. Come non citare i colorati cappotti di Max Mara, rubati al guardaroba maschile e reinterpretati con tinte vivaci. La moda degli anni Sessanta ha riscritto e reimmaginato la silhouette di un’intera generazione. Abiti, scarpe, dischi e accessori – tutto ciò che, in una parola, costituisce lifestyle – diventano il manifesto poetico per raccontare le dolcezze di quegli anni. «Questa è la decade in cui i giovani si sono scoperti tali per la prima volta» racconta Stefano Dominella. «Una dimensione fortemente borghese, all’improvviso, si è trovata a fare i conti con l’effervescenza britannica dei sixties, il ritmo dei Beatles, il fascino di James Bond, la minigonna di Mary Quant e le tendenze in fatto di moda di Soho e Kensington. E poi i film con Doris Day, Brigitte Bardot a Saint Tropez, Catherine Deneuve, Jane Fonda in Barbarella» conclude Dominella. Sono gli anni in cui nasce l’industria delle calze e dei collant, in cui alla cotonatura si sostituisce la linearità tagliente del caschetto, in cui l’alta moda comincia ad attingere dal basso. Sono anche gli anni in cui il poliedrico Elio Fiorucci inventa (e vende) uno stile di vita fatto di jeans e t-shirt con angioletti e cuoricini dando vita ad una vera e propria subcultura internazionale. Subcultura che, a partire dal bersaglio stilizzato della Royal Air Force inglese (s)cucito sui giacconi Parka dei giovani Mod alle prese con il blues e la musica beat, in Italia intercetta le lunghezze d’onda propagate dagli specchietti colorati degli scooter, della Vespa e della Lambretta. Sullo sfondo ci sono le notti passate a ballare nei club notturni e i brani Uno dei Mods (1965) e Vi saluto amici Mods (1966), entrambi scritti da Franco Migliacci. Cinquanta creazioni per cinque capitoli, cinque sale, cinque filoni narrativi per raccontare la parte più leggera e sognante degli anni Sessanta. Un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda alla moda di quegli anni come ad un archivio da consultare e valorizzare attualizzando l’identità culturale di una decade complessa e multiforme. Tutto prende inizio da Carnaby Street, la prima sala, con due look creati e curati da Guillermo Mariotto, co-curatore della performance, che troneggiano al centro dell’ambiente. Ecco le passanti, le cui mise riproducono il look di giovani donne alle prese con una sessione di shopping nelle boutique cult di Londra. Il secondo capitolo riflette invece sulle libere associazioni vestimentarie: da una parte le stampe naturalistiche, rigogliose anche attraverso il plumage coloratissimo di Ken Scott, dall’altra il denim e gli angioletti dichiaratamente pop di Fiorucci. Si arriva così alla terza sala, realtà in cui sono le atmosfere lunari di Courrèges, Pierre Cardin, Paco Rabanne, Valentino Garavani ad essere riscoperte sotto forma di metallo, pvc e cappelli a mo’ di casco. Un presagio stilistico, quello della Space Age, che di lì a poco vedrà un uomo solcare il suolo lunare per la prima volta. E poi è la volta dei colori e dei ricami con cui l’alta moda vestiva i borghesi per le grandi occasioni – le tinte audaci, il glamour e le paillettes iridescenti rivivono grazie ad una selezione di abiti d’archivio tra cui quelli della sartoria Battilocchi, Jole Veneziani, Gattinoni, Lancetti, Mila Schön e Carosa. Infine, nella sala Optical, il ritmo degli Sweet Sixties rallenta e si sofferma sull’accostamento geometrico dei due colori (non colori) per antonomasia: il bianco e il nero. In questa spazio è stato anche posizionato il pannello di Olympia Dotti, una creazione 1 x 1,50 m, Black & White, che l’artista romana ha dedicato ” a nove donne, nove eroine iconiche rese POP dall’arte sfacciatamente colorata, utilizzando la tecnica del Collage.” Si finisce con il celebrare l’arte – si citano il testamento creativo di Giuseppe Capogrossi e l’operato dei Pittori maledetti di Roma – e con il ricordare la straordinaria potenza evocativa della moda, che questo progetto in fieri utilizza come sistema d’indagine e di ricerca dai contorni mobili e sfumati per rileggere un’epoca sospesa tra mille possibilità. Bella, dolce e moderna come allora. “Una mostra-performance che restituisce potentissima – afferma il Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni – una delle innate capacità della moda: fare cultura. Il lavoro di selezione dei look e il percorso dei cinque filoni narrativi riescono perfettamente nell’obiettivo di rappresentare tutta la carica creativa di un decennio che ha segnato la storia e la cui voce è in grado di risuonare ancora oggi. Sa infatti mescolarsi alle voci della contemporaneità e agganciare tendenze che interpretano nuove consapevolezze, come ad esempio quelle legate agli acquisti “vintage” e al rispetto per l’ambiente, ambito nel quale la moda italiana sta già lavorando da tempo con risultati d’eccellenza a livello internazionale. Al Ministero stiamo lavorando perché la moda sia sempre più valorizzata proprio in quanto cultura e affinché abbia gli strumenti per vincere le sfide del futuro. Per favorire la sostenibilità delle imprese culturali e creative – tra cui appunto le imprese della moda – e incoraggiare l’approccio verde lungo tutta la filiera, nonché un comportamento più responsabile nei confronti dell’ambiente e del clima, abbiamo deciso di destinare i fondi del Pnrr (pubblicheremo bandi per un importo complessivo pari a 30 milioni di euro) per accompagnare la transizione green del settore”. Una conclusione quella della senatrice Borgonzoni che fa sperare in un futuro promettente e concreto per la Moda nella contemporaneità.