Fabrizio Sannicandro
| Dal 23 settembre al 2 ottobre 2026 la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati ospita La sera della cena, installazione site-specific di Fabrizio Sannicandro a cura di Umberto Palestini. L’opera mette in connessione due capolavori della storia dell’arte, l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e la Visitazione del Pontormo, dando vita ad un chiasmo fra la nostalgia di un incontro perduto e la calda suggestione di un abbraccio che si staglia sullo sfondo. Al centro, infatti, una lunga tavola apparecchiata ma priva di commensali: presenza e insieme assenza di un incontro che sembra essersi appena concluso lasciando di sè solo pochi resti. L’iniziativa, ideata da Maria Cristina Marroni, promossa da Francesca e Franco Iachini e coordinata da Gino Natoni, sarà visibile durante gli orari di apertura, a partire dal 23 settembre. Dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30. Sabato e domenica lo spazio è chiuso. Ricordiamo che La sera della cena anticipa di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione di Carmignano, in mostra alle Scuderie del Quirinale, instaurando un dialogo fra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro. |
Il progetto nasce da una riflessione sulla Visitazione del Pontormo e sul tema dell’incontro. Sannicandro non ne propone una citazione, ma ne riattiva il nucleo più umano e contemporaneo – l’abbraccio, la prossimità, la necessità dell’altro – mettendolo in dialogo con una lunga tavola apparecchiata rimasta senza commensali.A dare ulteriore rilievo all’evento è la vicinanza con la grande mostra dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale: La sera della cena anticipa di poche settimane, infatti, l’arrivo a Roma della Visitazione,creando un suggestivo dialogo tra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro. Pensata espressamente per uno spazio fortemente connotato dalla memoria storica e culturale, La sera della cena interroga il valore dell’incontro, della relazione e della condivisione in un tempo nel quale la progressiva smaterializzazione dei rapporti umani sembra mettere in discussione il significato stesso dello stare insieme. |
| Al centro dell’installazione è una lunga tavola apparecchiata, ma priva di commensali. Una presenza e, insieme, un’assenza. Restano i piatti, gli oggetti, le tracce, le parole disseminate sulla tovaglia dipinta: segni di un incontro che sembra essersi appena concluso o che, forse, deve ancora avvenire. La tavola diventa così il luogo simbolico attorno al quale si costruisce l’intero progetto: spazio primario della relazione, del nutrimento, del racconto e della trasmissione. Ma è proprio l’assenza delle persone a trasformarla in un’immagine sospesa e interrogativa. Come sottolinea il curatore Umberto Palestini, l’opera procede infatti “per sottrazione”, facendo dell’assenza lo strumento attraverso cui far emergere un significato più profondo. Sul fondo della Sala del Cenacolo, un grande trittico pittorico restituisce, attraverso il linguaggio personale di Sannicandro, l’eco della Visitazione di Jacopo Carucci detto il Pontormo. È proprio l’abbraccio a costituire uno dei nuclei poetici dell’opera: un gesto elementare e universale capace di attraversare i secoli e di parlare ancora al presente. Nel progetto di Sannicandro, la Visitazione del Pontormo e il riferimento al Cenacolo diventano così due grandi archetipi dell’incontro: da una parte due corpi che si avvicinano e si riconoscono, dall’altra una tavola attorno alla quale una comunità si riunisce. |
In questo senso, la tavola vuota assume una forza che va oltre la sua dimensione scenografica. I commensali non ci sono più, ma tutto parla ancora di loro. La loro assenza porta in primo piano ciò che rischiamo di perdere: la prossimità, il tempo condiviso, il contatto, la capacità di riconoscerci attraverso la presenza dell’altro.Come scrive Umberto Palestini nel testo critico che accompagna il progetto, la tavola senza commensali «ci ricorda l’incancellabile necessità di riscoprire il valore fondante della condivisione, dell’essere insieme». La sera della cena diventa così un dispositivo poetico e civile: non una rappresentazione nostalgica del passato, ma una domanda rivolta al presente. Un incontro tra storia dell’arte e contemporaneità, tra memoria e futuro, nel quale la pittura torna a interrogare una delle esperienze più semplici e, proprio per questo, più radicalmente umane: essere insieme. |

Il progetto nasce da una riflessione sulla Visitazione del Pontormo e sul tema dell’incontro. Sannicandro non ne propone una citazione, ma ne riattiva il nucleo più umano e contemporaneo – l’abbraccio, la prossimità, la necessità dell’altro – mettendolo in dialogo con una lunga tavola apparecchiata rimasta senza commensali.
In questo senso, la tavola vuota assume una forza che va oltre la sua dimensione scenografica. I commensali non ci sono più, ma tutto parla ancora di loro. La loro assenza porta in primo piano ciò che rischiamo di perdere: la prossimità, il tempo condiviso, il contatto, la capacità di riconoscerci attraverso la presenza dell’altro.