A “Più libri più liberi” la presentazione di “Dimagrire una scelta consapevole 2”

A “Più libri più liberi” il 9 dicembre “Dimagrire una scelta consapevole 2”: l’uscita ufficiale del nuovo libro della dott.ssa Emanuela Scanu, psicologa e coach alimentare.

Nel decennale della pubblicazione di Dimagrire una scelta Consapevole/il Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu viene pubblicata una nuova edizione completamente rinnovata ed aggiornata del volume edito da Campi di Carta. È la quarta fatica letteraria per la psicologa/scrittrice che pubblica per la terza volta con il suo editore.

“Dimagrire una scelta consapevole 2/ Il NUOVO Metodo Integrato della Dott.ssa Scanu doveva essere solo un’appendice aggiuntiva invece ne è nato un intero libro in quanto il metodo si è molto evoluto in questi dieci anni…Alcune parti della prima edizione del libro sono state volontariamente incorporate in questo per creare una sorta di continuità.  Uso un linguaggio molto diretto. Credo che questo sia un pregio. Non voglio che le mie parole sembrino artefatte. Voglio che mentre leggete abbiate l’impressione che io sia di fronte a voi” dice l’autrice nella prefazione.

 “Più libri più liberi” La Nuvola Stand A36

Sabato 9 dicembre dalle 10.00 alle 14.00

Roma

(sarà possibile incontrare l’autrice che firmerà le copie del libro)

Non è un libro sulle diete, ma un libro che vuole parlare di cambiamenti: quelli necessari per acquisire maggiore consapevolezza di sé non solo nell’alimentazione, ma in ogni campo della vita. Con il Metodo Integrato si lavora sull’educazione alimentare, sulla realizzazione personale, principalmente si fa un lavoro di testa.

“Con una dieta e basta non cambi nulla della tua vita: è per questo che dopo poco tempo si riprende il peso. Con il mio metodo NO. Il cambiamento è necessario e non è un’opzione, ma è la condizione indispensabile per il lavoro che affronteremo insieme” sottolinea l’autrice nella prefazione

Insieme non è solo una bella parola. Nell’applicazione del metodo acquisisce un profondo significato in quanto ogni paziente riceve un trattamento studiato esclusivamente per lui/lei. Per la sua età, per la sua storia, per il suo peso, che tenga conto dei suoi limiti, delle sue difficoltà e delle sue risorse.

“È necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credi davvero, fare attenzione a come ti comporti e a quello che fai quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedichi tempo e come lo fai, ma anche a come spendi i soldi ed infine a come mangi. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che sei sta nel tuo piatto, il tuo rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che hai nei confronti della vita: mangi nello stesso modo in cui vivi. Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credi di aver diritto”.

Parole impegnative, ma efficaci della dott.ssa Scanu, psicologa e coach alimentare, che si occupa di disturbi dell’alimentazione da oltre venti anni. Tra le grandi novità di questo libro abbiamo l’introduzione della Mindful Eating a cui è dedicato un intero capitolo. L’alimentazione consapevole è uno dei primi cavalli di battaglia che la dottoressa mette in campo con i suoi pazienti. Non parla mai di diete, ma di sana alimentazione. Il primo passo è l’educazione alimentare e la correzione dei principali errori che frequentemente ed inconsapevolmente si fanno.

“Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento” leggiamo ancora nella prefazione.

Il Metodo è sempre in aggiornamento, perché continuano a crearsi situazioni nuove che impongono variazioni e diversi punti di vista: nuove scoperte scientifiche che sostituiscono le precedenti, la diffusione delle intolleranze alimentari, il crescendo di uno stile di vita sempre più dinamico e competitivo che innalza a dismisura i livelli di stress ed insoddisfazione, le incertezze economiche e lavorative, l’aumento di persone che scelgono il biologico o fanno la scelta di vita vegetariana o vegana.

Il Metodo Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da chiunque in qualsiasi momento. Non è un modello statico ma dinamico, come conferma l’uscita di questo nuovo volume con tanti nuovi contenuti.

Particolare attenzione è dedicata ad analizzare le situazioni psicologiche che portano ad un aumento di peso e le influenze della famiglia come viene sottolineato nel capitolo “La tua storia ti condiziona”. Il Metodo Integrato si propone come alternativa al pensiero del “tutto o nulla” che causa spesso gli effetti yo-yo deleteri per la saluta fisica e mentale. Il capitolo dedicato all’autostima è molto interessante con esempi pratici ed i consigli per imparare a rivolgersi a se stessi con le parole giuste. A conferma che si tratta di un vero METODO INTEGRATO un intero capitolo dedicato alla cura di sé. La Dottoressa è infatti anche Consulente d’Immagine, un titolo resosi necessario per valorizzare tutte quelle donne in sovrappeso che tendono a trascurarsi. Consigli pratici e veloci per vedersi al meglio anche con qualche kg in più in attesa di perdere peso.

Il libro termina con delle testimonianze spontanee raccolte negli anni e con una poesia che una giovane paziente dedica a tutti i nuovi lettori e a chi sta per intraprendere il cammino con il Metodo Integrato come buon auspicio e speranza, e con molta grazia, per chi si è sempre sentito sconfitto nella perdita di peso e nella sua autostima.

Se vuoi riservare un momento a te dedicato in cui la Dott.ssa Scanu può rispondere alle tue domande puoi farne richiesta tramite WhatsApp al numero 333 8467496

Dott.ssa Emanuela Scanu

emanuelascanu@libero.it
+39.333.8467496
“Ogni problema può essere trasformato in un’opportunità di cambiamento, di crescita e di evoluzione personale”

La quarta edizione del “Concerto con i Poveri e per i Poveri”

Venerdì 15 Dicembre 2023 – ore 17:30

Aula Paolo VI, Città del Vaticano

Il Concerto con i Poveri e per i Poveri torna con una rinnovata celebrazione della bellezza e della carità. Ospiti per la prima volta la Direttrice d’Orchestra Speranza Scappucci con l’Orchestra ed il Coro del Teatro dell’Opera di Roma.

Sarà, come da tradizione, l’Aula Paolo VI in Vaticano ad ospitare la quarta edizione del Concerto con i Poveri e per i Poveri, l’iniziativa dedicata alle persone più svantaggiate alle quali si vuole offrire un’esperienza di Bellezza attraverso la musica unita ad un gesto concreto di carità. L’evento, in programma venerdì 15 dicembre 2023 alle ore 17:30, vedrà infatti riservare 3000 posti alle persone meno fortunate, compresi i senza fissa dimora, i migranti e coloro che vivono situazioni di disagio sociale. Saranno loro gli “ospiti d’onore” dell’evento, invitati a partecipare attraverso il Dicastero per il Servizio della Carità e numerose associazioni di volontariato che li assistono quotidianamente, e ai quali verrà successivamente distribuita una cena al sacco ed altri generi di conforto.   Nato nel 2015 da un’idea di Riccardo Rossi e Gualtiero Ventura e organizzato da Nova Opera con la Direzione Artistica del M° Mons. Marco Frisina, questo straordinario concerto ha ricevuto la Benedizione di Papa Francesco, che ha concesso la possibilità di eseguirlo nell’Aula Paolo VI.   Le tre edizioni precedenti hanno visto la partecipazione di alcuni tra i massimi esponenti del panorama musicale internazionale, tra i quali il direttore d’orchestra Daniel Oren e i compositori Ennio Morricone e Nicola Piovani, oltre a prestigiose orchestre come quella del Teatro Verdi di Salerno, la Roma Sinfonietta, l’Orchestra Italiana del Cinema e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.   Per il 2023 la direzione d’orchestra è affidata alla Direttrice d’Orchestra Speranza Scappucci, che si alternerà sul podio con il M° Mons. Marco Frisina per guidare l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma. Si confermano sul palco, presenti fin dalla prima edizione, anche i 200 elementi del Coro della Diocesi di Roma.   Preziosa, per questa edizione del Concerto con i Poveri e per i Poveri, è la presenza di due solisti d’eccezione: il soprano Maria Grazia Schiavo, tra le più importanti voci della sua generazione nel repertorio barocco, tradizionale e nel Bel Canto, e il tenore Levy Segkapane, apprezzato talento sudafricano già vincitore del premio “Montserrat Caballé International Singing Competition” e del prestigioso concorso “Operalia”.    In programma una selezione dei capolavori di Mozart, Rossini e Tchaikovsky, arricchiti da celebri brani natalizi nazionali ed internazionali come Joy to the World, Quanno nascette Ninno, Tu scendi dalle stelle e Stille Nacht, in nuove versioni appositamente orchestrate dal M° Frisina.   La partecipazione del pubblico al Concerto con i Poveri e per i Poveri è gratuita previa la compilazione obbligatoria del modulo presente sul sito internet ufficiale dell’evento (www.concertoconipoveri.org). I biglietti, inviati tramite e-mail, contengono un QR code univoco che dovrà essere mostrato in forma digitale o cartacea al controllo accessi il giorno stesso dell’evento.  
Sito ufficiale: www.concertoconipoveri.org  
Infoline: info@concertoconipoveri.org  
Hashtag ufficiale: #ConcertoConiPoveri      

GLI ARTISTI E GLI ORGANICI MUSICALI  

SPERANZA SCAPPUCCI, Direttrice d’orchestra.

Speranza Scappucci è entrata nella storia come prima donna italiana a dirigere al Teatro alla Scala di Milano. Con i successivi debutti alla Royal Opera House Covent Garden di Londra, alla State Opera di Berlino e all’Opera national de Paris ha consolidato la sua posizione come una delle direttrici più interessanti della sua generazione sulla scena internazionale.   Dalla stagione 2025/26 sarà Principal Guest Conductor alla Royal Opera House di Londra. 
Con il Don Pasquale di Donizetti, Speranza apre la stagione 23/24 dell’Opéra national de Paris all’Opéra Garnier. Subito dopo farà il suo debutto alla Chicago Lyric Opera con un’altra opera di Donizetti: La Fille du Regiment. In seguito, Speranza tornerà all’Opera di Stato di Berlino per dirigere LA TRAVIATA e farà il suo debutto all’Opera di Montecarlo con Cavalleria Rusticana e Gianni Schicchi. Farà poi ritorno al MET di New York con una produzione de LA RONDINE di Puccini e alla Washington National Opera con TURANDOT di Puccini. Nelle ultime stagioni, Speranza ha diretto Attila di Verdi alla Royal Opera House Covent Garden di Londra, Rigoletto al MET di New York, I Capuleti e I Montecchi alla Scala di Milano e all’Opera di Parigi, Macbeth alla Canadian Opera di Toronto, Dialogues Des Carmélites, Eugen Onegin e Simon Boccanegra alla Royal Opéra de Wallonie di Liegi, Le Villi a Tolosa, L’elisir d’amore alla State Opera di Berlino, La Traviata al Teatro del Liceu di Barcellona, Lucia di Lammermoor al New National Theatre di Tokyo e dell’Opernhaus di Zurigo e del Requiem di Verdi all’Arena di Verona. Dal 2017 al 2022, Speranza Scappucci ricopre l’incarico di Direttore Musicale presso l’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, dove ha diretto Madama Butterly, La Cenerentola, La Sonnambula, Aida e I Puritani. Con Il Barbiere di Siviglia ha debuttato alla Canadian Opera Company di Toronto ed è tornata all’Opera di Zurigo dirigendo La Bohème. I concerti l’hanno portata a Bordeaux, Liegi, Budapest, Lione e Parigi. All’Opera di Stato di Vienna ha diretto L’elisir d’amore, La Bohème e La Cenerentola e al Théâtre des Champs-Élysées ha diretto Maria Stuarda di Donizetti. È tornata alla Washington Opera (TOSCA) e ha debuttato alla Semperoper di Dresda dirigendo LA BOHEME. Speranza Scappucci si è affermata anche come direttore d’orchestra sinfonico: tra le tante prestigiose orchestre che ha diretto finora ci sono la Los Angeles Philharmonics all’Hollywood Bowl, la Detroit Symphony Orchestra, la Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, l’Orchestra Filarmonica della Scala di Milano , l’Orchestra Arturo Toscanini, l’Orchestra sinfonica nazionale della Rai, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, i Sinfonici di Vienna, l’Orchestra Sinfonica di Lucerna, l’Orchestre national de Lyon, l’Orchestre National du Capitole di Tolosa e l’Orchestre National d’Ile de France . Dal 2022 Speranza Scappucci è co-conduttrice del programma televisivo “La gioia della musica” sul canale RAI TRE nella televisione nazionale italiana. Ispirandosi a “La gioia della musica” di Bernestein, Speranza Scappucci racconta in numerose puntate – al pianoforte o davanti all’Orchestra sinfonica nazionale della Rai di Torino – le principali opere liriche e pezzi sinfonici della letteratura musicale classica. Nel novembre 2013 è uscito il suo primo CD-album per Warner Classics, Arie di Mozart con il soprano lettone Marina Rebeka e la Royal Liverpool Philharmonic Orchestra e nel 2016 il CD-album del tenore albanese Saimir Pirgu per Opus Arte con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. La sua ultima registrazione con il bassista ungherese Ödön Rácz e la Franz Liszt Chamber Orchestra è stata pubblicata nel 2019 su Deutsche Grammophon. Speranza Scappucci ha ricevuto l’onorificenza di «Chevalier de l’Ordre des arts et des lettres» dalla Repubblica francese, nonché il Premio Porto Venere Donna, il Premio Margherita Hack, il Premio Vittorio De Sica e il Premio De Sanctis Europe dall’Italia.

ORCHESTRA DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

L’Orchestra del Teatro dell’Opera, che oggi siamo abituati a vedere ed ascoltare, ha ben poco a che vedere con l’orchestra che inaugurò il Teatro Costanzi il 27 novembre 1880 con l’opera Semiramide di Gioachino Rossini. Le varie ed innumerevoli gestioni impresariali che guidarono il teatro fino al 1926, per ragioni legate ai cronici problemi economici ed alla concezione di un lavoro in cui la costante era la precarietà e la saltuarietà, non riuscirono a formare un complesso orchestrale stabile che si potesse identificare strutturalmente ed artisticamente con il teatro stesso. Una sensibile e temporanea svolta fu impressa nel 1905, per l’interessamento e la sensibilità dell’allora assessore comunale Conte Enrico di Sanmartino, che indusse il Consiglio Comunale di Roma ad istituire l’Orchestra Municipale composta di cento elementi, molti dei quali provenienti dalla Banda Municipale. Questa orchestra diventò di fatto l’Orchestra del Teatro Costanzi fino al 1926. La trasformazione del Costanzi in Teatro Reale dell’Opera, spinse i dirigenti del Teatro ed in particolare l’amministrazione comunale a scegliere la via di costituire un complesso orchestrale stabile, anche se con contratto stagionale, per evitare di ricorrere ad inserimenti e rinforzi professionali, come avvenne in occasione dell’inaugurazione del Teatro Reale, il 27 febbraio 1928, con il Nerone di Arrigo Boito, per la cui esecuzione musicale, fu necessario scritturare il Quartetto di Trieste. La trasformazione definitiva avvenne nel 1935. Il Comune di Roma, tramite il Vice Governatore Marchese Dentice d’Accadia, in qualità di Direttore Artistico deliberò l’organico complessivo delle maestranze del Teatro fissando quello dell’Orchestra in 143 elementi compresi i professori della Banda. Tra questi ultimi anche il professor Pietro Sordi (basso tuba), padre di Alberto. Sarà comunque necessario attendere la fine degli anni Quaranta, affinché l’Orchestra divenga un vero e proprio complesso stabile e nella piena disponibilità del Teatro dell’Opera. La mutata situazione ha consentito nel corso di mezzo secolo di raggiungere un meritato prestigio a livello internazionale permettendo felicissime ed importanti collaborazioni con i più importanti e famosi direttori, quali Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Sinopoli, Thomas Schippers, Peter Maag, Mstislav Rostropovič, Michel Plasson, Jeffrey Tate, Riccardo Muti, Daniele Gatti. Dal 2022 il direttore musicale è Michele Mariotti.  

CORO DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Il Coro del Teatro dell’Opera di Roma prende parte alla vita artistica del Costanzi dal 1935 per volontà di Tullio Serafin, Direttore Artistico dell’allora Teatro Reale dell’Opera. Impegno principale del Coro è il repertorio operistico che spazia dal Settecento alla Musica Contemporanea. Tuttavia il Complesso si è distinto in esecuzioni di pregio in ambito sinfonico e sacro: sono da citare i Concerti alla Sala Nervi offerti dal Presidente Giorgio Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI nel 2011 e 2012. Tutte di successo le tournée: da ricordare l’Expo Universale nel 2000 ad Hannover, Tosca al Cremlino nel 2003 e Nabucco a San Pietroburgo nel 2011. Nel 2004 il Coro ha portato la Messa da Requiem di Verdi alla Sydney Opera House su invito del Maestro Gianluigi Gelmetti. La qualità delle esecuzioni è stata assicurata dalle collaborazioni con i più celebri Direttori d’Orchestra quali Tullio Serafin, Victor de Sabata, Gianandrea Gavazzeni, Herbert von Karajan, Karl Böhm, Bruno Bartoletti, Carlo Maria Giulini, Giuseppe Patanè, Zubin Mehta, Georges Prêtre, George Solti, Gianluigi Gelmetti. Di particolare importanza il sodalizio artistico con il Maestro Riccardo Muti che ha guidato il Coro in prestigiose produzioni quali Otello, Moïse et Pharaon, Nabucco, Macbeth e Attila. I più rinomati Direttori di Coro italiani e stranieri hanno da sempre garantito il mantenimento costante dell’alto livello musicale di questa Compagnia. Fra essi si ricordano Giuseppe Conca, Gianni Lazzari, Tullio Boni, Roberto Benaglio, Augusto Parodi, Ine Meisters, Marcello Seminara. Per 10 anni ne ha tenuto la Direzione il Maestro Andrea Giorgi. Da settembre 2010, sotto la guida del Maestro Roberto Gabbiani che ne ha assunto la direzione, il Coro intraprende anche una nuova attività concertistica in ambito cameristico. Nel novembre 2022, alla guida del Coro, succede a Roberto Gabbiani il Maestro Ciro Visco.  


MARIA GRAZIA SCHIAVO, Soprano.

Le interpretazioni di Maria Grazia Schiavo la affermano nei ruoli come Violetta ne La Traviata, Lucia in Lucia di Lammermoor, Adina in Elisir d’amore, Pamina ne Die Zauberflote, Donna Anna nel Don Giovanni, La Contessa di Folleville nel Viaggio a Reims, Konstanze nel Die Entfuhrung aus dem Serail, Gilda nel Rigoletto. È stata diretta da Ranzani, Santi, Abbado, Maazel, Campanella, Hogwood, Mariotti, Palumbo, Bernacèr, Carminati, Harding, Metha, Scappucci. Partecipa al concerto inaugurale diretto da Riccardo Muti per la riapertura, dopo il restauro, del Teatro di San Carlo a Napoli; va in tournée col Demofoonte di Jommelli diretto da Riccardo Muti, ruolo di Dircea a Salisburgo, Parigi e Ravenna, Chicago, con la Chicago Simphony Orchestra. Scelta dal maestro Riccardo Muti per il Festival di Pentecoste 2010 di Salisburgo, canta nel ruolo di Amital ne La Betulia Liberata, di W. A. Mozart. Partecipa alla Los Angeles Opera ad un Gala in onore di Placido Domingo. Nel settembre 2017 debutta al Teatro alla Scala nel Tamerlano di Handel interpretando il ruolo di Asteria al fianco di Placido Domingo, spettacolo che vince il Premio Abbiati. Gli impegni recenti e futuri includono La Traviata all’Opéra di Roma il Don Giovanni all’Opéra Royale de Liège, Les Contes d’Hoffmann (Olympia), al Teatro San Carlo di Napoli, Rigoletto al Palau des Arts di Valencia, Traviata alla Fenice di Venezia, Semiramide al Theatre de Lausanne, Lisetta ne La Gazzetta al Rof debutta nel ruolo di Marie ne La Fille du Règiment al Teatro La Fenice di Venezia. I suoi impegni futuri la vedranno all’Opera di Wallonie nei panni di llia, ldomeneo, Adina ne L’Elisir d’amore a Rennes, Angers, Donna Anna al Teatro Massimo di Palermo sotto la direzione di Riccardo Muti, Lucia in Lucia di Lammermoor al Teatro Bellini di Catania. Eseguirà lo Stabat di Pergolesi al Teatro dell’Opera di Roma sotto la direzione di M. Mariotti.  

LEVY SEKGAPANE, Tenore.

Il giovane tenore Levy Sekgapane é nato a Kroonstad in Sudafrica. Ha studiato canto con Kamal Khan e Hanna van Niekerk presso il South African College of Music dell’Università di Cittá del Capo. Durante gli studi, ancora giovanissimo, prende parte come solista ad alcune produzioni operistiche e concerti in Sudafrica. Alla ribalta internazionale arriva nel 2015 vincendo il primo premio al Concorso Lirico Belvedere e di seguito il Concorso Montserrat Caballé in Spagna. Nella stagione 2015/16 è stato membro dell’Opera Studio della Semperoper di Dresda e nel 2017 vince il Primo Premio del Concorso Operalia diretto da Placidio Domingo ad Astana. Acclamato per le sue colorature e gli acuti svettanti, ha debuttato in breve tempo in molti teatri internazionali ed é diventato un riferimento nel ruolo del Conte Almaviva ne IL BARBIERE DI SIVIGLIA, interpretando il ruolo alla Deutsche Oper di Berlino, all’Opera di Essen, all’Opera di Oslo in Norvegia, al Teatro Perez Galdo di Las Palmas, all´Opéra Bastille di Parigi, all´Opera di Firenze, al Teatro di Santiago del Cile, al Festival di Glyndebourne é all’Opera Nazionale di Bordeaux. Ha debuttato Ramiro/La Cenerentola alla Staatsoper di Amburgo e alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, Libenskof/Il Viaggio a Reims all’Opera di Copenhagen e al Teatro Liceu di Barcellona nonché Lindoro/L’italiana in Algeri al Teatro Massimo di Palermo. Nelle passate stagioni ha debuttato all’Arena di Verona con un Gala Rossiniano ed alla Elbphilharmonie di Amburgo con un Gala di Capodanno, al Teatro di Wiesbaden come Nemorino/L’elisir d’amore, Selimo/Adina al Rossini Festival di Pesaro e al Festival di Wexford, Guido/Enrico di Borgogna al Festival Donizetti di Bergamo e Ernesto/Don Pasquale in un Gala all’Opera di Riga. Sono seguiti il debutto al Festival di Salisburgo come Arbace/Idomeneo e Il Barbiere di Siviglia al Teatro Massimo di Palermo. Con il ruolo di Ramiro/La Cenerentola ha debuttato all’Opera di Stato di Monaco di Baviera. Recentemente ha debuttato Ramiro/ La Cenerentola all’Opera di Los Angeles e a Zurigo al fianco di Cecilia Bartoli, Almaviva/ Il Barbiere di Siviglia all’Opera di Vienna, a Malmö ed al Teatro Petruzzelli di Bari, Ernesto/Don Pasquale all’Opéra di Amburgo e a Bari, nonché il debutto come Arturo/I Puritani al Theatre Champs Elysées di Parigi e Nadir in Les Pêcheurs de perles a Cittá del Capo. In concerto ha eseguito i Carmina Burana al Capitole di Toulouse e con i Münchner Philharmoniker a Monaco di Baviera. Tra i suoi prossimi impegni: La Cenerentola alla Semperoper di Dresda, al Théâtre des Champs-Elysées, alla Lyric Opera di Boston ed al Theatre du Capitole di Toulouse. Ritorna poi con Don Pasquale all’Opera di Vienna e debutterá il ruolo di Rodrigo/Otello di Rossini all’Opera di Francoforte e La Sonnambula a Monaco di Baviera. In Agosto 2019 è uscito per il label Prima Classic il suo primo album “Giovin Fiamma”, raccolta di arie rossiniane accompagnato dalla Münchner Rundfunkorchester sotto la direzione di Giacomo Sagripanti.  

MARCO FRISINA, compositore e Direttore d’Orchestra.

Si è diplomato in composizione al Conservatorio di Santa Cecilia e ha conseguito la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico. Ordinato sacerdote nel 1982, svolge il suo ministero nella Diocesi di Roma. Attualmente è Consultore del Dicastero per l’Evangelizzazione e Assistente Spirituale della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon. Autore di canti liturgici conosciuti ed apprezzati in Italia e all’Estero, spesso tradotti in varie lingue, nel 1984 ha fondato il Coro della Diocesi di Roma, con il quale anima le più importanti liturgie, alcune delle quali presiedute dal Santo Padre. Nel 1991 ha avuto inizio la sua collaborazione al progetto internazionale della Rai “Bibbia” sia come consulente biblista che autore delle musiche dei film prodotti. Ha, inoltre, composto le colonne sonore di oltre trenta film a tema storico e religioso. La sua produzione musicale conta circa quaranta Oratori Sacri Opere Teatrali, tra le quali meritano di essere ricordate La Divina Commedia, prima trasposizione musicale mondiale dell’omonimo capolavoro dantesco ininterrottamente in scena dal 2007 in tutti i Teatri italiani; In hoc Signo, rappresentata a Belgrado nel 2013; Passio Caeciliae, rappresentata sempre nel 2013 a Roma e a New York; Passio Christi, che ha debuttato a Malaga nell’aprile 2018. È stato coordinatore del primo Incontro Internazionale delle Corali in Vaticano nel 2014, del Giubileo delle Corali nel 2016 e del III Incontro Internazionale delle Corali in Vaticano nel 2018. Dal 2015 è Direttore Artistico del Concerto con i Poveri e per i Poveri. Nel 2018 è uscito il suo primo libro-intervista Mio canto è il Signore e, nel 2019, il libro La santità è il volto più bello della Chiesa, scritto insieme al Cardinal Vicario di Roma Angelo De Donatis ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Nel 2022 ha composto una Messa per l’Anno Santo Giacobeo a Santiago de Compostela, eseguita alla presenza del Re di Spagna. Nel 2023 ha composto ed eseguito nella Papale Basilica di San Giovanni in Laterano La Messa per i 1700 anni della Basilica Lateranese.  


CORO DELLA DIOCESI DI ROMA

È stato fondato nel 1984 da Mons. Marco Frisina con lo scopo di animare le liturgie diocesane. Da allora ha animato moltissimi eventi a servizio della Diocesi di Roma e del suo Vescovo il Papa. Tra i vari eventi musicali, culturali e concertistici di cui il Coro è stato protagonista, ricordiamo le presentazioni dei film RAI Progetto Bibbia, la partecipazione al 56° Festival di Spoleto e al Perosi Festival 2022. Negli anni ha eseguito numerose incisioni di album musicali e colonne sonore ed è spesso invitato ad eseguire Concerti nelle Diocesi italiane così come all’Estero in Paesi quali Francia, Germania, Austria, Spagna, Turchia e Stati Uniti. Nel 2014 ha festeggiato i trent’anni di fondazione promuovendo il primo Incontro Internazionale delle Corali in Vaticano. Nell’Anno Santo della Misericordia, si è fatto promotore del primo Giubileo delle Corali e, nel 2018, del III Incontro Internazionale delle Corali in Vaticano, eventi ai quali hanno aderito oltre 8000 cantori nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Partecipa stabilmente al Concerto con i Poveri e per i Poveri in Vaticano e, nel 2024, celebrerà il quarantesimo anniversario di fondazione.    

Moda e Reportage: le fotografie di Stefano Massimo

VERNISSAGE Spazio all’Arte di Capitolum Art giovedì 16 novembre dalle 18:30

Tredici gli scatti selezionati, accompagnati nel Catalogo da un commento critico di Adriana Soares pubblicato da Il Giornale OFF. Alcune, come “Coprifuoco, Gaza, 1988”, esiti di reportage di tragica attualità. Scrive Willy Zuco nell’introduzione al Catalogo: “Oscillando dalla leggerezza della moda alla drammaticità del reportage, con uno sguardo anche rivolto alla delicata sensualità femminile, le foto di Stefano Massimo hanno la capacità di mettere chi le guarda a contatto con le emozioni di tutte queste contrapposizioni”.

Capitolium Art Roma Spazio all’Arte

Via delle Mantellate 14/b-00165 Roma

e-mail: roma@capitoliumart.it tel. 06.84017189

web: capitoliumart.it

Stefano Massimo in primis lavora con la composizione, come racconta in una delle sue interviste lo stesso Fotografo. La sua ricerca di bellezza va nella direzione dell’armonia e dell’equilibrio, oltre che dell’andare oltre, verso il senso, al di là della resa superficiale della foto. Il secondo obiettivo è quello dell’emozione, ricercarla in quello che guarda per poi restituirla all’osservatore. Concorrono a definire i suoi scatti l’amore per la vita di campagna e la cultura genuina ereditata da suo padre insieme al suo gusto per le cose raffinate e ad uno sguardo aperto anche verso la molteplicità di culture altre con cui era entrato in contatto durante la sua vita. Tutto questo influenza il suo linguaggio fotografico, che necessariamente fa i conti anche con la rivoluzione digitale che ha fortemente impattato il mondo della fotografia, ma per quanto possibile nell’alveo della tradizione. Ad esempio, con il rifiuto di ogni manipolazione delle immagini quale oggi possibile. Gli paiono tecniche capaci infine di svilire il valore del fotografo-artista, la sua stessa immaginazione e quella di chi guarda le sue foto. Sembra scontato, ma è poi centrale il contatto visivo, che per Massimo si traduce nell’utilizzo di obbiettivi corti, come il 58mm, o il 28mm per il reportage, più difficili da usare, ma le cui performances davvero gli hanno permesso di inserire tutto un mondo in uno scatto, donando alla foto importanza e voce.

Da un dipinto, Narciso

Una delle prove sicuramente più difficili impegnative che la nostra mente può affrontare a confrontarsi con sé stessi. Moltissimi sono i riferimenti al riflesso, allo specchio, sia nell’arte che nella letteratura. Caravaggio non poteva esimersi dal confrontarsi con essa, come tutti noi ogni giorno accettando o proiettando nel riflesso quello che è il nostro ego. Caravaggio ha una predilezione per il riflesso lo troviamo in moltissimi quadri come, ad esempio, negli oggetti del quadro della “Maddalena penitente” o nel vaso del “Ragazzo morso da un ramarro”. Si dice che la bellezza salverà il mondo, ma questa sta negli occhi di chi la guarda e di come la guarda.

Il mito parla di Narciso che si innamora del proprio riflesso, cioè si “perde” nelle proprie emozioni più passionali, più primitive legate al proprio ego. Esistono diverse versioni del mito, tutte terminano con la morte di Narciso poiché troppo “perso” nel proprio riflesso e nelle emozioni che gli provocava. Fondamentalmente il mito di Narciso ci ricorda che non dobbiamo guardare soltanto al nostro lato esteriore, ma anche per non perdersi, a quello interiore. Quando ci perdiamo nel nostro ego le cosiddette forze egoiche spingono sull’io, cioè la parte più interiore di noi stessi, per non farci vedere quello che è il nostro io, quell’anima, quella forza, quelle emozioni quei desideri e quelle speranze che sono all’interno, rimpiazzandole con quello che credono queste forze egoiche.

Questo ri-flesso ci consente anche di vedere un tutt’uno con il Narciso del quadro. Le braccia nel dipinto formano un semicerchio che ri-specchiandosi creano un cerchio. Questo ci consente di capire che vi è un’unione profonda tra Narciso e il riflesso, non solo visiva, ma emotiva, emozionale e pervade tutto il quadro, poiché è in quell’attimo che si concentra la luce e il nostro sguardo.

Il nostro volto esteriore è quello che siamo diventati, ma quello interiore il nostro mondo. Questo ci ricorda, sia il guardarsi nel nostro ri-flesso, sia il guardarsi dentro poiché rappresenta già l’immagine stessa del Narciso, una proiezione di noi stessi in un dualismo interiore ed esteriore che non vogliamo accettare completamente. Usualmente quello che ci rappresenta è un’unione di essi; la difficoltà maggiore nella nostra rappresentazione, non è tanto quello che facciamo vedere al mondo, poiché accettato dalla società, il nostro lato esteriore, quanto la convinzione di questo, che è rappresentata dalla nostra egocentricità.

Quando noi guardiamo l’immagine di questo dipinto, del Narciso che guarda sé stesso, in realtà stiamo guardando noi stessi e noi siamo parte attiva del quadro. Siamo parte attiva poiché con il quadro rappresentiamo una triade in cui siamo parte inconsapevole di quello che ci circonda. Solo nel momento in cui capiamo che quello che vediamo è soltanto la parte della nostra proiezione del nostro egoismo, vediamo una piccola parte della nostra essenza. Il quadro, che è composto da due parti, si completa con il nostro lato interiore, riuscendo a scavare nel profondo facendo emergere l’io, riportandolo ad una consapevolezza. Questo può avvenire soltanto se sì com-prende che noi stessi siamo un’unica cosa con Narciso.

Si dice “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, ma Caravaggio non ci mostra gli occhi di Narciso, poiché sono i nostri occhi che devono ri-velare, quello che sono le nostre idee più profonde. Per far questo Caravaggio, non si basa su l’egoismo narcisista, ma bensì su altro, ed attraverso quelle mani sporche di Narciso cacciatore, che ci ricorda anche che dobbiamo sporcarci e comprendere comunque la nostra parte interna, che può essere raggiunta con il lavoro rappresentato da questo sporco che sia sulle mani che sui vestiti vissuti viene dipinto. Attraverso l’umiltà, in opposizione alla vanità, Caravaggio ci indica la strada per uno stato interiore di conoscenza, di forza e anche di bellezza, a cui spesso ci dimentichiamo di attingere, poiché coperto e ri-coperto dai mondi degli altri.

Questo dipinto ci dà modo anche, attraverso l’osservazione, di trovare uno spazio mentale in cui il tempo diventa inconsistente, per stare con sé stessi. È quell’attimo in cui tutto si ferma e si comprende una sensazione che è un pensiero che sfugge e continua a sfuggire, ma c’è ed è impercettibile da spiegare con delle parole, poiché le parole racchiudono e rinchiudono un qualcosa che si può solo percepire. È quell’attimo in cui attraverso l’aria, elemento che noi non vediamo, riusciamo a vivere il mondo, e che ci permette quasi di fermare una visione, uno specchio d’acqua, il nostro riflesso sull’acqua, ed è in quell’attimo che le parole sfuggono poiché la percezione prende il sopravvento.

Caravaggio riesce a dipingere questa percezione, quest’attimo in questo quadro portandoci a sperimentare su noi stessi quello che è il mondo interiore di ognuno di noi. La forza espressiva di Caravaggio permette di arrivare a sperimentare quell’attimo, quella percezione e di comprendere che tutto quello che noi crediamo di essere e crediamo di far vedere agli occhi degli altri è solo una piccola parte di quello che sono le nostre emozioni il nostro mondo interiore, poiché quello che stiamo vedendo è solo una piccola finestra il resto è dentro di noi.
Laura Megna

Per poter vedere il dipinto è possibile accedere al seguente link:

https://www.haltadefinizione.com/visualizzatore/opera/narciso-michelangelo-merisi-caravaggio