Allora…no volevo di alloro!!!

Laura Megna

Il nome tecnico è Laurus Nobilis è una pianta aromatica sempreverde appartenente alla famiglia delle lauraceae. Come molti di voi sapranno si usa in cucina per aromatizzare i piatti, ma è riduttivo dire che è solo questo. Ha anche proprietà terapeutiche antinfiammatorie ed ossidanti, antibatteriche e antifungine. Viene usata in agricoltura biologica per scacciare gli insetti da altre piante per poter evitare di usare prodotti chimici, è un repellente naturale degli afidi e delle mosche e altri parassiti. Pure usato secco è utilissimo per evitare che gli insetti possono attaccare i cibi. Io lo uso nella dispensa. Viene usato per i suoi oli essenziali e per il Feng Shui dona protezione e abbondanza si usa anche mettere una foglia del portafoglio, come porta fortuna.
Ma veniamo al significato che gli è stato sempre attribuito per questo motivo e per i suoi effetti non soltanto benefici.
Nella nostra storia è utilizzato moltissimo, possiamo ricordare nella Roma degli Imperatori che una corona d’alloro cingeva la testa e il capo dell’imperatore. Nella mitologia Apollo e Dafne. Tale rappresentazione oltre che nelle figure mitologiche è stata disegnata e portata agli occhi dello spettatore da grandissimi artisti come Giotto, Mantegna, Botticelli, Bernini, Poussin e numerosi altri.

Approfondiamo la storia di Apollo. Qui siamo nella rappresentazione iconografica del mito. La storia del mito parte dall’invidia di Eros che scagliò due frecce “fatate”, una al cuore di Apollo per fare innamorare e l’altra al cuore di Dafne per far respingere. Dafne era una Ninfa, fa parte delle naiadi, figlia del fiume, acqua in movimento, anche lei in parte divina, protegge la natura di cui era parte. Ricordiamo per questo le rappresentazioni delle naiadi in numerosissime Fontane sparse in molte città europee, alla Reggia di Caserta oltre che a Roma a Piazza Esedra, oggi Piazza della Repubblica e numerose altre1.
Ma ritorniamo a Dafne che, per sfuggire alla passione di Apollo, invocando l’aiuto divino, fu trasformata in una pianta di alloro.

Dettaglio di Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma. Fotografia: Laura Megna

Una delle figure che tutti ricordiamo per la meraviglia e lo stupore e l’esaltazione di questa trasformazione è la statua, in marmo di Carrara, di Gian Lorenzo Bernini realizzata tra il 1620 e il 1625, quando Bernini aveva circa 22-27 anni. Il pathos con cui viene trasformata Dafne e quello dell’ardore con cui Apollo tenta di catturarla e brama la sua figura, protagonista di un’evoluzione, di una trasformazione, in cui Dafne ha i piedi nella madre terra e le braccia verso l’alto a toccare il cielo, in un solo istante la terra la protegge e la nutre, i sentimenti e le passioni bruciano per trasformarla e l’aria l’accoglie cingendone le linee sinuose. Dafne si immola per seguire i suoi principi e la castità nella via della verità, pur di non cedere ad Apollo. Dalla dura pietra si vedono le linee della ninfa che scorrono verso l’alto in un turbine di impeto e potenza, sprigionate grazie alla maestria di Bernini e alla leggiadria di una trasformazione immortale.

Dettaglio di Apollo e Dafne, Gian Lorenzo Bernini, Galleria Borghese, Roma. Fotografia: Laura Megna

Apollo contrito dagli eventi, capendo il suo gesto, anche se spinto dall’invidia e dal rancore di Eros, prende un ramo di alloro della sua amata persa e si cinge il suo capo, come monito di castità e incorruttibilità e per seguire la luce di cui è portatore, consentendo tramite quella corona di alloro di ricordare a tutti la strada da perseguire. Da questo gesto Apollo verrà raffigurato con la corona di alloro sul capo.

Apollo era il dio greco della luce, della musica, della poesia, della profezia e della medicina. Era anche associato al sole e considerato il protettore delle arti e della bellezza.
L’apposizione della corona di alloro è la speranza come sigillo della vittoria dell’intelletto sulle passioni, che bruciano per trasformare gli istinti in Sapienza.

L’alloro, simbolo e auspicio di castità e incorruttibilità viene posto sul capo dei vincitori e di coloro che, come simbolo, speranza e monito, hanno l’onore di guida di un popolo sul capo degli imperatori romani e dei re.
Ritroviamo la corona di alloro sul capo dei sommi poeti come ad esempio Dante, questo perché Apollo era il dio della poesia, ma anche della luce quella luce che colpendo coloro che aprono il loro intelletto alla Sapienza ne cingono il capo come simbolo di luce, di guida quindi di speranza per perseguire la giusta via della giustizia e della Sapienza.
Allora…no volevo dire alloro…più di una pianta e la sublimazione della Sapienza nell’amore della canoscenza sugli istinti.
Altra nota erbacea, l’alloro si può cucinare, si può usare, si può bruciare, ma non si può mangiare, è velenoso2, così come la canoscenza e l’esperienza se usate male o non usate, la luce come simbolo di Apollo, il caos delle passioni che solo la luce e l’esperienza sublimata dal fuoco può perseguire le virtù dell’uomo e della Sapienza.

“Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”

Fotografie: Laura Megna

  1. Fontana delle Naiadi di Firenze al Giardino di Boboli, Fontana delle Naiadi al parco di Monza, Fontana delle Naiadi a Lione, Fontana delle Naiadi a Venezia giardini della Biennale, Fontana delle Naiadi a Napoli giardino comunale e ovviamente tutte le fontane in cui viene associata una figura femminile come una divinità acquatica simile alle Naiadi potrebbe essere elencate. ↩︎
  2. Alcune tipologie di alloro contengono acido cianidrico. In generale non fa bene l’ingestione dell’alloro, può avere numerosi effetti collaterali. ↩︎