La razionalità, che negli ultimi secoli ha preso il sopravvento, non ci fa vedere oltre un simbolo.
di Laura Megna

I simboli rappresentano un retaggio antico che ci segue dall’inizio dei tempi cambiando significato e fine. Sono stati strumentalizzati per fini economici e politici di ideologie e a volte uniti anche a speranze.
Attraverso la razionalità dove ratio sta per ragione noi portiamo e cerchiamo di mettere dei paletti senza poter andare al di là dell’idea che abbiamo di razionale. La ragione attraverso la razionalità ci spinge a pensare che una cosa esiste ed è giusta solo se razionale, spiegabile tramite scienza.
Questo ci porta ad una contraddizione, poiché ci sono delle cose che non sono ripetibili come vuole la scienza poiché emotivamente comprese e complesse, ad esempio i sentimenti.
“Poiché si è sempre fatto così funziona” una frase che abbiamo sempre sentito, ascoltato e forse ripetuto; considerando gli ultimi 20 anni in cui le cose sono cambiate cosi velocemente forse andrebbe rivista anche questa frase, ma …c’è sempre un ma, capire perché si faceva cosi e se al giorno di oggi è necessario.
Andando al di là dell’area della razionalità e della ragione possiamo certamente dire che alcuni simboli sono compresi e comprensibili da una vasta gamma di esseri umani, anche per chi non sa leggere o scrivere, motivo iniziale per il quale sono noti i simboli. Possiamo dire che l’attribuzione del significato è più o meno soggettiva. Un esempio pratico, soprattutto degli ultimi tempi sono i simboli che rappresentano nel mondo occidentale sicuramente le uscite di sicurezza o i tasti play o stop. Oggi con il mondo delle app, viviamo legati ai simboli grafici, ai colori a loro attribuiti, ma questo è un modo di “sfruttare” l’attitudine della mente umana all’accostamento di un attributo a quel simbolo.
Il simbolo è un mezzo fin dai primi tempi dell’uomo poiché la raffigurazione è un modo per arrivare a tutti.

I suoni sono stati rappresentati visivamente attraverso dei disegni o delle azioni questo ci ha portato ad avere una codifica che negli anni si è consolidata o trasposta attraverso le tradizioni, le credenze, le abitudini sociali per arrivare a un insieme specifico di suoni/lettere, attraverso delle regole grammaticali e temporali, delle varie lingue perché derivanti da popoli con storie differenti. I simboli, i racconti, le credenze sono legati alla cultura in cui sono stati creati in cui gli è stato dato quel significato, perché in quel momento funzionava.
Quindi conoscere, inteso come apprendere e tenere nella mente una nozione, un significato che possa derivare da un testo scritto, da un’informazione o da un simbolo è qualcosa che va al di là della sola razionalità o della ragione. Conoscere significa com-prendere, questo avviene passando attraverso le proprie credenze, la storia degli esseri umani, che ci ha portato ad oggi. Possiamo quindi dire che la scienza e la razionalità non possono dare spiegazioni o informazioni su quello che sono le credenze, le idee e l’incessante rinnovamento dei significati che sono singoli dell’essere umano.
Vi lascio con un pensiero di Giamblico (De Misteriis, II, III):
“La conoscenza o l’intelligenza del divino non basta per unire i fedeli a Dio altrimenti i filosofi, con le loro speculazioni, realizzerebbero l’unione con gli Dei. È l’esecuzione perfetta, è superiore all’intelligenza di atti ineffabili, è la forza inesplicabile abile dei simboli che dà all’intelligenza le cose divine.”