Da un dipinto, Narciso

Una delle prove sicuramente più difficili impegnative che la nostra mente può affrontare a confrontarsi con sé stessi. Moltissimi sono i riferimenti al riflesso, allo specchio, sia nell’arte che nella letteratura. Caravaggio non poteva esimersi dal confrontarsi con essa, come tutti noi ogni giorno accettando o proiettando nel riflesso quello che è il nostro ego. Caravaggio ha una predilezione per il riflesso lo troviamo in moltissimi quadri come, ad esempio, negli oggetti del quadro della “Maddalena penitente” o nel vaso del “Ragazzo morso da un ramarro”. Si dice che la bellezza salverà il mondo, ma questa sta negli occhi di chi la guarda e di come la guarda.

Il mito parla di Narciso che si innamora del proprio riflesso, cioè si “perde” nelle proprie emozioni più passionali, più primitive legate al proprio ego. Esistono diverse versioni del mito, tutte terminano con la morte di Narciso poiché troppo “perso” nel proprio riflesso e nelle emozioni che gli provocava. Fondamentalmente il mito di Narciso ci ricorda che non dobbiamo guardare soltanto al nostro lato esteriore, ma anche per non perdersi, a quello interiore. Quando ci perdiamo nel nostro ego le cosiddette forze egoiche spingono sull’io, cioè la parte più interiore di noi stessi, per non farci vedere quello che è il nostro io, quell’anima, quella forza, quelle emozioni quei desideri e quelle speranze che sono all’interno, rimpiazzandole con quello che credono queste forze egoiche.

Questo ri-flesso ci consente anche di vedere un tutt’uno con il Narciso del quadro. Le braccia nel dipinto formano un semicerchio che ri-specchiandosi creano un cerchio. Questo ci consente di capire che vi è un’unione profonda tra Narciso e il riflesso, non solo visiva, ma emotiva, emozionale e pervade tutto il quadro, poiché è in quell’attimo che si concentra la luce e il nostro sguardo.

Il nostro volto esteriore è quello che siamo diventati, ma quello interiore il nostro mondo. Questo ci ricorda, sia il guardarsi nel nostro ri-flesso, sia il guardarsi dentro poiché rappresenta già l’immagine stessa del Narciso, una proiezione di noi stessi in un dualismo interiore ed esteriore che non vogliamo accettare completamente. Usualmente quello che ci rappresenta è un’unione di essi; la difficoltà maggiore nella nostra rappresentazione, non è tanto quello che facciamo vedere al mondo, poiché accettato dalla società, il nostro lato esteriore, quanto la convinzione di questo, che è rappresentata dalla nostra egocentricità.

Quando noi guardiamo l’immagine di questo dipinto, del Narciso che guarda sé stesso, in realtà stiamo guardando noi stessi e noi siamo parte attiva del quadro. Siamo parte attiva poiché con il quadro rappresentiamo una triade in cui siamo parte inconsapevole di quello che ci circonda. Solo nel momento in cui capiamo che quello che vediamo è soltanto la parte della nostra proiezione del nostro egoismo, vediamo una piccola parte della nostra essenza. Il quadro, che è composto da due parti, si completa con il nostro lato interiore, riuscendo a scavare nel profondo facendo emergere l’io, riportandolo ad una consapevolezza. Questo può avvenire soltanto se sì com-prende che noi stessi siamo un’unica cosa con Narciso.

Si dice “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, ma Caravaggio non ci mostra gli occhi di Narciso, poiché sono i nostri occhi che devono ri-velare, quello che sono le nostre idee più profonde. Per far questo Caravaggio, non si basa su l’egoismo narcisista, ma bensì su altro, ed attraverso quelle mani sporche di Narciso cacciatore, che ci ricorda anche che dobbiamo sporcarci e comprendere comunque la nostra parte interna, che può essere raggiunta con il lavoro rappresentato da questo sporco che sia sulle mani che sui vestiti vissuti viene dipinto. Attraverso l’umiltà, in opposizione alla vanità, Caravaggio ci indica la strada per uno stato interiore di conoscenza, di forza e anche di bellezza, a cui spesso ci dimentichiamo di attingere, poiché coperto e ri-coperto dai mondi degli altri.

Questo dipinto ci dà modo anche, attraverso l’osservazione, di trovare uno spazio mentale in cui il tempo diventa inconsistente, per stare con sé stessi. È quell’attimo in cui tutto si ferma e si comprende una sensazione che è un pensiero che sfugge e continua a sfuggire, ma c’è ed è impercettibile da spiegare con delle parole, poiché le parole racchiudono e rinchiudono un qualcosa che si può solo percepire. È quell’attimo in cui attraverso l’aria, elemento che noi non vediamo, riusciamo a vivere il mondo, e che ci permette quasi di fermare una visione, uno specchio d’acqua, il nostro riflesso sull’acqua, ed è in quell’attimo che le parole sfuggono poiché la percezione prende il sopravvento.

Caravaggio riesce a dipingere questa percezione, quest’attimo in questo quadro portandoci a sperimentare su noi stessi quello che è il mondo interiore di ognuno di noi. La forza espressiva di Caravaggio permette di arrivare a sperimentare quell’attimo, quella percezione e di comprendere che tutto quello che noi crediamo di essere e crediamo di far vedere agli occhi degli altri è solo una piccola parte di quello che sono le nostre emozioni il nostro mondo interiore, poiché quello che stiamo vedendo è solo una piccola finestra il resto è dentro di noi.
Laura Megna

Per poter vedere il dipinto è possibile accedere al seguente link:

https://www.haltadefinizione.com/visualizzatore/opera/narciso-michelangelo-merisi-caravaggio